Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post

domenica 22 dicembre 2024

L'amore nel matrimonio. (cap.4 Amoris Laetitia)

La grazia del sacramento perfeziona e arricchisce l'amore degli sposi.


Le virtù del matrimonio sono nell'inno alla carità di San Paolo (1 Cor 13):

  • pazienza: sopporta ogni cosa, guida gli impulsi, senza aggredire. Avere misericordia, non pretendere rapporti "perfetti".

  • bontà: l'amore fa il bene degli altri e li promuove, senza ricompense, per il gusto di dare e servire. Ignazio l'amore si deve porre più nelle opere che nelle parole. Non si è aggressivi: ci si deve indignare delle ingiustizie. "Non tramonti il sole sulla vostra ira" (Ef4)

  • compiacimento: non è tristi/invidiosi/dispiaciuti del bene dell'altro. L'amore ci fa uscire da noi stessi, mentre l'invidia ci rinchiude nell'io. Per essere felici occorre scoprire la propria strada.

  • umiltà: non ci si vanta, non ci si deve mostrare superiori. Chi ama evita di parlare troppo di sè e di stare al centro. Non è arrogante/orgoglioso, è umile per comprendere scusare e servire. La logica dell'amore cristiano è servire per diventare grandi.

  • amabilità: essere cortesi e gradevoli nei gesti e nello sguardo, non vuol far soffrire gli altri e non vuole evidenziare i loro difetti. Capaci di parole di incoraggiamento, conforto, consolazione, stimolo. Rallegrarsi del bene e della felicità degli altri: "si è più beati nel dare che nel ricevere" (At20)

  • generosità e gratuità: non cerca il proprio interesse. E' proprio della carità voler amare che voler essere amati (Tommaso).

  • perdono "Tutto scusa": no al rancore e alla vendetta, e si comprende la debolezza altrui. Il perdono è auspicabile e possibile, anche se non è facile. La comunione famigliare si conserva col sacrificio e la disponibilità di tutti: esige una pronta e generosa disponibilità di tutti e di ciascuno alla comprensione, alla tolleranza, al perdono, alla riconciliazione. Incolpare gli altri si trasforma in un falso sollievo. C’è bisogno di pregare con la propria storia, di accettare sé stessi, di saper convivere con i propri limiti, e anche di perdonarsi, per poter avere questo medesimo atteggiamento verso gli altri. Ma questo presuppone l’esperienza di essere perdonati da Dio, giustificati gratuitamente e non per i nostri meriti. Non sparlare/diffamare, limitare il giudizio e la "lingua", nel dubbio preferire il silenzio. Parlare bene: non pretendo che il suo amore sia perfetto per apprezzarlo. Mi ama come è e come può, con i suoi limiti, ma il fatto che il suo amore sia imperfetto non significa che sia falso o che non sia reale. È reale, ma limitato e terreno. L’amore convive con l’imperfezione, la scusa, e sa stare in silenzio davanti ai limiti della persona amata.

  • fiducia e sincerità"tutto crede": no al sospetto, ma aprirsi alla libertà della relazione rinunciando a possedere/controllare.

  • speranza nel futuro "tutto spera: l'altro può cambiare ma non è detto che lo faccia come noi lo desideriamo ora, in questa vita. Abbiamo la certezza della vita dopo la morte grazie alla resurrezione. Guardare gli altri con sguardo soprannaturale.

  • sopportazione "tutto sopporta": sopportare le contrarietà, rimanere saldi. L'ideale cristiano è l'amore malgrado tutto, è eroismo tenace: lotta contro il male, il rancore, il disprezzo, le ferite.


lunedì 4 novembre 2024

LUSSURIA: l'eros senza pienezza. Ravasi


La complessità della sessualità umana. Il testo esplora in profondità la complessità della sessualità umana, partendo da una celebre citazione di Shakespeare che sottolinea il duplice volto dell'amore: beatitudine e sciagura. L'autore del testo propone una visione articolata della sessualità, distinguendo tre livelli:

  1. Sesso: La dimensione biologica e fisica, un bisogno naturale e fondamentale.
  2. Eros: La dimensione simbolica, il desiderio, la passione, l'attrazione, l'idealizzazione dell'altro.
  3. Amore: La dimensione più profonda, la donazione reciproca, l'unione delle anime.

