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lunedì 7 luglio 2025

Chi sogna nuovi gerani? Guareschi


1) SPIRITO e COSCIENZA

Gli appunti e i ricordi personali rappresentano una sorta di riserva spirituale da tenere in serbo per i momenti più difficili. In questo senso, la provincia assume il ruolo di riserva intellettuale, artistica e spirituale del Paese: è dalla mente, non dalla forza, che nascono le cose più autentiche e durature.


"La voce del Cristo non è che la voce della mia coscienza."

Questo principio è alla base di una visione in cui l'uomo, anche se parte della massa, deve essere stimolato a pensare con la propria testa, ad ascoltare la propria coscienza. Le direttive collettive vanno seguite solo finché non contrastano con principi sani e onesti. L'obbedienza cieca deve trasformarsi in un'obbedienza ragionata: il vero dovere è obbedire alla propria coscienza, come individui.

Il comunismo, nel tentativo di risolvere un problema, ne genera uno più grande: quello dell'annullamento della persona. Per questo, buon senso e coscienza diventano strumenti indispensabili. Dio è presente ovunque, e la croce è la bandiera che unisce tutti noi: la difesa dell'idea cristiana coincide con la lotta contro ogni forma di dittatura, a tutela dei valori spirituali della patria.

Dio ci ha donato una personalità e una coscienza: al momento della morte saremo soli davanti a Lui a rendere conto delle nostre azioni. È lo spirito a contare, e Dio saprà proteggerci. "Io bado molto alla mia coscienza." La coscienza è come una signora con cui bisogna tenere costantemente un appuntamento.

Obbedisco agli ordini della mia coscienza, in quanto padre di famiglia, italiano e cattolico. La politica deve essere fatta con il cervello, non con il fegato; essa non è fede, ma ragionamento. Dio non giudicherà i partiti, ma ogni uomo, per ciò che ha pensato e fatto. Egli ci ha dotati di coscienza e personalità, ed è quindi contro ogni forma di collettivismo.

Il benessere e il progresso hanno impoverito la vita spirituale: è molto più difficile essere semplici che complicati. "La televisione crea dal nulla valori e idoli per un generale abbassamento del livello intellettuale e spirituale della massa." La pubblicità ostacola la libera scelta dell'individuo, alimentando il conformismo. Ci hanno sottratto il tempo libero, e l'unica libertà concessa nella società dei consumi è fare ciò che fanno tutti gli altri. È un'ingiustizia: spersonalizzare l'individuo, ridurlo, per creare quel "cretino medio" su cui radio, TV e propaganda modellano i programmi.

 

2) LIBERTÀ e RESPONSABILITÀ

"Io sono per la Libertà." Difendere la libertà è un dovere, perché essa non muore: nessuno può portarci via ciò che abbiamo conquistato con la sofferenza. È essenziale insegnare ai figli il rispetto per la dignità personale. La libertà non è un luogo, ma uno stato d'animo: esiste ovunque viva un uomo che si senta davvero libero.

Assumersi le proprie responsabilità e agire in coerenza con la propria personalità è parte fondamentale della libertà. Essa comporta lotta, fede, sacrifici, fatica, studio, lavoro: tutto questo illuminato dall'intelligenza e da un fine. La libertà non si accorda con l'inerzia né con l'inettitudine.

La vera libertà si manifesta nel rispetto di sé stessi, degli altri e delle leggi fondamentali che regolano la convivenza secondo Dio e secondo i principi della civiltà. "Amerai il prossimo tuo come te stesso. Questa è la legge."

"Nel lager ho imparato come sia bello e virile, come sia civile dire pubblicamente cosa si pensa, specialmente quando ciò comporti un grave rischio."

 

3) LA VITA DELL'UOMO E DIO

"Prendo il grande vizio di lavorare e non me ne libererò più." L'atteggiamento giusto nella vita è essere sempre pronti, vivere con umiltà e riconoscenza. Anche la sofferenza, nella sua durezza, può essere dono: "La sofferenza è un acido che avvelena i muscoli e le ossa, ma ripulisce l'anima, e si vede tutto con altri occhi."

