1. L’umanità si trova davanti a una scelta decisiva: costruire una nuova Babele, fondata sull’autosufficienza e sul dominio, oppure edificare una città in cui Dio e l’uomo vivano in comunione. In Cristo, vero uomo e vero Dio, l’umanità trova la propria piena realizzazione e la strada verso la pienezza della vita.
2. Fondati su Cristo e guidati dallo Spirito Santo, i cristiani sono chiamati a collaborare con tutti gli uomini e le donne per costruire una società più giusta e fraterna. Il dialogo con il mondo è parte essenziale della missione della Chiesa, che accompagna la storia umana alla luce del Vangelo.
3. A 135 anni dalla Rerum novarum di Leone XIII, la Dottrina sociale della Chiesa continua a offrire principi, criteri e orientamenti per affrontare le questioni sociali. Essa non è un insieme statico di idee, ma una tradizione viva che aiuta a interpretare le sfide del presente alla luce della fede.
Le res novae del nostro tempo
4. Le nuove tecnologie, in particolare digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica, stanno trasformando profondamente la società. Pur avendo portato grandi benefici, esse presentano anche rischi e conseguenze difficili da prevedere, soprattutto riguardo alla dignità umana e al bene comune.
5. Non basta regolamentare le tecnologie: occorre interrogarsi su chi detiene il potere tecnologico e per quali scopi lo utilizza. Oggi tale potere è spesso nelle mani di grandi attori privati e transnazionali, rendendo più complesso orientarlo al bene comune.
6. È necessario un discernimento profondo sulle trasformazioni in corso. Viviamo un cambiamento d’epoca che impone domande fondamentali sul futuro dell’umanità, sulla direzione da prendere e sui valori che devono guidare il progresso.
Due icone bibliche
7. La torre di Babele rappresenta il rischio di una società costruita senza Dio, fondata sull’orgoglio, sull’uniformità e sulla pretesa di autosufficienza. Un progetto che, invece di creare comunione, genera divisione e dispersione.
8. La ricostruzione delle mura di Gerusalemme guidata da Neemia mostra invece il valore della collaborazione, della responsabilità condivisa e della fiducia in Dio. La città rinasce grazie all’impegno comune e alla comunione tra le persone.
9. Le due immagini aiutano a comprendere il rapporto con la tecnologia. Essa può essere uno strumento di bene o di male, a seconda di come viene progettata e utilizzata. La vera scelta non è tra accettare o rifiutare la tecnologia, ma tra costruire una nuova Babele o una nuova Gerusalemme.
10. Occorre evitare la “sindrome di Babele”: il culto del profitto, l’omologazione e la riduzione della persona a dati e prestazioni. Bisogna invece seguire la “via di Neemia”, fondata sull’ascolto, sul dialogo, sulla valorizzazione delle differenze e sull’orientamento a Dio come fondamento della convivenza umana.
Costruire nel bene
11. Costruire una società orientata al bene comune significa anzitutto fondarla sulla relazione con Dio, riconoscendo che il desiderio umano di felicità trova in Lui il proprio compimento.
12. Significa anche accettare i limiti e la fragilità umana senza cercare false soluzioni che promettono perfezione o autosufficienza. Il vero progresso si misura sulla dignità di ogni persona e sulla solidarietà tra i popoli.
13. Costruire nel bene richiede corresponsabilità. Ogni persona e ogni realtà sociale ha un ruolo da svolgere. La cooperazione tra generazioni, culture, discipline e nazioni è essenziale per affrontare le grandi sfide del nostro tempo.
14. È necessario inoltre adottare un linguaggio evangelico che non divida né umili. I principi della dignità umana, della giustizia sociale, della cura dei poveri, della pace e della tutela del creato devono tradursi in scelte concrete e responsabili.
Rimanere umani
15. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il compito più urgente è custodire la propria umanità. Nessuna macchina può sostituire la ricchezza della persona umana, che si esprime nell’ascolto, nella relazione e nella ricerca del bene comune.
16. L’appello finale è a diventare costruttori di comunione. Come Neemia, occorre pregare, progettare e lavorare insieme, mettendo Dio al centro e la persona al cuore delle scelte. Solo così sarà possibile edificare una società giusta, accogliente e fraterna, evitando le illusioni di una nuova Babele e costruendo una vera casa comune per tutti.
