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sabato 13 giugno 2026

Custodire il Mistero dell'Amore

Il matrimonio non è semplicemente il traguardo formale di una storia d'amore, né un elemento puramente accessorio o ornamentale della vita coniugale. Al contrario, rappresenta l'inizio effettivo di un cammino dinamico e di un processo continuo di crescita, nel quale due persone imparano giorno dopo giorno ad amarsi e a esistere reciprocamente l'una per l'altro. Dall'essenza dei legami affettivi fino alla grazia del sacramento, l'amore sponsale si rivela come una scommessa totale sull'assoluto , capace di trasformare la fragilità umana in un riflesso dell'amore divino.

L'Arte di «Addomesticare»: Creare Legami Unici in un Mondo di Distrazioni

Per comprendere l'esclusività del legame matrimoniale, è fondamentale recuperare un concetto radicato nella poesia e nella cura: il significato dell'addomesticare. Come evidenziato nel celebre dialogo tra il piccolo principe e la volpe di Antoine de Saint-Exupéry, addomesticare è un'azione ormai dimenticata che significa essenzialmente «creare legami».

Prima che si stabilisca questo vincolo, gli esseri umani rimangono immersi in una condizione di reciproco anonimato: un uomo non è che un ragazzino uguale a centomila altri ragazzini, così come una volpe è del tutto identica a centomila sue simili. In questo stato, non sussiste alcun bisogno profondo l'uno dell'altro. Tuttavia, la decisione di addomesticarsi vicendevolmente introduce una metamorfosi radicale all'interno dell'esistenza:

L'irruzione dell'unicità: Attraverso il legame, si inizia ad aver bisogno l'uno dell'altro, diventando reciprocamente unici e insostituibili al mondo.

Una vita illuminata: L'intera esistenza viene sottratta all'oscurità della routine e appare come illuminata da una luce nuova.

La musica dei passi: Si impara a conoscere e distinguere un rumore di passi differente da tutti gli altri. Mentre i passi ordinari spingono a nascondersi sottoterra, il passo della persona amata possiede la forza di far uscire dalla tana, richiamando l'anima come una musica meravigliosa.

La trasfigurazione della realtà: Persino gli elementi esterni cambiano significato. Il grano dorato, precedentemente inutile, diventa un costante promemoria della persona amata, permettendo di guadagnare per sempre il «colore del grano».

Il viaggio di Tobi e Anna: custodire l’amore e la fede nelle tempeste della vita

Se cerchiamo una storia capace di parlarci senza filtri di cosa significhi essere coppia oggi, la risposta si trova in un antico racconto biblico: la storia di Tobi e Anna.

Il Libro di Tobia non è un trattato teologico astratto sul matrimonio; è il diario di bordo di una vita coniugale vera, fatta di partenze, incomprensioni, prove durissime, solidarietà e sradicamenti. Tobi e Anna sono, a tutti gli effetti, due sposi specchio del nostro tempo, che ci insegnano come il matrimonio sia, prima di tutto, un incredibile viaggio nella vita.

Tobi: il custode della memoria e della carità

La figura di Tobi ci affascina per una coerenza che potremmo definire monumentale. Rimasto orfano in tenera età, deve la sua educazione spirituale a una figura speciale: la nonna Debora. È in famiglia, grazie al ruolo insostituibile dei nonni, che Tobi impara che la fede non è un'idea, ma una pratica quotidiana. Anche quando si ritrova in esilio a Ninive, lontano dalla sua terra e circondato da un ambiente in profonda crisi di valori, Tobi sceglie di non assimilarsi. Decide di "imporre una dieta ai propri sensi", selezionando ciò che fa bene all'anima e rifiutando ciò che intossica il cuore. La sua fede si traduce in un’attenzione viscerale agli ultimi: sfama gli affamati, veste gli ignudi e, sfidando i divieti del re e rischiando la vita, si dedica a seppellire i morti della sua gente. Tobi ci ricorda che essere custodi del passato e delle tradizioni ha valore solo se si trasforma in una carità concreta nel presente.

