Le sofferenze ci mettono in guardia dal cercare nel mondo la nostra felicità definitiva, per aiutarci a rivolgere la mente a Dio. Ognuno di noi possiede un "paradiso", cioè il cuore, creato da Dio in uno stato pacifico. Tuttavia, ognuno di noi vive l'esperienza del serpente che vi penetra per sedurci.
Scrive Origene che la sorgente e l'inizio di ogni peccato è il pensiero. Si tratta di un pensiero impuro o cattivo — spesso chiamiamo queste idee "tentazioni", ovvero immagini della fantasia (sesso, denaro, vino). I pensieri sono puri finché non vi si aggiunge un impulso che induce a compiere il male. Questi pensieri diabolici, carnali e impuri non possono aver origine nel nostro cuore, dal momento che esso è stato creato da Dio: vengono quindi dal di fuori. E finché rimangono all'esterno non sono peccato; costituiscono un male solo nel momento in cui li accettiamo consapevolmente e liberamente. Il consenso al male viene dato dall'interno dell'uomo, dalla sua libera volontà.
Si dimentica spesso che la spiritualità cristiana offre istruzioni efficacissime per acquistare la pace. I monaci cercavano la quiete fuggendo dal mondo: Sant'Antonio Abate, dopo un lungo combattimento interiore, acquistò l'arte di vincere le fantasie. Bisogna essere padroni dei propri pensieri e delle proprie fantasie. La purezza del cuore è condizione necessaria per la preghiera e per la tranquillità della vita.
I cinque stadi di penetrazione della malizia nel cuore
- Suggestione
La suggestione è la prima immagine fornita dalla fantasia: constatiamo che ci si offre la possibilità di fare il male e che il male si presenta in una forma piacevole. Finché vivremo non potremo liberarci dalla suggestione. Se lasciamo perdere la prima suggestione, essa se ne va così com'è venuta. Ma l'uomo normalmente non lo fa: si lascia piuttosto provocare e comincia a riflettere.
- Colloquio
Il colloquio: un pensiero che si è insediato nel cuore non si lascia scacciare facilmente.
- Combattimento
Il combattimento: sento una forte attrazione verso il peccato, eppure non voglio acconsentire; decido liberamente il contrario e sono capace di resistere.
- Consenso
Il consenso: chi ha perduto la battaglia decide di eseguire, alla prima occasione, ciò che il pensiero maligno gli suggerisce. Dà così il suo libero consenso al suggerimento della malizia: in questo stadio si commette il peccato in senso vero e proprio. L'uomo è essenzialmente ciò che decide, non ciò a cui lo porta l'attrazione dei sensi.
- Passione
La passione: chi soccombe ai pensieri maligni spesso indebolisce progressivamente il suo carattere; nasce così una costante inclinazione al male. È proprio la passione che rende l'uomo schiavo del bere, del sesso, dell'ira.
Il vero peccato è sempre condizionato da un libero consenso. La scoperta della propria libertà è molto importante per il progresso nella vita spirituale. Con quali mezzi si potrebbe evitarlo? Con l'attenzione, la vigilanza del cuore o la sobrietà mentale.
La vigilanza e il combattimento spirituale
"Siate saldi nella fede, vigilate", dice Paolo ai Corinti.
Bisogna essere un custode vigilante alla porta del cuore. Felice è l'uomo che riesce a vincere il pensiero cattivo fin dalla prima suggestione! Anche Cristo fu tentato e la sua tentazione fu simile alle nostre. Gesù, tuttavia, evitò il colloquio con la suggestione: egli diede semplicemente una risposta pronta e di rifiuto a ciò che gli venne suggerito da Satana. Più la risposta è breve e decisa, più risulta efficace. Anche la Sacra Scrittura contiene moltissimi brani adatti a essere pronunciati quando viene alla mente un pensiero cattivo. I devoti si convinsero che l’invocazione del nome di Gesù mette in fuga tutti i demoni:
«Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.»
