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mercoledì 25 dicembre 2024

Il Natale è la risposta all'angoscia dell'uomo. Benedetto XVI.

Benedetto XVI, nelle sue omelie natalizie, ha approfondito il significato profondo del Natale, sottolineando come esso sia la risposta all'angoscia più profonda dell'uomo: la ricerca di Dio e del senso della vita. Il Papa ha utilizzato diverse immagini per spiegare questo concetto:
  • L'apparizione di Dio: A differenza delle religioni antiche che parlavano di Dio, il cristianesimo proclama che Dio si è manifestato in Gesù Cristo. Questa apparizione è stata una rivoluzione, poiché ha mostrato la bontà e l'amore di Dio in modo tangibile.
  • Il bambino di Betlemme: Isaia aveva profetizzato la venuta di un bambino che sarebbe stato "Dio potente". Gesù, nato a Betlemme, incarna questa profezia, portando la pace e la speranza nel mondo.
  • Il presepe di San Francesco: Il presepe, ideato da San Francesco d'Assisi, ci invita a contemplare l'umiltà di Dio che si fa bambino.
  • La porta bassa della Basilica della Natività in terra santa: Per entrare nella Basilica della Natività a Betlemme, bisogna chinarsi, simboleggiando l'umiltà necessaria per incontrare Dio.
  • L'uomo che grida a Dio: L'uomo contemporaneo, spesso angosciato e confuso, ha bisogno di Dio. Gesù, con la sua incarnazione, ha risposto a questo grido.
Il messaggio centrale è che Dio, nell'incarnazione di Gesù Cristo, ha mostrato il suo amore infinito per l'umanità. Il Natale è quindi un invito a:
  • Accogliere Dio nella nostra vita: Aprire il nostro cuore all'amore di Dio e lasciarci trasformare dalla sua grazia.
  • Superare l'orgoglio e l'individualismo: Ricordare che abbiamo bisogno di Dio e che la vera felicità si trova nell'umiltà e nella relazione con Lui.
  • Costruire un mondo più giusto e fraterno: Seguendo l'esempio di Gesù, impegnarci a promuovere la pace, la giustizia e la solidarietà.
In conclusione, il Natale è molto più di una festa: è un mistero che ci invita a una profonda trasformazione interiore. Celebrare il Natale significa riconoscere che Dio è presente nella nostra vita e che, accogliendolo nel nostro cuore, possiamo trovare la vera gioia e la pace.

martedì 24 dicembre 2024

Il Natale con Don Camillo e Peppone. Guareschi.

"Se il problema è l’ingiustizia dei sistemi politici che non funzionano, problema ancora maggiore è il cuore dell’uomo: se questo non funziona bene, se l’egoismo è il principio cardine dell’esistenza, il mondo non può che andare a rotoli. In fondo, il Natale ci ricorda proprio questo: la presenza di un Dio che si fa piccolo e umile può cambiare il tuo cuore, altrimenti la società sarà corrosa dalla diffidenza"

“Questo è il figlio di Peppone, questa la moglie di Peppone e questo è Peppone” disse don Camillo toccando per ultimo il somarello. “E questo è don Camillo!” esclamò Peppone prendendo la statuetta del bue e ponendola vicino al gruppo. “Bah! Fra bestie ci si comprende sempre” concluse don Camillo» 

"E fra mille anni la gente correrà a seimila chilometri l’ora su macchine a razzo super atomico e per far cosa? Per arrivare in fondo all’anno e rimanere a bocca aperta davanti allo stesso Bambinello di gesso che, una di queste sere, il compagno Peppone ha ripitturato col pennellino"

L'articolo celebra il Natale attraverso gli insegnamenti di Don Camillo, personaggio creato da Giovannino Guareschi, che interpreta la fede come una realtà concreta e profonda. Guareschi vede nel Natale il simbolo della speranza e della rigenerazione, un'occasione per riflettere su sé stessi e sul mondo. Don Camillo, con le sue azioni e il suo legame con Cristo, sfida l'indifferenza e l'ipocrisia, sottolineando la necessità di affrontare la verità, anche a costo di essere odiati.

Peppone, sindaco comunista e rivale-amico del sacerdote, incarna il conflitto interiore tra ideologia e umanità. Durante una notte di Natale, i due lavorano insieme al presepe, un gesto simbolico che supera le differenze e rappresenta la possibilità di riconciliazione.