Anna: la fedeltà nella prova quotidiana

Accanto a questo gigante della coerenza c'è Anna. Tobi la descrive come la "sua" donna, l'ha sposata all'interno della sua parentela e insieme hanno dato alla luce il figlio Tobia. Anna è la colonna portante di una famiglia che deve fare i conti con la miseria, l'esilio e i continui scossoni politici.

La loro storia ci svela una verità consolante: l'amore coniugale non è perfetto. Il testo ci suggerisce che Tobi è profondamente legato ad Anna, ma a volte si mostra "incoerente nel manifestarlo". Quante volte capita anche nelle nostre case? Ci si ama profondamente, ma la fatica della quotidianità, la paura del futuro e le incomprensioni creano una distanza nel modo di comunicare. Eppure, Anna resta. Condivide la precarietà, l'ansia per quel figlio unico che dovrà partire per un lungo viaggio, e la drammatica confisca dei beni che lascerà la famiglia con una sola certezza: la presenza reciproca.

Una mappa per le famiglie di oggi

Le vicende di Tobi e Anna ci lasciano tre grandi spunti di riflessione per il nostro "qui e ora", perché come sappiamo, nulla è mai come prima e ogni stagione della vita ci fa percepire gioie e dolori in modo diverso:

1. La spiritualità dei piccoli passi: La sequela di Dio non richiede gesti eroici fuori dal mondo. Per Tobi e Anna si snoda attraverso i fatti quotidiani, le separazioni, i ricongiungimenti e la gestione delle risorse familiari. Il matrimonio stesso si configura come un vero e proprio percorso di santità.
2. Il valore delle relazioni intergenerazionali: La storia di questa coppia non sarebbe la stessa senza la trasmissione della fede ricevuta dalla nonna Debora. I nonni non sono solo memoria storica, ma pilastri educativi capaci di generare nello spirito quando i genitori sono assenti o indifferenti.
3. Una carità che unisce: Di fronte alle ingiustizie e alla sofferenza, Tobi non si chiude nel proprio privato. Questo è un richiamo potente per le coppie moderne: non isolarsi nel proprio vissuto, ma aprirsi alla storia della comunità.

Il messaggio profondo che Tobi e Anna consegnano alle nostre famiglie è un invito alla speranza. Anche quando le strade diventano impraticabili e ci si sente sradicati, non siamo soli. Lo Spirito Santo lavora con infinita tenerezza nelle trame della nostra vita coniugale, pronto a guarire le nostre ferite e a ricordarci che, nonostante tutto, Dio è buono (significato, appunto, del nome Tobia).

E nella vostra casa? Qual è la difficoltà più grande che incontrate nel parlare di fede o nel trasmettere i valori ai figli? Quali sono stati i passaggi della vostra storia di famiglia in cui avete avvertito, proprio come Tobi e Anna, la mano di Dio che incrociava la vostra strada?


Famiglia, cuore del Vangelo: riscoprire la missione di essere padre e madre

Viviamo in una società che privilegia l'emozione immediata e la soddisfazione personale, rendendo più difficile per i giovani costruire una solida identità e orientarsi verso valori duraturi. Ma questa fragilità non riguarda solo i figli: spesso anche gli adulti faticano a vivere relazioni profonde e a trasmettere punti di riferimento chiari.

La risposta non è una strategia educativa innovativa, ma un ritorno all'essenziale: riscoprire la centralità della coppia. Il dono più grande che un padre e una madre possono fare ai propri figli è amarsi autenticamente. Da questo amore nasce una famiglia capace di educare, accompagnare e indicare una direzione, senza confondere l'amore con l'assenza di regole o di responsabilità.

La riflessione biblica mostra come la famiglia non sia una semplice istituzione sociale, ma il luogo scelto da Dio per manifestarsi nella storia. L'Incarnazione stessa passa attraverso una famiglia. Per questo anche la Chiesa è chiamata a essere sempre più una famiglia: un luogo che accoglie, genera, accompagna e nutre la vita delle persone.

venerdì 12 giugno 2026

​ Essere Famiglia Oggi: La Cerniera Sospesa tra Cielo, Terra e Società


Nel panorama fluido e in costante mutamento del mondo contemporaneo, parlare di famiglia significa spesso addentrarsi in un territorio segnato da profonde sfide e fragilità storiche. Eppure, per chi vive la vocazione del matrimonio cristiano, questa istituzione non è un residuo del passato, ma una forza viva: una vera e propria cellula vitale del mondo, chiamata a costruire il futuro.

