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sabato 13 giugno 2026

Custodire il Mistero dell'Amore

Il matrimonio non è semplicemente il traguardo formale di una storia d'amore, né un elemento puramente accessorio o ornamentale della vita coniugale. Al contrario, rappresenta l'inizio effettivo di un cammino dinamico e di un processo continuo di crescita, nel quale due persone imparano giorno dopo giorno ad amarsi e a esistere reciprocamente l'una per l'altro. Dall'essenza dei legami affettivi fino alla grazia del sacramento, l'amore sponsale si rivela come una scommessa totale sull'assoluto , capace di trasformare la fragilità umana in un riflesso dell'amore divino.

L'Arte di «Addomesticare»: Creare Legami Unici in un Mondo di Distrazioni

Per comprendere l'esclusività del legame matrimoniale, è fondamentale recuperare un concetto radicato nella poesia e nella cura: il significato dell'addomesticare. Come evidenziato nel celebre dialogo tra il piccolo principe e la volpe di Antoine de Saint-Exupéry, addomesticare è un'azione ormai dimenticata che significa essenzialmente «creare legami».

Prima che si stabilisca questo vincolo, gli esseri umani rimangono immersi in una condizione di reciproco anonimato: un uomo non è che un ragazzino uguale a centomila altri ragazzini, così come una volpe è del tutto identica a centomila sue simili. In questo stato, non sussiste alcun bisogno profondo l'uno dell'altro. Tuttavia, la decisione di addomesticarsi vicendevolmente introduce una metamorfosi radicale all'interno dell'esistenza:

L'irruzione dell'unicità: Attraverso il legame, si inizia ad aver bisogno l'uno dell'altro, diventando reciprocamente unici e insostituibili al mondo.

Una vita illuminata: L'intera esistenza viene sottratta all'oscurità della routine e appare come illuminata da una luce nuova.

La musica dei passi: Si impara a conoscere e distinguere un rumore di passi differente da tutti gli altri. Mentre i passi ordinari spingono a nascondersi sottoterra, il passo della persona amata possiede la forza di far uscire dalla tana, richiamando l'anima come una musica meravigliosa.

La trasfigurazione della realtà: Persino gli elementi esterni cambiano significato. Il grano dorato, precedentemente inutile, diventa un costante promemoria della persona amata, permettendo di guadagnare per sempre il «colore del grano».

Il viaggio di Tobi e Anna: custodire l’amore e la fede nelle tempeste della vita

Se cerchiamo una storia capace di parlarci senza filtri di cosa significhi essere coppia oggi, la risposta si trova in un antico racconto biblico: la storia di Tobi e Anna.

Il Libro di Tobia non è un trattato teologico astratto sul matrimonio; è il diario di bordo di una vita coniugale vera, fatta di partenze, incomprensioni, prove durissime, solidarietà e sradicamenti. Tobi e Anna sono, a tutti gli effetti, due sposi specchio del nostro tempo, che ci insegnano come il matrimonio sia, prima di tutto, un incredibile viaggio nella vita.

Tobi: il custode della memoria e della carità

La figura di Tobi ci affascina per una coerenza che potremmo definire monumentale. Rimasto orfano in tenera età, deve la sua educazione spirituale a una figura speciale: la nonna Debora. È in famiglia, grazie al ruolo insostituibile dei nonni, che Tobi impara che la fede non è un'idea, ma una pratica quotidiana. Anche quando si ritrova in esilio a Ninive, lontano dalla sua terra e circondato da un ambiente in profonda crisi di valori, Tobi sceglie di non assimilarsi. Decide di "imporre una dieta ai propri sensi", selezionando ciò che fa bene all'anima e rifiutando ciò che intossica il cuore. La sua fede si traduce in un’attenzione viscerale agli ultimi: sfama gli affamati, veste gli ignudi e, sfidando i divieti del re e rischiando la vita, si dedica a seppellire i morti della sua gente. Tobi ci ricorda che essere custodi del passato e delle tradizioni ha valore solo se si trasforma in una carità concreta nel presente.

Anna: la fedeltà nella prova quotidiana

Accanto a questo gigante della coerenza c'è Anna. Tobi la descrive come la "sua" donna, l'ha sposata all'interno della sua parentela e insieme hanno dato alla luce il figlio Tobia. Anna è la colonna portante di una famiglia che deve fare i conti con la miseria, l'esilio e i continui scossoni politici.