La lussuria, secondo l'autore, rappresenta una perversione di questa triade, una riduzione della sessualità alla sua componente più basica e materiale. La lussuria si manifesta attraverso diverse logiche:

giovedì 11 febbraio 2016

Lezione di Carlo Caffarra sull’amore umano

Condizione del matrimonio

L'edificio del matrimonio non è stato distrutto; è stato de-costruito, smontato prezzo per pezzo. Alla fine abbiamo tutti i pezzi, ma non c'è più l'edificio. Esistono ancora tutte le categorie che costituiscono l'istituzione matrimoniale: coniugalità; paternità-maternità; figliazione-fraternità. Ma esse non hanno più un significato univoco. 

E' in opera una istituzionalizzazione del matrimonio che prescinde dalla determinazione bio-sessuale della persona. Diventa sempre più pensabile il matrimonio separandolo totalmente dalla sessualità propria di ciascuno dei due coniugi. Questa separazione è giunta perfino a coinvolgere anche la categoria della paternità-maternità.
 
La conseguenza più importante di questa de-biologizzazione del matrimonio è la sua riduzione a mera emozione privata, senza una rilevanza pubblica fondamentale. 

E' in opera la riduzione, la trasformazione del corpo in puro oggetto. Da una parte il dato biologico viene progressivamente espulso dalla definizione di matrimonio, dall'altra, e di conseguenza in ordine alla definizione di matrimonio le categorie di una soggettività ridotta a pura emotività diventano centrali. 

Prima della svolta, in sostanza il "genoma" del matrimonio e famiglia era costituito dalla relazione fra due relazioni: la relazione di reciprocità (la coniugalità) e la relazione inter-generazionale (la genitorialità). 

Tutte e tre le relazioni erano intra-personali: erano pensate come relazioni radicate nella persona. Esse non si riducevano certamente al dato biologico, ma il dato biologico veniva assunto ed integrato dentro la totalità della persona.

Ora la coniugalità può essere sia etero che omosessuale; la genitorialità può essere ottenuta da un procedimento tecnico.

Problemi posti dal Vangelo del matrimonio

E' noto che secondo la dottrina cattolica, il matrimonio sacramento coincide col matrimonio naturale.

Ora ciò che la Chiesa intendeva ed intende per "matrimonio naturale" è stato demolito nella cultura contemporanea. 

Chi chiede di sposarsi sacramentalmente, è capace di sposarsi naturalmente?
 
Ora siamo nell'incapacità di percepire la verità e quindi la preziosità della sessualità umana.
Occorre la ricostruzione di una teologia e filosofia del corpo e della sessualità, che generino un nuovo impegno educativo in tutta la Chiesa. In conseguenza del fatto che disperiamo della nostra capacità di conoscere una verità totale e definitiva, noi abbiamo difficoltà a credere che la persona umana possa realmente donare se stessa in modo totale e definitivo, e ricevere l'auto-donazione totale e definitiva di un altro.

Nasce da questa inconsistenza l'incapacità oggi della persona di pensare l'indissolubilità del matrimonio se non in termini di una legge exterius data: una grandezza inversamente proporzionale alla grandezza della libertà.

Gli ordinamenti giuridici sono andati progressivamente sradicando il diritto di famiglia dalla natura della persona umana.

La legge si arroga l'autorità di rendere artificialmente possibile ciò che naturalmente non lo è

Modalità dell'annuncio

Vi sono tre modalità che vanno evitate. 

La modalità tradizionalista, la quale confonde una particolare forma di essere famiglia con la famiglia ed il matrimonio come tale. 

