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giovedì 26 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. Nascere fragili, morire poveri. Nembrini+Rosini.

Francesco, Dante e la "Pazzia" di mollare la presa

Questo ultimo incontro sulla Quaresima ci riserva una sorpresa: per parlare di Francesco d'Assisi non useremo i suoi testi, ma l'XI Canto del Paradiso di Dante Alighieri. Non è un vezzo accademico, ma una scelta profonda: Dante è considerato a tutti gli effetti una delle "fonti francescane" essenziali. Attraverso la sua poesia, la Chiesa ha metabolizzato e compreso la figura del Poverello.

sabato 21 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. In Paradiso senza carrozza. Rosini+Nembrini

Don Fabio Rosini:

Oggi annunciare la fede non significa tanto rivelare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto smascherare qualcosa di falso. Il problema che abbiamo davanti è culturale: nel tempo, la trasmissione della fede è stata spesso deformata. Per questo, più che proclamare il cristianesimo, siamo chiamati a smontare il "falso cristianesimo" che si è radicato nel cuore delle persone e nella mentalità comune. Da una parte, noi cristiani lo abbiamo talvolta presentato in modo poco credibile; dall'altra, il mondo lo ha ulteriormente deformato.

C'è, ad esempio, una grande confusione tra la vita cristiana e una certa morale di stampo vittoriano, fatta di doveri, imposizioni e rigidità: una cosa ben diversa dal Vangelo. A questo si aggiunge un sentimentalismo diffuso: quando non si riesce a dire qualcosa di incisivo, si scivola nel tono lamentoso, nel linguaggio emotivo e un po' zuccheroso. Così, il cristianesimo viene ridotto a qualcosa di superficiale, quasi "appiccicoso", perdendo la sua forza.

Un esempio emblematico è il testo che vogliamo affrontare oggi: il celebre "fioretto della perfetta letizia". Già l'espressione "perfetta letizia", in realtà, è fuorviante: è una versione addolcita di un testo originariamente molto più duro e persino scomodo, che troviamo negli Acta Beati Francisci, tra le prime testimonianze dirette su Francesco.

venerdì 13 marzo 2026

Francesco: Il dito e la luna. Il cantico delle creature. Nembrini

Il contesto del Cantico delle Creature

Da dove cominciare per parlare del Cantico delle Creature?
È un testo molto noto, anche molto breve: lo si può leggere in pochi minuti. Ma il punto non è soltanto leggerlo. Dobbiamo collocarlo dentro il cammino quaresimale, che dovrebbe aiutarci a prepararci alla Pasqua.

E prepararsi alla Pasqua significa entrare in un cammino di conversione, cioè di cambiamento dello sguardo.

Nelle prime due serate abbiamo provato a mettere a fuoco proprio questo: il problema è imparare a vedere.
Vedere con occhi nuovi.
Accorgerci di cose che prima non vedevamo.

In fondo il carisma di san Francesco si può riassumere proprio in questo verbo: vedere.

Che cosa vedeva Francesco quando guardava le creature?
Che cosa vedeva quando guardava il dolore, le ferite, la fatica degli uomini?

E soprattutto: che sguardo ha incontrato lui, per arrivare poi a guardare tutto in quel modo?

mercoledì 11 marzo 2026

Francesco: il dito e la luna. La paternità di Francesco. Rosini + Nembrini

L'obbedienza e la misericordia alla scuola di San Francesco

È il secondo incontro di un percorso quaresimale dedicato alla figura e all'insegnamento di San Francesco d'Assisi. Dopo aver riflettuto sull'umiltà nel primo appuntamento, questa volta l'attenzione si concentra su un'altra parola chiave del suo cammino spirituale: l'obbedienza, strettamente legata alla misericordia.