La loro storia ci svela una verità consolante: l'amore coniugale non è perfetto. Il testo ci suggerisce che Tobi è profondamente legato ad Anna, ma a volte si mostra "incoerente nel manifestarlo". Quante volte capita anche nelle nostre case? Ci si ama profondamente, ma la fatica della quotidianità, la paura del futuro e le incomprensioni creano una distanza nel modo di comunicare. Eppure, Anna resta. Condivide la precarietà, l'ansia per quel figlio unico che dovrà partire per un lungo viaggio, e la drammatica confisca dei beni che lascerà la famiglia con una sola certezza: la presenza reciproca.

Una mappa per le famiglie di oggi

Le vicende di Tobi e Anna ci lasciano tre grandi spunti di riflessione per il nostro "qui e ora", perché come sappiamo, nulla è mai come prima e ogni stagione della vita ci fa percepire gioie e dolori in modo diverso:

1. La spiritualità dei piccoli passi: La sequela di Dio non richiede gesti eroici fuori dal mondo. Per Tobi e Anna si snoda attraverso i fatti quotidiani, le separazioni, i ricongiungimenti e la gestione delle risorse familiari. Il matrimonio stesso si configura come un vero e proprio percorso di santità.
2. Il valore delle relazioni intergenerazionali: La storia di questa coppia non sarebbe la stessa senza la trasmissione della fede ricevuta dalla nonna Debora. I nonni non sono solo memoria storica, ma pilastri educativi capaci di generare nello spirito quando i genitori sono assenti o indifferenti.
3. Una carità che unisce: Di fronte alle ingiustizie e alla sofferenza, Tobi non si chiude nel proprio privato. Questo è un richiamo potente per le coppie moderne: non isolarsi nel proprio vissuto, ma aprirsi alla storia della comunità.

Il messaggio profondo che Tobi e Anna consegnano alle nostre famiglie è un invito alla speranza. Anche quando le strade diventano impraticabili e ci si sente sradicati, non siamo soli. Lo Spirito Santo lavora con infinita tenerezza nelle trame della nostra vita coniugale, pronto a guarire le nostre ferite e a ricordarci che, nonostante tutto, Dio è buono (significato, appunto, del nome Tobia).

E nella vostra casa? Qual è la difficoltà più grande che incontrate nel parlare di fede o nel trasmettere i valori ai figli? Quali sono stati i passaggi della vostra storia di famiglia in cui avete avvertito, proprio come Tobi e Anna, la mano di Dio che incrociava la vostra strada?


Famiglia, cuore del Vangelo: riscoprire la missione di essere padre e madre

Viviamo in una società che privilegia l'emozione immediata e la soddisfazione personale, rendendo più difficile per i giovani costruire una solida identità e orientarsi verso valori duraturi. Ma questa fragilità non riguarda solo i figli: spesso anche gli adulti faticano a vivere relazioni profonde e a trasmettere punti di riferimento chiari.

La risposta non è una strategia educativa innovativa, ma un ritorno all'essenziale: riscoprire la centralità della coppia. Il dono più grande che un padre e una madre possono fare ai propri figli è amarsi autenticamente. Da questo amore nasce una famiglia capace di educare, accompagnare e indicare una direzione, senza confondere l'amore con l'assenza di regole o di responsabilità.

La riflessione biblica mostra come la famiglia non sia una semplice istituzione sociale, ma il luogo scelto da Dio per manifestarsi nella storia. L'Incarnazione stessa passa attraverso una famiglia. Per questo anche la Chiesa è chiamata a essere sempre più una famiglia: un luogo che accoglie, genera, accompagna e nutre la vita delle persone.

venerdì 12 giugno 2026

​ Essere Famiglia Oggi: La Cerniera Sospesa tra Cielo, Terra e Società


Nel panorama fluido e in costante mutamento del mondo contemporaneo, parlare di famiglia significa spesso addentrarsi in un territorio segnato da profonde sfide e fragilità storiche. Eppure, per chi vive la vocazione del matrimonio cristiano, questa istituzione non è un residuo del passato, ma una forza viva: una vera e propria cellula vitale del mondo, chiamata a costruire il futuro.

Ma cosa significa, in concreto, essere una "famiglia cristiana" oggi? Lungi dall'essere un'isola felice e isolata dal mondo, la famiglia è chiamata a riscoprire una duplice missione: un custode dell'amore al suo interno e un motore di cambiamento sociale al suo esterno.