La modalità catacombale, la quale sceglie di ritornare o rimanere nelle catacombe. Concretamente: bastano le virtù "private degli sposi"; è meglio lasciare che il matrimonio, dal punto di vista istituzionale, sia definito da ciò che la società liberale decide. 

La modalità buonista, la quale ritiene che la cultura di cui ho parlato sopra, sia un processo storico inarrestabile. Propone di venire, quindi, a compromessi con esso, salvando ciò che in esso sembra essere riconoscibile come buono.

La prima necessità è la riscoperta delle evidenze originarie riguardanti il matrimonio e la famiglia. Togliere dagli occhi del cuore la cataratta delle ideologie, le quali ci impediscono di vedere la realtàLa verità del matrimonio non è una lex exterius data, ma una veritas indita.
 
La seconda necessità è la riscoperta della coincidenza del matrimonio naturale col matrimonio-sacramento. La separazione fra i due finisce da una parte a pensare la sacramentalità come qualcosa di aggiunto, di estrinseco, e dall'altra parte rischia di abbandonare l'istituto matrimoniale a quella tirannia dell'artificiale di cui parlavo. 

La terza necessità è la ripresa della "teologia del corpo" presente nel Magistero di S. Giovanni Paolo II.

Alla base delle discussioni del Sinodo, George Weigel si chiede qual è il rapporto che la Chiesa vuole avere colla post-modernità, nella quale i relitti della decostruzione del matrimonio sono la realtà più drammatica ed inequivocabile. 




venerdì 24 gennaio 2014

Com'è l'amore di Dio?

Fate una prova: cercate di amare una persona che ci sta antipatica.
Pregate per lei, servitela umilmente e con fatica.
Fate il possibile e al meglio delle vostre possibilità.

Solo allora capirete l'amore di Dio per l'uomo.

Tutte queste cose, nella nostra quotidianità, facciamo fatica a compierle addirittura verso i nostri cari. Tuttavia sforziamoci ad amare sull'esempio di Gesù, fermiamoci, ascoltiamoci reciprocamente, non sospettiamo, doniamoci nell'incontro. 

Il perdono ci porta a superare i nostri limiti, e ci porta a scoprire che la felicità dell'altro è la nostra.

sabato 30 marzo 2013

Matrimonio: amicizia e amore.

... Sarebbe una grande illusione pensare che il matrimonio debba essere il compimento perfetto dell'amore-passione o dell'amore-romantico...

Certamente l'amore come desiderio e passione e l'amore romantico debbono il più possibile essere presenti nel matrimonio come stimoli iniziali e punti di partenza. 

... il matrimonio ha ... da trasformare l'amore romantico, o quanto di esso esisteva agli inizi, in un vero e proprio amore umano, reale e indistruttibile, in un amore veramente disinteressato che certamente, non esclude la passione carnale e il desiderio, ma che si eleva sempre più al di sopra di essi;

... E' un amore di dilezione. ... è la compagnia spirituale tra l'uomo e la donna per aiutarsi l'un l'altro a compiere quaggiù il loro destino; ed è altresì un amore veramente su misura dell'uomo e nel quale l'anima è coinvolta al pari dei sensi, cosicché in questo amore, in cui il desiderio è presente con tutta la sua potenza, la dilezione tuttavia primeggia realmente sul desiderio. 

... il matrimonio « può costituire una autentica comunità d'amore tra uomo e donna: qualcosa di costruito non sulla sabbia, ma sulla roccia perché poggia su di un amore genuinamente umano, non animale e genuinamente spirituale, genuinamente personale...

Allora ognuno può diventare una specie di angelo custode dell'altro...

una tale amicizia ... può aggiungersi l'amore folle ... nel quale l'amante si estasia nell'amata e l'amata nell'amante e diviene carne della sua carne in un solo spirito con lui, è il vertice e la perfezione dell'amore tra l'Uomo e la Donna. E’ dunque per questo il vertice e la perfezione dell'amore tra gli sposi.

Jacques Maritain

Post completo

mercoledì 6 marzo 2013

Maritain: matrimonio, amicizia e amore.


