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domenica 11 gennaio 2026

“Non desiderare la vita d'altri” Costanza Miriano

Oggi esploriamo insieme il pensiero di Costanza Miriano nel suo libro "Non desiderare la vita d'altri". Non è solo un commento a un comandamento, ma un vero e proprio manuale di sopravvivenza spirituale per chi è stanco di correre dietro a desideri che non saziano mai.

1. La trappola dell'iperstimolazione: cosa scegliamo di desiderare?

Viviamo immersi in un ecosistema progettato per farci sentire mancanti. Ogni pubblicità, ogni post sui social, ogni vetrina sussurra al nostro orecchio: "Non hai abbastanza. Non sei abbastanza". La domanda fondamentale che Miriano ci pone non è semplicemente «cosa desidero?», ma qualcosa di molto più attivo: «Cosa scelgo di desiderare?».

Il desiderio non è un impulso neutro che subiamo passivamente; è un muscolo che va educato. Se lasciamo che il mondo esterno detti l'agenda del nostro cuore, finiremo per "mormorare" costantemente. Il mormorio è quel rumore bianco di lamentele interiori sulla nostra casa troppo piccola, sui nostri figli troppo vivaci o sul nostro coniuge troppo distratto. Questo atteggiamento è il veleno che uccide la pienezza.

Per cambiare rotta, dobbiamo compiere un gesto rivoluzionario: metterci in fila. Accorgersi che non siamo soli al centro dell'universo, ma circondati da fratelli. La guarigione inizia quando smettiamo di guardarci l'ombelico e iniziamo a "perdere la vita" a pezzetti per qualcuno. È il paradosso del Vangelo: solo chi dona la propria vita la ritrova davvero.

2. Il "Demotivatore Ufficiale" e la Gioia come Combattimento

Tutti abbiamo un inquilino abusivo nella nostra testa: il demotivatore ufficiale. È quella voce interiore che sottolinea solo ciò che non funziona, che fa l'elenco delle nostre mancanze appena svegli.

Nota bene: La gioia non è un'emozione spontanea che cade dal cielo; è una decisione. È un combattimento quotidiano contro questa voce che vuole convincerci che la nostra vita sia un errore.

Credere che la propria vita sia una benedizione è un percorso che dura un'intera esistenza. Richiede la volontà di spegnere la radio del pessimismo e imparare ad amare la realtà così com'è, non come vorremmo che fosse.

3. La ferita, la mancanza e il "Metodo di Dio"

Il cuore umano è un abisso fatto per l'infinito. Spesso interpretiamo la nostra sofferenza o le nostre mancanze (affettive, economiche, fisiche) come segni che Dio ci abbia dimenticati o che la vita sia ingiusta. Miriano ci suggerisce una prospettiva opposta: la mancanza è una pista verso una pienezza diversa.

Perché proprio a me?

Questa è la domanda proibita. È la domanda che ci chiude in noi stessi e ci fa impazzire. Il metodo di Dio è misterioso: a volte permette un dolore, a volte sembra quasi metterlo Lui sulla nostra strada. Ma lo fa perché una debolezza riconsegnata a Lui diventa una forza sovrumana.

Davanti a una storia "sbagliata" o a una "crepa" nella nostra biografia, l'unica cosa vietata è invidiare chi sembra avere una strada più facile. Non sappiamo nulla delle battaglie altrui: nessuno è normale visto da vicino. Invece di chiederci "perché?", dovremmo chiederci: "Come posso stare al meglio in questa mancanza? Di cosa ho davvero bisogno per essere salvo?"

4. L'architettura del Perdono: Dio, gli Altri e Noi Stessi

La conversione non è un concetto astratto, ma un processo di guarigione che passa attraverso tre livelli di perdono.

  1. Perdonare Dio: Può sembrare scandaloso, ma spesso nutriamo rancore verso il Creatore per come ci ha fatti o per quello che ci è successo. Perdonare Dio significa accettare che la Sua storia d'amore con noi non è sbagliata, anche se include la croce.

  2. Perdonare gli altri (e i genitori): I genitori amano come possono, segnati a loro volta dalle proprie ferite. Riconoscere i loro limiti senza condannarli ci libera dalla prigione del passato.

  3. Perdonare noi stessi: Questa è forse la sfida più difficile. Spesso ci giustifichiamo (troviamo scuse) ma non ci perdoniamo (non ci accettiamo). La via d'uscita è la Confessione: consegnare la propria miseria a Chi può trasformarla in luce.


5. Il Desiderio di Ricchezza e il Mito della Sicurezza

Il decimo comandamento ci avverte: non desiderare la roba d'altri. Non è solo una questione di legalità, ma di libertà del cuore. Siamo diventati schiavi del denaro perché lo usiamo come scudo contro la nostra vulnerabilità.