Il combattimento spirituale è l'essenza dell'ascesi cristiana. La pace del cuore non è duratura se non viene protetta da una costante attenzione; perciò la vigilanza del cuore si chiamava anche "sobrietà mentale" o "attenzione". La capacità di concentrarsi pienamente facilita enormemente il lavoro: è un dono della natura e di Dio, ma non è da tutti. Spesso la mancanza di concentrazione è il risultato di una cattiva abitudine, mentre una forte volontà può procurare un miglioramento immediato, poiché l'attenzione è figlia dell'interesse.
La passione è un movimento sensibile di attrazione o di repulsione verso qualcosa. Esistono tanti tipi di passioni e tutte turbano la serenità, diminuendo la nostra libertà. Le passioni capitali sono la tristezza, la paura, la voluttà e la concupiscenza. L'apatheia (l'insensibilità cristiana verso il male) è un fuoco divorante, il fuoco divino nel cuore che brucia tutte le tentazioni appena si presentano. È la carità che riunisce tutte le forze dell'uomo sotto la direzione dello Spirito Santo.
Il discernimento dei pensieri
La vita spirituale dei cristiani è vista come un combattimento contro i demoni. L'espressione del Nuovo Testamento "distinguere gli spiriti" significa discernere i pensieri, indicando il campo dove il combattimento spirituale comincia e dove fondamentalmente si decide già l'esito. L'arte di discernere i pensieri è in primo luogo un dono di Dio. Per le Chiese orientali, un profeta è un buon padre spirituale. La sua principale funzione era quella di riconoscere e dire quali ispirazioni fossero buone e quali dovessero essere invece considerate come una suggestione del male. Per questo motivo si insiste sulla necessità di avere un buon padre spirituale: colui che, sotto l'assistenza dello Spirito Santo e grazie alla conoscenza dei cuori umani, ci sa dire come un profeta che cosa Dio desidera da noi.
Come diceva Sant'Antonio Abate, ciò che turba viene dal diavolo, mentre Dio dà la pace al cuore. Non sempre, però, la pace viene da Dio: c'è anche una pace illusoria che viene dal mondo, ma solo il Vangelo ci promette la vera pace, quella che è duratura e conduce al bene. Il cattivo umore ci insinua una quantità di progetti sbagliati. Dobbiamo risvegliare proprio la voglia di resistere, di fare il contrario di ciò che saremmo naturalmente propensi a compiere. In Giobbe, tutte le sofferenze divennero una prova della sua virtù. Ogni cristiano ha bisogno di essere in qualche modo provato dalle desolazioni; solo così, infatti, si rende conto che la vera devozione non si può misurare solo con l'intensità dei bei sentimenti provati. Non va tutto bene solo quando ci sentiamo bene. Dio non prova mai gli uomini oltre la giusta misura e dà sempre una forza speciale per superare le difficoltà esteriori ed interiori.
Come ci sono le malattie del corpo, esistono anche le debolezze dell'anima. Occorre concentrare l’attenzione laddove sbagliamo più facilmente, dove quindi siamo più vulnerabili; perciò dobbiamo conoscerci bene per proteggerci bene. È importante l'esame di coscienza, che si raccomanda di fare soprattutto la sera: "Oggi quali pensieri mi appesantivano il cuore e occupavano la mia mente? Che cosa producono in me? La turbano o le danno pace? Dove vogliono condurmi?"
Le suggestioni del male sono numerose e diverse, ma Evagrio propose otto pensieri generici: golosità, fornicazione, avarizia, tristezza, collera, accidia, vanagloria, orgoglio. È un elenco simile a quello dei sette vizi capitali.
- Golosità: non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere. Bisogna dare la precedenza allo spirito rispetto ai piaceri sensibili. L'ozio è il padre dei vizi, mentre il lavoro li fa dimenticare e tranquillizza l'anima.
- Avarizia: la parsimonia è una virtù, ma gli avari ripongono troppa fiducia nei loro soldi e dimenticano Dio; custodiscono il loro tesoro sulla terra e non in cielo.
