L'opera di Antonio Maria Sicari ripercorre la testimonianza dei santi dall'epoca apostolica al Medioevo, mostrandone l'impatto teologico, culturale e umano. Attraverso figure come Ambrogio, Tommaso d'Aquino, Alberto Magno, Bonaventura e Brigida, emerge la visione cristiana dell'amore coniugato alla verità, dell'armonia tra fede e ragione e del valore concreto della Creazione. Il testo evidenzia inoltre la radice medievale dell'unità europea e mette in guardia dalle insidie dell'individualismo e del razionalismo presuntuoso.
Civitas Nova
Appunti e riflessioni personali che nascono da esperienze vissute, letture di articoli e libri. Mi concentro principalmente su temi legati alla fede cattolica, ma esploro anche argomenti riguardanti l'infanzia, la scuola, l'inclusione, la disabilità, la tradizione modenese e il risparmio. ••• about.me/famiglia.gibellini •••
martedì 28 luglio 2026
L'arte di purificare il cuore di Tomás Spidlík
martedì 21 luglio 2026
La cresima di Giosuè
Giosuè
Santa Cresima
20 Settembre 2026
Gv 14,16-17. E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
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Con immensa gioia desideriamo ringraziarvi per aver partecipato alla Santa Cresima di Giosuè.
La vostra presenza ha reso ancora più prezioso questo momento così importante del suo cammino di fede. È stato un dono poter celebrare insieme a voi e condividere, dopo la cerimonia, un momento di festa e di convivialità.
Vi siamo profondamente grati anche per aver accolto il nostro desiderio di non ricevere regali. Per noi il dono più grande è stato il sacramento che Giosuè ha ricevuto e l'affetto con cui lo avete accompagnato in questa giornata.
A chi ha scelto di sostenere la nostra iniziativa solidale va un ringraziamento speciale. Grazie alla vostra generosità sarà possibile contribuire al prezioso lavoro svolto da:
- Bimbi Sperduti – Sport Inclusivo, che promuove lo sport inclusivo per bambini e ragazzi.
- Fight The Stroke, impegnata nel sostegno e nello sviluppo di progetti dedicati alla paralisi cerebrale infantile.
- Fondazione Stella Maris, istituto di ricerca scientifica che opera nell'ambito delle neuroscienze dell'età evolutiva.
- La Nostra Famiglia, istituto di ricerca e riabilitazione dedicato ai bambini con disabilità e alle loro famiglie.
La vostra vicinanza, il vostro affetto e la vostra sensibilità hanno reso questa giornata ancora più significativa e resteranno un ricordo prezioso per tutta la nostra famiglia.
Con sincera gratitudine,
Famiglia Gibellini Brigo
Catechesi:
https://filippogibellini.blogspot.com/2026/07/il-fondamento-della-cresima.html
https://filippogibellini.blogspot.com/2009/04/grazie-gesu-la-preghiera-del-cresimando.html
Le associazioni che abbiamo sostenuto:
https://www.fightthestroke.org/associazione/
https://sostienici.fsm.unipi.it/
https://lanostrafamiglia.it/cosa-facciamo/ricerca
sabato 18 luglio 2026
Il Fondamento biblico della Cresima
16,7. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
20,19-22. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo».
📖 Dagli Atti degli Apostoli
2,1-4. Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
8,14-17. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
19,5-6. Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare.
📖 Dalla Prima lettera di Giovanni
2,20-27. Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre. Quanto a voi, ciò che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi ciò che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre. E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna. Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di ingannarvi. Quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca. Ma, come la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera e non mentisce, così voi rimanete in lui come essa vi ha insegnato.
📖 Dalla Seconda lettera ai Corinzi
1,21-22. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.
📖 Dalla Lettera agli Efesini
1,13. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso.
4,30. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione.
martedì 7 luglio 2026
Leone XIV al parlamento spagnolo
domenica 5 luglio 2026
San Giuseppe. Accogliere, custodire e nutrire di Fabio Rosini (2)
Parole di Pier Giorgio Frassati
Il padre e il marito cristiano secondo San Giuseppe
San Giuseppe. Accogliere, custodire e nutrire di Fabio Rosini (3)
San Giuseppe. Accogliere, custodire e nutrire di Fabio Rosini (1)
domenica 21 giugno 2026
Camillo Ruini e la fede: la forza di chi non ha smesso di cercare la verità
Nella cattedrale di Reggio Emilia, la diocesi dove tutto ebbe inizio, il vescovo Giacomo Morandi ha ricordato il tratto forse più caratteristico della vita di Ruini: la passione per la fede e per le ragioni della fede. Fin da giovane studente liceale, infatti, egli si dedicò senza timidezza a difendere il cristianesimo, approfondendone contenuti e fondamenti attraverso lo studio e la riflessione.
