Civitas Nova
Appunti e riflessioni personali che nascono da esperienze vissute, letture di articoli e libri. Mi concentro principalmente su temi legati alla fede cattolica, ma esploro anche argomenti riguardanti l'infanzia, la scuola, l'inclusione, la disabilità, la tradizione modenese e il risparmio. ••• about.me/famiglia.gibellini •••
domenica 8 novembre 2026
sabato 7 novembre 2026
Quello che per Barth è una critica, per i cattolici è una verità.
giovedì 5 novembre 2026
La pace e la spada di Cristo
giovedì 29 ottobre 2026
"Ma anche NO" di Fabio Rosini (3)
Nella terza parte si parla della "santa avarizia" come custodia gelosa del bene interiore e delle relazioni fondamentali, e della "santa superficialità" come libertà dal perfezionismo e dalle ansie del controllo. Rosini invita a vivere il presente senza affanni per il domani, affidandosi totalmente alla Provvidenza del Padre e praticando l'arte dell'interruzione per non farsi travolgere dalle false priorità. Il culmine del cammino è la Misericordia di Dio, l'amore incondizionato che supera i nostri limiti e le nostre ferite, ricordandoci che la vera salvezza non nasce dai nostri sforzi, ma dall'irruzione dello Spirito nelle nostre vite.
"Ma anche NO" di Fabio Rosini (2)
La seconda parte approfondisce gli strumenti pratici della vita spirituale. L'autoironia libera l'uomo dal peso del proprio orgoglio, permettendogli di ridere dei propri fallimenti e di accogliere con umiltà la grazia di Dio, proprio come i discepoli e la Vergine Maria. A questa si affianca l'astinenza, intesa come sobrietà e capacità di dire "no" ai falsi assoluti e al benessere anestetico che intontiscono i sensi. Infine, la preghiera autentica — lontana da visioni egoistiche, miracolistiche o doveriste — diventa il luogo intimo del rapporto con il Padre, l'ancora di verità che sconfigge le paure e restituisce la pace interiore.
"Ma anche NO" di Fabio Rosini (1)
La prima parte denuncia l'autoillusione umana e la tendenza a unirsi contro nemici comuni per sentirsi giusti, dividendo il mondo in buoni e cattivi, come i bambini. Rosini spiega che le eresie e le assolutizzazioni nascono per difenderci dalla nostra precarietà, riducendo la realtà complessa a schemi rigidi. Il vero antidoto è l'accettazione del paradosso cristiano e della realtà, superando l'ansia da prestazione e il possesso materiale. Tramite il distacco dall'ego, l'elemosina e il superamento del perfezionismo, l'uomo ritrova la propria libertà interiore, la verità e la priorità autentica del Regno di Cieli.
giovedì 15 ottobre 2026
Solo l'amore crea. Le opere di misericordia spirituale (Parte III) Fabio Rosini
mercoledì 14 ottobre 2026
Solo l'amore crea. Le opere di misericordia spirituale (Parte II) Fabio Rosini
Solo l'amore crea. Le opere di misericordia spirituale (Parte I) Fabio Rosini
Solo l'amore crea mostra come la Misericordia liberi dall'individualismo e risponda al bisogno più profondo dell'uomo: dare senso al cuore e superare la solitudine. L'amore autentico non è un vago sentimento o un'assistenza esteriore, ma un'azione concreta, paterna e materna, che corregge, cura e fa rinascere l'altro. La Misericordia è la natura stessa di Dio, fonte di ogni vera rigenerazione. L'uomo non può generare questo amore da solo o per mero dovere: solo ricevendo lo Spirito Santo e attingendo al rapporto con Dio è possibile compiere le opere di misericordia e trasformare la vita.
Le 7 Opere di Misericordia Spirituale
1. Consigliare i dubbiosi
Il consiglio cristiano non nasce dalla pretesa di risolvere ogni interrogativo con la logica, ma dal radicare l'altro nella certezza fondamentale di essere amato da Dio. Di fronte alla cultura del relativismo e al paralizzante timore di scegliere, l'uomo scambia spesso la libertà con la banale assenza di vincoli. Il vero consigliere non si sostituisce all'altro né gli impone soluzioni; gli si affianca con ascolto e discrezione per aiutarlo a distinguere il vero bene dai falsi beni. Partendo dalle certezze salde e non dalle ambiguità, il consiglio svela la bellezza della vita, guidando l'indeciso verso una maturità filiale e responsabile.