- Tristezza e invidia: il cristiano deve odiare il peccato come unico vero male. Se assale la tristezza per la vita in quanto tale, allora c'è sempre qualche mancanza di fede nella Provvidenza di Dio e nella sua opera. La tristezza provata per il bene di cui gode un altro uomo è l'invidia.
- Collera: comincia con sentimenti di avversione contro ciò che si presenta come ostacolo al nostro cammino. Dobbiamo usare l'ira contro il male: l'ira è giusta solo se conduce al bene e alla sconfitta del male, andando a beneficio del prossimo. La collera deve essere commisurata, controllata e moderata. Dal sentimento di dispiacere nasce spesso l'odio e la voglia di vendetta, un'esplosione di sentimenti più forti del sano giudizio. Il consiglio migliore è respirare profondamente, contare fino a dieci, "spaccare la legna" (ma non sulla testa dell'altro!). Molto più pericolosa è l'ira che rimane nell'anima, la vendetta che si rifiuta di perdonare; bisogna quindi cercare di ragionare.
- Accidia: è uno stato generale di disgusto, stanchezza, disinteresse, tiepidezza e pigrizia spirituale. Per San Bernardo, la tiepidezza è l'ombra della morte.
- Vanagloria e orgoglio: vogliamo essere stimati, cerchiamo la gloria; tuttavia, l'unica cosa che merita gloria è la Grazia, la partecipazione alla vita di Dio. L'orgoglioso esige ammirazione e venerazione; si dice che l'orgoglio preceda la caduta: l'orgoglioso cade facilmente nel peccato perché si sente superiore agli altri. La vanità è un vizio minore, che cerca la gloria nelle cose vane e di poco conto in confronto ai veri valori della vita. Chi è vanitoso perde i meriti acquisiti per le sue buone opere perché, di fatto, non le ha compiute per Dio ma per vanagloria.
Per Evagrio, il fondamento di tutti gli otto vizi è l'amore di sé: l'amore vero è la sorgente di tutte le virtù, mentre l'egoismo è la radice dei vizi. La volontà libera è uno dei più grandi doni di Dio. "Per salvarsi basta volere", scrive San Giovanni Crisostomo. L'origine di ogni male è un pensiero cattivo, una suggestione al peccato, a cui si unisce un'attrazione verso l'oggetto proibito.
L'esperienza personale e la ragione
Esiste un inganno nascosto sotto una falsa apparenza di bene. Gli uomini esperti nella vita spirituale acquistano un senso più fine e riescono a distinguere il pensiero angelico da quello demoniaco "dal suo profumo". Anche Sant'Antonio Abate imparò a distinguere gli spiriti notando i diversi stati psicologici che i pensieri producono nell'anima:
- Se il principio, il mezzo e il fine sono tutti buoni e tendono unicamente al bene, è un segno dell'angelo buono.
- Se invece il corso dei pensieri porta verso una cosa cattiva o futile, oppure meno buona di quella che l'anima si era proposta di fare prima, o ancora indebolisce, inquieta e conturba l'anima togliendole la pace e la tranquillità che prima aveva, è un segno chiaro che proviene dal cattivo spirito, nemico del nostro bene e della salute eterna.
Quanto tempo prezioso spesso si perde fantasticando su cose inutili! Ne deriva un senso di vuoto nel cuore e una crescente malinconia che indebolisce le forze dell'anima. È pericoloso lasciar correre senza controllo le immagini della fantasia nella mente. L'architetto costruttore è la ragione: se questa resta inattiva, le immagini (il materiale grezzo) si accumulano nella confusione. Gli uomini affetti da questa malattia si riconoscono facilmente: non riescono né a parlare né a pensare con disciplina, saltano da un tema all'altro, essendo incapaci di seguire una linea coerente nel discorso.