La Rivoluzione Interna: Custodire l'Amore e il Dialogo

Il primo grande compito di una coppia è "diventare ciò che è" (GP II). All'interno delle mura domestiche, la famiglia si costruisce come una piccola Chiesa Domestica. Questo non avviene per magia, ma attraverso scelte quotidiane e concrete:

  • L’arte del dialogo: Il dialogo è lo spazio vitale in cui la coppia cresce e si specchia. Dialogare significa compenetrare due mondi senza che l'uno assorba l'altro o ne annulli l'identità. È il luogo dove le persone non appassiscono, ma fioriscono.

  • Un amore oblativo e totale: Sperimentare l'amore cristiano significa accogliere lo stile di Cristo, un amore pronto ad abbassarsi e a servire il bene dell'altro.

  • Aperti alla vita e ai valori: Diventare collaboratori della Provvidenza, proteggendo la vita in ogni sua fase ed educando i figli alla fraternità e alla gratuità, in un mondo che troppo spesso viaggia a velocità opposte.

​La famiglia: molto più di una questione privata

In un tempo segnato da individualismo, cambiamenti culturali e trasformazioni sociali profonde, parlare di famiglia può sembrare fuori moda. Eppure, proprio oggi, la famiglia continua a rappresentare una delle risorse più preziose per la persona e per la società.

La famiglia non è soltanto un luogo di affetti privati, ma un autentico soggetto sociale, capace di generare relazioni, educazione, solidarietà e futuro.

La famiglia come prima scuola di umanità

La famiglia è il primo luogo in cui impariamo a vivere con gli altri. È qui che facciamo esperienza della diversità, dell'accoglienza, del dialogo, del rispetto reciproco e della gratuità. Attraverso le relazioni quotidiane impariamo che la vita non ruota attorno al nostro ego, ma si costruisce nell'incontro con l'altro.

In particolare, la famiglia è chiamata oggi a educare al dialogo in una società sempre più multiculturale. Essa può diventare una palestra di convivenza, insegnando ad accogliere le differenze senza paura e a considerare l'altro non come una minaccia, ma come una ricchezza.

lunedì 5 gennaio 2026

​Colossesi 3 - Prassi Familiare

1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 

12Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, 13 sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, …

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. 14Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. 15E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!

16La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. … 17E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.

18Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore.

19Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. 20Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. 21Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

23Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24sapendo che dal Signore riceverete come ricompensa l'eredità. Servite il Signore che è Cristo! 

mercoledì 18 giugno 2025

Famiglia Ulma

Monsignor Gądecki, presidente dei vescovi polacchi, ha introdotto il libro dedicato alla famiglia Ulma, beatificata per aver nascosto ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Józef e Wiktoria Ulma, insieme ai loro sette figli – incluso uno ancora nel grembo materno – furono uccisi dai nazisti per il loro gesto eroico. Per la prima volta, la Chiesa ha beatificato un nascituro, riconoscendone il martirio attraverso il "battesimo di sangue". Questo evento rappresenta un forte segno di speranza per i genitori che perdono figli prima della nascita e un esempio luminoso di amore cristiano vissuto fino all'estremo sacrificio.



martedì 17 dicembre 2024

Ci vediamo a casa. De Palo, Gambini.



"Ci vediamo a casa" - Una riflessione sulla famiglia e la vita  

Il libro esplora i temi profondi della famiglia, dell'educazione, del perdono e del significato della vita attraverso una prospettiva intima e sincera. Gli autori mettono in luce come la vita non sia governabile con appuntamenti o schemi rigidi, proprio come la morte. Se non si impara ad attendere con pazienza e fiducia, non si sarà capaci di accogliere né l'una né l'altra.  

 I figli specchio  
I figli riflettono il nostro passato e ci confrontano con le nostre radici, mostrando le pieghe dell'infanzia che hanno modellato il nostro io. Tuttavia, è spesso più difficile perdonare i propri figli perché, in realtà, si è incapaci di perdonare se stessi. Ci si lascia poco spazio per la sorpresa, pensando di sapere già tutto di loro, trattandoli come un'estensione di sé. Questa relazione complessa si intensifica quando la famiglia cresce. Avere tre figli, ad esempio, viene descritto come uno spartiacque, un'esperienza che sfida paure e ansie, ma che allo stesso tempo inebria di speranza e desiderio di vita.  