Ma cosa significa, in concreto, essere una "famiglia cristiana" oggi? Lungi dall'essere un'isola felice e isolata dal mondo, la famiglia è chiamata a riscoprire una duplice missione: un custode dell'amore al suo interno e un motore di cambiamento sociale al suo esterno.

La Rivoluzione Interna: Custodire l'Amore e il Dialogo

Il primo grande compito di una coppia è "diventare ciò che è" (GP II). All'interno delle mura domestiche, la famiglia si costruisce come una piccola Chiesa Domestica. Questo non avviene per magia, ma attraverso scelte quotidiane e concrete:

  • L’arte del dialogo: Il dialogo è lo spazio vitale in cui la coppia cresce e si specchia. Dialogare significa compenetrare due mondi senza che l'uno assorba l'altro o ne annulli l'identità. È il luogo dove le persone non appassiscono, ma fioriscono.

  • Un amore oblativo e totale: Sperimentare l'amore cristiano significa accogliere lo stile di Cristo, un amore pronto ad abbassarsi e a servire il bene dell'altro.

  • Aperti alla vita e ai valori: Diventare collaboratori della Provvidenza, proteggendo la vita in ogni sua fase ed educando i figli alla fraternità e alla gratuità, in un mondo che troppo spesso viaggia a velocità opposte.

​La famiglia: molto più di una questione privata

In un tempo segnato da individualismo, cambiamenti culturali e trasformazioni sociali profonde, parlare di famiglia può sembrare fuori moda. Eppure, proprio oggi, la famiglia continua a rappresentare una delle risorse più preziose per la persona e per la società.

La famiglia non è soltanto un luogo di affetti privati, ma un autentico soggetto sociale, capace di generare relazioni, educazione, solidarietà e futuro.

La famiglia come prima scuola di umanità

La famiglia è il primo luogo in cui impariamo a vivere con gli altri. È qui che facciamo esperienza della diversità, dell'accoglienza, del dialogo, del rispetto reciproco e della gratuità. Attraverso le relazioni quotidiane impariamo che la vita non ruota attorno al nostro ego, ma si costruisce nell'incontro con l'altro.

In particolare, la famiglia è chiamata oggi a educare al dialogo in una società sempre più multiculturale. Essa può diventare una palestra di convivenza, insegnando ad accogliere le differenze senza paura e a considerare l'altro non come una minaccia, ma come una ricchezza.

domenica 11 gennaio 2026

Non desiderare la vita d'altri. Costanza Miriano

Oggi esploriamo insieme il pensiero di Costanza Miriano nel suo libro "Non desiderare la vita d'altri". Non è solo un commento a un comandamento, ma un vero e proprio manuale di sopravvivenza spirituale per chi è stanco di correre dietro a desideri che non saziano mai.

La Riconoscenza come Misura della Felicità

Il segreto per non desiderare la vita d'altri è riscoprire la bellezza e la densità della propria.

Come diceva Chesterton, la misura di ogni felicità è la riconoscenza. Ogni giorno è un combattimento contro la tristezza. Inizia oggi stesso: elenca dieci cose per cui ringraziare. Scoprirai che, una volta iniziato, è difficile fermarsi. La realtà, con tutte le sue fatiche, è l'unico luogo dove Dio ti aspetta.

Smetti di guardare altrove. Dio ha per te una storia d'amore unica ed esclusiva. Tu sei un figlio unico.

domenica 22 dicembre 2024

L'amore nel matrimonio. (cap.4 Amoris Laetitia)

La grazia del sacramento perfeziona e arricchisce l'amore degli sposi.


Le virtù del matrimonio sono nell'inno alla carità di San Paolo (1 Cor 13):

  • pazienza: sopporta ogni cosa, guida gli impulsi, senza aggredire. Avere misericordia, non pretendere rapporti "perfetti".

