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giovedì 26 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. Nascere fragili, morire poveri. Nembrini+Rosini.

Francesco, Dante e la "Pazzia" di mollare la presa

Questo ultimo incontro sulla Quaresima ci riserva una sorpresa: per parlare di Francesco d'Assisi non useremo i suoi testi, ma l'XI Canto del Paradiso di Dante Alighieri. Non è un vezzo accademico, ma una scelta profonda: Dante è considerato a tutti gli effetti una delle "fonti francescane" essenziali. Attraverso la sua poesia, la Chiesa ha metabolizzato e compreso la figura del Poverello.

sabato 21 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. In Paradiso senza carrozza. Rosini+Nembrini

Don Fabio Rosini:

Oggi annunciare la fede non significa tanto rivelare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto smascherare qualcosa di falso. Il problema che abbiamo davanti è culturale: nel tempo, la trasmissione della fede è stata spesso deformata. Per questo, più che proclamare il cristianesimo, siamo chiamati a smontare il "falso cristianesimo" che si è radicato nel cuore delle persone e nella mentalità comune. Da una parte, noi cristiani lo abbiamo talvolta presentato in modo poco credibile; dall'altra, il mondo lo ha ulteriormente deformato.

C'è, ad esempio, una grande confusione tra la vita cristiana e una certa morale di stampo vittoriano, fatta di doveri, imposizioni e rigidità: una cosa ben diversa dal Vangelo. A questo si aggiunge un sentimentalismo diffuso: quando non si riesce a dire qualcosa di incisivo, si scivola nel tono lamentoso, nel linguaggio emotivo e un po' zuccheroso. Così, il cristianesimo viene ridotto a qualcosa di superficiale, quasi "appiccicoso", perdendo la sua forza.

Un esempio emblematico è il testo che vogliamo affrontare oggi: il celebre "fioretto della perfetta letizia". Già l'espressione "perfetta letizia", in realtà, è fuorviante: è una versione addolcita di un testo originariamente molto più duro e persino scomodo, che troviamo negli Acta Beati Francisci, tra le prime testimonianze dirette su Francesco.

venerdì 13 marzo 2026

Francesco: Il dito e la luna. Il cantico delle creature. Nembrini

Il contesto del Cantico delle Creature

Da dove cominciare per parlare del Cantico delle Creature?
È un testo molto noto, anche molto breve: lo si può leggere in pochi minuti. Ma il punto non è soltanto leggerlo. Dobbiamo collocarlo dentro il cammino quaresimale, che dovrebbe aiutarci a prepararci alla Pasqua.

E prepararsi alla Pasqua significa entrare in un cammino di conversione, cioè di cambiamento dello sguardo.

Nelle prime due serate abbiamo provato a mettere a fuoco proprio questo: il problema è imparare a vedere.
Vedere con occhi nuovi.
Accorgerci di cose che prima non vedevamo.

In fondo il carisma di san Francesco si può riassumere proprio in questo verbo: vedere.

Che cosa vedeva Francesco quando guardava le creature?
Che cosa vedeva quando guardava il dolore, le ferite, la fatica degli uomini?

E soprattutto: che sguardo ha incontrato lui, per arrivare poi a guardare tutto in quel modo?

mercoledì 11 marzo 2026

Francesco: il dito e la luna. La paternità di Francesco. Rosini + Nembrini

L'obbedienza e la misericordia alla scuola di San Francesco

È il secondo incontro di un percorso quaresimale dedicato alla figura e all'insegnamento di San Francesco d'Assisi. Dopo aver riflettuto sull'umiltà nel primo appuntamento, questa volta l'attenzione si concentra su un'altra parola chiave del suo cammino spirituale: l'obbedienza, strettamente legata alla misericordia.

Una lettera di Francesco a un ministro

Il punto di partenza della riflessione è una lettera scritta da Francesco tra il 1221 e il 1223. In quel periodo l'ordine dei frati minori era in forte crescita e uno dei ministri, incaricato di guidare una comunità, si trovava in grande difficoltà. Stanco dei problemi e delle tensioni tra i frati, aveva chiesto a Francesco di essere sollevato dal suo incarico per potersi ritirare in un eremo e vivere più tranquillamente la vita religiosa.