Il vero potere di un padre risiede nella capacità di aiutare sempre i figli a rialzarsi, indipendentemente dagli ostacoli. Tuttavia, i genitori devono imparare a concedere ai figli l'autonomia necessaria per crescere, evitando di delegare l'educazione agli amici o alla società. Imporre regole diventa fondamentale soprattutto quando i figli crescono, perché è proprio in quel momento che hanno più bisogno di principi chiari e valori solidi. I giovani non sono scandalizzati dall'esistenza delle regole, ma dall'ambiguità con cui queste vengono applicate.  

Il perdono è una delle tematiche centrali del libro, descritto come un atto che trascende la ragione umana. Non si tratta di un gesto umano razionale, spesso intriso di vendetta e oblio, ma di un'esperienza mistica, un abbandono a una forza superiore. È un dono che ci invita a ricostruire ciò che si è rotto, un atto che richiede fatica e coraggio. Proprio come l'amore, il perdono non si può comprendere pienamente, ma può abitare chi è disposto ad accoglierlo.  

La famiglia è presentata come un'occasione unica di confronto con il mondo. Essa insegna l'importanza del sacrificio, della speranza e del dialogo. Lasciare che i figli si sentano abbandonati qualche volta è parte della loro crescita, poiché li sprona a camminare da soli. Pregare e affidare i propri figli a qualcosa di più grande, come un padre divino, rappresenta un atto di fiducia e di amore.  

 Educazione e maternità  
L'educazione è vista come un processo continuo in cui tutto contribuisce alla crescita. Non si tratta solo di dire di no, ma di offrire ai figli nuovi orizzonti e strumenti per interpretare il mondo. Educare significa mostrare che la vita è bella e degna di essere vissuta con pienezza. Le madri, in particolare, vengono descritte come "luoghi" dove si cresce, figure che incarnano la cura e l'attesa. La maternità è un'esperienza unica che esprime amore e dedizione, rendendo ogni momento un'occasione per commuoversi e stupirsi.  

 Il segreto della felicità  
Alla base della riflessione del libro c'è l'idea che la felicità si trovi nella capacità di cogliere la bellezza e il significato profondo delle piccole cose. La famiglia è il luogo dove imparare a dare il meglio di sé, perché i figli meritano il meglio, non ciò che avanza. È uno spazio dove si educa attraverso l'esempio e si impara a vivere pienamente, affrontando insieme le sfide della vita.  

In conclusione, Ci vediamo a casa è un inno alla famiglia come luogo di crescita, amore e speranza. Attraverso la fatica del perdono, la bellezza dell'educazione e il coraggio di affrontare la vita insieme, il libro invita a guardare la vita con stupore, accogliendo la sfida di viverla appieno.


giovedì 21 novembre 2024

I primi passi - Vincent van Gogh



L'opera I primi passi, realizzata da Vincent van Gogh nel gennaio-febbraio del 1890, si trova al Metropolitan Museum of Art di New York. Van Gogh, in quel periodo, era ospite di un manicomio a Saint-Rémy, in Francia, e il quadro è stato dipinto senza uscire di casa, sei mesi prima della sua morte. Nato nel 1853 nel Sud dell'Olanda da un pastore protestante, Van Gogh ha avuto una gioventù segnata da un fervore religioso e ha cercato di imitare figure come san Paolo. Fu suo fratello Theo a incoraggiarlo a dedicarsi alla pittura. Sebbene non scelga spesso temi religiosi, la sua arte diventa una meditazione intensa sulla vita.

Nel dipinto, i genitori del bambino sono rappresentati con colori che simboleggiano la vita e la "maternità di Dio", mentre il bambino fa i suoi primi passi, che simboleggiano il cammino della vita, con i rischi e le cadute che comporta. La scena evoca il desiderio innato di raggiungere il padre, rappresentato dalle mani tese del bambino. Il cammino è punteggiato da simboli di vita e morte, come il fosso alla fine del percorso, ma le mani del padre sono pronte a sostenerlo, suggerendo una continua connessione e fiducia tra genitori e figli.


venerdì 1 novembre 2024

La sfida educativa. Benedetto XVI.