Eppure, proprio qui emerge uno degli aspetti più sorprendenti del suo testamento spirituale. L'uomo che per decenni ha confermato altri nella fede, che ha guidato la Chiesa italiana in anni decisivi e che è stato uno dei protagonisti più autorevoli del cattolicesimo contemporaneo, confessa con disarmante sincerità:
«Confesso anzitutto la pochezza della mia fede. (...) Nel segreto del mio cuore proprio sulla fede sono stato sempre tentato».
sabato 13 giugno 2026
Custodire il Mistero dell'Amore
Il viaggio di Tobi e Anna: custodire l’amore e la fede nelle tempeste della vita
Famiglia, cuore del Vangelo: riscoprire la missione di essere padre e madre
La risposta non è una strategia educativa innovativa, ma un ritorno all'essenziale: riscoprire la centralità della coppia. Il dono più grande che un padre e una madre possono fare ai propri figli è amarsi autenticamente. Da questo amore nasce una famiglia capace di educare, accompagnare e indicare una direzione, senza confondere l'amore con l'assenza di regole o di responsabilità.
La riflessione biblica mostra come la famiglia non sia una semplice istituzione sociale, ma il luogo scelto da Dio per manifestarsi nella storia. L'Incarnazione stessa passa attraverso una famiglia. Per questo anche la Chiesa è chiamata a essere sempre più una famiglia: un luogo che accoglie, genera, accompagna e nutre la vita delle persone.
venerdì 12 giugno 2026
Essere Famiglia Oggi: La Cerniera Sospesa tra Cielo, Terra e Società
Nel panorama fluido e in costante mutamento del mondo contemporaneo, parlare di famiglia significa spesso addentrarsi in un territorio segnato da profonde sfide e fragilità storiche. Eppure, per chi vive la vocazione del matrimonio cristiano, questa istituzione non è un residuo del passato, ma una forza viva: una vera e propria cellula vitale del mondo, chiamata a costruire il futuro.
Ma cosa significa, in concreto, essere una "famiglia cristiana" oggi? Lungi dall'essere un'isola felice e isolata dal mondo, la famiglia è chiamata a riscoprire una duplice missione: un custode dell'amore al suo interno e un motore di cambiamento sociale al suo esterno.
La Rivoluzione Interna: Custodire l'Amore e il Dialogo
Il primo grande compito di una coppia è "diventare ciò che è" (GP II). All'interno delle mura domestiche, la famiglia si costruisce come una piccola Chiesa Domestica. Questo non avviene per magia, ma attraverso scelte quotidiane e concrete:
L’arte del dialogo: Il dialogo è lo spazio vitale in cui la coppia cresce e si specchia. Dialogare significa compenetrare due mondi senza che l'uno assorba l'altro o ne annulli l'identità. È il luogo dove le persone non appassiscono, ma fioriscono.
Un amore oblativo e totale: Sperimentare l'amore cristiano significa accogliere lo stile di Cristo, un amore pronto ad abbassarsi e a servire il bene dell'altro.
Aperti alla vita e ai valori: Diventare collaboratori della Provvidenza, proteggendo la vita in ogni sua fase ed educando i figli alla fraternità e alla gratuità, in un mondo che troppo spesso viaggia a velocità opposte.
La famiglia: molto più di una questione privata
In un tempo segnato da individualismo, cambiamenti culturali e trasformazioni sociali profonde, parlare di famiglia può sembrare fuori moda. Eppure, proprio oggi, la famiglia continua a rappresentare una delle risorse più preziose per la persona e per la società.
La famiglia non è soltanto un luogo di affetti privati, ma un autentico soggetto sociale, capace di generare relazioni, educazione, solidarietà e futuro.
