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sabato 8 agosto 2026

L'arte di ricominciare (3) di Fabio Rosini

Occorre abbracciare la vita reale, riconoscendola come un dono di Dio Padre e superando l’illusione dei modelli ideologici. Attraverso l’obbedienza ai propri limiti e alla propria storia, la persona scopre la vera creatività e la bellezza dell’esistere.

Ricominciare richiede di trasformare le umiliazioni e le fragilità in occasioni di grazia, scoprendo l’identità autentica nell’amore, nella maschilità e nella femminilità. Il vertice del discernimento e del lavoro sta nel servizio e nella fecondità: diventare padri e madri capaci di generare vita, gioia e custodia per gli altri, nutrendosi costantemente di bellezza e gratitudine.

L'arte di ricominciare (2) di Fabio Rosini

Per ricominciare occorre accogliere i propri limiti e confini, i quali non opprimono ma definiscono l’identità, proteggendo la fecondità e consentendo le relazioni. Il rifiuto del limite conduce infatti al delirio d'onnipotenza e all'infelicità.

Per orientare la vita verso il bene servono vigilanza, preghiera e discernimento spirituale tra ispirazioni e suggestioni: le prime vengono dallo Spirito Santo, portano pace, libertà e comunione; le seconde nascono dalla paura, generano urgenza, rigidità e inganno. Riconoscere l'opera di Dio significa infine rifiutare le forzature umane, abbandonando l'aggressività per affidarsi con fiducia ai tempi del Padre.

L'arte di ricominciare (1) di Fabio Rosini 

Il libro di Fabio Rosini invita a ripartire dalla Parola di Dio, in particolare il racconto dei 6 giorni della creazione, accettando la realtà per quella che è, senza pretese o illusioni di perfezione. L’esistenza non segue teorie umane, ma la sapienza di un Dio Padre che dona la vita e ci rigenera.

Per ricominciare occorre fare luce sulle cose essenziali, farsi guidare e imparare a distinguere il bene dal male. La chiave per una vita piena sta nell’obbedire alla realtà e nel mettere al centro poche e chiare priorità autentiche lasciando andare le emergenze e la superficialità.

martedì 4 agosto 2026

L'Eredità della Coscienza: 9 Lezioni di Vita dai Servitori dello Stato

Ci sono parole che non appartengono solo alla storia, ma continuano a parlare al nostro presente. Sono le frasi pronunciate da uomini che hanno servito lo Stato fino all'estremo sacrificio: magistrati, politici, forze dell'ordine, professionisti.

Nelle loro riflessioni si intrecciano fede, etica professionale, coraggio e senso del dovere. Rileggerle oggi significa ritrovare una bussola morale per la nostra vita quotidiana.


Il ruolo dello Spirito nella guarigione interiore

Nelle pieghe più nascoste del cuore umano, dove spesso si accumulano le tossine delle delusioni e il freddo dell’isolamento, agisce un’opera discreta ma potente: quella dello Spirito Santo. Nell'itinerario del risanamento interiore, Egli è il vero protagonista invisibile che feconda l'esistenza, varcando la distanza tra l'uomo e Dio per ricucire ciò che il peccato ha diviso.

L'arte di guarire (3) di Fabio Rosini

Parte 3: La salute


La salute spirituale non è una condizione statica, ma un cammino dinamico di crescita nella vita nuova come figli di Dio. La vera maturità consiste nella custodia del cuore, un'arte quotidiana di discernimento che richiede umiltà per riconoscere i propri limiti e circoncidere costantemente il cuore dalla stoltezza. La pace non è assenza di problemi, ma la capacità di cercare la Grazia dentro le difficoltà. Riscoprendo la propria unicità e creatività nell'amare, l'uomo guarito abbandona il disprezzo di sé. Sceglie la misericordia, la comunione e la gratitudine, camminando con fiducia verso la vita piena per cui è stato creato.


lunedì 3 agosto 2026

L'arte di guarire (2) di Fabio Rosini

Parte 2: La guarigione


La guarigione autentica comincia dall'ascolto della Parola, che contrasta le menzogne interiori e accende la Grazia. Per guarire, però, la fede non può restare un'idea astratta: necessita di un contatto reale e corporeo con Cristo, vivo nella Chiesa, nei sacramenti e nella comunione con i fratelli. Come l'emorroissa che tocca il mantello di Gesù, l'uomo deve superare la vergogna, aprirsi alla relazione e lasciarsi trasformare dall'amore incondizionato del Padre. Il percorso richiede di narrare la propria storia con gratitudine e testimonianza, trasformando il dolore in un incontro personale con il Signore, l'unico in grado di riscattare la vita.