Papa Benedetto XVI, nel suo messaggio di inizio anno (2012), ha sottolineato l'importanza fondamentale dell'educazione, in particolare quella dei giovani, per costruire un futuro di pace e giustizia. Partendo dalla benedizione sacerdotale di Mosè e dalla figura di Maria, il Papa ha evidenziato come la benedizione divina sia la fonte d'ogni bene e di ogni pace. Gesù Cristo, incarnazione di Dio, è la suprema benedizione per l'umanità.

L'educazione, secondo il Papa, è un elemento chiave per:

  • Costruire una società più giusta e pacifica: Educare i giovani alla verità, alla giustizia e al rispetto per gli altri significa prepararli a diventare cittadini attivi e responsabili.
  • Trasmettere i valori cristiani: La fede cristiana offre un solido fondamento per l'educazione, promuovendo valori come l'amore, la speranza e la carità.
  • Contrastare il relativismo e l'individualismo: In un mondo caratterizzato dalla frammentazione e dall'incertezza, l'educazione è un'ancora di salvezza che aiuta a ritrovare un senso e uno scopo nella vita.

Il ruolo della famiglia e della scuola: Il Papa sottolinea l'importanza della famiglia come primo luogo di educazione, ma riconosce anche il ruolo fondamentale della scuola e delle altre istituzioni educative.

La sfida educativa: Educare i giovani oggi è una sfida complessa, a causa dei rapidi cambiamenti sociali e culturali. Tuttavia, il Papa è convinto che sia possibile formare giovani generosi e responsabili, capaci di costruire un futuro migliore per tutti.

In conclusione, il messaggio del Papa è un invito a investire nell'educazione come strumento per promuovere la pace, la giustizia e la fraternità tra i popoli. Solo attraverso una solida formazione, i giovani potranno affrontare le sfide del futuro e costruire un mondo più umano e solidale.


mercoledì 30 ottobre 2024

La lettura della Bibbia in famiglia

Riassunto della Lettera dell'Arcivescovo Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze alle Famiglie (2009)

L'importanza della Parola di Dio nella vita familiare

L'Arcivescovo, nella sua lettera, invita le famiglie a dare un posto centrale alla Parola di Dio nella loro vita quotidiana. Egli sottolinea l'importanza di integrare la lettura e la meditazione della Bibbia nelle attività familiari, al fine di rafforzare la fede e costruire una vita cristiana autentica.

Cosa significa "Parola di Dio"?

L'Arcivescovo spiega che la Parola di Dio è più di un semplice libro: è la rivelazione di Dio all'umanità, attraverso la storia, le azioni e le parole di Gesù Cristo. Essa si trasmette di generazione in generazione attraverso la tradizione della Chiesa e trova la sua forma più compiuta nella Sacra Scrittura.

sabato 31 dicembre 2016

Buon 2017 e che la Famiglia di Nazaret sia da esempio


Amore mio,

Bella giornata oggi a Modena: fredda, ma limpida.
Oggi è anche il giorno del mio compleanno: tempo di bilanci quindi...

Il mio (nostro) regalo arriverà tra qualche giorno quando diventerò papà per la seconda volta. Non sta a noi decidere il giorno esatto, ma Tobia troverà una famiglia pronta ad accoglierlo, nonostante le nostre fragilità.

Questa settimana è stata importante: abbiamo avuto modo di riflettere, sui nostri difetti come genitori e come sposi. Non siamo riusciti a fare i "giri" che avremmo voluto, ma abbiamo "vissuto" appieno la nostra famiglia, sia la monotonia della quotidianità, che la straordinarietà di essere tutti insieme. 

E' passato in fretta anche questo Natale, ormai sempre più festa del regalo, che non festa della nascita del Salvatore. Il mio sguardo torna a fissarsi su quel presepe e su quella famiglia rappresentata. Una famiglia modesta che ha dovuto modificare il proprio progetto di vita mettendolo a disposizione del Signore. Quel bambino era (ed è) il Salvatore tanto atteso: affidato proprio a loro, nato lontano dalle luci della città, in una mangiatoia. 

Chissà com'era Gesù da bambino? Dormiva alla notte? Mangiava senza capricci? Era affettuoso? Chissà.. sicuramente non sarà stato facile. 

E il nostro bimbo? Quanto ci vuole bene Giosuè? Tanto e tante volte lo ha dimostrato questa settimana! E' stato ammalato diversi giorni, ma è stato sempre sereno, perché sentiva la nostra presenza. Perdona sempre i nostri difetti, quando alziamo la voce, quando siamo stanchi e perdiamo la pazienza. Lui è sempre lì a perdonarci. Se solo fossimo così anche noi nei confronti del Padre...

