Il contesto del Cantico delle Creature
E prepararsi alla Pasqua significa entrare in un cammino di conversione, cioè di cambiamento dello sguardo.
In fondo il carisma di san Francesco si può riassumere proprio in questo verbo: vedere.
E soprattutto: che sguardo ha incontrato lui, per arrivare poi a guardare tutto in quel modo?
Lo sguardo che cambia la vita
L'incontro con il cristianesimo è prima di tutto questo: imbattersi in uno sguardo che ti riconosce, ti accoglie e ti capisce più di quanto tu capisca te stesso.
Ecco: quale sguardo ha incontrato Francesco davanti al Crocifisso di San Damiano, per arrivare poi a guardare il mondo con quella libertà e quella radicalità?
Per questo, questa sera, vorrei provare a fare una cosa un po' diversa: leggere il Cantico delle Creature a rovescio, partendo dalla fine.
In questo modo possiamo liberarlo da quella patina di sentimentalismo con cui spesso lo trattiamo.
Francesco davanti al Crocifisso
Non si può capire Francesco se non lo si immagina davanti al Crocifisso.
Francesco è davvero ciò che la tradizione ha chiamato alter Christus, un altro Cristo.
Per questo, questa sera, invece di addolcire le cose, vorrei fare il contrario: mettere sale sulle ferite.
Silenzio generale. Poi uno alza la mano deciso: «La Pasqua».
«Perché?» gli chiedo. E lui: «Perché a nascere son capaci tutti».
Ecco: senza la Pasqua non avremmo davvero nulla da festeggiare.
Il Cantico nasce dal dolore
Il Cantico delle Creature nasce in uno dei momenti più duri della vita di Francesco.
Era malato, quasi cieco, provato nel corpo. Eppure proprio allora scrive parole di gratitudine per il sole, l'acqua, il vento, la terra.
Come è possibile?
Non per una legge, non per un dovere. Solo per amore.
Ed è proprio questo che Francesco ha incontrato nel Cristo crocifisso.
Il cuore del Cantico
Per questo dico che il Cantico andrebbe sempre letto al contrario.
E allora tutto cambia.
Non perché le cose siano cambiate, ma perché è cambiato lo sguardo.
L'uomo e la coscienza del creato
C'è una frase che mi ha sempre colpito molto: L'uomo è il livello della natura in cui la natura prende coscienza di sé.
Senza l'uomo il sole splende, le stelle esistono, ma non sanno di esistere.
È l'uomo che può dire: «Che cosa grande è questo universo!»
È l'uomo che può guardare il cielo e domandarsi:
-
Chi ha fatto tutto questo?
-
Chi ha voluto me?
Per questo il Cantico è, prima di tutto, un canto dell'uomo. È l'uomo che loda Dio per tutte le creature.
Il cuore: il perdono
Nel Cantico Francesco aggiunge poi due strofe finali.
La prima riguarda il perdono: Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore.
Qui sta il cuore del cristianesimo.
Dio è amore. Ma cosa significa davvero? Significa misericordia.
Significa che la legge dell'essere è l'amore che perdona. Senza questo restano solo:
-
la violenza
-
la vendetta
-
la guerra
Il perdono non è debolezza. È partecipazione alla logica stessa di Dio.
La morte
L'ultima strofa è la più sorprendente:
Laudato si', mi Signore, per sora nostra morte corporale.
Francesco riesce a chiamare sorella anche la morte.
Non perché la morte sia bella. Ma perché, se l'uomo vive nella volontà di Dio, la morte non è più l'ultima parola.
La seconda morte – quella di cui parla l'Apocalisse – non farà male.
L'umiltà finale
Il Cantico si conclude con una parola decisiva: umiltà.
Ma l'umiltà non è disprezzo di sé. Al contrario.
Se Cristo ha dato la vita per me, come posso pensare di valere poco? L'umiltà è gratitudine.
È lo stupore per tutto ciò che esiste. Compreso me stesso.
Conclusione
Questa è la preghiera che possiamo portare con noi in questa Quaresima: chiedere a Dio uno sguardo nuovo.
Uno sguardo capace di vedere il bene dentro le cose. Uno sguardo capace di riconoscere che tutto — davvero tutto — è dono.
E allora, come conclude Francesco:
Laudate e benedicete mi' Signoree ringraziateloe servitelocon grande umiltà.
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