L'arte di guarire (1) di Fabio Rosini

Parte 1: La diagnosi


La vera malattia spirituale nasce dall’ascolto delle menzogne interiori e delle illusioni del mondo, che distorcono la realtà e isolano l'anima. Il male si insinua attraverso la suggestione e il dialogo con i pensieri oscuri, conducendo al consenso e alle passioni distruttive. Questo inganno genera una profonda sofferenza affettiva e l'incapacità di amare, lasciando l'uomo prigioniero di paure, falsi idoli e strategie difensive. Cercare soluzioni puramente umane è inutile e deludente. Per iniziare a guarire, occorre riconoscere la propria povertà, mettere in discussione le proprie certezze ed essere disposti a mettere a nudo il proprio cuore bisognoso.


L'arte di guarire di don Fabio Rosini

Ci sono ferite che il tempo non cura e per le quali le ricette umane si rivelano del tutto inefficaci. Nel suo libro L'arte di guarire, don Fabio Rosini prende per mano il lettore e lo conduce all'interno di un viaggio di risanamento profondo, specchiandosi nella celebre vicenda evangelica della donna emorroissa. Il testo non è un trattato teologico astratto, ma un vero manuale per l'anima, capace di mostrare come la nostra vita possa rinascere anche quando pensiamo sia ormai segnata dal limite o dal fallimento.




Il percorso si apre con una diagnosi spietata ma illuminante della nostra sofferenza: la malattia dell'affettività. Spesso il vero dramma non risiede nelle nostre azioni, ma nelle menzogne interiori a cui continuiamo a dare ascolto. Nutrendo suggestioni e pensieri oscuri, finiamo per cedere al consenso e alle passioni, arrivando a viverci come orfani che devono disperatamente meritarsi il diritto di esistere. Ci incateniamo così a falsi idoli e a strategie difensive che ci isolano dal mondo.


La svolta avviene quando accettiamo di fare silenzio e di metterci in ascolto di una Parola diversa. La guarigione nasce proprio dall'ascolto, ma non può arrestarsi a un'idea teorica. La fede ha bisogno di corpo, di relazione e di vicinanza. Come l'emorroissa che trova la forza di farsi strada nella folla per toccare il mantello di Gesù, anche noi guariamo solo entrando in un contatto concreto e reale con Cristo, presente nella Chiesa, nei sacramenti e nella comunione con i fratelli.


Toccare la vita significa uscire dal nascondiglio della vergogna e accettare un incontro personale che ci restituisce la nostra dignità di figli amati incondizionatamente.


Questa trasformazione richiede poi di essere raccontata. Narrare la propria storia con gratitudine e consapevolezza diventa l'antidoto definitivo al buio del cuore, poiché trasforma anche il dolore e i peccati passati nel luogo in cui abbiamo sperimentato la misericordia.


Tuttavia, guarire una volta non basta. L'ultima e fondamentale tappa del libro riguarda la custodia della salute spirituale, che non è una condizione statica o una vita priva di problemi, ma l'arte quotidiana di camminare verso la pace dentro le difficoltà di ogni giorno. Con grande pragmatismo, Rosini ci ricorda che la maturità spirituale consiste nel permanere nel bene una volta usciti dal male, praticando l'umiltà e il discernimento. Ognuno di noi è chiamato a vivere la propria Fede in modo unico e creativo, senza scimmiottare nessuno, ma facendo risplendere la Grazia all'interno della propria storia personale.


In definitiva, L'arte di guarire è un caloroso invito ad abbandonare la cultura del disprezzo di sé. Smettendo di giudicare i nostri limiti e imparando a guardare noi stessi e gli altri con gli occhi della misericordia, scopriamo che non siamo fatti per la rassegnazione, ma per correre incontro al Signore e riabbracciare pienamente la vita.