Jacques Maritain filosofo cattolico (tomista) del 900, sostenitore dell’umanesimo integrale, descrive brevemente nel libretto “Amore e amicizia” il suo pensiero su questi temi.



Prima di citare una parte del capitolo su “Matrimonio, amicizia e amore” occorre riassumere alcuni concetti che spiega nei capitoli precedenti.
Amicizia: benevolenza fino al sacrificio (bene per l’amato, dono ciò che ho)
Amore: comunicazione/donazione di sè (è impegnato lo spirito). L’amore implica e presuppone l’amicizia.
Entrambe hanno come sorgente comune l’amore di dilezione o amore per il bene dell’amato
Quindi distingue tre tipi di amore:
Amore romantico o amore passione: effimero, dura poco e illude
Amore autentico: donazione parziale
Amore folle: completamente vero ed estremo, tutto per l’altro, donazione totale

Matrimonio, amicizia e amore.

lunedì 28 gennaio 2013

L'inno all'agape.


L'inno alla carità di 1 Corinti 13 (in greco agape ovvero l'amore che vuole il bene altrui, non è l'amore passionale, sentimentale ed egoistico) >>> La sorgente dell'amore è Dio, il quale è per sua natura amore (1Gv4).

San Paolo si rivolge ai Corinti, diventando un eccellente poeta. Così introduce il suo inno:

"Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime."
Non seguiamo le mode del momento, non imitiamo chi si appiattisce nella banalità, ma desideriamo ardentemente di più. E come? Paolo ci indica la via più sublime, ovvero la strada dell'amore.

Se conoscessi tutte le lingue e tutti misteri della la scienza,
se fossi un profeta e avessi una fede enorme
Se donassi tutti i miei beni ai poveri
Se mi vantassi di tutte le mie opere buone
ma mi mancasse l'amore verso colui che è altro da me (la carità appunto), 
sarei un nulla, sarei inesistente.

Perchè la carità è magnanima
è benevola
non è invidiosa
non si vanta
non si gonfia d’orgoglio
non manca di rispetto
non cerca il proprio interesse
non si adira, 
non tiene conto del male ricevuto, 
non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. 
Tutto scusa, 
tutto crede, 
tutto spera, 
tutto sopporta. 

La carità non avrà mai fine!
Tutti i doni che ho ricevuto scompariranno 
perchè la nostra sapienza è imperfetta e incompleta
ma un giorno, quando verrà ciò che è perfetto, 
capiremo tutto e lasceremo la nostra imperfezione, 
e lo vedremo faccia a faccia. 

Ma OGGI rimangono solo 3 cose
" la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! "

I Corinti danno molta importanza ai carismi ricevuti, ma di questi rimarrà solo l'amore.

Chi ama non ha nulla temere perchè "se Dio (amore) è con noi chi sarà contro di noi?" (Romani 8)

sabato 29 settembre 2012

L’amore è il contrario delle matematiche.

Per i cristiani l’uomo è spirito incarnato. La nostra carne è animata dallo Spirito. Ognuno di noi quindi tende naturalmente verso la trascendenza. Per chi non lo sapesse, il matrimonio essendo un sacramento c’è un particolare effusione dello Spirito.

 ὁ θεòς ἀγάπη ἐστίν" ("Dio è amore") riportato su una stele ritrovata sul Monte Nebo.

Se “Dio è Amore”, allora anche l’uomo amando viene integrato nel piano di Dio, che è un piano d’amore. Il matrimonio cristiano è quel sacramento, istituito da Dio, che vincola gli sposi a Dio.

“Scendendo” al livello di noi uomini non è sbagliato affermare che l’amore è il contrario delle matematiche. Niente come l’amore è così imprevedibile. Gli sposi si completano, non si sommano aritmeticamente. Entrano in comunione: sono un cuor solo e un anima sola. Hanno la consapevolezza che non si raggiunge la perfezione da soli, ma insieme. L’uomo necessita di amare un tu.

