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giovedì 31 ottobre 2024

La Moltiplicazione dei Pani: Un Banchetto Spirituale.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani, narrato nei Vangeli, è molto più di un semplice evento prodigioso. È un profondo simbolo che anticipa l'Eucaristia e ci rivela la natura di Gesù come pane di vita.

  • La transizione: Questo miracolo segna un punto di svolta nella missione di Gesù. Dopo aver predicato in Galilea, si dirige verso Gerusalemme, consapevole del suo destino.
  • L'attesa messianica: La folla, affamata sia materialmente che spiritualmente, vede in Gesù il Messia, il liberatore. Le loro aspettative, però, sono ancora legate a un Messia politico e terreno.
  • Il segno: La moltiplicazione dei pani è un segno evidente del potere divino di Gesù e della sua capacità di provvedere ai bisogni del popolo.
  • L'anticipazione dell'Eucaristia: I gesti di Gesù - prendere il pane, render grazie, spezzarlo e distribuirlo - anticipano in modo chiaro l'istituzione dell'Eucaristia.
  • Il pane come simbolo: Il pane, alimento fondamentale, diventa simbolo del corpo di Cristo, donato per la vita del mondo.
  • Il pane vivo: Gesù si definisce il "pane vivo" che discende dal cielo. Questo pane non è solo cibo per il corpo, ma nutrimento per l'anima.
  • La nuova alleanza: L'Eucaristia è il nuovo patto, che sostituisce l'antica alleanza stabilita da Dio con il popolo di Israele.
  • La comunione con Cristo: Nel partecipare all'Eucaristia, ci uniamo a Cristo e gli uni agli altri, formando il Corpo mistico di Cristo.
  • Manna e pane eucaristico: Entrambi sono doni divini che nutrono il popolo di Dio. Tuttavia, la manna è un segno prefigurativo, mentre l'Eucaristia è la realizzazione piena della promessa.
  • Dalla legge alla grazia: La manna rappresentava la Legge, mentre il pane eucaristico è il segno della grazia e dell'amore di Dio.

lunedì 1 ottobre 2012

Eucaristia: fonte e nutrimento del matrimonio.

Nel sacramento del matrimonio vengono richiamate la dimensione pasquale, battesimale ed eucaristica.

In virtù del Battesimo siamo figli di Dio e gli sposi hanno la capacità di pregare, amare, perdonare, imitando e testimoniando Cristo.

L'Eucaristia è fonte e nutrimento del matrimonio. Celebriamo la Pasqua perché facciamo memoriale dell'amore pasquale e perfetto di Cristo. Il sacramento non è solo un rito ma una realtà viva che investe tutta l'esistenza degli sposi.

Il matrimonio è sacro perché Dio irrompe nella coppia!

giovedì 24 febbraio 2011

Il compimento nell’Eucaristia

(Gv 13,1) La passione e la morte di Gesù Cristo esprimono nel modo più efficace il senso della sua esistenza terrena e tramanda nel mondo, nel modo più incisivo, la memoria del suo amore.
La sua “ora” è il compimento, è il tempo di passare da questo mondo al Padre, di essere da lui glorificato, di morire per portare frutto (“Se il chicco di frumento non fosse caduto a terra, non sarebbe fruttificato”Sant’Agostino).
L’ora della croce è il Battesimo del sangue per Gesù: lascia il mondo per tornare al Padre. Passa dalla condizione umana (mortale) alla condizione di vita in Dio.
I quattro vangeli descrivono approfonditamente la morte di Gesù. Le prime comunità cristiane ritennero indispensabile per la nuova fede evidenziare insieme alla risurrezione la morte dolorosa di Gesù (nonostante la vergogna e lo scandalo della crocifissione).
San Paolo predica Cristo crocifisso anche se suona scandalo e stoltezza per molti (1 Cor). La Gloria di Dio e la salvezza dell’uomo passano per la debolezza, la sconfitta e la morte.
Per Giovanni la Gloria di Gesù consiste nel consegnarsi liberamente alla morte, per amore di Dio, come agnello immolato per il peccato degli uomini.
L’ ultima cena è il preludio della Passione. Per gli Ebrei, la cena, il banchetto sono segni della comunione tra Dio e l’uomo. I sacrifici di comunione si offrivano al tempio di Gerusalemme e comprendevano il banchetto: i presenti mangiavano la vittima offerta a Dio e si sentivano in pace, in comunione con Dio e tra di loro. Anche Gesù usa l’immagine del banchetto (Mt 22,2). Nella Bibbia, l’abitudine quotidiana di riunirsi per mangiare insieme diventa anticipo di una realtà futura non ancora conosciuta.
Da memoriale della liberazione dalla schiavitù, da lode, benedizione e rendimento di grazie (Eucaristia) per le opere di Dio nell’Esodo, diventa segno di attesa della nuova Pasqua, della liberazione definitiva, la Pasqua del Regno.
L’agnello era simbolo della liberazione: il suo sangue cosparso sulle porte degli Ebrei li aveva scampati dal flagello abbattutosi sull’Egitto e aveva consentito loro di mettersi in viaggio verso la Terra Promessa. Gesù spiega agli apostoli che lui è il nuovo Agnello pasquale immolato per tutti.
Israele con il sangue delle vittime suggellò la sua alleanza con Dio; ora Gesù, con il proprio sangue, sancisce l’alleanza nuova, non più scritta sulla pietra delle tavole di Mosè, ma nei cuori degli uomini.
Il corpo offerto e il sangue versato sono il gesto manifesto di un amore infinito.(Lc 22,19-20)

