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mercoledì 29 aprile 2026

Adolescenza: non è una malattia, è una primavera (anche se fa paura) Osvaldo Poli

Parlare bene dell’adolescenza non è facile. Soprattutto se la si guarda dal suo lato più faticoso, quello che molti genitori conoscono fin troppo bene. Perché diciamolo: l’adolescenza, nell’immaginario comune, è quasi una fase da “sopravvivere”. Una specie di tassa inevitabile da pagare.

Quante volte si sente dire: “Speriamo passi in fretta e lasci pochi danni.”
E quando qualcuno confessa: “Ho un figlio adolescente”, spesso riceve reazioni che assomigliano più a condoglianze che a incoraggiamenti.

In fondo, molti genitori sognerebbero un telecomando magico: saltare direttamente dai 14 ai 24 anni. Senza drammi, senza ribellioni, senza errori. Senza quel periodo in cui tutto sembra sfuggire di mano.

Eppure, la domanda vera è un’altra: l’adolescenza è davvero un problema?

L’adolescenza non è una malattia. No. Non lo è.

Non è necessariamente il tempo della trasgressione, né quello del disagio. Se vogliamo capirla davvero, dobbiamo usare una parola diversa: interiorizzazione del valore.

Da bambini si obbedisce per paura o per abitudine. Da adolescenti, se tutto va bene, si comincia a scegliere. Si passa dall’essere guidati dall’esterno all’essere guidati da dentro. È un passaggio enorme: significa iniziare ad agire non perché “si deve”, ma perché si ritiene giusto.

L’adolescenza, quindi, è una molla. Una spinta verso la libertà interiore.

lunedì 23 febbraio 2026

Gestire le emozioni. Alberto Pellai.

Viviamo in un tempo veloce, che pretende risposte immediate ma ha bisogno di domande profonde. Fermarsi ad ascoltare diventa allora un atto di responsabilità.

Oltre la paura: la presenza come risposta

I social network, la vita mediata dagli schermi e la frammentazione delle relazioni generano spesso nei genitori un senso di smarrimento: temiamo di non capire più i nostri figli, come se nella stessa casa si parlassero linguaggi diversi. Dove diciamo "ti voglio bene", loro percepiscono un'invasione; dove offriamo un consiglio, leggono un giudizio.

La reazione più rischiosa è cercare la "performance genitoriale" perfetta o osservare l'adolescente come un problema da risolvere. L'adolescenza non è un guasto: è un cantiere.

Non serve una tecnica perfetta, ma una presenza stabile. I figli non hanno bisogno di adulti che indichino sempre la strada, ma di adulti che restino, testimoniando una certezza semplice: vale la pena vivere, e vale la pena farlo insieme.

https://www.youtube.com/live/rxOhmgcnMU0?si=yeiuNiNj6Z1shuXP

sabato 18 ottobre 2025

Belli e Ribelli – Adolescenti inafferrabili | Don Maurizio Botta (2)

Quando parlo con genitori e figli, spesso emerge una cosa chiara: non si può "portare" la fede o la passione a qualcuno con la forza. Se un ragazzo vuole parlare con un prete, ci sarà sempre disponibilità, ma non funziona dire: "Devo portarlo io". La vera umiltà, legata a una felicità profonda, nasce dal rispetto per la libertà dell'altro. Una persona serena e semplice trasmette qualcosa di forte: chi la incontra sente subito pace e autenticità.

Spesso i genitori mi raccontano storie di ragazzi segnati da difficoltà familiari: separazioni, incomprensioni, confusione. In questi casi, pregare per loro e accompagnarli con affetto è fondamentale. Ma la passione è un'altra cosa: non si insegna direttamente. I figli la respirano osservando chi la vive. Mio nipote, per esempio, ha sviluppato la passione per il Torino non perché gliel'ho insegnata, ma perché ha percepito l'entusiasmo che emano per quella squadra. La passione è contagiosa, non impartita come una lezione.

Lo stesso vale per la vita: bisogna scegliere dove investire il tempo. Evitare discussioni inutili o distrazioni digitali significa guadagnare spazio per ciò che conta davvero: relazioni, crescita personale, studio, creatività. Anche il cervello ha bisogno di "allenamento": esercizi, studio, fatica—come quando si costruisce il corpo. La matematica, ad esempio, può sembrare difficile o noiosa, ma ogni esercizio sviluppa la mente, proprio come ogni ripetizione in palestra rafforza i muscoli.