Così si raggiunge l’ideale dell’amore: due persone che amandosi affermano la propria personalità. Non fusione ma unione, in cui entrambi si affermano come persona autonoma, e insieme “fanno” un amore pieno.

Quando prevale una visione egoistica, l’amore perde di forza. L’egoismo è il nemico dell’amore.
L’egoismo porta a interrompere la collaborazione tra gli sposi e Dio creatore nella missione di trasmettere la vita. La sessualità è positiva, perché creata da Dio: è la spinta che Dio ha messo in noi, per uscire da noi stessi. A contrario di quanto si pensa, l’amore coniugale tra uomo e donna, è un’esigenza pienamente umana, un amore umano, sensibile e spirituale: è amore totale.

L’amore è personale perchè si dona il proprio io con responsabilità. Il centro esistenziale di questo amore è il tu. Do la mia persona, il mio io profondo. Amare è darsi all’altro, non dare ma darsi.
Amiamo l’altro come altro, come un tu differente dal mio io; questa è la vera generosità: accettare l’altro come diverso da me.

Essendo cristiani, crediamo della presenza del Signore nel coniuge: Dio è come il nostro amore ma senza i nostri limiti. Gli sposi partepano alla persona di Cristo, che è pienezza dell’amore, amandosi. Amare una persona è amare Dio sotto un altro modo. Siamo strumenti di Dio: Dio ha bisogno del nostro cuore per amare l’altro

Cristo esige molto da noi. Il cristianesimo è un morire col Cristo, per risorgere con Lui. La morte è il principio della vita, l’inizio della gloria.

 Le riflessioni sul matrimonio e l’amore presenti in questo blog,


sono frutto della lettura dei seguenti documenti: Familiaris Consortio - Giovanni Paolo II / Humanae vitae – Paolo VI / Io-tu Comunità d’amore - Antonio Hortelano.

mercoledì 26 settembre 2012

Quello che l’amore chiede...

Civitas Nova: Quello che l’amore chiede...: L’amore esige  dialogo:  per amare devo conosce l’altro. Faccio un atto di fede, io ti credo, mi rivela la sua intimità. La stessa cosa va...

lunedì 24 settembre 2012

Quello che l’amore chiede...

Antonio Hortelano, in *Io-tu Comunità d’amore*, propone una riflessione profonda sul significato dell'amore, in particolare in una prospettiva cristiana. Egli identifica diversi pilastri su cui si fonda un amore autentico e duraturo.

1. Dialogo e Conoscenza: Per Hortelano, il dialogo è fondamentale per l’amore. Solo conoscendo profondamente l’altro posso amarlo davvero, ed è un atto di fede che si esprime attraverso il credere e l'accogliere l'intimità dell'altro. Questo concetto vale anche per Dio: l’amore per il divino si esprime nella fiducia e nel desiderio di conoscerLo.

2. Generosità e Totalità: L'amore vero richiede una generosità senza riserve, un donarsi all'altro in modo totale e permanente. Non posso dividere il mio “io”, e il mio amore deve essere completo e proiettato nel tempo. È un dono che non può essere frammentato.

3. Dinamismo Costruttivo: Hortelano sottolinea che amare implica favorire la crescita dell’altro, secondo il disegno di Dio. Questo non solo arricchisce chi riceve amore, ma permette anche all'amante di realizzare se stesso. Qui si richiama la celebre frase di Saint-Exupéry: *"Amarsi non è guardarsi a vicenda, ma guardare insieme nella stessa direzione"*, che esprime la collaborazione verso un obiettivo comune.

4. Fecondità e Responsabilità: L'amore è anche apertura alla vita e alla responsabilità genitoriale. Secondo Hortelano, i coniugi sono chiamati a riflettere su quanti figli Dio voglia per loro, assumendo una genitorialità responsabile e consapevole.

Questa riflessione sottolinea che l'amore è più di un sentimento: è un impegno concreto, fatto di conoscenza, dono, crescita reciproca e apertura alla vita.

martedì 18 settembre 2012

L'amore fondamento della famiglia.