La vita non va semplificata oltre misura: molte grandi sciagure sono nate dal tentativo di pianificare il mondo in modo troppo razionale. Sul vuoto non si costruisce nulla. Occorrono fede e pazienza.

"Gli italiani non hanno imparato nulla dalla guerra. È triste: nelle guerre imparano qualcosa solo i morti."
Eppure Dio sa come vanno le cose, e questa consapevolezza offre pace. Dio esiste e "funziona bene da secoli." È "pigro, ma giusto." Sperare di essere in comunione con Lui è la vera speranza.

L'uomo è l'essere più irragionevole del creato: Dio ha mandato il Figlio per salvarci, e l'abbiamo crocifisso. Nessuno ha mai mandato un salvatore per gli animali, che si comportano con maggiore ragionevolezza.

La vita, per l'uomo, è una salita: chi si impegna di più arriva più avanti e più in alto.

 

4) I CATTIVI EDUCATORI

I genitori spesso sono cattivi educatori, o per sentimentalismo, o per pigrizia. È molto più faticoso educare un figlio alla lotta per la vita, che mantenerlo in casa fino ai trent'anni come se fosse ancora un bambino. Costa meno regalargli un patrimonio che insegnargli come si conquista e si amministra. Il risultato è il figlio "vendicatore", che dovrà fare o avere ciò che i genitori non hanno fatto o avuto.

 

5) LA DONNA EMILIANA

La donna emiliana è schietta, vivace, formosa, non sofisticata: non necessariamente contadina, ma semplice e vera. La sua bellezza è "una questione di quantità".

"Le mogli soffrono quando il marito viaggia solo: hanno una terribile paura che si diverta."

domenica 29 giugno 2025

I genitori italiani, per la stragrande maggioranza, sono dei cattivi educatori. #Guareschi


Siamo in tempi di furibonda demagogia e ci tengo a precisare che non sono mai stato un proletario. Io, allora, ero semplicemente un borghese povero mentre ora sono un borghese benestante. A tal proposito, mentre non so se si possa dire che pro letario è chi lavora per vivere e borghese è chi vive per lavorare, so con certezza che, oggi, in Italia, coloro i quali si proclamano con maggior furore campioni del proletariato e spietati nemici della borghesia appartengono alla grassa borghesia, mentre gli autentici proletari aspirano tutti a diventare dei borghesi.

I genitori italiani, per la stragrande maggioranza, sono dei cattivi educatori. Vuoi per eccesso di sentimentalismo, vuoi per ignoranza, vuoi per pigrizia. È infatti assai più faticoso educare un figlio, attrezzarlo per combattere validamente la lotta per la vita, che trattarlo fino a trent'anni come un bambino.

Costa assai meno regalare al figlio un patrimonio che insegnargli come si conquista e si amministra un patrimonio.

martedì 24 dicembre 2024

Il Natale con Don Camillo e Peppone. Guareschi.

"Se il problema è l’ingiustizia dei sistemi politici che non funzionano, problema ancora maggiore è il cuore dell’uomo: se questo non funziona bene, se l’egoismo è il principio cardine dell’esistenza, il mondo non può che andare a rotoli. In fondo, il Natale ci ricorda proprio questo: la presenza di un Dio che si fa piccolo e umile può cambiare il tuo cuore, altrimenti la società sarà corrosa dalla diffidenza"

“Questo è il figlio di Peppone, questa la moglie di Peppone e questo è Peppone” disse don Camillo toccando per ultimo il somarello. “E questo è don Camillo!” esclamò Peppone prendendo la statuetta del bue e ponendola vicino al gruppo. “Bah! Fra bestie ci si comprende sempre” concluse don Camillo» 

"E fra mille anni la gente correrà a seimila chilometri l’ora su macchine a razzo super atomico e per far cosa? Per arrivare in fondo all’anno e rimanere a bocca aperta davanti allo stesso Bambinello di gesso che, una di queste sere, il compagno Peppone ha ripitturato col pennellino"

L'articolo celebra il Natale attraverso gli insegnamenti di Don Camillo, personaggio creato da Giovannino Guareschi, che interpreta la fede come una realtà concreta e profonda. Guareschi vede nel Natale il simbolo della speranza e della rigenerazione, un'occasione per riflettere su sé stessi e sul mondo. Don Camillo, con le sue azioni e il suo legame con Cristo, sfida l'indifferenza e l'ipocrisia, sottolineando la necessità di affrontare la verità, anche a costo di essere odiati.