  • La Sobrietà come liberazione: Comprare solo ciò di cui non si può fare a meno. Ciò che non serve ci appesantisce.

  • La duplice natura dell'uomo: Come dice San Paolo, facciamo il male che non vogliamo. Desideriamo cose che non ci saziano per colmare un vuoto che solo l'infinito può riempire.

Il cristianesimo ci propone un test radicale: trova qualcuno che ti ripugna e abbraccialo. In quel momento, quando rompi la bolla del tuo egoismo, inizi a sentire il profumo della vera conversione.

6. Il Lavoro: Identità o Servizio?

Oggi il lavoro è diventato la nostra nuova religione. Cerchiamo in esso riconoscimento, identità e valore. Ma il lavoro dovrebbe essere semplicemente lo strumento con cui mettiamo i nostri talenti a servizio della comunità, lasciando il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato.

Se qualcuno è più bravo di noi, non dovremmo essere invidiosi: il suo talento è un vantaggio per tutti. Cambiare sguardo sul lavoro significa passare dalla logica del "quanto guadagno" alla logica del "come servo".

7. Il Virus del Rancore e la Guarigione delle Relazioni

Le relazioni umane sono faticose e spesso dolorose. Il rancore è come un virus che si trasmette di generazione in generazione. Come si interrompe il contagio? Miriano suggerisce tre passi pratici:

  1. Non sparlare: Il silenzio interrompe il circuito dell'odio.

  2. Pregare per chi ci fa del male: Cambia il nostro cuore, prima ancora che il loro.

  3. Fare del bene al nemico: È l'atto di guerra più potente contro il male.

8. Educare i Figli: La Sfida della Testimonianza

Come genitori, siamo spesso schiacciati dal senso di colpa per i nostri errori. Ma la verità è che i figli non ascoltano le nostre prediche; i figli ascoltano con gli occhi.

Non c'è niente che educhi di più un figlio di un genitore che lavora su di sé, che si converte, che mostra una vita lieta nonostante le fatiche. Il nostro obiettivo non è essere perfetti, ma essere trasparenti verso l'Unico Padre. Dobbiamo "educare per invidia": mostrare loro una proposta di vita così bella e attraente da far nascere in loro il desiderio di incontrare il Signore.

9. La Logica della Croce: La Terapia di Dio

Il cristianesimo non toglie i problemi (malattie, lutti, fallimenti), ma offre una chiave di lettura diversa. Il cristiano è qualcuno che porta dentro di sé un Risorto.

Le croci che incontriamo non sono maledizioni, ma "terapie" che Dio usa per scuoterci dal nostro torpore e insegnarci ad amare davvero. Quando smettiamo di combattere contro la realtà e iniziamo a camminare nella realtà con Dio, scopriamo che anche il dolore può fruttare.

10. Il discernimento sui pensieri: Custodire il Cuore

Santa Teresa d'Avila e molti altri santi ci insegnano che il campo di battaglia è il mondo interiore. Non tutti i pensieri che ci passano per la testa sono nostri o sono buoni.

  • L'Accusatore: È colui che parla male di Dio, di noi e degli altri. Ci convince che siamo vittime.

  • Il Paraclito: È lo Spirito Santo che ci difende e ci suggerisce la verità.

Dobbiamo fare discernimento: proprio come non faremmo entrare chiunque in casa nostra, non dobbiamo permettere a ogni sentimento di prendere il comando del nostro cuore. Se ci sentiamo manovrati dai nostri sentimenti ("faccio quello che mi sento"), siamo burattini, non persone libere.

11. Il Matrimonio: Un'opera del Cielo

Il desiderio di "un'altra vita" colpisce spesso anche il matrimonio. Guardiamo le altre coppie e pensiamo che loro siano più felici. È un inganno. Ogni coppia ha un linguaggio segreto e battaglie invisibili.

Il matrimonio non si regge sulla discussione (chi ha mai cambiato idea dopo un litigio?), ma sull'amore che accetta la fragilità dell'altro. La questione non è mai "io contro te", ma "noi con Dio". Chiedere a Gesù di guardare il coniuge con i Suoi occhi è l'unico modo per far durare un'unione nel tempo.

12. Conclusione: La Riconoscenza come Misura della Felicità

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio nel pensiero di Costanza Miriano. Il segreto per non desiderare la vita d'altri è riscoprire la bellezza e la densità della propria.

Come diceva Chesterton, la misura di ogni felicità è la riconoscenza. Ogni giorno è un combattimento contro la tristezza. Inizia oggi stesso: elenca dieci cose per cui ringraziare. Scoprirai che, una volta iniziato, è difficile fermarsi. La realtà, con tutte le sue fatiche, è l'unico luogo dove Dio ti aspetta.

Smetti di guardare altrove. Dio ha per te una storia d'amore unica ed esclusiva. Tu sei un figlio unico.

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