Una lettera di Francesco a un ministro

Il punto di partenza della riflessione è una lettera scritta da Francesco tra il 1221 e il 1223. In quel periodo l'ordine dei frati minori era in forte crescita e uno dei ministri, incaricato di guidare una comunità, si trovava in grande difficoltà. Stanco dei problemi e delle tensioni tra i frati, aveva chiesto a Francesco di essere sollevato dal suo incarico per potersi ritirare in un eremo e vivere più tranquillamente la vita religiosa.

La risposta di Francesco è sorprendente. Non gli concede di fuggire dalle difficoltà, ma lo invita a rimanere dove si trova. Gli dice, in sostanza, che la vera obbedienza non consiste nel cercare una vita più facile, ma nell'accogliere le circostanze concrete in cui Dio ci pone.

Francesco scrive:

«Tutte le cose che ti impediscono di amare il Signore Dio e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti picchiassero, tutto questo devi ritenere come grazia.»

Queste parole possono sembrare paradossali. Come possono essere una grazia le difficoltà, le incomprensioni o perfino le offese? Francesco vuole far comprendere che Dio agisce anche attraverso le contraddizioni della vita. Le situazioni che ci mettono alla prova diventano il luogo in cui la fede cresce e si purifica.

sabato 28 febbraio 2026

Francesco: Il dito e la luna. La memoria: psicologia o teologia? Rosini + Nembrini

Nel tempo della Quaresima, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, si è aperto un percorso di riflessione dedicato alla figura di San Francesco d'Assisi, a ottocento anni dalla sua morte. Le meditazioni guidate da Fabio Rosini e Franco Nembrini hanno proposto un approccio originale: non una semplice commemorazione spirituale, ma un confronto vivo con l'esperienza umana e cristiana del santo.

L'obiettivo dichiarato è stato chiaro fin dall'inizio: togliere Francesco dalla "nicchia" in cui spesso viene collocato. L'immagine romantica del santo degli uccellini rischia infatti di rendere la sua figura lontana, quasi irraggiungibile. In realtà Francesco è un uomo attraversato da crisi profonde, da cambiamenti radicali e da una domanda esistenziale decisiva. Ed è proprio questa domanda che lo rende contemporaneo.

Il senso del quaresimale: cambiare sguardo

Don Fabio Rosini ha ricordato il significato del quaresimale, una tradizione antica della Chiesa che accompagna il cammino verso la Pasqua attraverso meditazioni sulla conversione. La Quaresima nasce infatti dal percorso dei catecumeni adulti che si preparavano al battesimo: quaranta giorni di purificazione, di passaggio dall'uomo vecchio all'uomo nuovo.

In questo contesto la figura di Francesco diventa uno strumento educativo. Non si tratta semplicemente di studiare un santo, ma di lasciarsi provocare dai suoi testi autentici, liberandosi da letture superficiali o sentimentali.

Rosini introduce un concetto chiave: demistificare Francesco per demistificare noi stessi. Spesso infatti viviamo dentro mezze verità, auto-narrazioni incomplete, immagini di noi costruite più su ciò che vorremmo essere che su ciò che realmente siamo.

La Quaresima diventa allora il tempo per guardare la realtà senza difese.

domenica 5 gennaio 2025

Riflessioni Letterarie di Franco Nembrini.

 "Che c'è di allegro in questo maledetto paese?"

Milosz, Manzoni, Leopardi: un dialogo serrato tra Dio e l'uomo moderno.


dalla postfazione di Don Fabio Rosini:

Leggere grandi capolavori della letteratura non per fare discorsi eruditi, ma per andare al fondo del senso che racchiudono. Una bellezza che non ha nulla a che fare con le nozioni imparate a scuola. La grazia di Dio, a patto che vogliamo ascoltarla, continuerà a indirizzare la vita umana. Occorre prendere coscienza del vuoto che ci portiamo dentro, del fatto che questo vuoto non può essere la verità. Quando compare anche solo una parola che fa accendere una piccola luce, è fatta, non ci vuole molto. Questa luce sta lì che aspetta nel profondo del nostro cuore, anche nei momenti di dolore più assoluto. Di fronte alla sofferenza proviamo un senso di ribellione, eppure anche in quei momenti quella luce sta lì che aspetta. 