Dobbiamo essere forti e saldi, 
pronti alle sfide della vita, 
trovare il tempo per il Signore, 
come la famiglia di Nazaret (modello di perfezione).

Ricordi: Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? (Rm 8)

Preghiamo per la famiglia.

Preghiamo per tutti queli sposi che non hanno ancora potuto accogliere un figlio. 

Preghiamo anche per quelli a cui è "capitato" all'improvviso (come alla famiglia di Nazaret).

Preghiamo per quegli amici e famigliari che non ci sono più.

Preghiamo per chi è povero e nella difficoltà (come la famiglia di Nazaret).

Preghiamo per chi ci ha dato fastidio, per chi non ci capisce, per chi ci fa faticare.

Sia la famiglia di Nazaret il modello per la nostra famiglia.

Coraggio e Buon anno nuovo.

Tuo, Filippo.




venerdì 27 giugno 2014

Dalla pancia, Lettera di un bimbo alla mamma.

Fra poco nascerò, mamma. Ho già cominciato a conoscerti, anche se, nel caldo buio dei tuo utero, io non posso immaginare il tuo volto. Però ti conosco un poco, quando tu e papà mettete una mano sulla tua pancia, per sentire se ci sono.
Sì, ci sono: ho voglia di esserci: quando, inseguendo le istruzioni della vita, spingerò per uscire e il mondo sconosciuto mi si precipiterà addosso, so che ci sei tu. Vorrei subito riposare su di te, proprio nel momento in cui strillerò per respirare: vorrei sentire subito il tuo calore, per imparare che io e te siamo un intero. Tutti e due poi faticheremo, pian piano, ad imparare che non siamo una cosa sola. Quando io urlerò inquieto, tirerò fuori tutto il mio fiato, sarò preda di strane imperscrutabili rabbie (per i rumori, per il bagnato, per i colori violenti, per il mio panino, per il vomito che mi affiora, per il sonno cui non riesco ad abbandonarmi, per.. per...), mi basterà che tu mi tocchi la manina grinzosa, basterà che tu mi tenga disteso fra le tue braccia, basterà...

Lo so che a te non sembrerà bastarmi per niente: perché continuerò ad urlare, magari. Ma non pensare che tu non mi basti, che tu non mi raggiungi, che tu non ci sai fare. Non pensarlo, mamma. Perché questo mi allarmerebbe e così io non potrei calmarti perché tu calmi me: è un circolo, lo sai. Un circolo sorprendente, con i suoi lati misteriosi: tu farai la scoperta, meglio l'esperienza, che io dipendo da te e io che tu dipendi da me, perché sarò io a farti appagata e serena quando risponderò alle tue cure.

Sai, troveremo il nostro posto; un posto che già intuisco: è quella poltrona alta, bianca, un po'rigida, con grandi cuscini. Già da ora, quando mi pensi, ti rilassi li. E mi senti. A proposito, cosa pensi? Già vi date da fare per me, ormai non parlate d'altro, già, quasi per scherzo, papà ti chiama «mamma». Anche tu lo chiami papà, vero? E gli permetterai di toccarmi, di farmi il bagnetto, di cambiarmi, di addormentarmi? Così sarò ancora più sicuro, perché imparerò che voi due, per me, siete scambiabili e, quando ci sarà uno, io sarò sicuro come quando ci sarà l'altro.

Oh, non proprio scambiabili: il latte lo prenderò dal tuo seno e, quando lo sentirò morbido, pieno, con quell'odore che imparerò subito a distinguere, allora sarò "restituito" all'intero. Il latte buono, che mi nutre e mi rassicura, metterà un punto fermo alle angosce indistinte del mio mondo interno, là in quel punto segreto dove io "so" di essere buono: perché sono stato nutrito, riempito con la sovrabbondanza; al punto che ti sembrerò una botticella colma che lascia perfino rigurgitare il di più.

Ma il tuo seno sarà anche il mio primo mondo esterno, ed è grazie ad esso che deciderò che il mondo è un luogo di cui ci si può fidare, che vale la pena di vivere, che tue papà generandomi mi avete dato questa buona notizia.
E imparerò ad aspettare, sai, perché i tuoi ritmi mi rassicureranno: quando sentirò i crampi della fame spadroneggiare nel mio piccolo stomaco, imparerò dai tuoi gesti che si ripetono che arriverà il nutrimento.