Non tutto ciò che è moderno (anzi post-moderno) è sbagliato. Oggi si ha una concezione diversa dell'amore tra uomo e donna, se vogliamo più matura, se si escludono certi eccessi che caratterizzano la nostra società. Una volta i matrimoni venivano decisi dalle famiglie di origine, mentre chi si sposa, oggi, lo fa per convinzione e sentimento personale.

L'amore nel matrimonio è fondamentale: è importante che gli sposi si amino fortemente, altrimenti verrebbe meno il fondamento della loro famiglia, l'amore coniugale, appunto. Su quell'amore l'uomo e la donna, la "coppia", fondano il loro progetto di vita. E senza girarci tanto intorno, se c'è amore, lì c'è Dio.

Nel matrimonio cristiano l'alleanza dei fidanzati si estende a Dio: non un'alleanza sentimentale, ma una vocazione contemporanea sfociata dal cuore di lui e di lei. Ci si sente come chiamati ad amare, perchè si scopre, nella vita di tutti i giorni, che ad odiare non si sta bene.

L'amore, il suo senso di bellezza e di grandezza, anima l'uomo nella sua vita.

L'amore degli sposi è un carisma a loro donato, perchè permette loro di amare l'altro più di se stessi, sconfiggendo l'amore egoistico: questa è la vera libertà vissuta nell'unica carne.

sabato 15 settembre 2012

"Amare significa non dover mai dire mi dispiace"




“Amare significa non dover mai dire mi dispiace” una delle frasi più celebri dell’altrettanto famoso film Love Story degli anni settanta.

Ho visto questo film moltissime volte ed altrettante mi sono lasciata ammaliare da questa frase, che , pronunciata a fior di labbra e con le lacrime agli occhi, strappa davvero il cuore. Mi sono chiesta, almeno un centinaio di volte, ripensando a questa frase quale fosse il suo vero significato.

A mio parere questa frase può essere interpretata in due modi.

Il primo, secondo me, significa che quando ci si ama non c’è bisogno di dire mi dispiace perché si presuppone che la persona che sta dall’altra parte e che ci ama abbia già compreso il nostro errore e nell’immensità dell’amore che prova per noi ci abbia già perdonato.

L’altro modo, a mio avviso, è un po’ più complicato: penso, infatti, in maniera utopica che significhi che amando non c’è mai la necessità di dire mi dispiace perché proprio in funzione di questo amore non dovremmo mai avere occasione di pronunciare queste parole.

Mi spiego meglio, se amiamo una persona davvero con tutta l’anima, allora il nostro lavoro e il nostro scopo nella vita dovrebbe diventare quello di rendere felice questa persona, di farla sempre sorridere, di renderla orgogliosa di noi, di pensare prima a lei che a noi stessi, e alla luce di questo, dovremmo essere in grado di non cadere in errore, di non sbagliare.

Mi rendo conto che questa ultima versione corrisponde più che altro ad un’utopia e non ad una storia d’amore, per quanto bella, ma trovo, comunque, interessante il pensiero che l’amore sia una forza tale da permetterci di andare oltre noi stessi e oltre i nostri limiti ed errori esclusivamente inseguendo la felicità dell’altro.

Un’altra cosa che mi fa sorridere, ora che ho finito di scrivere, è notare che i due modi che ho analizzato fin qui non sono incompatibili l’uno con l’altro come ho sempre pensato, anzi, sono un segno della reciprocità che contraddistingue l’amore.

L’amore, infatti, è un dare ed un avere: così, mentre noi diamo tutti noi stessi nel cercare di rendere felice l’altro, l’altro, che ci ama dello stesso amore, che vede il nostro sforzo e lo comprende, ci dona il suo perdono, la sua comprensione e il suo amore per quelle volte in cui siamo meno perfetti, in cui cadiamo, in cui vorremmo tanto dire “mi dispiace”. Ma in amore non è necessario, perché chi ama sa già quando all’altro dispiace.

lunedì 3 settembre 2012

Come si fa a sapere che si ama?

http://filippogibellini.blogspot.it/2012/09/come-si-fa-sapere-che-si-ama.html

Come si fa a sapere che si ama?