  • bontà: l'amore fa il bene degli altri e li promuove, senza ricompense, per il gusto di dare e servire. Ignazio l'amore si deve porre più nelle opere che nelle parole. Non si è aggressivi: ci si deve indignare delle ingiustizie. "Non tramonti il sole sulla vostra ira" (Ef4)

  • compiacimento: non è tristi/invidiosi/dispiaciuti del bene dell'altro. L'amore ci fa uscire da noi stessi, mentre l'invidia ci rinchiude nell'io. Per essere felici occorre scoprire la propria strada.

  • umiltà: non ci si vanta, non ci si deve mostrare superiori. Chi ama evita di parlare troppo di sè e di stare al centro. Non è arrogante/orgoglioso, è umile per comprendere scusare e servire. La logica dell'amore cristiano è servire per diventare grandi.

  • amabilità: essere cortesi e gradevoli nei gesti e nello sguardo, non vuol far soffrire gli altri e non vuole evidenziare i loro difetti. Capaci di parole di incoraggiamento, conforto, consolazione, stimolo. Rallegrarsi del bene e della felicità degli altri: "si è più beati nel dare che nel ricevere" (At20)

  • generosità e gratuità: non cerca il proprio interesse. E' proprio della carità voler amare che voler essere amati (Tommaso).

  • perdono "Tutto scusa": no al rancore e alla vendetta, e si comprende la debolezza altrui. Il perdono è auspicabile e possibile, anche se non è facile. La comunione famigliare si conserva col sacrificio e la disponibilità di tutti: esige una pronta e generosa disponibilità di tutti e di ciascuno alla comprensione, alla tolleranza, al perdono, alla riconciliazione. Incolpare gli altri si trasforma in un falso sollievo. C’è bisogno di pregare con la propria storia, di accettare sé stessi, di saper convivere con i propri limiti, e anche di perdonarsi, per poter avere questo medesimo atteggiamento verso gli altri. Ma questo presuppone l’esperienza di essere perdonati da Dio, giustificati gratuitamente e non per i nostri meriti. Non sparlare/diffamare, limitare il giudizio e la "lingua", nel dubbio preferire il silenzio. Parlare bene: non pretendo che il suo amore sia perfetto per apprezzarlo. Mi ama come è e come può, con i suoi limiti, ma il fatto che il suo amore sia imperfetto non significa che sia falso o che non sia reale. È reale, ma limitato e terreno. L’amore convive con l’imperfezione, la scusa, e sa stare in silenzio davanti ai limiti della persona amata.

  • fiducia e sincerità"tutto crede": no al sospetto, ma aprirsi alla libertà della relazione rinunciando a possedere/controllare.

  • speranza nel futuro "tutto spera: l'altro può cambiare ma non è detto che lo faccia come noi lo desideriamo ora, in questa vita. Abbiamo la certezza della vita dopo la morte grazie alla resurrezione. Guardare gli altri con sguardo soprannaturale.

  • sopportazione "tutto sopporta": sopportare le contrarietà, rimanere saldi. L'ideale cristiano è l'amore malgrado tutto, è eroismo tenace: lotta contro il male, il rancore, il disprezzo, le ferite.


lunedì 13 novembre 2017

Questo è il cuore del matrimonio


"A chi si vuole sposare spiego che il matrimonio è un Sacramento per discepoli, quindi sposarsi in Chiesa significa voler essere discepoli di Cristo, e lo dico chiaramente: se una persona sa già, nel proprio cuore, che dopo il matrimonio per esempio non andrà più a Messa è meglio che lasci stare. 
Se una persona invece dice sì, e desidera essere discepolo di Cristo, allora deve sapere che il comandamento è "amatevi come io vi ho amato".
È come se nel Sacramento ti venisse affidato il marito o la moglie con questo comandamento: "Amalo come l'ho amato io". 
A questo punto tiro fuori il crocifisso e ribadisco il concetto: "Cristo vi dona lo Spirito per amare così, in croce, in modo irrevocabile e indissolubile, volete amare così? Sappiate che Dio ama un peccatore fino in fondo e non retrocede mai, così dovete fare anche voi....Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?". 
Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c'è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l'identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: "Voglio amarlo come lo ami Tu", quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare? 
Questo è il cuore del matrimonio."