Tratto dal catechismo per gli adulti “Signore da chi andremo?”

domenica 12 aprile 2009

La Santissima Eucaristia, culto di Dio e missione.

Relatore: Cardinale Francis ARINZE.
XXX Convegno Liturgico Diocesano. Modena, 28 Marzo 2009.

In questa Quaresima, è stata assai utile la testimonianza del Cardinale ARINZE, prefetto emerito della Sacra Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Linguaggio semplice e diretto, per un testimone che viene dall’Africa, terra di povertà e sofferenza. Nonostante i problemi, l’Africa cristiana è viva, e l’entusiasmo che emerge nelle celebrazioni africane è contagiante.

Frasi semplici, scandite dall’accento africano che arrivano, al cuore di tutti: “Per colpa di uno siamo peccatori, ma grazie a uno siamo salvati”. Chiari sono i riferimenti ad Adamo e a Gesù: per colpa di un uomo siamo stati condannati, ma grazie al figlio di Dio sacrificato, viviamo.

La nostra preghiera, quindi, non deve iniziare con una richiesta, ma con un inno di lode al Signore. Chiedere aiuto a Dio è importante, ma deve essere l’ultima cosa. Impariamo a ringraziare e a lodare chi si è sacrificato per l’uomo: bisogna saper distinguere i bisogni del momento dai bisogni spirituali, e il nostro Spirito ha bisogno di Dio.
Inoltre nell’adorazione è utile fare silenzio dentro di sé: solo così si è a tu per tu con Dio. Anche il canto è preghiera, ma attenzione a non trasformarlo in un “momento di ricreazione”.

Eucaristia: culto di Gesù, nostra Pasqua.

Il tema centrale dell’intervento del cardinale è l’Eucaristia: dono del corpo e del sangue del Cristo. Durante la Santa Messa, l’Eucaristia ci viene presentata come il sacrificio reso presente: il memoriale.

Essa è fonte e apice di tutta la vita cristiana, infatti nella liturgia occupa un posto centrale. Inoltre tutti i sacramenti portano ad essa, alla comunione con Dio.
L’Eucaristia è un dono troppo grande e importante; infatti chi non ama la Chiesa attacca per prima cosa l’Eucaristia.

Noi non riceviamo pane e vino benedetto, ma il corpo e il sangue di Gesù.
La presenza del Cristo è reale. E’ l’Emmanuele: Dio con noi.
Questa è la nostra fede.
Questo è ciò per cui i martiri danno la loro vita.

Se intendiamo in questo modo l’Eucaristia, la Santa Messa diventa un supremo atto di lode a Dio, un sacrificio di lode. La Chiesa, a sua volta, diventa il corpo mistico di Cristo, diventa la sua sposa.
Occorre quindi prestare molta attenzione alla Parola, adorare Dio in un atto comune di fede e curare la celebrazione. La Parola è fonte di nutrimento, è pane di vita.