Attraverso questi racconti, Guareschi invita a riscoprire i valori essenziali del Natale: pace, speranza e amore. Il messaggio centrale è che il cambiamento deve partire dal cuore dell'uomo, perché solo un cuore rinnovato può trasformare la società. Tra momenti commoventi e umoristici, le storie di Don Camillo e Peppone offrono spunti di riflessione su come vivere il Natale con autenticità e semplicità.



La conversione di Claudel: il Magnificat e il Natale

“In un istante, il mio cuore fu toccato, e io credetti con una forza d’adesione che in seguito tutti i miei libri, i miei ragionamenti, tutte le vicende della mia vita agitata, non hanno potuto scuotere la mia fede. Un sentimento si imponeva: Dio esiste, Egli è là ; è qualcuno, è un essere personale come me. Egli mi ama”. 

Paul Claudel, celebre scrittore e diplomatico francese, visse un'esperienza di conversione profonda e definitiva alla fede cattolica durante la Messa di Natale del 1886 a Notre-Dame di Parigi. All'epoca diciottenne, Claudel era un giovane scettico, deluso dalle correnti intellettuali e in cerca di verità. Entrò nella cattedrale per interesse estetico, ma fu durante il canto del Magnificat che il suo cuore fu toccato: in un istante sperimentò una certezza assoluta dell'esistenza e dell'amore personale di Dio.

Claudel descrisse questa esperienza come un evento fulmineo e travolgente, che consolidò una fede incrollabile per tutta la vita. Sebbene quella notte segnasse una svolta immediata, la sua adesione alla fede cattolica si arricchì progressivamente di nuove ragioni e comprensioni. Quattro anni dopo, un altro Natale consolidò la sua fede: contemplò Dio come un bambino umile e indifeso, simbolo dell'onnipotenza che salva il mondo.

L'opera letteraria di Claudel, in particolare L'annuncio a Maria, riflette questa tensione tra la fragilità umana e il mistero divino. La sua conversione, come quella di Santa Teresa di Gesù Bambino nello stesso Natale del 1886, evidenzia il messaggio centrale del Natale: l'umiltà di Dio che si fa uomo per incontrare ogni anima nella sua libertà.

Articolo completo: 


"Natività a Betlemme" di Arcabas


Il dipinto "Natività a Betlemme" di Arcabas, realizzato tra il 1995 e il 1997, offre una rappresentazione profonda e realistica della nascita di Gesù. L'opera, conservata nel Palais archiépiscopal de Malines a Bruxelles, ritrae una madre che protegge il suo bambino, mentre un padre regge una candela accesa. Tre angeli osservano con serenità, mentre l'asinello e il bue riscaldano il letto di paglia dove giacciono madre e figlio. Nonostante i colori vivaci e l'atmosfera pacificata, il dipinto trasmette un messaggio più profondo, evocando la fragilità e la precarietà della vita.

Arcabas utilizza un sapiente equilibrio tra realismo e astrattismo, giocando con diverse fonti di luce per esprimere la complessità del messaggio natalizio. Il letto di paglia non è solo un simbolo di umiltà, ma richiama anche la corona di spine di Cristo, collegando l'incarnazione alla redenzione. La luce emanata dal volto del bambino e dalla candela di Giuseppe simboleggia la fede e la responsabilità genitoriale.

La figura di Giuseppe, con il volto indefinito, rappresenta ogni uomo comune e il suo gesto di proteggere la candela illumina la sua responsabilità verso il figlio. Il dipinto invita alla riflessione su come la luce della fede possa rischiarare le nostre vite, anche di fronte alle difficoltà. L'arte di Arcabas si distingue per la sua capacità di fondere spiritualità e quotidianità, rendendo il messaggio natalizio contemporaneo e accessibile a tutti.

Articolo completo:

http://ucd.chiesamodenanonantola.it/wp-content/uploads/sites/4/SchedaNativitaArcabas.pdf


lunedì 23 dicembre 2024

Non togliete il Natale ai cristiani. Belardelli (2013)

Giovanni Belardelli, nel suo articolo [22/12/13 CORRIERE DELLA SERA Non togliete il Natale ai cristiani - Il Natale politicamente corretto rischia di diventare uno spazio vuoto] , denuncia la crescente tendenza a secolarizzare il Natale, privandolo del suo significato religioso.

L'autore osserva come, soprattutto negli ultimi anni, il Natale si sia trasformato in una festa consumistica e priva di riferimenti specificamente cristiani. L'esempio degli auguri di Natale che presentano solo dei fiori rossi senza alcuna connotazione religiosa, è emblematico di questa tendenza.