Essere sinceri con i figli significa anche condividere i propri errori e le proprie esperienze: le difficoltà nello studio, nella musica, nella vita quotidiana. Raccontare la propria storia con onestà li aiuta a capire che sbagliare è normale e fa parte della crescita. Questo è il rispetto che meritano, soprattutto dagli adulti: i ragazzi vogliono essere presi sul serio, non infantilizzati. Dall'età di 12 anni in poi, hanno bisogno di contenuti autentici, profondi e concreti.

Il messaggio più importante per un bambino o un adolescente è sentirsi amato. Non dare mai per scontato che un figlio sappia quanto è desiderato e importante. Esprimerlo apertamente—"Sono felice che ci sei", "Hai reso la mia vita migliore"—costruisce sicurezza e fiducia, proteggendoli da sensazioni di isolamento o inadeguatezza.

La libertà è un dono fondamentale. Ai figli va data la possibilità di scegliere, anche se questo significa sbagliare. Possiamo condividere il nostro pensiero e la nostra opinione, ma alla fine dobbiamo rispettare le loro scelte. Pregare e sperare nella loro crescita è importante, ma non si può controllare la vita degli altri.

In sintesi: la vita educativa e spirituale funziona meglio quando c'è umiltà, passione vissuta, condivisione sincera, rispetto della libertà e amore chiaro e costante. Solo così i ragazzi possono crescere sicuri, appassionati e felici.

venerdì 17 ottobre 2025

Belli e Ribelli – Adolescenti inafferrabili | Don Maurizio Botta

Belli e Ribelli – Adolescenti inafferrabili

Sono passati dieci anni dal primo incontro intitolato Belli e Ribelli, e nel frattempo due esperienze hanno cambiato profondamente il mio modo di guardare agli adolescenti. La prima è stata l'insegnamento, alle scuole medie e superiori; la seconda, la nascita del libro Adolescenti inafferrabili, scritto con don Andrea Lonardo. È un libretto piccolo, ma nato da anni di fatica e da centinaia di incontri con ragazzi veri, in situazioni reali.

Parlare di qualcosa che si è scritto è sempre un po' imbarazzante, ma di questo libro sono orgoglioso, perché non nasce da teorie o da tavolino: nasce dall'ascolto, dal confronto, da parole scambiate con chi sta vivendo l'età più inquieta e più intensa della vita.

Ricordo quei momenti in cui, alla fine di un incontro, un ragazzo – magari proprio quello che non ti aspettavi – ti si avvicina, ti mette una mano sulla spalla e ti dice semplicemente "grazie". Piccoli gesti che valgono più di mille riconoscimenti.

sabato 23 novembre 2024

I figli sono come gli aquiloni - Erma Bombeck

I figli sono come gli aquiloni,
passi la vita a cercare di farli alzare da terra.
Corri e corri con loro
fino a restare tutti e due senza fiato…
Come gli aquiloni, essi finiscono a terra…
e tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni.
Li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri
che presto impareranno a volare.
Infine sono in aria:
gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne.
E a ogni metro di corda
che sfugge dalla tua mano
il cuore ti si riempie di gioia
e di tristezza insieme.
Giorno dopo giorno
l'aquilone si allontana sempre più
e tu senti che non passerà molto tempo
prima che quella bella creatura
spezzi il filo che vi unisce e si innalzi,
come è giusto che sia, libera e sola.
Allora soltanto saprai
di avere assolto il tuo compito.

sabato 19 ottobre 2024

I genitori pagano per i danni fatti dai figli maleducati

La Cassazione, con la sentenza 27061, ha stabilito che i genitori devono risarcire i danni causati dai figli se non riescono a dimostrare di averli educati e sorvegliati adeguatamente. Il caso riguarda un undicenne che, giocando a pallone, ha fatto cadere una signora. I genitori sono stati condannati a pagare 11.000 euro. La Corte ha confermato che esiste una responsabilità diretta dei genitori, basata sull'articolo 2048 del Codice civile, che li rende responsabili dei danni causati dai figli minori non emancipati, a meno che dimostrino di non aver potuto impedirli.

La Suprema Corte ha ribadito che i genitori devono provare di aver impartito una buona educazione e sorveglianza al figlio, tenendo conto delle condizioni sociali e dell'indole del minore. Non basta un controllo sporadico: l'educazione e la vigilanza devono essere costanti. Già in precedenti casi simili, la Corte aveva sottolineato l'importanza di un'educazione preventiva, non limitata al momento specifico dell'incidente, ma continuativa nel tempo.