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giovedì 26 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. Nascere fragili, morire poveri. Nembrini+Rosini.

Francesco, Dante e la "Pazzia" di mollare la presa

Questo ultimo incontro sulla Quaresima ci riserva una sorpresa: per parlare di Francesco d'Assisi non useremo i suoi testi, ma l'XI Canto del Paradiso di Dante Alighieri. Non è un vezzo accademico, ma una scelta profonda: Dante è considerato a tutti gli effetti una delle "fonti francescane" essenziali. Attraverso la sua poesia, la Chiesa ha metabolizzato e compreso la figura del Poverello.

lunedì 23 marzo 2026

Iniziare bene la giornata. #finanza

1. Non iniziare la giornata reagendo al telefono

Aprire subito telefono, social, messaggi, news o portafoglio significa consegnare la propria attenzione al mondo esterno prima ancora di essere lucidi. Questo genera confronto, richieste, ansia e agitazione.

2. Il cervello appena sveglio è vulnerabile
Nei primi minuti della giornata non siamo ancora pienamente lucidi: riempire subito la mente di stimoli e informazioni peggiora l'umore e la qualità della giornata.

3. Sapere cosa è giusto non significa farlo
Molti sanno che certe abitudini (controllare continuamente il telefono o il portafoglio) sono dannose, ma la difficoltà vera è comportarsi in modo coerente con ciò che già si sa.

4. Lo stesso vale negli investimenti
In teoria sappiamo tutti che non bisogna farsi prendere dal panico quando i mercati scendono, ma nella pratica l'emotività spinge a controllare continuamente e a reagire impulsivamente.

5. La disciplina si prepara prima
Per evitare decisioni emotive serve stabilire in anticipo delle regole: controllare meno il portafoglio, agire solo se cambiano i fondamentali e non per l'ansia del momento.

6. Difendere la propria lucidità è la vera strategia
Nei mercati difficili non vince chi ha più informazioni, ma chi riesce a restare abbastanza calmo da non fare errori.

sabato 21 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. In Paradiso senza carrozza. Rosini+Nembrini

Don Fabio Rosini:

Oggi annunciare la fede non significa tanto rivelare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto smascherare qualcosa di falso. Il problema che abbiamo davanti è culturale: nel tempo, la trasmissione della fede è stata spesso deformata. Per questo, più che proclamare il cristianesimo, siamo chiamati a smontare il "falso cristianesimo" che si è radicato nel cuore delle persone e nella mentalità comune. Da una parte, noi cristiani lo abbiamo talvolta presentato in modo poco credibile; dall'altra, il mondo lo ha ulteriormente deformato.

C'è, ad esempio, una grande confusione tra la vita cristiana e una certa morale di stampo vittoriano, fatta di doveri, imposizioni e rigidità: una cosa ben diversa dal Vangelo. A questo si aggiunge un sentimentalismo diffuso: quando non si riesce a dire qualcosa di incisivo, si scivola nel tono lamentoso, nel linguaggio emotivo e un po' zuccheroso. Così, il cristianesimo viene ridotto a qualcosa di superficiale, quasi "appiccicoso", perdendo la sua forza.

Un esempio emblematico è il testo che vogliamo affrontare oggi: il celebre "fioretto della perfetta letizia". Già l'espressione "perfetta letizia", in realtà, è fuorviante: è una versione addolcita di un testo originariamente molto più duro e persino scomodo, che troviamo negli Acta Beati Francisci, tra le prime testimonianze dirette su Francesco.

venerdì 13 marzo 2026

Francesco: Il dito e la luna. Il cantico delle creature. Nembrini

Il contesto del Cantico delle Creature

Da dove cominciare per parlare del Cantico delle Creature?
È un testo molto noto, anche molto breve: lo si può leggere in pochi minuti. Ma il punto non è soltanto leggerlo. Dobbiamo collocarlo dentro il cammino quaresimale, che dovrebbe aiutarci a prepararci alla Pasqua.

E prepararsi alla Pasqua significa entrare in un cammino di conversione, cioè di cambiamento dello sguardo.

Nelle prime due serate abbiamo provato a mettere a fuoco proprio questo: il problema è imparare a vedere.
Vedere con occhi nuovi.
Accorgerci di cose che prima non vedevamo.

In fondo il carisma di san Francesco si può riassumere proprio in questo verbo: vedere.

Che cosa vedeva Francesco quando guardava le creature?
Che cosa vedeva quando guardava il dolore, le ferite, la fatica degli uomini?

E soprattutto: che sguardo ha incontrato lui, per arrivare poi a guardare tutto in quel modo?

mercoledì 11 marzo 2026

Francesco: il dito e la luna. La paternità di Francesco. Rosini + Nembrini

L'obbedienza e la misericordia alla scuola di San Francesco

È il secondo incontro di un percorso quaresimale dedicato alla figura e all'insegnamento di San Francesco d'Assisi. Dopo aver riflettuto sull'umiltà nel primo appuntamento, questa volta l'attenzione si concentra su un'altra parola chiave del suo cammino spirituale: l'obbedienza, strettamente legata alla misericordia.

Una lettera di Francesco a un ministro

Il punto di partenza della riflessione è una lettera scritta da Francesco tra il 1221 e il 1223. In quel periodo l'ordine dei frati minori era in forte crescita e uno dei ministri, incaricato di guidare una comunità, si trovava in grande difficoltà. Stanco dei problemi e delle tensioni tra i frati, aveva chiesto a Francesco di essere sollevato dal suo incarico per potersi ritirare in un eremo e vivere più tranquillamente la vita religiosa.

La risposta di Francesco è sorprendente. Non gli concede di fuggire dalle difficoltà, ma lo invita a rimanere dove si trova. Gli dice, in sostanza, che la vera obbedienza non consiste nel cercare una vita più facile, ma nell'accogliere le circostanze concrete in cui Dio ci pone.

Francesco scrive:

«Tutte le cose che ti impediscono di amare il Signore Dio e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti picchiassero, tutto questo devi ritenere come grazia.»

Queste parole possono sembrare paradossali. Come possono essere una grazia le difficoltà, le incomprensioni o perfino le offese? Francesco vuole far comprendere che Dio agisce anche attraverso le contraddizioni della vita. Le situazioni che ci mettono alla prova diventano il luogo in cui la fede cresce e si purifica.