Nel Miguel Manara, il peccato è già pieno di se stesso, perché passare la vita a fare stupidaggini e cattiverie non rende felici. Peccare non è mai una passeggiata, rende profondamente infelici. Nella vita, le cose dobbiamo desiderarle. 

Nei Promessi Sposi, Manzoni adopera il suo romanzo per riflettere sulla Misericordia, la quale è una radicale necessità della nostra vita: senza Misericordia non si può fare nulla. Se manca la Misericordia, possiamo sostituirla solo con deboli surrogati come la buona educazione, le norme e la gentilezza. Senza la Misericordia, la gentilezza diventa falsità, l'accoglienza diventa buonismo. La Misericordia, invece, sa di Eternità perché essa è Dio stesso. Da Renzo e Lucia possiamo imparare che tutte le cose che ci accadono, anche le peggiori, hanno un senso iscritto nel disegno di Dio, che senza dubbio ci aiuterà a superare ogni ostacolo e ogni pericolo. Don Abbondio è posto di fronte ai pericoli della vita, ma li vive in modo opposto a Renzo: li evita. Dal colloquio tra l'Innominato e il Cardinal Borromeo possiamo trarne un'altra grande lezione: prima o poi il potere mondano dovrà ammettere la propria inferiorità rispetto a quello celeste. 

Con Leopardi abbiamo potuto ritrovare quella ricerca ansiosa, a volte disperata, di Dio che abita da sempre il cuore di ogni uomo. Leopardi aveva una percezione molto seria della parola di Dio: non solo conosceva l'ebraico, ma tradusse dall'ebraico tutti i salmi. Il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia è accostabile alla storia di Abramo. Le difficoltà, a volte, sono necessarie affinché la nostra fede venga messa alla prova, altrimenti rimarrà piccola. Anche i momenti più brutti della nostra vita rientrano nella Provvidenza: siamo noi che non dobbiamo perdere la speranza. Leopardi ci aiuta a mantenere desta la nostra meraviglia di fronte al mistero della vita, senza cadere nel torpore della superficialità. 

Scrittore e lettore in una comune ricerca della verità: solo così la letteratura può diventare parte integrante della nostra crescita spirituale, della nostra vita di cristiani. È importante che conserviamo questo gusto per le cose belle, per l'arte e la letteratura, mantenendo vivo il nostro amore per la bellezza, che è la bellezza di Dio, allenando la nostra capacità di osservare l'intimo delle cose, della realtà. La lettura, specie se di grandi opere, allena la nostra capacità di guardarsi dentro ed interrogare ed indirizzare lo sguardo verso i nostri desideri, i nostri bisogni e soprattutto verso quel desiderio che più forte di tutti arde nei nostri cuori.

martedì 29 ottobre 2024

La preghiera sacerdotale, perché il mondo sia di Dio

«Anche noi nella nostra preghiera, chiediamo a Dio che ci aiuti ad entrare, in modo più pieno, nel progetto che ha su ciascuno di noi». Il Papa Benedetto XVI, nelle sue catechesi, ha approfondito la preghiera sacerdotale di Gesù, presente nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni. Questa preghiera, pronunciata da Gesù durante l'Ultima Cena, è un modello per la nostra vita di fede e ci rivela la profondità del suo amore per noi.

lunedì 28 ottobre 2024

La preghiera di Gesù ci cambia la vita

Il testo https://lanuovabq.it/it/la-preghiera-di-gesuci-cambia-la-vita approfondisce il significato teologico dell'Ultima Cena, evidenziando come attraverso questo evento Gesù istituisca l'Eucaristia e doni se stesso all'umanità. La preghiera eucaristica è un atto di amore e di gratitudine che unisce i credenti a Cristo e tra loro.
Papa Benedetto XVI, nelle sue catechesi, ha approfondito il significato dell'Ultima Cena, evidenziando come in questo evento Gesù non solo si congeda dai suoi discepoli, ma istituisce un sacramento fondamentale per la Chiesa: l'Eucaristia. 

lunedì 27 gennaio 2014

Elemosina, preghiera, digiuno. #Quaresima.

