Il primo sguardo di
Gesù
Uscito lungo il mare, Gesù osservò un pubblicano di nome
Levi seduto al banco delle imposte. Gli disse: "Seguimi". Egli,
lasciando tutto, si alzò e lo seguì (Lc 5,27-28).
Seduto, intento a riscuotere i dazi, Levi sta contemplando,
estasiato, le monete che i commercianti depongono sul suo tavolo: i sicli di
Tiro, i quadranti di bronzo con l'effige di Tiberio, le dramme d'argento e i
preziosi "aurei" di Augusto coniati a Efeso.
È al culmine dell'euforia quando – senza alcuna ragione
plausibile – tutto ciò che fino a quel momento ha dato senso alla sua vita
perde valore. Si alza, abbandona tutto e segue il Maestro.
La sua decisione improvvisa lascia sconcertati. È
inspiegabile. Levi non ha assistito ad alcun miracolo, Gesù non è ancora
famoso, e noto solo come "il carpentiere" di Nazareth. E allora?
Un particolare del racconto ci illumina: Gesù lo osservò.
Nel Vangelo di Luca questo è il primo sguardo che Gesù
rivolge a una persona. È uno sguardo che si rivela subito irresistibile,
prodigioso, capace di rimette in piedi un uomo paralizzato dall'incantesimo
esercitato su di lui dal più tirannico degli idoli, il denaro.