La famiglia come prima scuola di umanità
La famiglia è il primo luogo in cui impariamo a vivere con gli altri. È qui che facciamo esperienza della diversità, dell'accoglienza, del dialogo, del rispetto reciproco e della gratuità. Attraverso le relazioni quotidiane impariamo che la vita non ruota attorno al nostro ego, ma si costruisce nell'incontro con l'altro.
In particolare, la famiglia è chiamata oggi a educare al dialogo in una società sempre più multiculturale. Essa può diventare una palestra di convivenza, insegnando ad accogliere le differenze senza paura e a considerare l'altro non come una minaccia, ma come una ricchezza.
giovedì 4 giugno 2026
Magnifica Humanitas - Leone XIV - cap.5
213. Uno scrittore cattolico del Novecento, John Ronald Reuel Tolkien, per bocca di uno dei protagonisti di un suo romanzo, ha descritto così la nostra responsabilità: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare». [187] La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione. Per questo vale la pena fermarsi e considerare alcuni aspetti di come, ciascuno nel proprio ambito, possiamo collaborare alla sua costruzione.
236. La spiritualità che desidero consegnare è quella del “saggio architetto” che, animato dalla speranza del Regno di Dio, si impegna a costruire il mondo nel bene (cfr 1Cor 3,10). Come ho scritto al principio di questa riflessione, [217] oggi il nostro costruire deve avere come fondamento la relazione con Dio, come regola l’accettazione del limite umano quale realtà naturale e positiva, come stile la corresponsabilità e il linguaggio evangelico. Al termine del percorso, il progetto di una civiltà dell’amore si delinea più chiaramente e il cantiere appare già avviato, soprattutto grazie a tante pietre vive saldamente unite a Cristo, pietra angolare (cfr 1Pt 2,4-6). In quest’opera siamo chiamati ad assumere un ruolo attivo, senza rifugiarci nello spiritualismo o nei nostri piccoli mondi: dobbiamo essere fedeli alla verità, investire nell’educazione, curare le relazioni, amare la giustizia e la pace.
Magnifica Humanitas - Leone XIV - cap.4
Oggi la scuola è chiamata ad affrontare tre importanti sfide. La prima è quella dell’equità: in molte parti del mondo persistono disuguaglianze nell’accesso a un’istruzione di qualità, rendendo necessario un maggiore impegno pubblico per garantire opportunità educative a tutti.
La seconda è di carattere pedagogico: le rapide trasformazioni tecnologiche e la diffusione dell’intelligenza artificiale richiedono un aggiornamento dei programmi, dei metodi didattici e della formazione degli insegnanti, affinché gli studenti imparino a utilizzare le nuove tecnologie in modo consapevole, critico e creativo.
La terza sfida riguarda la dimensione culturale e sapienziale. In una società dominata dal flusso continuo di informazioni, è necessario educare alla riflessione, al discernimento e alla ricerca del significato profondo delle cose. La scuola deve quindi offrire ciò che il mondo digitale non può sostituire: relazioni autentiche, tempo per pensare, dialogare e crescere come persone libere e responsabili, orientate al bene comune.
147. La Dottrina sociale della Chiesa invita famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a un’alleanza educativa rinnovata. Essa diventa concreta quando i principi fondamentali si traducono in mete educative: educare alla sobrietà e al senso del limite; educare al riconoscimento del diritto dell’altro e di chi verrà dopo di noi a godere dei beni che ci sono donati, o che l’ingegno umano rende disponibili; educare alla libertà e alla responsabilità; educare al senso della trascendenza e al bene comune. La scuola non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili.
Un’economia che valorizzi la dignità
Un’economia orientata alla dignità umana deve mettere al centro la persona e il bene comune, non il solo profitto. Il lavoro dignitoso rappresenta una componente essenziale dell’attività economica e dell’impresa, che deve essere considerata una vocazione capace di creare ricchezza e migliorare la vita delle persone. Per questo la libertà economica non può essere assoluta, ma deve essere guidata dalla responsabilità sociale e dall’attenzione verso i più vulnerabili.
I modelli economici basati esclusivamente su efficienza e competitività rischiano di escludere chi parte da condizioni di svantaggio. Una società giusta richiede invece istituzioni pubbliche capaci di promuovere una crescita inclusiva fin dall’inizio, evitando che i costi delle crisi ricadano sempre sui più poveri. È inoltre necessario superare il PIL come unico indicatore di sviluppo, adottando criteri che considerino anche qualità del lavoro, riduzione delle disuguaglianze, tutela dell’ambiente e benessere sociale.