Ancor più che la fantasia, la ragione è un dono preziosissimo di Dio che ci deve guidare sul cammino della vita. Il razionalismo è un'altra epidemia pericolosa: il razionalista spreca molta fatica ponendo problemi che la sua ragione non può risolvere. Ogni momento ha la sua esigenza; il momento della preghiera, ad esempio, non è adatto per pensare al lavoro. Se la tua testa non sta mai con te, corri in avanti e non riesci mai a raggiungerla. Perciò i migliori padri spirituali sono quelli che possiedono la conoscenza dei cuori, ed è per questo che possono giudicare quali siano i pensieri da conservare e quali quelli da rigettare.
Dio crea gli uomini avendo in mente la loro vocazione specifica, l'opera alla quale sono chiamati. Quelli che la seguono fedelmente dipingono un quadro perfetto, un'immagine di Dio nella sua perfezione. Come si può conoscere la propria vocazione? È la voce del cuore puro che indica la strada che Dio ci ha destinati a seguire. Le voci della malizia, che cercano di distoglierci da questo proposito, provengono dal di fuori.
Il metodo fisico e la preghiera corporea
I cristiani non potevano considerare la materia come un male; la rinuncia al corpo è quindi oggetto costante di esortazioni ascetiche. La pace dell'anima si irradia sul volto e pacifica le passioni del corpo. Molti esercizi analoghi allo yoga erano praticati già parecchi secoli fa dai monaci cristiani: esisteva un metodo fisico per facilitare la preghiera utilizzando alcune posizioni del corpo. Legata al battito del cuore, la preghiera diventa, per così dire, inseparabile dalla vita stessa. Per esempio: "Se la fame si fa troppo insistente, invoco più spesso il nome di Gesù Cristo e non mi ricordo più di avere fame."
Il metodo fisico prevede l'uso dei mezzi corporali per raggiungere la concentrazione mentale: chiudersi in una stanza ed elevare lo spirito al di là di ogni oggetto vano e temporale.
"Cerca mentalmente dentro le tue viscere per trovare il luogo del cuore dove risiede la facoltà dell’anima. All’inizio troverai tenebre e uno spessore impenetrabile; ma se perseveri, se fai questo esercizio giorno e notte, allora troverai una felicità senza fine. Quando lo spirito troverà il luogo del cuore, vedrà subito cose mai conosciute prima: vedrà l'aria che esiste nel mezzo del cuore, vedrà sé stesso tutto luminoso, pieno di discernimento."
Da quel momento, qualsiasi pensiero malvagio si presenti, prima che si sviluppi e prenda forma, sarà messo in fuga dall'invocazione del nome di Gesù, che lo scaccia e lo distrugge.
I due elementi fisici della preghiera sono il battito del cuore e la respirazione. La posizione del corpo, la fissazione dell'attenzione su certe parti fisiche, il controllo della respirazione e l'ambiente adatto sono elementi fisici messi in relazione con precisi effetti psichici: visioni luminose, prontezza del discernimento e una "santa ira" contro i demoni.
Il rapporto fondamentale verso la realtà è diverso in Oriente e in Occidente:
- L'occidentale, qualsiasi evento avvenga, concentra la sua attenzione nello scoprire la relazione tra causa ed effetto.
- Gli orientali si chiedono: "Che cosa significa ciò che osserviamo? Di quale realtà nascosta può essere simbolo?"
Il corpo, in modo consapevole o inconscio, prende parte ai movimenti dell'anima: ai pensieri, ai desideri, ai sentimenti e alle decisioni. Chiudere la porta della stanza vuol dire che vogliamo essere soli; ma ancora più importante è la solitudine del cuore, che riesce a eliminare i discorsi interni prodotti dai pensieri. La stanza scarsamente illuminata è un ambiente che perde forme e colori, diventando quindi un invito a cercare Dio al di là delle immagini o dei concetti, e invitando a sentirlo come una pura luce che invade il cuore.
La regolarità del respiro coordinata con la preghiera è un esercizio naturale per chi non desidera altro che gustare le parole della preghiera nel ritmo della propria vita. La respirazione comporta tre fasi: inspirare, trattenere ed espirare.
- Chi inspira vive la dipendenza dal mondo; unire questa fase alla preghiera di Gesù significa sentire la dipendenza da Lui, che è la vita del mondo in senso spirituale.