L’amore non è una malattia mentale e la psicologia non è di alcun aiuto.“Questo sentimento non è di questa terra, dove vive come può, e resiste a ogni analisi. [...] Contrariamente a quanto lascerebbero supporrei costumi odierni, il primo elemento di seduzione è l'anima intravista; [...] Se, come noi pensiamo, l'anima viene per prima, il primo sentimento sarà, l'ammirazione, che si unisce sempre a un profondo rispetto, quasi un senso di sbalordimento, e non si può ammirare senza sentire, più o meno confusamente, il bisogno di ringraziare, di rendere grazie. [...] riconoscerete l'amore da questo segno: l'essere che vi sta di fronte e, vi seduce è, innanzitutto, un capolavoro di Dio. E questa evidenza durerà, nonostante i colpi dell'età e della vita; poiché l'essere acquista in eternità quello che perde lottando contro il tempo. L'amore vero è totalmente indistruttibile: ve l'ho già detto, é un sentimento che non appartiene a questa terra.”
Riflessione tratta da “Dio. le domande dell’uomo” di Andrè Frossard.
http://it.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9_Frossard

mercoledì 2 marzo 2011

Tanto così!

Anni fa conobbi un bimbo che, nei suoi “discorsi” per descrivere una cosa grande apriva le braccia al massimo dell’estensione oppure apriva le manine mostrando le dieci piccole dita. Quindi diceva: “Tanto così!”

Nella mia vita personale sfrutto questa espressione per indicare, a braccia aperte, quanto voglio bene alla mia fidanzata. Le dico “tanto così” aprendo le braccia e lei mi risponde altrettanto. So che può sembrare un giochino banale e infantile, ma è molto bello e sincero.

Lo scorso Febbraio, ho partecipato alla veglia dei fidanzati in Duomo. In questa circostanza sono rimasto colpito, come ogni volta, dalla bellezza del Duomo di Modena, ed in particolare del suo interno, solitamente molto buio. Al centro nella navata centrale c’è il Crocifisso, che non è una “statua” (tridimensionale) ma è un dipinto (bidimensionale) appeso al soffitto. Questo dipinto rappresenta un Cristo che ancora non è morto, ha gli occhi aperti e rimane “staticamente” diritto sulla croce. Le sue braccia sono dritte e non piegate dal peso del corpo. Queste braccia tese mi hanno ricordato il gesto di quel bimbo che apriva le braccia al massimo e diceva “tanto così”.

Il paralleo è stato inevitabile: Gesù si è donato per noi sulla croce perchè ci ha amato e ci ama “tanto così”, immensamente ed eternamente. E' sempre interessante come nella vita e nei gesti di tutti i giorni gli "indizi" che portano a lui siano sempre presenti...

mercoledì 19 maggio 2010

L'amore

L’amore è una relazione che può essere intesa come l'amore esistente tra genitori e figli, l'amore dell'amicizia genuina, della venerazione, della stima, della pietà, della misericordia, della soccorrevolezza, può essere l'amore sponsale, che si esprime nella corporeità in modo corrispondente all'unità corporeo-spirituale dell'uomo, alla diversità ed alla coordinazione dei sessi e che diventa corporalmente fecondo. Il corpo è mezzo dello spirito. La relazione sessuale umana è integrata in una comunione spirituale-personale di vita e di amore, che può fondarsi solo sul reciproco assenso all'auto-valore personale, sul rispetto, sulla fedeltà e la confidenza e che deve dar prova di sé in un stare-insieme pieno di premure. Però il compimento fondamentale è sempre ciò che si può esprimere con la parola «benevolenza». L'essenza dell'amore personale consiste nella benevolenza disinteressata che si dà in dedizione e si dona: essa rimane sé stessa in tutte le forme di autentico amore umano da persona a persona.

Emerich Coreth "Antropologia Filosofica" p.159