Anche la finanza deve recuperare la propria funzione sociale, sostenendo l’economia reale, gli investimenti e l’occupazione, anziché concentrarsi esclusivamente sulla rendita e sulla speculazione. La crescente concentrazione della ricchezza e l’accesso diseguale ai benefici dell’innovazione mostrano che il progresso tecnologico non genera automaticamente giustizia, ma può ampliare le disparità se non viene governato.
Per questo la giustizia sociale deve essere presente in ogni fase dell’attività economica, dalla produzione al consumo. Nell’era dell’intelligenza artificiale e della robotica, la politica e la cooperazione internazionale sono chiamate a orientare l’innovazione verso il bene comune, garantendo trasparenza, inclusione, accesso alle opportunità e misure di equità. Solo una prosperità diffusa, sostenibile e condivisa può contribuire a costruire una società più giusta e una pace duratura.
180. I diversi ambiti considerati – la ricerca della verità nella vita pubblica, l’educazione nell’ambiente digitale, le trasformazioni del lavoro, la fragilità delle famiglie e le nuove forme di schiavitù – non sono fenomeni separati. Essi manifestano una medesima posta in gioco: se la tecnica diventa criterio assoluto, la persona rischia di essere trattata come dato, ingranaggio o merce; se invece la tecnica è assunta dentro un orizzonte di sapienza, può diventare occasione di crescita, di giustizia e di fraternità.
Magnifica Humanitas - Leone XIV - cap.3
93. Questo paradigma si è esteso rapidamente negli ultimi anni, anche per effetto della diffusione dell’intelligenza artificiale, delle scienze cognitive, della nanotecnologia, della robotica e della biotecnologia. Di per sé, tali innovazioni possono diventare un grande aiuto per lo sviluppo umano integrale e per la cura della Casa comune. Ma, proprio per il loro potere, possono agire come un acceleratore del paradigma tecnocratico e perciò hanno bisogno di un nuovo quadro spirituale, etico e politico. Più potente non significa necessariamente migliore. In questo senso, rimangono attuali le parole di Romano Guardini: «L’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza». [120]
94. Il pericolo che l’umanità diventi vittima delle sue stesse conquiste era già stato colto con lucidità da San Paolo VI, quando avvertiva che «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo». [121] Per questo il progresso tecnico, in sé prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guida e sui fini che persegue. Se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si “ha di più” ma non si “è di più”, e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce. [122]
99. Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore.
110. Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: “disarmare”. Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale.
112. Dopo aver richiamato le questioni della responsabilità e del governo dell’IA, è necessario tornare al nostro tema centrale: che cosa significa custodire l’umano. Il rischio non è solo che alcune tecnologie siano usate male, ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi, potenziato dalla rivoluzione digitale e dall’IA, faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa. Quando l’efficienza diventa misura del valore, l’essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione e alla comunione.
113. In realtà, assolutizzare una sola dimensione dell’essere umano è sempre sbagliato. Infatti, non è solo la mancanza a generare disordine. Anche ciò che cresce senza misura può diventare una forma di povertà. In un ecosistema, l’armonia si spezza quando una sola specie prolifera a scapito delle altre; nell’umano, accade lo stesso quando una facoltà pretende di farsi misura di tutto. Così l’intelligenza, se assolutizzata, finisce per oscurare altre dimensioni essenziali della vita: l’affetto, la volontà, la dedizione e la relazione. Il potere tecnico, se non viene bilanciato, non ci rende più capaci: ci rende più soli, e più esposti a logiche di dominio e di esclusione. Non si tratta certo di opporsi all’intelligenza, ma di ricordare che essa, quando si ripiega in se stessa, dimentica di essere fatta per servire la vita e la persona umana.
114. La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani. Questa capacità si apprende e si perfeziona con l’esperienza. Leggere le fiabe a un bambino, fare compagnia a una persona anziana, rendere accogliente uno spazio, sono gesti che si vivono in ambiente familiare, ma che ci aiutano ad apprendere e a interiorizzare l’importanza della cura a livello sociale e ci allenano a riconoscere l’altro come persona degna di attenzione. La tecnologia può sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libertà e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni.