2. Insegnare agli ignoranti
Insegnare non significa somministrare nozioni astratte o informazioni da memorizzare, ma "scrivere dentro" e scolpire nel cuore dell'altro il vero volto di Dio Padre. L’ignoranza più profonda dell'uomo riguarda il senso della propria esistenza e l'amore di Dio. Formare non è un atto di superiorità, ma un gesto di profonda carità e cura che richiede pazienza, stima e rispetto dei tempi altrui. Attraverso la grazia dello Spirito Santo e la testimonianza concreta della propria vita, l'educatore aiuta l'altro a superare le false sapienze del mondo e a riscoprire la propria inestimabile dignità di figlio.
3. Ammonire i peccatori
Ammonire non ha nulla a che fare con il moralismo pedante, la furia giudicante o il farisaico senso di colpa che allontana e ferisce. È un atto di autentica cura fraterna e sano timore per la salvezza altrui. Chi pecca "sbaglia la mira" e rischia l'autodistruzione; lasciarlo solo nel proprio errore per pigrizia o falso buonismo è un peccato di omissione. Mosso dallo Spirito Santo e dallo sguardo d'amore di Cristo, chi ammonisce parla con franchezza e dolcezza. Non vuole rimproverare per sentirsi migliore, ma desidera aiutare il fratello a ritrovare la propria bellezza originaria e la retta via.
4. Consolare gli afflitti
La consolazione cristiana va oltre la semplice empatia o il sterile sentimentalismo che rischia di rinchiudere il sofferente nel vittimismo. Il dolore è un sintomo della fragilità umana che richiede risposte profonde. Il Consolatore per eccellenza è lo Spirito Santo (il Paraclito), e chi consola si fa strumento di questo amore divino, affiancandosi a chi soffre per donargli la parte mancante: la speranza pasquale. Consolare significa aiutare l'afflitto a scorgere la presenza di Dio anche nella tribolazione, trasformando la croce da vicolo cieco a luogo di crescita, di maturazione interiore e di apertura alla Risurrezione.
5. Perdonare le offese
Il perdono non è una mera prestazione della volontà o un mero sforzo psicologico, ma un "iper-dono" che ha la sua sorgente unica in Dio. Guardare alle offese con risentimento e ira cristallizza la persona nel male subito, bloccandone il cammino esistenziale. Perdonare significa permettere alla grazia divina di sanare le ferite del cuore, restituendo il male ricevuto sotto forma di bene e redenzione. Consapevole di essere stato perdonato per primo da Dio per un debito incalcolabile, il cristiano smette di ergersi a giudice e scopre la gioia di sciogliere le catene del rancore, donando all'altro una nuova possibilità.
6. Sopportare pazientemente le persone moleste
Sopportare non vuol dire subire con rassegnazione o tollerare con il distacco ipocrita del buonismo, ma "sostenere" l'altro con magnanimità e animo grande. Le persone insopportabili e le interruzioni continue mettono a dura prova la nostra pazienza, frantumando i nostri piani e i nostri egoismi. Questa opera insegna a mettere la relazione con il fratello al di sopra dei propri progetti personali. La pazienza è lo stile stesso di Dio, il quale concede sempre tempo al peccatore per ravvedersi. Chi impara a sopportare scopre che l'altro, con tutti i suoi limiti, è una preziosa occasione di crescita e di santificazione.
7. Pregare Dio per i vivi e per i morti
La preghiera d'intercessione è la radice invisibile e il motore di tutte le opere di misericordia. Nata dal riconoscimento della propria impotenza e dai limiti umani, la preghiera ci strappa dall'individualismo e ci fa dimenticare di noi stessi per affidare a Dio le necessità altrui. Ogni cristiano, in virtù del battesimo, è chiamato a intercedere per la salvezza del mondo intero, unendo i vivi e i defunti nell'unico Corpo della Chiesa. Senza questo contatto intimo con il Padre, qualsiasi azione caritatevole scivola in semplice filantropia orizzontale; è la preghiera costante che riempie di Eternità ogni nostra azione.
sabato 19 settembre 2026
Dialogo tra sue ragazzi sul Credo. #Cresima
Giosuè: Sì, sono cattolico. Per spiegarti in cosa credo posso partire dal Credo.