La risposta di Francesco è sorprendente. Non gli concede di fuggire dalle difficoltà, ma lo invita a rimanere dove si trova. Gli dice, in sostanza, che la vera obbedienza non consiste nel cercare una vita più facile, ma nell'accogliere le circostanze concrete in cui Dio ci pone.

Francesco scrive:

«Tutte le cose che ti impediscono di amare il Signore Dio e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti picchiassero, tutto questo devi ritenere come grazia.»

Queste parole possono sembrare paradossali. Come possono essere una grazia le difficoltà, le incomprensioni o perfino le offese? Francesco vuole far comprendere che Dio agisce anche attraverso le contraddizioni della vita. Le situazioni che ci mettono alla prova diventano il luogo in cui la fede cresce e si purifica.

sabato 28 febbraio 2026

Francesco: Il dito e la luna. La memoria: psicologia o teologia? Rosini + Nembrini

Nel tempo della Quaresima, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, si è aperto un percorso di riflessione dedicato alla figura di San Francesco d'Assisi, a ottocento anni dalla sua morte. Le meditazioni guidate da Fabio Rosini e Franco Nembrini hanno proposto un approccio originale: non una semplice commemorazione spirituale, ma un confronto vivo con l'esperienza umana e cristiana del santo.

L'obiettivo dichiarato è stato chiaro fin dall'inizio: togliere Francesco dalla "nicchia" in cui spesso viene collocato. L'immagine romantica del santo degli uccellini rischia infatti di rendere la sua figura lontana, quasi irraggiungibile. In realtà Francesco è un uomo attraversato da crisi profonde, da cambiamenti radicali e da una domanda esistenziale decisiva. Ed è proprio questa domanda che lo rende contemporaneo.

Il senso del quaresimale: cambiare sguardo

Don Fabio Rosini ha ricordato il significato del quaresimale, una tradizione antica della Chiesa che accompagna il cammino verso la Pasqua attraverso meditazioni sulla conversione. La Quaresima nasce infatti dal percorso dei catecumeni adulti che si preparavano al battesimo: quaranta giorni di purificazione, di passaggio dall'uomo vecchio all'uomo nuovo.

In questo contesto la figura di Francesco diventa uno strumento educativo. Non si tratta semplicemente di studiare un santo, ma di lasciarsi provocare dai suoi testi autentici, liberandosi da letture superficiali o sentimentali.

Rosini introduce un concetto chiave: demistificare Francesco per demistificare noi stessi. Spesso infatti viviamo dentro mezze verità, auto-narrazioni incomplete, immagini di noi costruite più su ciò che vorremmo essere che su ciò che realmente siamo.

La Quaresima diventa allora il tempo per guardare la realtà senza difese.

mercoledì 11 giugno 2025

​Senza Freni di Maurizio Botta



dalla prefazione di Franco Nembrini

Padre Maurizio Botta non si accontenta di restare in superficie: il suo sguardo penetra con lucidità dentro le contraddizioni della vita contemporanea. Uno dei tratti centrali della sua riflessione è il desiderio universale – e insieme illusorio – di mantenere tutto sotto controllo. Tutti cerchiamo di governare le nostre emozioni, le relazioni, le circostanze. Ma i santi, al contrario, rinunciano a questo dominio: accettano la propria impotenza, riconoscono con umiltà il limite della propria condizione umana, sapendo che non possono prolungare la propria vita nemmeno di un minuto. Ed è proprio in questa resa consapevole che risiede la loro straordinaria razionalità.

I santi sono inafferrabili, non si lasciano fermare da nulla. Vivono nella piena libertà di chi è stato liberato da due grandi paure: quella della morte e quella di non essere amato. Per questo sorridono davvero, perché hanno consegnato la vita a qualcosa – o meglio, a Qualcuno – che va oltre ogni tentativo di controllo.