Padre Maurizio Botta

domenica 25 dicembre 2016

Preghiera del perdono per gli sposi

Signore donaci la forza di perdonarci e di perdonare. Aiutaci a lasciar cadere il rancore e la rabbia, per raggiungere la serenità del cuore e la felicità. "Non tramonti mai il sole sulla nostra ira".

Signore aiutaci a non giudicare, a non condannare e a non parlare male degli altri perché sull'amore saremo giudicati.

Signore perdona le nostre fragilità e mancanze: noi chiamati alla perfezione di Cristo, sappiamo imitarlo e testimoniarlo nella vita, nelle difficoltà e nelle gioie.

Amen

mercoledì 3 settembre 2014

Letture del matrimonio

Scarica qui il libretto
e la copertina


Ecco le letture che abbiamo scelto per il nostro matrimonio.



Prima Lettura. Dal libro del Deuteronomio (Dt 6, 4-13)
“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.”

Abbiamo scelto questa lettura anche per variare dalle “tipiche” di Genesi e Cantico dei Cantici (molto bello ma che rischia di essere percepito come troppo sentimentalista).
E’ la preghiera di Israele e del popolo eletto, e ci è piaciuto molto il riferimento alla casa e ai figli, di conseguenza alla propria famiglia in cui testimoniare la grandezza del Signore, che dona a noi gratuitamente senza alcun merito.

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.
Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore.
Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua,
quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.
Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile.
Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome.


Salmo 100 (99).  "L'amore del Signore è per sempre, eterna è la sua fedeltà"
Abbiamo scelto il salmo proposto dalla guida per gli sposi. Il chiaro riferimento all’amore fedele è una delle caratteristiche fondamentali dell’amore nuziale.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
Riconoscete che solo il Signore è Dio: egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome;
perché buono è il Signore,  il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.


Seconda Lettura. Dalla Prima lettera si San Giovanni Apostolo. (1Gv 3,18-24.4,7-16)
L’amore non è fatto di parole, ma di fatti e di verità.
Se ci amiamo e ci siamo innamorati abbiamo conosciuto Dio nell’altro, perché Dio è amore, è caritas, è amore vicendevole, è amore generoso che pensa prima all’altro. Grazie allo Spirito che abbiamo ricevuto nei sacramenti sappiamo che Dio è con noi.
Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Il comandamento dell’amore è il comandamento principe per i cristiani e a maggior ragione per gli sposi: non si crede ad un amore astratto, ma all’amore reale e storico di Gesù (anche se nessuno ha visto Dio), e il riflesso dell’amore di Cristo deve arrivare anche a noi. L’amore manifestato da Dio è l’amore pasquale di Cristo sulla croce: è l’amore perfetto che viene da Dio; è perfetto perché dona la vita: il Figlio assume su di se, per amore, tutte le nostre colpe.
E’ una lettura tipica del periodo post-pasquale assieme al vangelo di Gv 15. Ci siamo permessi di unire i due brani proposti di 1Gv3 e 1Gv4: questo per la difficoltà di scegliere a favore di uno solo.

Dio è amore, è anche il titolo di una delle encicliche di Benedetto 16, è il riassunto del vangelo: un amore pasquale che arriva a donare la vita del Figlio per il bene dei figli. Riconosciamo la grandezza di Dio e del suo amore, della sua invisibilità che ci lascia liberi di sceglierlo con l’amore. Nell’ambito della comunità giovannea si approfondisce ciò che viene detto nel Vangelo  fino a concludere che Dio è amore.
Emerge l’esigenza di semplicità, di essenzialità, del piccolo principe… in effetti l’amore è semplice e invisibile agli occhi..

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi:
dallo Spirito che ci ha dato.
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. 