Marco: Dal Credo? Che cosa significa?
Giosuè: La parola credo significa: “io credo, quindi ritengo che sia vero”. Il Credo è una professione di fede che viene trasmessa fin dai primi discepoli scelti da Gesù.
Io credo: il significato del Credo. #Cresima
Che cosa significa davvero dire “Io credo”?
Per un cristiano, credere non significa semplicemente avere un'opinione o sperare che qualcosa sia vero. Dire “io credo” significa affermare: ritengo che questo sia vero e scelgo di affidare a questa verità la mia vita.
È proprio da queste parole che nasce il Credo Apostolico, una professione di fede che affonda le sue radici nella predicazione dei primi discepoli scelti da Gesù. Recitarlo significa ripercorrere, una dopo l'altra, le verità fondamentali della fede cristiana.
mercoledì 16 settembre 2026
Parole di Madre Teresa di Calcutta
il frutto della preghiera è la fede;
il frutto della fede è l’amore;
il frutto dell’amore è il servizio;
il frutto del servizio è la pace.»
«Non sapremo mai tutto il bene che può fare un semplice sorriso.»
«Non penso di avere qualità speciali. Il lavoro che svolgo è opera sua. Io sono come una piccola matita nelle sue mani. È lui che pensa, è lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo; la matita deve solo poter essere usata.»
«Quello che posso fare io, tu non puoi farlo; quello che puoi fare tu, io non posso farlo. Ma insieme possiamo fare qualcosa di bello per Dio.»
«Abbiamo il potere di essere in paradiso con Dio proprio ora, di essere felici con lui in questo momento. Ma essere felici con lui ora significa amare come lui ama, aiutare come lui aiuta, dare come lui dà, servire come lui serve e salvare come lui salva.»
«Non accontentiamoci di dare soltanto denaro. I poveri hanno bisogno delle nostre mani per servirli, hanno bisogno dei nostri cuori per amarli.»
fonti
- Where There Is Love, There Is God – estratto del volume di Madre Teresa
- Intervista a Madre Teresa, TIME, 4 dicembre 1989
- Centering those on the periphery – documento PDF accademico
- Conferenza stampa – documento PDF della Santa Sede
“Il primato di Dio e la purezza della nostra vita, quando crollano quelli, con il tempo vengono giù anche gli altri” Flora Gualdani
da Costanza Mirianoin comunicazione
Sono onoratissima di ricevere e pubblicare in esclusiva il testo integrale del discorso con cui Flora Gualdani ha accolto il premio Cultura cattolica. Leggetelo tutto, magari un po’ per volta, e arrivate alla fine, perché in fondo trovate delle perle, come questa:
In conclusione, se dovessi riassumere il nostro compito nella società, direi così: davanti alla diffusa malattia delle “3S” cioè soldi, sesso e successo, cerchiamo di rispondere con la terapia delle “3P”, cioè povertà, purezza, piccolezza. Con dosi sempre abbondanti di preghiera. E’ una ricetta che porta frutto e dà futuro. Ve lo assicuro.Mi permetto di dire che certe sofferenze della società derivano da una profonda crisi della Chiesa. Mi pare che siano stati decapitati il primo e sesto comandamento: il primato di Dio e la purezza della nostra vita. Quando crollano quelli, con il tempo vengono giù anche gli altri. Ma tutto parte da un problema di fede. Quando si ha paura ad annunciare verità impopolari, alla radice c’è un calo della nostra fede.
venerdì 11 settembre 2026
L'arte della buona battaglia (4) di Fabio Rosini
Invidia, vanagloria, superbia
e il cammino verso l'umiltà
L'invidia è una rivalità nei confronti del prossimo che altera le relazioni e spesso si accompagna alla vanagloria, cioè alla ricerca dell'affermazione della propria immagine. Essa finisce per deformare la percezione di sé e può persino nascondersi dietro azioni apparentemente buone. Genera ostentazione, autocompiacimento e ricerca continua dell'approvazione altrui.