“La Domenica senza la Santa Messa è vuota”.

La vita cristiana senza Messa diventerebbe impraticabile perchè il sostegno eucaristico verrebbe a meno. Come è possibile concepire una domenica senza Messa?
Senza la forza dell’Eucaristia si avrebbe paura di testimoniare Gesù, si perderebbe il coraggio. Non esisterebbe la comunità cristiana.

Per questo è opportuno, prima di una celebrazione, arrivare per tempo e prepararsi interiormente al messaggio che Dio chi vuole trasmettere. Anche in questo caso l’uomo deve scegliere quali sono le sue priorità: l’Eucaristia ricevuta è valida anche per i “ritardatari”, ma aggiunge scherzosamente il cardinale: “se uno arriva tardi è meglio fare un'altra messa… l’Eucaristia ha validità, ma si faranno i conti con Gesù…”.

In queste situazioni, è importante che il cristiano non si faccia giudice del proprio prossimo, ma è consigliabile aiutare gli altri affinché migliorino. Noi non saremmo mai buoni giudici: il nostro giudice è uno e si trova nella patria del cielo.

Dopo la parentesi sui “ritardi” e sui “giudici”, il cardinale continua il suo discorso sulla missionarietà dell’Eucaristia. Nella comunità, rilevante è la partecipazione attiva, che non significa attivismo, ma atti interiori rivolti a Cristo. Dopo aver seguito la liturgia, le letture e fatto silenzio dentro di noi, il culmine è ricevere Gesù nella comunione. In questo momento, l’Eucaristia ci manda in missione.

Il cristiano non è “isolato” alla propria comunità parrocchiale, ma può e deve essere un buon cittadino: contribuendo allo sviluppo sociale, promuovendo la vita sulla terra, anche se, come figli di Dio, abbiamo la promessa di una vita nuova dopo la morte.

Il cristiano deve dare l’esempio innanzitutto nella propria comunità domestica e deve farsi sostenitore della famiglia fondata sul matrimonio.

In questa società è urgente, più che mai, la testimonianza. Ognuno si deve impegnare a capire in cosa si può rendere utile per la Chiesa, e per la causa del Vangelo. Ma attenzione: “noi non dobbiamo imporre, ma proporre.

A questo punto occorre una precisazione: alla fine della celebrazione, la dicitura del messale è: “la messa è finita, andate in pace”. I vescovi chiesero di modificare tale dicitura: dire la messa è finita potrebbe essere mal interpretato dai fedeli. Spesso nelle nostre chiese infatti sentiamo:
“Annunciate il Vangelo e andate in Pace”
“Andate in Pace”
“La gioia del Signore sia la nostra forza. Andate in pace.”
“Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace.”
“Nel nome del Signore, andate in pace.”

In questo modo l’assemblea capisce che chi lascia la Chiesa, la lascia per iniziare una missione. Ognuno di noi deve sentire una vocazione di apostolato: non ci sono spettatori nella Chiesa ognuno ha un ruolo e può fare qualcosa.

Non si è cristiani solo di domenica!

Altra bellissima frase del cardinale Arinze: “Chi ama parla volentieri dell’amato.” Il cristiano non deve avere paura di testimoniare il Vangelo. Se interiormente amiamo veramente il Cristo, non possiamo avere paura. L’abbondanza dei suoi doni è tale che nulla ci può spaventare. Prima di andare verso il Padre, Gesù si è spogliato di tutto e lo ha donato: il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia, lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste, la sua Parola testimoniata e tramandata dagli apostoli.

Un Eucaristia che non provoca amore è inutile.

L’Eucaristia ti dona la forza di riconoscere Cristo nei poveri; assistere ed essere solidale con chi ne ha bisogno.
Ricordiamo che quello che facciamo ai più piccoli lo facciamo a Gesù.
Come non rispettare quindi le persone e la natura, entrambe opere di Dio Padre?

L’Eucaristia è eredità di Gesù Cristo. Tale eredità deve essere ben custodita dai laici cristiani e dai sacerdoti. Durante la Messa il sacerdote diventa strumento nelle mani di Cristo, e infatti nella consacrazione parla in prima persona: il suo carisma influisce notevolmente sulla celebrazione.

Il Signore è risorto! E' veramente risorto. Alleluia Alleluia