In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 


Alleluja (3). Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Nulla potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rm8, 31b.35a.39b).
L’”alleluia” che abbiamo scelto non fa riferimento diretto al Vangelo, ma vuole significare l’affidamento a Cristo e a Dio. “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi” potrebbe essere il nostro motto, un sostegno nei momenti di difficoltà… l’ottimismo cristiano dell’uomovivo di Chesterton.

Vangelo. Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15, 1-17)
“Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore.” 
Il Signore agisce sia su chi non produce frutto, sia su quelli che lo seguono. Se si rimane in Dio, Dio rimane in noi. L’importanza di rimanere “vivi” e trarre questa vita dal tralcio (Signore). Occorre affidarsi al Signore per vivere.
Chi si affida al Signore diventa suo discepolo, diventa suo figlio, e riceve il suo amore.
Al centro del brano c’è il comandamento che riassume il decalogo “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.
Altra citazione dell’amore pasquale “dare la sua vita per i propri amici
Se accogliamo il suo vangelo saremo suoi amici e non più schiavi.
Gesù rivela il Padre, concetto base della teologia giovannea.
Ma non siamo noi a scegliere Cristo, ma è lui a scegliere noi “per portare frutto”.
Noi sposi siamo scelti per vivere assieme in una sola carne per essere luce per gli uomini.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.
Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. 

domenica 22 giugno 2014

Amici si sposano in Chiesa

Cari Amici,

visto che avete avuto il coraggio di sposarvi in Chiesa ho sentito il bisogno di scrivervi due righe sul matrimonio, vissuto come sacramento cristiano. Non preoccupatevi, non farò un predicozzo, e nemmeno un discorso dall’alto, visto che sono sposato da un solo anno...

Anche se ormai ci vediamo al massimo una o due volte all’anno, è impossibile dimenticare gli anni del Corni. Ancora oggi ricordo con gioia quel periodo. Oggi siamo diventati “grandi” e anche per noi è venuto il momento delle scelte importanti.

Tornando al matrimonio, nonostante la poca esperienza, qualcosina tuttavia penso di averla capita. Quel giorno avrete di fonte a voi la donna della vostra vita: vi siete scelti, vi siete amati, e assieme avrete già provato le prime difficoltà della vita.


Vi siete scelti perché avete capito che avete bisogno l’uno dell’altro per affrontare la vita, e non avreste potuto farlo con nessun altro al mondo. Nonostante siate diversi, amate i vostri difetti, e vi siete scelti: non è magnifico questo?

Imparate a conoscere il limite dell’altro, per non offenderlo.

Sostenetevi a vicenda soprattutto nei momenti di difficoltà, di paura e di malinconia.

Siate pronti a offrire la vostra vita, senza pensare al giudizio degli altri, perché la risposta del vostro amore è dentro di voi.

Litigate, ma con rispetto, e ridete insieme delle vostre debolezze. Fate in modo che le preoccupazioni e la stanchezza non attacchino ciò che di grande c’è tra di voi.

Parlate di tutto e senza vergogna, non abbiate segreti. Ritagliatevi un momento per voi, per parlarvi ed ascoltarvi a vicenda, ponendo la vostra coppia al centro.

Credetemi, quel giorno sarà un’esperienza magnifica, sarà scolpita nei vostri cuori e nelle vostre menti, perché scoprirete di amarvi di un amore enorme. Sarete accolti dall’amore del Signore, e questo amore sarà la vostra forza: non parlerete più come “io” e “tu”, ma come “noi”, una cosa sola.

Se avrete il coraggio di puntare tutto sul “noi” allora passeranno gli anni, ma il vostro amore non passerà.

Con gioia vi auguro un Santo Matrimonio,

Filippo.

domenica 8 settembre 2013

Un regalo per gli Sposi: la Lumen Fidei.

Cari amici,

sposandoci entrambi nel 2013, in pieno anno della fede, non possiamo fare a meno di ringraziare per questo dono. Per questo vi regaliamo la "Lumen Fidei".

Dio vi ha chiamati in questo giorno di festa per svelarvi il suo amore, un amore sicuro e affidabile.

La fede è, a maggior ragione oggi giorno, fonte di luce che dona speranza, che non oscura la nostra mente, non ci illude e non ci frena. Abbiamo bisogno di luce e la vera luce viene solo da Gesù, colui che salva.