giovedì 10 settembre 2026
L'arte della buona battaglia (3) di Fabio Rosini
La tristezza e la gioia nella vita cristiana
Una delle tecniche tipiche del demonio consiste nell'assolutizzare oppure nel banalizzare la realtà. Per questo motivo è importante non ricordare mai i propri errori senza ricordare anche il perdono ricevuto, perché la misericordia di Dio è sempre più grande dei nostri peccati.
martedì 8 settembre 2026
L'arte della buona battaglia (2) di Fabio Rosini
La gola: la schiavitù del piacere e la perdita della libertà
La gola non riguarda soltanto il cibo, ma ogni forma di ingordigia e di desiderio insaziabile. È l'atteggiamento di chi vive inseguendo soddisfazioni immediate, compensazioni e piaceri che producono assuefazione e dipendenza. Tutto ciò che crea schiavitù rende la persona più infantile e meno libera.
Chi vive dominato dalla gola finisce per dipendere dal piacere: non si nutre più per vivere, ma vive per nutrirsi; non utilizza le cose per il proprio bene, ma vive per goderne. In questo modo un piacere particolare viene assolutizzato e la vita stessa viene banalizzata. La società contemporanea, spesso sazia, comoda e tranquilla, rischia di vivere soltanto per l'istante presente, dimenticando l'eternità.
La gola è spesso una fuga dal dolore. Tuttavia, il piacere alienante mantiene la persona in una condizione infantile, mentre il dolore reale può diventare il luogo della crescita, della maturazione e dell'incontro con la verità di sé. Siamo nati per la luce e per l'amore: chi è dominato dalla voracità non può amare davvero, perché è continuamente impegnato a nutrire se stesso e non è capace di nutrire gli altri.
In opposizione alla gola la tradizione cristiana propone il dominio di sé, cioè la capacità di governare la propria persona. In quest'ottica il digiuno non è una frustrazione né un rifiuto del cibo, ma un orientamento verso un bene più grande. È uno spazio creato per Dio. È il bene, con la sua gioia, che ci libera dal male.
Il cibo non deve diventare una droga ma una cura, qualcosa che permetta di rimanere vigili e lucidi. Gesù stesso, sulla croce, rifiutò ciò che avrebbe potuto stordirlo. Allo stesso modo non possiamo entrare nella preghiera in uno stato di alterazione: occorre fare spazio a Dio attraverso una rinuncia, un'astinenza che renda possibile un'apertura più profonda. In questo senso il digiuno è sempre necessario per amare.
lunedì 7 settembre 2026
L'arte della buona battaglia (1) di Fabio Rosini
Galati 5,1
«Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.»
Partendo dal richiamo di San Paolo, il tema centrale è la libertà cristiana e la lotta contro le tentazioni e i pensieri malvagi. Questi pensieri si insinuano nella mente e operano un inganno interiore. Dietro tale inganno vi è l'azione del nemico, identificato nella tradizione cristiana con Satana. L'opera del male si manifesta attraverso tentazioni e suggestioni che imprigionano ragionamenti e sentimenti in percorsi distruttivi.
domenica 6 settembre 2026
Lettera ai Cresimandi. Chiamati a vivere pienamente.
Figli nostri, siete vicini al sacramento della Cresima e con questa lettera vorrei farvi capire chi è lo Spirito Santo attraverso la storia di Gesù. Pensare a Gesù può essere relativamente facile: è vissuto duemila anni fa, è stato una persona vera, ha camminato, parlato, incontrato uomini e donne, ha guarito, perdonato, insegnato ed è morto sulla croce.
Più difficile è pensare allo Spirito Santo, perché non lo vediamo e non ha sembianze umane. Eppure la Chiesa ci insegna che lo Spirito Santo non è una forza invisibile o un fantasma. È una Persona della Trinità, insieme al Padre e al Figlio. È Dio stesso che vive e agisce in noi. Per comprendere questo mistero possiamo partire proprio da Gesù.
venerdì 4 settembre 2026
LA PREGHIERA PER LA BUONA BATTAGLIA SPIRITUALE di Fabio Rosini
domenica 30 agosto 2026
Sant’Agostino: fede, amore e inquietudine del cuore
Le sue parole continuano a parlare all’uomo di oggi perché affrontano domande profondamente umane: che cosa desideriamo davvero? Dove trovare la pace? Come attraversare le difficoltà della vita? E, soprattutto, che cosa significa cercare Dio?