 

martedì 28 luglio 2026

​L'arte di purificare il cuore di Tomás Spidlík

Il testo è un'intensa guida alla vita spirituale e alla ricerca della pace interiore secondo la tradizione cristiana e monastica. Attraverso la vigilanza sui pensieri, il discernimento tra bene e male e la disciplina del cuore e del corpo — guidata anche dalla preghiera continua —, il Cardinale Tomáš Špidlík illustra il cammino ascetico per vincere le tentazioni ed eliminare le passioni, riscoprendo la purezza del cuore come luogo d'incontro con Dio.


domenica 5 luglio 2026

San Giuseppe, di Fabio Rosini (2)

3. L’arte di dare il nome

La relazione con il padre segna tutto. Per la sopravvivenza basta che tua madre ti metta al mondo, ma per l’identità dovrai anche capire se tuo padre ti ha riconosciuto oppure no.

Oggi viviamo una grande ansia di riconoscimento: abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica chi siamo, qualcuno che conosca il nostro nome. Questo è un atto fondante e paterno. Dare il nome è la prima attività dell’uomo nella Bibbia. Significa identificare ed essere identificati, essere riconosciuti e valutati.

Attraverso la famiglia i figli comprendono chi sono, quale sia il loro nome. La relazione con l’ambiente in cui si cresce contribuisce a definire il carattere e la personalità. Evangelizzare significa annunciare agli uomini e alle donne di questo mondo chi sono realmente, rivelare loro il proprio nome.

Se Cristo ha scelto di morire per noi e se il Padre ha deciso di donare suo Figlio per noi, allora nessuno ha il diritto di disprezzarsi. Ognuno di noi è qualcuno per cui la seconda Persona della Trinità ha deciso di dare la vita.

Questa generazione ha bisogno di padri che sappiano dire: «Tu sei importante. La tua vita è preziosa».

La fiducia paterna fa crescere. Se mio padre mi dicesse: «Non ce la farai», passerei tutta la vita a combattere contro quella condanna. Se invece mi trasmette fiducia e mi dice: «Ce la puoi fare», allora troverò la forza di riuscirci. Servono padri che sappiano dare fiducia.

San Giuseppe, di Fabio Rosini (3)

5. L’arte di nutrire

Tutti siamo santi potenziali. La tentazione fa di tutto perché la gioia venga abortita. La vita di fede deve essere alimentata e ha bisogno di una Chiesa che dia da mangiare, affinché si possa camminare nella luce che il Signore indica giorno dopo giorno.

Padri non si nasce: lo si diventa. E non lo si diventa soltanto perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. È l’arte di allevare.

Gesù esorta alla vigilanza e alla sobrietà. Occorre essere sapienti nella gestione della casa: fedeli e prudenti. Prudente, nel senso biblico del termine, è colui che vede prima degli altri ciò che sta per accadere. L’economo saggio sa stabilire la giusta misura del pane e sa distribuirla al momento opportuno. Egli offre a coloro che gli sono affidati la quantità e la qualità di nutrimento necessarie nel momento giusto. Questa è vera sapienza.

È un pessimo padre chi dà a tutti la stessa cosa. Nella dedizione alla vita delle persone, una falsa idea di uguaglianza può trasformarsi in ingiustizia, perché ognuno ha bisogno di un nutrimento diverso, in situazioni e tempi differenti. Questo si chiama cura. È fondamentale la sapienza con cui deve essere allevata la vita umana. Nessun animale impiega tanto tempo per diventare indipendente. Solo l’uomo attraversa tappe così lunghe come l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza. La sua maturazione è estremamente sofisticata. Nell’infanzia prevale una crescita quantitativa; nell’adolescenza una crescita qualitativa.

San Giuseppe, di Fabio Rosini (1)


1. Introduzione

La vita è ardua, seria, complicata di suo. Ma, alla fine, il carico più pesante di dolore ce lo procuriamo da soli. Le persone sono bellissime, ma tendono a dilapidare, come il figliol prodigo, la loro dote, il loro talento, le loro occasioni.

Giuseppe è un punto di riferimento per apprendere l’arte della custodia della vita. Se da una parte è difficile accettare l’opera di Dio in noi, forse è ancora più difficile accettare l’opera di Dio negli altri.