Appunti di catechismo (tratto da una riflessione di Mons. Monari).

In quaresima le letture ci mettono davanti tre opere di misericordia: l'elemosina, la preghiera e il digiuno; sono i grandi filoni della conversione.

- L'elemosina è la conversione nel rapporto con gli altri; quindi il renderci responsabili del bisogno dell'altro, il non far finta che il bisogno dell'altro non ci sia.

- La preghiera è il ritrovare il giusto rapporto con Dio;
il Dio della nostra vita, è il Signore e la nostra vita deve fare riferimento a Lui. La preghiera ci riconduce continuamente a questo rapporto di fede e di obbedienza nei suoi confronti.

- Il digiuno vuole dire il giusto rapporto con noi stessi: imparare a non essere schiavi di niente e di nessuno.
Il cibo è il simbolo del bisogno fondamentale della vita umana. E' naturale, abbiamo bisogno di cibo per vivere; ma il rischio è che il cibo diventi il padrone della nostra vita. In realtà ci sono delle cose alle quali facciamo fatica a rinunciare e che, se vengono meno, causano in noi una grande tristezza o depressione. Ma noi siamo più grandi delle cose, siamo più importanti di una gratificazione o soddisfazione; bisogna imparare questa libertà. E allora toccherà a ciascuno vedere dentro la sua vita quali devono essere i cammini concreti di conversione. 

Una volta si facevano i "fioretti", i propositi quaresimali; se tu ti rendi conto che hai una schiavitù, per cui non puoi fare a meno di qualche cosa di secondario, prova a farne a meno per un po'. E' un segno, non è la conquista della libertà assoluta, però è un segno della consapevolezza di libertà, del fatto che tu sei più grande delle cose, e che puoi trovare la tua gioia non nell'avere questo o quello, ma semplicemente nell'essere te stesso e nel manifestarti per quello che sei.

Ciascuno dovrà rientrare in se stesso e chiedersi, davanti al Signore, quale sia il cammino che è più giusto fare, quale sia l'impegno, possibilmente concreto, che è più giusto prendere; ma bisogna che uno scelga quello centrale, più significativo e più importante.

domenica 21 aprile 2013

Gesù è il Buon Pastore che dona la vita per le pecore, è l’Agnello che salva.

IV Domenica di Pasqua 2013

Cosa ci lasciano queste letture?
Il Vangelo di Cristo è rivolto a tutti, non solo a Israele. Noi cristiani apparteniamo al Signore, siamo suoi testimoni, siamo suo popolo, suo gregge: siamo suoi e ci conosce per nome.
Il Signore è buono, pieno di misericordia per noi, e il suo amore è per sempre. E’ il buon Pastore che dona la vita per le sue pecore, e col suo sangue versato ci lava dal peccato, rendendoci candidi.

domenica 14 febbraio 2010

Prima domenica di Quaresima

Nella prima domenica di Quaresima, dalla prima lettura [Dt 26, 4-10] emerge il tema della conquista della terra promessa, tanto caro agli ebrei e centrale in Deuteronomio, perché segno efficace della promessa di Dio.
Il credente offre in dono le primizie della terra al Signore, per ringraziarlo del dono della terra stessa. Le primizie vengono consacrate, così come noi consacriamo i doni e le offerte sull’altare. Questa consacrazione ha uno stretto legame con l’evento culmine della storia della salvezza: la liberazione dall’Egitto. Questo brano non è solo un breve riassunto della storia della salvezza, ma soprattutto una vera e propria professione di fede (vv 5-9).
La liberazione dall’Egitto per mano di YHWH è l’esperienza salvifica fondamentale di Israele. E’ il cuore del credo israelita ed è un segno di identità del Dio degli ebrei (vv 7-9).
L’uscita dall’Egitto, e il passato di Israele, diventano segni di speranza.