Viviamo in un'epoca in cui uno dei valori più celebrati è l'autonomia. Ci viene insegnato che dobbiamo fare tutto da soli, che non è mai necessario ringraziare nessuno, che ogni conquista è solo frutto delle nostre forze. Ma questa corsa all'indipendenza ci conduce inevitabilmente all'infelicità, perché dimentichiamo la gratitudine. Non sappiamo più dire grazie per i doni che il presente ci offre, piccoli o grandi che siano.

Padre Maurizio invita a una rivoluzione interiore: imparare l'arte del godere delle cose semplici, lasciandoci sorprendere dalla generosità della vita. Questo è possibile solo se si rinuncia all'ossessione del controllo e si accoglie ogni giorno come un dono. La gratitudine, in questo senso, diventa una vera e propria terapia: ci aiuta a gustare il momento presente, a viverlo con pienezza.

Un altro invito provocatorio è quello a rinunciare all'idea distorta di giovinezza che ci viene continuamente proposta. È una giovinezza artificiale, costruita su illusioni e pretese, che genera solo confusione e insoddisfazione. Serve invece il coraggio di dichiararsi adulti, di assumersi responsabilità reali. Diventare adulti significa anche saper trasmettere – soprattutto da anziani – quella pace profonda che nasce dalle battaglie interiori affrontate e vinte, grazie a Dio.

Padre Maurizio denuncia anche la spettacolarizzazione dell'infanzia: i bambini vengono trattati troppo presto come piccoli adulti in alcuni aspetti, e in altri – quelli essenziali alla loro crescita – restano eternamente infantilizzati. È fondamentale offrire loro confini chiari, limiti netti. I bambini si legano profondamente a chi riesce a porre questi limiti con fermezza ma anche con dolcezza. Sentono che lì c'è amore vero, lì si sentono al sicuro.

In tutto questo, risuona una proposta radicale eppure profondamente umana: accontentarsi, non nel senso di rassegnarsi al poco, ma nel senso di godere profondamente di ciò che la vita offre ogni giorno. Questo è il cuore di una spiritualità concreta e liberante: mollare le redini del controllo e vivere con gratitudine ogni singolo istante donato.

venerdì 10 gennaio 2025

Riflessioni Letterarie di Franco Nembrini: I PROMESSI SPOSI.

La frase "Che c'è da allegro in questo maledetto paese?" deriva dall'episodio dei Promessi Sposi della conversione dell'Innominato, che, in una notte tribolatissima, sente fuori dal castello un vociare di popolo. Perché a volte sentiamo la vita come una maledizione, come un male. Il mondo sembra privo di bene, sembra che non ci sia più alcuna virtù e che sia coperto di male. Un annuncio così è per tutti, per l'uomo confuso e smarrito, e per i giovani in particolare. Non sentiremmo con tanto dolore e con tanta fatica questo male, se non fosse perché contraddice qualcosa che in noi è profondo e costitutivo: la speranza di un bene possibile. È proprio perché siamo fatti per il bene, per la gioia, per un compimento, per una vita grande, lieta e buona, che sentiamo il male con dolore e con fatica.

Perché la vita è veramente una promessa. L'uomo viene al mondo e percepisce sé e la vita come una promessa di bene. Il Benedictus e il Magnificat sono la risposta anticipata alla domanda dell'Innominato: "Ma cosa c'è da magnificare in questa giornata, in questa vita così piena di male, di errori e di orrori?" La Chiesa ci fa dire: "Benedetto" e "Magnifica". Benediciamo il Signore, e la nostra anima magnifica il Signore perché ha mantenuto la sua promessa. Perché c'è la vittoria sul male. Occorre intravedere la vita come una promessa mantenuta. Nei Promessi Sposi, si parte dall'esperienza del male per scoprire che, invece, la vita è questa promessa di bene che Dio mantiene. E la mantiene nella storia, non nell'aldilà, ma nella vita di tutti i giorni.


mercoledì 8 gennaio 2025

Riflessioni Letterarie di Franco Nembrini: MIGUEL MANARA.

Miguel Manara è un giovane nobile che trascorre le proprie giornate pensando ai piaceri e al divertimento. Si innamora di Gerolama, una ragazza docile e forte allo stesso tempo, diversa, un'anima retta. Per amor suo, l'uomo decide di cambiare vita e si converte. I due si sposano, ma la giovane muore dopo soli tre mesi. Miguel rischia di impazzire: vaga per molto tempo in preda alla disperazione, finché non approda al convento. Miguel Manara muore in odore di santità.