Peppone, sindaco comunista e rivale-amico del sacerdote, incarna il conflitto interiore tra ideologia e umanità. Durante una notte di Natale, i due lavorano insieme al presepe, un gesto simbolico che supera le differenze e rappresenta la possibilità di riconciliazione.

Attraverso questi racconti, Guareschi invita a riscoprire i valori essenziali del Natale: pace, speranza e amore. Il messaggio centrale è che il cambiamento deve partire dal cuore dell'uomo, perché solo un cuore rinnovato può trasformare la società. Tra momenti commoventi e umoristici, le storie di Don Camillo e Peppone offrono spunti di riflessione su come vivere il Natale con autenticità e semplicità.



domenica 22 settembre 2024

«Non muoio neanche se mi ammazzano» Guareschi


Un'anima semplice in un mondo complicato

L'incontro narrato è un viaggio nella vita straordinaria di Giovannino Guareschi, raccontata direttamente dalla sua voce. L'autore, con un tono ironico e schietto, ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza, dalla gioventù turbolenta e ribelle fino alla maturità segnata da successi letterari e riconoscimenti internazionali.

Nato in una famiglia umile, Guareschi si rivela fin da subito un carattere difficile da inquadrare. La scuola è per lui un tormento, e le sue esperienze giovanili sono segnate da trasgressioni e ribellioni. Nonostante ciò, dimostra una grande intelligenza e un talento innato per la scrittura, che lo porteranno a diventare uno dei più amati e letti autori italiani del Novecento.

La sua vita è costellata da aneddoti divertenti e situazioni paradossali, come l'esperienza al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale e il periodo trascorso in prigione. Ma è proprio attraverso queste esperienze che Guareschi affina la sua ironia e la sua capacità di osservare la realtà con occhio critico.

L'immagine che emerge è quella di un uomo semplice, legato alle sue radici e ai valori della sua terra. Guareschi non nasconde i suoi difetti e le sue contraddizioni, ma mostra un'onestà intellettuale e una sincerità che lo rendono ancora più affascinante.

Le sue parole ci invitano a riflettere sulla complessità dell'animo umano e sulla bellezza di una vita vissuta con autenticità. Guareschi ci ricorda che anche le esperienze più difficili possono diventare fonte di ispirazione e crescita personale.


sabato 19 gennaio 2013

Il mondo piccolo di Guareschi, Don Camillo e Peppone.

" Ebbene, qui occorre spiegarsi: se i preti si sentono offesi per via di don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in lesta; se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare; perché chi parla nelle mie storie, non è il Cristo, ma il mio Cristo: cioè la voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari interni miei. Quindi ognuno per sé e Dio per tutti. "



Così Guareschi conclude l’introduzione al suo Mondo Piccolo. Siamo nella Bassa Emiliana sul finire della seconda guerra, e la società è divisa in due: chi sta coi preti e chi con i comunisti.

Io avevo già i visto i film di Don Camillo e Peppone ed ero incuriosito anche dal leggere le opere di Guareschi che li hanno ispirati. Con vera gioia ho scoperto che il libro è anche meglio.

I film sono stati molto “addolciti”, non dovevano essere un pretesto per creare conflitti, ma per unire un popolo sull’orlo della guerra civile. I titoli di due capitoli contengono la parola “paura”, che sicuramente nei film non emerge. Ci sono anche sparatorie e omicidi.

Penso che siano geniali i dialoghi tra Don Camillo e il “suo” Crocifisso.

I dialoghi tra Don Camillo e Peppone sono i dialoghi di due che si vogliono bene (e hanno combattuto insieme in guerra) ma che si trovano agli estremi opposti in politica... anche se alla fine sui casi di coscienza l’ideologia passa in secondo piano.

Allego alcuni brani che mi sono piaciuti particolarmente.