Belardelli sottolinea due problemi principali legati a questa secolarizzazione:

  1. Un'idea distorta di laicità: La laicità viene spesso interpretata come l'assenza totale di riferimenti religiosi nello spazio pubblico. Questa visione, secondo l'autore, è eccessiva e rischia di creare un clima di intolleranza verso le diverse fedi.
  2. La perdita di un'identità culturale: Il Natale, con il suo messaggio di speranza e di fraternità, ha contribuito a formare l'identità culturale occidentale. Secolarizzandolo, si rischia di impoverire il nostro patrimonio culturale.

L'autore conclude affermando che la celebrazione del Natale non è solo un diritto dei cristiani, ma rappresenta un valore per tutta la società. Il messaggio di pace e di speranza portato da Gesù Cristo ha influenzato profondamente la storia e la cultura occidentale, e continua a essere rilevante anche oggi.

In sintesi, Belardelli invita a:

  • Rispettare la diversità religiosa: La laicità non significa eliminare le religioni dallo spazio pubblico, ma garantire la libertà di culto a tutti.
  • Preservare l'identità culturale: Il Natale è parte integrante del nostro patrimonio culturale e deve essere celebrato nel rispetto delle sue origini.
  • Promuovere i valori cristiani: I valori cristiani, come la solidarietà, la giustizia e la fraternità, sono ancora oggi attuali e possono contribuire a costruire una società migliore.

L'articolo di Belardelli è un appello a ritrovare il senso profondo del Natale, superando una visione esclusivamente consumistica e celebrativa della festa.

venerdì 12 aprile 2024

Racconto di Natale (Dino Buzzati)

“Dio, se non lo regali, lo perdi. Ma se lo possiedi veramente, nessuno te lo può togliere.”

RACCONTO DI NATALE

di Dino Buzzati

Tetro e ogivale è l’antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d’inverno. E l’adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c’è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale – ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa? Come potrà vincere la malinconia? Tutti hanno una consolazione: il bimbo ha il treno e pinocchio, la sorellina ha la bambola, la mamma ha i figli intorno a sé, il malato una nuova speranza, il vecchio scapolo il compagno di dissipazioni, il carcerato la voce di un altro dalla cella vicina. Come farà l’arcivescovo? Sorrideva lo zelante don Valentino, segretario di sua eccellenza, udendo la gente parlare così. L’arcivescovo ha Dio, la sera di Natale. Inginocchiato solo soletto nel mezzo della cattedrale gelida e deserta a prima vista potrebbe quasi far pena, e invece se si sapesse! Solo soletto non è, non ha neanche freddo, né si sente abbandonato. Nella sera di Natale Dio dilaga nel tempio, per l’arcivescovo, le navate ne rigurgitano letteralmente, al punto che le porte stentano a chiudersi; e, pur mancando le stufe, fa così caldo che le vecchie bisce bianche si risvegliano nei sepolcri degli storici abati e salgono dagli sfiatatoi dei sotterranei sporgendo gentilmente la testa dalle balaustre dei confessionali.

domenica 24 dicembre 2023

Nadel a Modna (Natale a Modena)

L’è ariveda la Not Santa

la cometa la fa lus

e la dis la streda:

l’è la Viseglia ed Nadel.

L’è la festa di Gesù

Che l’insegna ca sam tot uguel,

an ghè puvret o sgnor,

ma al caunta sol eser boun.

A Nadel a fam festa cun la famìa

As magna turtlein, cutghein e sampaun,

bensoun e turtel col savor.

A se sta tant a tevla a ciacarer

E ans lavora menga.

Se i putein iein ste brev

I caten tant regal sot al’elber.

Se i putein iein ste catìv

La Befana ag porta dal carbaun.

L’oltem ed l’an a brindam a l’an nov:

as magna acsè tant che

da Nadel a la Befana

la panza l’adveinta na damigiana.

Boun Nadel a tot, Mudnes!

Ai grand, ai putein e a la mestra,

e ricurdev: “Vulè bas e schivè i sas”.

Filep Giblein


https://youtu.be/t-DCNB-liCc

martedì 8 gennaio 2019

Buon Natale

"La gloria di Dio non si manifesta nel trionfo e nel potere di un re, non risplende in una città famosa, in un sontuoso palazzo, ma prende dimora nel grembo di una vergine, si rivela nella povertà di un bambino. L'onnipotenza di Dio, anche nella nostra vita, agisce con la forza, spesso silenziosa, della verità e dell'amore. La fede ci dice, allora, che l'indifesa potenza di quel Bambino alla fine vince il rumore delle potenze del mondo."