Quest'opera è significativa e tratta del passaggio dal buio alla luce. La luce non è mai una conquista definitiva: la vita cristiana obbliga all'impegno quotidiano, a scegliere costantemente tra il buio e la luce, in un'incessante lotta tra la verità e la menzogna che ci vede protagonisti ogni giorno.


domenica 5 gennaio 2025

Riflessioni Letterarie di Franco Nembrini.

 "Che c'è di allegro in questo maledetto paese?"

Milosz, Manzoni, Leopardi: un dialogo serrato tra Dio e l'uomo moderno.


dalla postfazione di Don Fabio Rosini:

Leggere grandi capolavori della letteratura non per fare discorsi eruditi, ma per andare al fondo del senso che racchiudono. Una bellezza che non ha nulla a che fare con le nozioni imparate a scuola. La grazia di Dio, a patto che vogliamo ascoltarla, continuerà a indirizzare la vita umana. Occorre prendere coscienza del vuoto che ci portiamo dentro, del fatto che questo vuoto non può essere la verità. Quando compare anche solo una parola che fa accendere una piccola luce, è fatta, non ci vuole molto. Questa luce sta lì che aspetta nel profondo del nostro cuore, anche nei momenti di dolore più assoluto. Di fronte alla sofferenza proviamo un senso di ribellione, eppure anche in quei momenti quella luce sta lì che aspetta. 

Nel Miguel Manara, il peccato è già pieno di se stesso, perché passare la vita a fare stupidaggini e cattiverie non rende felici. Peccare non è mai una passeggiata, rende profondamente infelici. Nella vita, le cose dobbiamo desiderarle. 

Nei Promessi Sposi, Manzoni adopera il suo romanzo per riflettere sulla Misericordia, la quale è una radicale necessità della nostra vita: senza Misericordia non si può fare nulla. Se manca la Misericordia, possiamo sostituirla solo con deboli surrogati come la buona educazione, le norme e la gentilezza. Senza la Misericordia, la gentilezza diventa falsità, l'accoglienza diventa buonismo. La Misericordia, invece, sa di Eternità perché essa è Dio stesso. Da Renzo e Lucia possiamo imparare che tutte le cose che ci accadono, anche le peggiori, hanno un senso iscritto nel disegno di Dio, che senza dubbio ci aiuterà a superare ogni ostacolo e ogni pericolo. Don Abbondio è posto di fronte ai pericoli della vita, ma li vive in modo opposto a Renzo: li evita. Dal colloquio tra l'Innominato e il Cardinal Borromeo possiamo trarne un'altra grande lezione: prima o poi il potere mondano dovrà ammettere la propria inferiorità rispetto a quello celeste. 

Con Leopardi abbiamo potuto ritrovare quella ricerca ansiosa, a volte disperata, di Dio che abita da sempre il cuore di ogni uomo. Leopardi aveva una percezione molto seria della parola di Dio: non solo conosceva l'ebraico, ma tradusse dall'ebraico tutti i salmi. Il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia è accostabile alla storia di Abramo. Le difficoltà, a volte, sono necessarie affinché la nostra fede venga messa alla prova, altrimenti rimarrà piccola. Anche i momenti più brutti della nostra vita rientrano nella Provvidenza: siamo noi che non dobbiamo perdere la speranza. Leopardi ci aiuta a mantenere desta la nostra meraviglia di fronte al mistero della vita, senza cadere nel torpore della superficialità. 

