3. L’arte di dare il nome
La relazione con il padre segna tutto. Per la sopravvivenza basta che tua madre ti metta al mondo, ma per l’identità dovrai anche capire se tuo padre ti ha riconosciuto oppure no.
Oggi viviamo una grande ansia di riconoscimento: abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica chi siamo, qualcuno che conosca il nostro nome. Questo è un atto fondante e paterno. Dare il nome è la prima attività dell’uomo nella
Bibbia. Significa identificare ed essere identificati, essere riconosciuti e valutati.
Attraverso la famiglia i figli comprendono chi sono, quale sia il loro nome. La relazione con l’ambiente in cui si cresce contribuisce a definire il carattere e la personalità. Evangelizzare significa annunciare agli uomini e alle donne di questo mondo chi sono realmente, rivelare loro il proprio nome.
Se Cristo ha scelto di morire per noi e se il Padre ha deciso di donare suo Figlio per noi, allora nessuno ha il diritto di disprezzarsi. Ognuno di noi è qualcuno per cui la seconda Persona della Trinità ha deciso di dare la vita.
Questa generazione ha bisogno di padri che sappiano dire: «Tu sei importante. La tua vita è preziosa».
La fiducia paterna fa crescere. Se mio padre mi dicesse: «Non ce la farai», passerei tutta la vita a combattere contro quella condanna. Se invece mi trasmette fiducia e mi dice: «Ce la puoi fare», allora troverò la forza di riuscirci. Servono padri che sappiano dare fiducia.