Non rattristatevi se i cristiani o la Chiesa stessa vi deludono, ma guardate oltre, verso la Sua luce.
Una Luce che non dissipa le nostre tenebre ma illumina i nostri passi.

Con coraggio e umiltà, oggi vi affidate l’un all’altra per affrontare la vita insieme: allo stesso modo fate col Signore.

Ricordatevi: Non siete soli! 

Sposandovi nel Signore ricevete una forza che vi unirà ancora di più. Per questa ragione non scordate mai di pregare insieme.

La gente dirà “guarda come si amano”, “guarda come sperano”, “guarda quanta luce emanano”.

Vi auguriamo con tutto il cuore di essere piccoli, semplici, poveri alla maniera di Gesù.

Siate luce per i vostri amici e fratelli!

martedì 13 agosto 2013

Lettere di Aldo Moro alla moglie durante la prigionia.

Mia carissima Noretta,
Desidero farti giungere nel giorno di Pasqua, a te ed a tutti, gli auguri più fervidi ed affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia ed il piccolo in particolare. Ricordami ad Anna che avrei dovuto vedere oggi. Prego Agnese di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato ed assistito con premura.
Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio.
Aldo








Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II

IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO

Libro della Genesi
Dobbiamo collocarci nel contesto di quel «principio» biblico, in cui la verità rivelata sull'uomo come «immagine e somiglianza di Dio» costituisce l'immutabile base di tutta l'antropologia cristiana. «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1, 27). Questo passo conciso contiene le verità antropologiche fondamentali: (…) il genere umano, che prende inizio dalla chiamata all'esistenza dell'uomo e della donna, corona tutta l'opera della creazione ; ambedue sono esseri umani, in egual grado l'uomo e la donna, ambedue creati a immagine di Dio. 


I santi della liturgia del matrimonio.


Santa Gianna Beretta Molla

« Carissimo Pietro, ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana. Ti amo tanto tanto, Pietro, e mi sei sempre presente, cominciando dal mattino quando, durante la Santa Messa, all'Offertorio, offro, con il mio, il tuo lavoro, le tue gioie, le tue sofferenze, e poi durante tutta la giornata fino alla sera. » (Dalle lettere al marito del 21 febbraio e del 10 giugno 1955)

Nel Martirologio Romano, 28 aprile: « A Magenta in Lombardia, santa Giovanna Beretta Molla, madre di famiglia, che, portando un figlio in grembo, morì anteponendo amorevolmente la libertà e la salute del nascituro alla propria stessa vita. »


Chesterton e il matrimonio

"Con la benedizione del matrimonio, si riceve la forza per amarsi ed essere fedeli l'uno all'altra e in quanto sacramento, la grazia di portare su di sé i limiti e gli errori dell'altro come fossero i propri. Qualsiasi marito e qualsiasi moglie sbaglia a volte così come ogni madre a volte sbaglia col figlio. Non siamo onniscienti e onnipotenti: non vediamo tutti gli elementi, non possiamo controllare nemmeno quelli che vediamo e l'egoismo umano a volte gioca brutti scherzi inconsci anche nel cuore più adorabile. In altre parole, non siamo Dio e guai a chi venera idoli anche all'interno del matrimonio. Ma una volta che ci si rende conto di questo, una volta che Dio è messo sul trono, nel matrimonio entra un enorme potere, per cui gli errori e i peccati dei due che sono stati fatti uno, possono servire per la reciproca santificazione."

"Uno dei misteri del matrimonio, che deve essere un sacramento e uno dei più incredibili, è che un uomo inutile come me, può diventare indispensabile in certi momenti. Non mi sono mai sentito così piccolo come ora che so quanto sono necessario."

http://it.wikiquote.org/wiki/Gilbert_Keith_Chesterton

Lettera ai fidanzati

Capisco la vostra confusione.

Sono quasi 4 anni che state insieme e vedete ancora lontano il traguardo del matrimonio vissuto come dono. Siete molto giovani, uno deve finire gli studi e l'altro deve trovare stabilità nel lavoro.