Scrittore e lettore in una comune ricerca della verità: solo così la letteratura può diventare parte integrante della nostra crescita spirituale, della nostra vita di cristiani. È importante che conserviamo questo gusto per le cose belle, per l'arte e la letteratura, mantenendo vivo il nostro amore per la bellezza, che è la bellezza di Dio, allenando la nostra capacità di osservare l'intimo delle cose, della realtà. La lettura, specie se di grandi opere, allena la nostra capacità di guardarsi dentro ed interrogare ed indirizzare lo sguardo verso i nostri desideri, i nostri bisogni e soprattutto verso quel desiderio che più forte di tutti arde nei nostri cuori.

giovedì 14 novembre 2024

Di padre in figlio (5). Conversazioni sul rischio di Educare. Nembrini

Il ruolo dell'insegnamento e dell'educazione è un profondo rapporto di amore e impegno verso il prossimo, sottolineando la centralità del rapporto umano tra insegnante e studente. L'apprendimento si basa non solo sull'insegnamento di nozioni, ma soprattutto sulla trasmissione di valori e sulla costruzione di un legame affettivo e di fiducia. L'autore sostiene che solo attraverso questo tipo di connessione affettiva si possa apprendere realmente e che, senza una guida appassionata e presente, gli studenti perdono le motivazioni per apprendere.

Si critica l'approccio moderno, che spesso separa l'istruzione dall'educazione, dimenticando il bisogno degli studenti di trovare ragioni profonde e personali per imparare. Il ruolo del genitore, spesso delegato alla scuola, è invece essenziale per fornire stabilità e supporto, con la scuola che diventa una risorsa complementare. Inoltre, il compito dell'insegnante è visto come una missione educativa che richiede comprensione, pazienza e anche valutazione, intesa come riconoscimento del valore e del potenziale dello studente.

L'autore introduce la riflessione sul buonismo e sulla rigidità eccessiva come due estremi da evitare nell'educazione. Il buonismo rischia di privare gli studenti del confronto necessario con la realtà, mentre una rigidità troppo severa li allontana e crea paura. Amare significa essere capaci di affermare il valore dell'altro, che include una visione chiara, ma misericordiosa, del bene e del male. La valutazione quindi non è solo un giudizio tecnico, ma un riconoscimento della persona e un supporto nel cammino verso il miglioramento.

Infine, viene discussa la figura di Pinocchio come metafora della vita umana e della crescita interiore. La storia di Pinocchio è un racconto di ribellione e di ritorno alla propria origine, attraverso il riconoscimento del bisogno di un "padre" come guida e sostegno. La coscienza, rappresentata dal Grillo Parlante, è una voce interiore sempre presente che richiama l'uomo a non dimenticare la propria origine divina. L'autore suggerisce che solo riconoscendo l'importanza di una guida e della conoscenza possiamo davvero trovare il nostro posto nel mondo, poiché la libertà individuale è accompagnata dalla necessità di una direzione etica e spirituale. La figura della Fata Turchina, intesa come la Chiesa, rappresenta la forza salvifica che continua a offrire opportunità di riscatto e di crescita, anche quando l'individuo sembra perdersi.

mercoledì 13 novembre 2024

Di padre in figlio (4). Conversazioni sul rischio di Educare. Nembrini

L'educazione non è un insieme di regole o tecniche, ma un dono di misericordia. Il padre dell'autore è descritto come un modello che, con il suo esempio, ha insegnato la fede e la perseveranza. L'educazione non si limita a trasmettere valori religiosi, ma consiste nel fornire un esempio autentico, mostrando il bene e il male, la gioia e il dolore, e vivendo una fede radicata nella realtà.

Secondo l'autore, il vero compito dei genitori è vivere la fede in modo tale che i figli possano esserne attratti, non con imposizioni, ma offrendo una testimonianza di vita che li incuriosisca. I figli osservano i genitori, e attraverso i loro errori e perdoni imparano ad affrontare la vita. La missione educativa è perciò anche un invito alla libertà, lasciando che i giovani decidano di seguire i valori cristiani con convinzione propria.

L'incontro dell'autore con Don Giussani è stato rivelatore, poiché ha mostrato che la fede può essere comunicata e resa comprensibile. La proposta educativa cristiana non è una risposta preconfezionata ai problemi, ma offre una visione nuova per affrontare le sfide. L'autore sottolinea che vivere l'educazione come un problema ne ostacola l'efficacia, mentre la vera educazione consiste nel riconoscere e perdonare.