I cristiani non guardano invece solo al passato, ma soprattutto guardano al futuro. La liberazione definitiva è nella Pasqua di Gesù, atto conclusivo della salvezza di Dio, che comunque non cancella e non si oppone al valore della prima Pasqua, che è la liberazione dall’Egitto. Nell’esodo, e nella prova del deserto, il popolo ebraico forma la sua coscienza di un Dio liberatore e salvatore.

Luca 4, 1-14.
Così anche Gesù da buon ebreo affronta il deserto (Lc 4, 1-14) prima di iniziare la sua attività pubblica in mezzo agli uomini. Tale prova ha due obiettivi:

1- Lo Spirito di Dio conduce Gesù nel campo del tentatore perché il figlio per servire il Padre deve essere pronto alla tentazione. Le nostre tentazioni mettono alla prova la volontà che abbiamo di seguire Dio. Gesù è condotto alla prova dallo Spirito, ma lo Spirito stesso lo guida nel deserto. Gesù supera le prove e sconfigge il tentatore come vero figlio di Dio.

2- Gesù permise di esser tentato per provare la limitatezza della natura umana, presente anche nei suoi discepoli, e per dare ad essi un esempio e un conforto nelle loro difficoltà. Gesù, prima di entrare fra gli uomini, sta lontano totalmente da essi per 40 giorni, quasi per fare ampia provvista di quella umanità di cui gli uomini erano privi e ch'egli avrebbe diffuso tra loro.

Luogo della prova è il deserto che simboleggia la volontà di abbandonarsi a Dio, che dona la vita e il nutrimento. Deserto e digiuno sono legati perché il deserto con la sua aridità rappresenta una terra privata del suo elemento vitale. Quindi sperimentare col proprio corpo la prova della fame, serve a sentire meglio la necessità di Dio e della sua parola. Gesù, in seguito, insegnerà ai suoi discepoli che certi demòni si vincono solo “con la preghiera e il digiuno” (Mt 17,21). La prova del digiuno nel deserto dura quaranta giorni, come Mosè quando rimase sul Sinai alla presenza di YHWH, e come Elia che camminò fino al monte Horeb.

Le parole che descrivono lo stato di Gesù, “pieno di Spirito Santo”, ci riportano alla scena del Battesimo di Gesù. Dopo il suo Battesimo, Gesù fu condotto su nel deserto dallo Spirito per essere tentato dal diavolo. Di questo evento non vi sono testimoni ed è evidente che il fatto è soprannaturale. Avvertita la fame dopo i 40 giorni, si presenta a lui il tentatore, il diavolo.

Prima tentazione. Il tentatore sfida Gesù a compiere un miracolo superfluo per ottenere uno scopo raggiungibile con mezzi naturali. L’obiettivo fallito del tentatore era verificare se Gesù avesse coscienza d'esser figlio di Dio. Per Gesù, i bisogni materiali del popolo vengono soddisfatti dalla provvidenza di Dio, non dai miracoli. Satana offre il pane, ma Gesù risponde “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo” [Dt 8,3]

Seconda tentazione. Il diavolo si definisce padrone dei regni della terra. Egli introducendo nel mondo il peccato e la morte, ha reso l’uomo schiavo; il suo dominio sul mondo però viene soppresso da Gesù con la redenzione: nell’AT YHWH libera il suo popolo e lo salva; nel NT, Gesù ci redime e ci purifica, facendoci proprietà di Dio, pagando il prezzo del suo sangue, versato per noi sulla croce.
Nella sacra Scrittura era stato affermato molte volte che tutti i regni della terra appartenevano, non al diavolo, ma a YHWH [Is 37, 16; 11 Cr, 20, 6; ecc.] e insieme al suo Messia [Daniele, 2, 44; Salmo 72, 8-11; ecc.]. Qui il diavolo non chiede più a Gesù se è figlio di Dio, forse perché se ne era convinto. Satana offre a Gesù i regni della terra, ma Gesù risponde “Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai.” [Dt 6, 13].