Ecco perché, io e te, siamo un intero, anche se poi ci separeremo: io sarò tuo figlio, per sempre. E' un legame. Il primo dei legami che mi fanno essere uomo.

Il tuo primogenito.

martedì 13 agosto 2013

Famiglia e Matrimonio un po' di ordine.

Lo Stato si occupa della famiglia e riconosce la famiglia come propria cellula fondamentale non per garantire dei diritti ai coniugi o per riconoscere l’amore fra i due, ma in funzione della necessità dello Stato stesso.

Semplificando: lo Stato ha bisogno di figli (scopo di ogni società è durare nel tempo) che per crescere bene, sviluppare tutte le potenzialità umane, hanno necessità di un padre e una madre dentro rapporti stabili.

Lo Stato non si occupa di quanto un marito e una moglie si vogliano bene (per fortuna !!) ma semplicemente si preoccupa della tutela dei figli, che sono il futuro della nazione.

Ecco perché gli articoli del Codice civile che si riferiscono al matrimonio sono un elenco di doveri (fedeltà, assistenza materiale e morale, coabitazione, educazione dei figli, collaborazione), non di diritti.

E marito e moglie nel matrimonio si assumono davanti alla società la responsabilità di assolvere questi doveri.

Il matrimonio non può essere ridotto a mero istituto che riconosce il vincolo affettivo tra gli sposi, che se viene meno cade il matrimonio stesso.

I diritti patrimoniali hanno senso solo se legati a questi doveri (la successione o la reversibilità della pensione), per questo non ha alcun senso chiederli per le coppie conviventi che non si assumono alcun dovere.

Se invece il convivente si assumesse anche dei doveri, allora diventerebbe una relazione matrimoniale.

domenica 23 settembre 2012

L’elogio della famiglia, prima e ultima scuola di vita.


La famiglia diventa scuola di vita e di fede perché in essa si "impara" la fiducia nella vita e la sua accoglienza, il rispetto di sé e degli altri, il servizio generoso, lo spirito di sacrificio e la gratuità, l’autocontrollo, la saggezza e la bellezza dello stare insieme. Per questo è la cellula principale della società.

Gli sposi, come tutti i cristiani, hanno il dovere di testimoniare nel mondo la speranza che li anima.
La famiglia cristiana è la prima comunità chiamata ad annunciare il vangelo e i genitori ne diventano gli araldi verso i figli. 

La famiglia cristiana ha il compito di illuminare la quotidianità secondo il disegno di Dio. 
La chiesa (fatta di famiglie) seguendo Cristo cerca la verità che non sempre coincide con la maggioranza dell’opinione. Ascolta la coscienza e non il potere.

La famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione all’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Gesù per la chiesa sua sposa.

La famiglia è fondata e vivificata dall’amore. La preghiera comune è il cemento dell'unione famigliare.

La famiglia è colei che accoglie la vita come una benedizione e come un dono: non è suo possesso.

martedì 18 settembre 2012

L'amore fondamento della famiglia.

Non tutto ciò che è moderno (anzi post-moderno) è sbagliato. Oggi si ha una concezione diversa dell'amore tra uomo e donna, se vogliamo più matura, se si escludono certi eccessi che caratterizzano la nostra società. Una volta i matrimoni venivano decisi dalle famiglie di origine, mentre chi si sposa, oggi, lo fa per convinzione e sentimento personale.

L'amore nel matrimonio è fondamentale: è importante che gli sposi si amino fortemente, altrimenti verrebbe meno il fondamento della loro famiglia, l'amore coniugale, appunto. Su quell'amore l'uomo e la donna, la "coppia", fondano il loro progetto di vita. E senza girarci tanto intorno, se c'è amore, lì c'è Dio.

Nel matrimonio cristiano l'alleanza dei fidanzati si estende a Dio: non un'alleanza sentimentale, ma una vocazione contemporanea sfociata dal cuore di lui e di lei. Ci si sente come chiamati ad amare, perchè si scopre, nella vita di tutti i giorni, che ad odiare non si sta bene.

L'amore, il suo senso di bellezza e di grandezza, anima l'uomo nella sua vita.

L'amore degli sposi è un carisma a loro donato, perchè permette loro di amare l'altro più di se stessi, sconfiggendo l'amore egoistico: questa è la vera libertà vissuta nell'unica carne.