Abbiamo una disperata urgenza di padri verginali, come Dio Padre: persone che non si approprino degli altri, ma sappiano coltivarli nella bellezza; che sappiano consegnare la vita senza rivendicarne la proprietà; che tengano le proprie mani lontane dalla delicata anima dei giovani e, al tempo stesso, regalino tutto ciò che hanno da dare e da insegnare. Figure che correggano con amore e sapienza, incoraggiando e valorizzando, mai disprezzando.

domenica 21 giugno 2026

Camillo Ruini e la fede: la forza di chi non ha smesso di cercare la verità

La morte del cardinale Camillo Ruini non chiude soltanto una pagina importante della storia della Chiesa italiana. Le parole pronunciate durante le sue esequie e il suo testamento spirituale consegnano ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà un'eredità preziosa: la testimonianza di una fede vissuta come ricerca, combattimento e speranza.

Nella cattedrale di Reggio Emilia, la diocesi dove tutto ebbe inizio, il vescovo Giacomo Morandi ha ricordato il tratto forse più caratteristico della vita di Ruini: la passione per la fede e per le ragioni della fede. Fin da giovane studente liceale, infatti, egli si dedicò senza timidezza a difendere il cristianesimo, approfondendone contenuti e fondamenti attraverso lo studio e la riflessione.

Eppure, proprio qui emerge uno degli aspetti più sorprendenti del suo testamento spirituale. L'uomo che per decenni ha confermato altri nella fede, che ha guidato la Chiesa italiana in anni decisivi e che è stato uno dei protagonisti più autorevoli del cattolicesimo contemporaneo, confessa con disarmante sincerità:

«Confesso anzitutto la pochezza della mia fede. (...) Nel segreto del mio cuore proprio sulla fede sono stato sempre tentato».

sabato 13 giugno 2026

Famiglia, cuore del Vangelo: riscoprire la missione di essere padre e madre

Viviamo in una società che privilegia l'emozione immediata e la soddisfazione personale, rendendo più difficile per i giovani costruire una solida identità e orientarsi verso valori duraturi. Ma questa fragilità non riguarda solo i figli: spesso anche gli adulti faticano a vivere relazioni profonde e a trasmettere punti di riferimento chiari.

La risposta non è una strategia educativa innovativa, ma un ritorno all'essenziale: riscoprire la centralità della coppia. Il dono più grande che un padre e una madre possono fare ai propri figli è amarsi autenticamente. Da questo amore nasce una famiglia capace di educare, accompagnare e indicare una direzione, senza confondere l'amore con l'assenza di regole o di responsabilità.

La riflessione biblica mostra come la famiglia non sia una semplice istituzione sociale, ma il luogo scelto da Dio per manifestarsi nella storia. L'Incarnazione stessa passa attraverso una famiglia. Per questo anche la Chiesa è chiamata a essere sempre più una famiglia: un luogo che accoglie, genera, accompagna e nutre la vita delle persone.

mercoledì 15 aprile 2026

Patì sotto Ponzio Pilato? Messori

C’è un momento in cui la fede smette di essere un’eredità tranquilla, quasi un’abitudine ricevuta, e diventa una questione bruciante. Non più “ci credo perché si è sempre fatto”, ma: è vero oppure no? È accaduto davvero ciò che i Vangeli raccontano?

Perché se davvero Gesù Cristo ha sofferto sotto Ponzio Pilato, se è morto davvero, se è risorto davvero, allora non siamo davanti a una narrazione edificante, ma al fatto più sconvolgente della storia. Se invece non è accaduto, allora l’onestà impone di dirlo fino in fondo: la fede si ridurrebbe a un grande racconto simbolico, forse nobile, ma non decisivo.

Quando la fede incontra la storia: tra giustizia e verità

C’è una tensione che attraversa da sempre la vita della Chiesa: come tenere insieme la fedeltà a Dio e l’impegno concreto nella storia? Come annunciare il Vangelo senza ridurlo a un’idea astratta, ma anche senza trasformarlo in un semplice progetto sociale?

È una domanda tutt’altro che teorica. Anzi, è diventata particolarmente urgente nel secondo Novecento, quando in America Latina, dentro contesti segnati da povertà e ingiustizie profonde, nasce quella che verrà chiamata “teologia della liberazione”, legata anche al lavoro di Gustavo Gutiérrez.

Il punto di partenza era forte e, in fondo, evangelico: Dio non è indifferente alla sofferenza dei poveri. Il Vangelo non può essere annunciato ignorando le condizioni concrete di chi vive nell’ingiustizia. La fede, se è vera, tocca la vita.