Benedetto XVI

martedì 23 dicembre 2014

Solo là, dove Lui fu senza un tetto, tu ed io siamo a casa. #Chesterton #BuonNatale



Laggiù una madre senza posa camminava,
fuori da una locanda ancora a vagare;
nel paese in cui lei si trovò senza tetto,
tutti gli uomini sono a casa.
Quella stalla malconcia a due passi,
fatta di travi instabili e sabbia scivolosa,
divenne qualcosa di così solido da resistere e reggere
più delle pietre squadrate dell'impero di Roma.
Perché tutti gli uomini hanno nostalgia anche quando sono a casa,
e si sentono forestieri sotto il sole,
come stranieri appoggiano la testa sul cuscino
alla fine di ogni giornata.
Qui combattiamo e ardiamo d'ira,
abbiamo occasioni, onori e grandi sorprese,
ma casa nostra è là sotto quel cielo di miracoli
in cui cominciò la storia di Natale.
Un bambino in una misera stalla,
con le bestie a scaldarlo ruminando;
solo là, dove Lui fu senza un tetto,
tu ed io siamo a casa.
Abbiamo mani all'opera e teste capaci,
ma i nostri cuori si sono persi – molto tempo fa!
In un luogo che nessuna carta o nave può indicarci
sotto la volta del cielo.
Questo mondo è selvaggio come raccontano le favole antiche,
e anche le cose ovvie sono strane,
basta la terra e basta l'aria
per suscitare la nostra meraviglia e le nostre guerre;
Ma il nostro riposo è lontano quanto il soffio di un drago
e troviamo pace solo in quelle cose impossibili,
in quei battiti d'ala fragorosi e fantastici
che volarono attorno a quella stella incredibile.
Di notte presso una capanna all'aperto
giungeranno infine tutti gli uomini,
in un luogo che è più antico dell'Eden
e  che alto si leva oltre la grandezza di Roma.
Giungeranno fino alla fine del viaggio di una stella cometa,
fino a scorgere cose impossibili che tuttavia ci sono,
fino al  luogo dove Dio fu senza un tetto
e dove tutti gli uomini sono a casa.


Chesterton

mercoledì 19 dicembre 2012

Vivere il Natale in maniera essenziale

Cerchiamo anche quest'anno di non affannarci a fare regali inutili, ma a fare regali essenziali, che vanno cioè all'essenza delle cose...

Benedetto XVI: vivere il Natale in maniera essenziale.


martedì 8 dicembre 2009

Inizia l'Avvento. Prossimo è il Natale.

L’Avvento è il tempo che celebra la venuta di Gesù Cristo: uomo e figlio di un Dio che ha scelto la via dell’umiltà della natura umana. Per noi Dio si è fatto bambino e i cristiani sono ogni anno testimoni di questo avvenimento.

“Svegliamoci!” invita l’evangelista Luca. L’Avvento è aprire la porta del nostro cuore ad accogliere il fragile bambino Gesù appena nato. Re e Salvatore. Aprire la porta significa far entrare la luce, la quale squarcia i veli che la oscurano nelle nostre giornate.

Gesù Bambino è un invito all’essenziale della vita. All’amore per il prossimo e per la Parola di Dio: questo è il vero clima del Natale. Un bambino che nasce, non ha bisogno del superfluo, ma chiede solo di essere amato. San Paolo dunque ci esorta ad amare dell’amore di Dio, un amore che cambia concretamente la vita dell’uomo.

Gesù, il Messia, è l’innocente assassinato sulla croce. Tuttavia Egli tornerà nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno che stiamo attendendo.

Gesù, il Salvatore, è il Dio della storia della salvezza, è il santo che salva grazie al suo amore e al suo sacrificio.

Nella prima domenica di Avvento, Gesù è annunciato dai profeti, è Dio invocato affinchè venga a salvarci con la sua nascita in mezzo agli uomini.

Geremia annuncia che Dio mantiene le promesse.

Troviamo anche noi la forza per affrontare le difficoltà del quotidiano con la presenza del Signore, Parola di eterna speranza. Impariamo, a mantenere la parola data, da Dio Padre, che ha compiuto la promessa in Gesù. Infine impegnamoci come Gesù a vivere lealmente e senza ingannare.

Buon avvento a tutti!