Il testo richiama la necessità di una comunità educativa e di relazioni significative, criticando una cultura della solitudine e del relativismo che indebolisce la trasmissione dei valori. In conclusione, il vero delitto verso i giovani è la mancanza di speranza: il compito di ogni adulto è testimoniare la bontà della vita, ponendo fiducia e misericordia al centro del processo educativo.

martedì 12 novembre 2024

Di padre in figlio (3). Conversazioni sul rischio di Educare. Nembrini

Per educare efficacemente un figlio, occorre che questi veda come i valori e le esperienze proposte siano condivisi e vissuti anche dagli altri. Aprire la casa alle amicizie e alla scoperta del mondo è fondamentale. L'educatore, infatti, è una persona che si lascia educare, capace di affascinare il giovane anche nel tempo libero, dove sperimentare liberamente i propri ideali.

Educare richiede pazienza, amore e fiducia nella libertà, senza cadere in approcci autoritari. Ogni esperienza, anche gli errori, sono momenti di crescita, ma è necessario saper perdonare e accogliere. L'adulto deve testimoniare nella propria vita la speranza che vuole trasmettere, mostrando ai figli che è possibile vivere con fede e amore anche davanti alle difficoltà.

La vera educazione si verifica culturalmente, caritatevolmente e missionariamente: ogni figlio deve imparare ad amare ciò che lo circonda, apprezzare il reale e sentirsi aperto al mondo. Educare è una scommessa su libertà e misericordia, senza far pesare gli errori, ma offrendo sempre una possibilità di ripresa. Le regole sono importanti, ma devono essere strumenti, non fini. L'educazione richiede un continuo perdono e una carità verso il figlio.

Infine, la fede in Dio e l'amore gratuito sono esempi per i figli, a cui trasmettere la convinzione che la sofferenza può essere superata, guardando all'esempio di Cristo. Insieme, genitori e figli imparano che il bene è possibile e che, nonostante tutto, il male non ha l'ultima parola.

lunedì 11 novembre 2024

Di padre in figlio (2). Conversazioni sul rischio di Educare. Nembrini

L'educazione è un processo complesso, che richiede una verifica personale da parte dei giovani e un coinvolgimento affettivo tra educatore e educando. Quando un figlio o un allievo inizia a ragionare autonomamente, mette a confronto i valori e gli insegnamenti ricevuti con le sue esperienze e con ciò che osserva. Tuttavia, l'adulto non può aspettarsi che le parole bastino: affinché un giovane comprenda davvero, è necessaria una relazione di fiducia e amore.

L'esperienza e la verifica personale sono centrali nel processo educativo. La vera comprensione scaturisce quando ciò che si apprende viene vissuto in prima persona, permettendo al giovane di fare proprio ciò che è stato proposto. In tal senso, fare esperienza del bene, del vero e del bello è essenziale, ma non è necessario vivere ogni possibile esperienza, soprattutto quelle dannose. L'educazione deve fornire certezze, evitando che la società moderna, con le sue ambiguità, instilli nei giovani un senso di insicurezza rispetto al bene e al male.

Il ruolo dell'educatore è duplice: da un lato deve proporre chiaramente un senso unitario della vita, dall'altro deve spingere il giovane a confrontarlo con la realtà attraverso la propria esperienza. Questa verifica si realizza nell'ambiente familiare e scolastico, nel tempo libero e nella comunità, che fornisce esempi e modelli di vita positiva. Solo un'educazione che coinvolga attivamente i giovani, promuovendo esperienze concrete e significative, può rispondere alle grandi domande di senso e felicità che caratterizzano l'adolescenza.

domenica 10 novembre 2024

Di padre in figlio (1). Conversazioni sul rischio di Educare. Nembrini



Il testo tratta il valore e la missione dell'educazione, vista come un atto d'amore e testimonianza sincera. Educare significa accompagnare i giovani verso una comprensione profonda della realtà e della propria libertà, evitando sia di limitare il loro sviluppo sia di giustificare ogni scelta per paura di perderne l'affetto. Il testo sottolinea l'importanza della misericordia e della coerenza ideale, come insegna Giussani, intesa come onestà e umiltà nel riconoscere i propri errori.