E su questo la Chiesa non ha mai avuto dubbi.

sabato 21 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. In Paradiso senza carrozza. Rosini+Nembrini

Don Fabio Rosini:

Oggi annunciare la fede non significa tanto rivelare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto smascherare qualcosa di falso. Il problema che abbiamo davanti è culturale: nel tempo, la trasmissione della fede è stata spesso deformata. Per questo, più che proclamare il cristianesimo, siamo chiamati a smontare il "falso cristianesimo" che si è radicato nel cuore delle persone e nella mentalità comune. Da una parte, noi cristiani lo abbiamo talvolta presentato in modo poco credibile; dall'altra, il mondo lo ha ulteriormente deformato.

C'è, ad esempio, una grande confusione tra la vita cristiana e una certa morale di stampo vittoriano, fatta di doveri, imposizioni e rigidità: una cosa ben diversa dal Vangelo. A questo si aggiunge un sentimentalismo diffuso: quando non si riesce a dire qualcosa di incisivo, si scivola nel tono lamentoso, nel linguaggio emotivo e un po' zuccheroso. Così, il cristianesimo viene ridotto a qualcosa di superficiale, quasi "appiccicoso", perdendo la sua forza.

Un esempio emblematico è il testo che vogliamo affrontare oggi: il celebre "fioretto della perfetta letizia". Già l'espressione "perfetta letizia", in realtà, è fuorviante: è una versione addolcita di un testo originariamente molto più duro e persino scomodo, che troviamo negli Acta Beati Francisci, tra le prime testimonianze dirette su Francesco.

venerdì 13 marzo 2026

Francesco: Il dito e la luna. Il cantico delle creature. Nembrini

Il contesto del Cantico delle Creature

Da dove cominciare per parlare del Cantico delle Creature?
È un testo molto noto, anche molto breve: lo si può leggere in pochi minuti. Ma il punto non è soltanto leggerlo. Dobbiamo collocarlo dentro il cammino quaresimale, che dovrebbe aiutarci a prepararci alla Pasqua.

E prepararsi alla Pasqua significa entrare in un cammino di conversione, cioè di cambiamento dello sguardo.

Nelle prime due serate abbiamo provato a mettere a fuoco proprio questo: il problema è imparare a vedere.
Vedere con occhi nuovi.
Accorgerci di cose che prima non vedevamo.

In fondo il carisma di san Francesco si può riassumere proprio in questo verbo: vedere.

Che cosa vedeva Francesco quando guardava le creature?
Che cosa vedeva quando guardava il dolore, le ferite, la fatica degli uomini?

E soprattutto: che sguardo ha incontrato lui, per arrivare poi a guardare tutto in quel modo?

mercoledì 11 marzo 2026

Francesco: il dito e la luna. La paternità di Francesco. Rosini + Nembrini

L'obbedienza e la misericordia alla scuola di San Francesco

È il secondo incontro di un percorso quaresimale dedicato alla figura e all'insegnamento di San Francesco d'Assisi. Dopo aver riflettuto sull'umiltà nel primo appuntamento, questa volta l'attenzione si concentra su un'altra parola chiave del suo cammino spirituale: l'obbedienza, strettamente legata alla misericordia.

Una lettera di Francesco a un ministro

Il punto di partenza della riflessione è una lettera scritta da Francesco tra il 1221 e il 1223. In quel periodo l'ordine dei frati minori era in forte crescita e uno dei ministri, incaricato di guidare una comunità, si trovava in grande difficoltà. Stanco dei problemi e delle tensioni tra i frati, aveva chiesto a Francesco di essere sollevato dal suo incarico per potersi ritirare in un eremo e vivere più tranquillamente la vita religiosa.

La risposta di Francesco è sorprendente. Non gli concede di fuggire dalle difficoltà, ma lo invita a rimanere dove si trova. Gli dice, in sostanza, che la vera obbedienza non consiste nel cercare una vita più facile, ma nell'accogliere le circostanze concrete in cui Dio ci pone.

Francesco scrive:

«Tutte le cose che ti impediscono di amare il Signore Dio e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti picchiassero, tutto questo devi ritenere come grazia.»

Queste parole possono sembrare paradossali. Come possono essere una grazia le difficoltà, le incomprensioni o perfino le offese? Francesco vuole far comprendere che Dio agisce anche attraverso le contraddizioni della vita. Le situazioni che ci mettono alla prova diventano il luogo in cui la fede cresce e si purifica.