Mentre la figura materna rappresenta la protezione incondizionata, il rifugio e la cura per la vita, quella paterna assume la complessa responsabilità di introdurre il senso del limite, del dovere e del sacrificio. Il testo invita a riflettere su come l'assenza di confini e di uno scopo profondo possa rendere i giovani fragili e impreparati ad affrontare il fallimento, il rifiuto e le sfide dell'esistenza.
Roberto Marchesini sulla figura del padre e della madre:
«Il padre – come ha scritto Sigmund Freud (1856-1939), il padre della psicoanalisi – è colui che pone un limite; la madre eliminerebbe ogni ostacolo sulla strada del figlio; il padre testimonia che c'è qualcosa di più importante di sé, per la madre nulla è più importante del figlio; il padre insegna a soffrire, la madre prenderebbe su di sé ogni infelicità del figlio; il padre educa a pagare, la madre vorrebbe estinguere con la vita ogni debito del figlio; il padre ricorda la rinuncia, la madre sogna che al figlio venga risparmiata ogni privazione; per la madre la vita del figlio è sacra, per il padre la vita va resa sacra (sacrificata) per gli altri, o per qualcosa di ancora più sacro; la madre dà la vita, il padre ha il compito sgradevole ma necessario di ripetere “memento mori”, ricordati che devi morire. La madre insegna a vivere; il padre insegna a morire, dopo aver dato uno scopo alla propria vita e quindi essere vissuti con onore.
Se non c'è nulla per cui valga la pena di spendere la vita, questo è ciò che vale la vita: nulla. Quanti giovani muoiono letteralmente per il nulla, ossia dopo una serata di vuoto divertimento? Quanti, dei suicidi dei nostri adolescenti e giovani sono la reazione di chi non sa come comportarsi di fronte a un fallimento? Quanti omicidi di giovani donne sono causati da un “no” detto a chi non ne aveva mai sentito uno, e che pensava che ogni suo desiderio fosse un ordine per gli altri?»
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