- Espirare è il sollievo di chi si sente in pieno possesso di quella medesima vita e vuole donarla e distribuirla intorno a sé.
La respirazione regolata produce effetti di calore che dal petto si diffondono in tutto il corpo, creando un senso di gioia. Il metodo fisico ben esercitato produce la calma: battito del cuore, respirazione, cammino, preghiera vocale e pensieri buoni si susseguono in armonia. Questa armonia deve essere intesa come la disposizione di chi concentra tutte le sue forze per ascoltare meglio la voce di Dio e si predispone a combattere.
La nutrizione con il cibo esterno viene ridotta al minimo, il che presuppone la pratica del digiuno e dona un senso di libertà interiore rispetto ai bisogni del corpo. Non tutti gli uomini sono capaci di vivere in quel modo e di approfondire questo simbolismo, né tutti sono capaci di passare dal segno alla realtà spirituale che si cerca.
In un ambiente tranquillo, la mano destra prende la sinistra per sentire il ritmo del polso: cerchiamo di armonizzare il respiro e anche il cammino con lo stesso ritmo. Quando ci siamo riusciti, ripetiamo una breve preghiera adatta al nostro stato d'animo e ai sentimenti che ci dominano.
Pregare nel cuore
La preghiera è l'elevazione della mente a Dio. Non è solo la mente a essere attiva nell'orazione, ma l'uomo intero, anche se la scelta decisiva spetta all'anima. Distinguiamo tre facoltà: l'intelletto, la volontà e il cuore.
Con il termine "cuore" intendiamo tutta la vita interiore; perciò anche nella Bibbia si dice che l'uomo nel suo cuore riflette, decide e reagisce: per cuore si intende l'uomo intero. Quante volte siamo divisi durante la preghiera! L'intelletto vola e ci vengono tanti pensieri disparati. Chi ha acquisito l'abitudine di pregare nel cuore, invece, eleva il suo stile di vita a Dio in ogni momento.
Il cuore resta un mistero: è la parte nascosta dell'uomo, quella che Dio solo conosce. D'altra parte, anche l'uomo deve conoscere sé stesso e misurare il suo progresso nella vita spirituale. Il cuore sente lo stato dell'anima e del corpo, così come le impressioni multiformi prodotte dalle azioni particolari e corporali, dagli oggetti che ci circondano o in cui ci imbattiamo, dalla nostra situazione esteriore e, in generale, dal corso della nostra vita. Vediamo e pensiamo molte cose, ma solo il cuore ci dice quale valore esse abbiano per la nostra vita.
Il cuore assicura la giustizia della fede: i credenti spesso non sono in grado di provare la loro fede in Cristo con argomenti di sola ragione, ma il sentimento del cuore dà loro la certezza di essere sulla giusta strada della salvezza. Il cuore puro ci fa conoscere anche gli altri: il peccato costruisce un muro fra le persone, ma per chi arriva alla purezza del cuore, i cuori degli altri sono aperti.
Vedere Dio in tutte le cose è un ideale alto, ma è anche un programma per tutti i cristiani. Dio sarà amato nel cuore e si manifesterà lì: senza la carità è quindi impossibile conoscerlo. Dio ci parla attraverso le ispirazioni: lo Spirito Santo ci suggerisce delle idee, ma il suo modo di avvicinarsi è diverso da quello del nemico, poiché la sua voce si fa sentire dal di dentro.
Il pensiero cristiano ha ripreso il motto del tempio di Delfi: "Conosci te stesso". Non si tratta di una semplice conoscenza psicologica: si tratta di sapere quale bene siamo capaci di realizzare e quali virtù dobbiamo praticare. Bisogna ascoltare la voce dello Spirito nel proprio cuore ed esercitare la cosiddetta "preghiera del cuore"; come diceva Pascal: "Dio è sensibile al cuore". L'uomo moderno si è abituato ad ascoltare solo gli altri, non facendo più attenzione alle ispirazioni che nascono dal proprio cuore e che provengono da Dio stesso.
Nessun commento:
Posta un commento