Siete un esempio per le giovani coppie di fidanzati, perchè anche nella distanza e nel tempo siete rimasti fedeli al cammino che avete iniziato.

Sarò diretto come un amico deve essere.

Per non avere dubbi sui vostri progetti dovete rispondere alle seguenti domande:
è lui (lei) la persona con cui voglio condividere la mia vita e accogliere i figli che il Signore vorrà donarci?
è lui (lei) il mio vero amico (a)?
è lui (lei) la persona con la quale diventeremo UNO?
è lui (lei) la persona che metterò davanti a tutti, compresa la mia famiglia, mia madre e mio padre?
è lui (lei) la persona che mi ha fatto e mi farà fare un salto di qualità, mi farà diventare un miglior cristiano?
ci siamo già promessi, nel nostro cuore, fedeltà eterna?


Famiglia e Matrimonio un po' di ordine.

Lo Stato si occupa della famiglia e riconosce la famiglia come propria cellula fondamentale non per garantire dei diritti ai coniugi o per riconoscere l’amore fra i due, ma in funzione della necessità dello Stato stesso.

Semplificando: lo Stato ha bisogno di figli (scopo di ogni società è durare nel tempo) che per crescere bene, sviluppare tutte le potenzialità umane, hanno necessità di un padre e una madre dentro rapporti stabili.

Lo Stato non si occupa di quanto un marito e una moglie si vogliano bene (per fortuna !!) ma semplicemente si preoccupa della tutela dei figli, che sono il futuro della nazione.

Ecco perché gli articoli del Codice civile che si riferiscono al matrimonio sono un elenco di doveri (fedeltà, assistenza materiale e morale, coabitazione, educazione dei figli, collaborazione), non di diritti.

E marito e moglie nel matrimonio si assumono davanti alla società la responsabilità di assolvere questi doveri.

Il matrimonio non può essere ridotto a mero istituto che riconosce il vincolo affettivo tra gli sposi, che se viene meno cade il matrimonio stesso.

I diritti patrimoniali hanno senso solo se legati a questi doveri (la successione o la reversibilità della pensione), per questo non ha alcun senso chiederli per le coppie conviventi che non si assumono alcun dovere.

Se invece il convivente si assumesse anche dei doveri, allora diventerebbe una relazione matrimoniale.

sabato 30 marzo 2013

Matrimonio: amicizia e amore.

... Sarebbe una grande illusione pensare che il matrimonio debba essere il compimento perfetto dell'amore-passione o dell'amore-romantico...

Certamente l'amore come desiderio e passione e l'amore romantico debbono il più possibile essere presenti nel matrimonio come stimoli iniziali e punti di partenza. 

... il matrimonio ha ... da trasformare l'amore romantico, o quanto di esso esisteva agli inizi, in un vero e proprio amore umano, reale e indistruttibile, in un amore veramente disinteressato che certamente, non esclude la passione carnale e il desiderio, ma che si eleva sempre più al di sopra di essi;

... E' un amore di dilezione. ... è la compagnia spirituale tra l'uomo e la donna per aiutarsi l'un l'altro a compiere quaggiù il loro destino; ed è altresì un amore veramente su misura dell'uomo e nel quale l'anima è coinvolta al pari dei sensi, cosicché in questo amore, in cui il desiderio è presente con tutta la sua potenza, la dilezione tuttavia primeggia realmente sul desiderio. 

... il matrimonio « può costituire una autentica comunità d'amore tra uomo e donna: qualcosa di costruito non sulla sabbia, ma sulla roccia perché poggia su di un amore genuinamente umano, non animale e genuinamente spirituale, genuinamente personale...

Allora ognuno può diventare una specie di angelo custode dell'altro...

una tale amicizia ... può aggiungersi l'amore folle ... nel quale l'amante si estasia nell'amata e l'amata nell'amante e diviene carne della sua carne in un solo spirito con lui, è il vertice e la perfezione dell'amore tra l'Uomo e la Donna. E’ dunque per questo il vertice e la perfezione dell'amore tra gli sposi.

Jacques Maritain

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