Terza tentazione. Il diavolo prende Gesù e lo conduce sul tempio della santa città di Gerusalemme. Il diavolo invita Gesù ad una prova messianica: se egli è il figlio di Dio, lo dimostrerà davanti al popolo presente nel Tempio, gettandosi nel vuoto, attendendo il salvataggio degli angeli. Si noti che molti, tra il popolo, attendevano dal Messia questi segni. Anche il diavolo questa volta cita la Scrittura (Salmo 91). Ma, come osserva S. Girolamo, il diavolo si dimostra cattivo esegeta, perché il Salmo promette la protezione divina a chi si comporti da pio ed osservante, non a chi provoca Dio. L’ultima citazione di Gesù “È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo“ [Dt 6, 16] corregge la lettura del diavolo.

Gesù combatte con “spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (Ef 6,17). Egli risponde al tentatore appellandosi alla Sacra Scrittura, di cui coglie il senso autentico, mentre il demonio la strumentalizza a suo favore.

Il ritorno al tempo opportuno. Luca chiude il racconto delle tentazioni, accennando ai fatti della passione di Gesù come a nuovi assalti del diavolo, che avverranno al “tempo opportuno”.Per Luca è la Passione il tempo opportuno, in cui Satana muoverà il più violento e ultimo assalto.
Le tentazioni attaccano il ruolo messianico di Gesù, al fine di ridurlo a un messianismo comodo ed agiato, di gloria politica e esibizionistico. Gesù supera queste tentazioni, e nella sua predicazione continuerà a contraddire i principii su cui esse si fondano.

Gesù sulla Croce ottiene ben più di ciò che il diavolo gli prometteva: il potere sulla morte. Satana è vinto dal Risorto. Questa vittoria ci coinvolge e siamo inviati ad annunciare a tutti la bella notizia del Vangelo.

Romani 10,8-13
Paolo descrive la novità della legge di Cristo rispetto alla legge di Mosè. Se “crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo“. “Chiunque crede in lui non sarà deluso. ... Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.” Senza distinzioni tra ebreo e gentili. All’adesione del cuore corrisponde un adesione esterna, la professione di fede, che ha luogo nel Battesimo.

“Resta con noi Signore nell’ora della prova”.

Il percorso catechistico quaresimale si basa sul brano della lettera agli Efesini (Ef 6, 10-20) che è ricca di simboli che richiamano alla vestizione di un combattente: la cintura, la corazza, i calzari, lo scudo, l’elmo e la spada.
Oggi poniamo la nostra attenzione sul simbolo della spada. Con essa dobbiamo attaccare le potenze del male che lavorano fuori e dentro di noi. Gli “gli spiriti del male” (Ef 6,12) e il Maligno (6,16) sono i nostri nemici. L’armatura di Dio consente di “resistere alle insidie del diavolo” (6,11).
La spada è l’unica arma di attacco citata. Infatti basta solo un’arma per attaccare il nemico: la spada dello Spirito che è la parola di Dio!
L’uso metaforico delle armi non ci deve spaventare. Sono le scritture stesse che definiscono la parola del Messia, piena di Spirito, come una spada o un arma contro il male: Gesù, il Verbo di Dio è come un guerriero [Is 11,2 - Is 49,1 - Ap 1, 16 - Ap 19,15]. La Parola viene impugnata da Gesù per vincere la sfida del diavolo che lo tenta nel deserto.
La nostra spada è la parola di Dio, vivificata dallo Spirito. Essa ha il potere di smascherare il nemico dentro di noi perché “la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” [Eb 4,12].

Bibliografia
- Pentateuco - Arletti
- LECTIO DIVINA “Indossate l’armatura di Dio” (Ef 6,12) - Bosetti
- Vita di Gesù Cristo – Ricciotti [271-276]
- Dizionario di teologia biblica – Marietti
- L’evangelo secondo Luca – Schmid
- La Bibbia di Gerusalemme - EDB