L'educazione è, prima di tutto, un esempio di vita, un atto di testimonianza che permette ai giovani di vedere un significato e una speranza concreta nel vivere. I figli non chiedono perfezione, ma un modello adulto che sappia rispondere alla domanda di senso e di bene, dimostrando attraverso la propria vita che vale la pena affrontare le sfide dell'esistenza.

La società contemporanea, secondo il testo, vive una crisi educativa dovuta alla mancanza di trasmissione di valori e significati tra generazioni. L'educazione non si realizza con prediche o imposizioni, ma con la capacità di "essere" e di mostrare una vita vissuta in coerenza con i propri ideali. Gli adulti sono chiamati a essere "autorità" che stimola e fa crescere, non attraverso il controllo o la permissività, ma attraverso la fermezza in una visione positiva della vita.

La misericordia è il fondamento dell'educazione: essa accoglie e sostiene il giovane con amore, prima che egli cambi, creando un ambiente di fiducia e accettazione che è l'inizio del vero processo educativo. L'educazione si conferma, quindi, come un atto di amore, coerenza e speranza, capace di trasmettere una sicurezza e una fiducia nel valore della vita.

domenica 27 ottobre 2024

Le avventure di Pinocchio. Commentate da F. Nembrini e dal Cardinal Biffi.



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Le riflessioni di Nembrini offrono una rivisitazione fresca e coinvolgente del classico di Carlo Collodi, partendo dall'opera del Cardinal Biffi "Contro Mastro Ciliegia". Questo adattamento si distingue per la sua capacità di mantenere intatto il fascino della storia originale, arricchendola con una narrazione vivace e una profondità di significato che colpisce lettori di tutte le età. Nembrini riesce a coniugare la tradizione con una visione moderna, mettendo in luce i temi universali di crescita personale, responsabilità e ricerca dell'identità.

La prosa di Nembrini è ricca di immagini evocative e di un linguaggio accessibile, capace di catturare l'attenzione dei più giovani senza sacrificare la complessità emotiva della storia. Pinocchio, il burattino che desidera diventare un bambino vero, viene presentato come un personaggio tridimensionale, la cui evoluzione è segnata da errori e scelte difficili, riflettendo la lotta interna tra il bene e il male.

L'adattamento invita anche a una riflessione più profonda sul valore della verità e sull'importanza delle scelte morali, rendendo la lettura non solo un piacere, ma anche un'opportunità di crescita. "Le avventure di Pinocchio raccontate da Nembrini" è, quindi, un'opera che stimola la fantasia e invita a riflettere sulle proprie esperienze di vita.

lunedì 9 settembre 2024

Nembrini racconta e commenta Pinocchio, ovvero «il dramma della libertà»

Il professor Franco Nembrini ha intrapreso una serie di incontri, organizzati dalla Diocesi di Roma durante la Quaresima, per commentare "Le avventure di Pinocchio" di Collodi, considerata da lui una fiaba che, nonostante la dichiarata ateicità dell'autore, affronta profondi temi spirituali e universali legati alla condizione umana.

Nembrini sottolinea come la storia di Pinocchio, un pezzo di legno che desidera diventare umano, rappresenti il percorso di ogni individuo alla ricerca della propria identità e della felicità. Il viaggio di Pinocchio riflette la lotta tra il desiderio di indipendenza e la necessità di riconnettersi con il "Padre", simbolo dell'origine divina e della verità. Nonostante gli errori e le tentazioni, Pinocchio non è mai abbandonato, ma guidato da figure come Geppetto e il Grillo Parlante, che rappresentano rispettivamente l'amore paterno e la voce della coscienza.

Nembrini evidenzia che la libertà umana, dono del Creatore, comporta la scelta tra il bene e il male, e che questa libertà è al centro del dramma esistenziale di Pinocchio. La fiaba di Collodi, quindi, diventa una metafora della vita cristiana, richiamando persino elementi della vicenda di Cristo, e sarà oggetto di ulteriori approfondimenti nei successivi incontri, con l'intento di arricchire spiritualmente i partecipanti.


https://www.youtube.com/watch?v=kZVUvwEJ2PA