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mercoledì 29 gennaio 2014

Ipotesi su Gesù di Vittorio #Messori (3/14). Cristiani ed Ebrei: Gesù stesso era ebreo.

I primi cristiani erano ebrei convertiti. 
Gli ebrei della Palestina sono i primi che hanno accolto Gesù. 
Gesù stesso era ebreo. 
Le due fedi sono intimamente legate e dirsi anti-ebraico è come dire anti-cristiano: Cristo non è cristiano. E' assurdo quindi l’antisemitismo nato nel cristianesimo. Per i primi convertiti non si trattava di una nuova religione, ma lo sbocco naturale dell’antica fede basata sulle rivelazioni delle Scritture. Il non esaminare assieme la Scrittura ha portato ad un solco tra le due religioni. Si sono create due ipotesi: 
1) data l’evidenza delle profezie perché tutti gli ebrei non si sono convertiti? (creduloni cristiani-pagani che hanno interpretato le scritture); 
2) Gesù è stato divinizzato da alcuni ebrei (creduloni ebrei). 


Qual è l’ipotesi giusta sull'origine del cristianesimo? Nessuno può dire che le profezie dell'AT diano state manipolate dai cristiani, perché gli ebrei hanno custodito gelosamente la scrittura. Per fortuna che ci sono gli ebrei, che non si sono convertiti tutti, che non sono stati sterminati: così abbiamo fonti non di parte o sospette. Il libro di Isaia, trovato Qumran 1947, scritto nel I sec aC è uguale a quello della Bibbia. La fede giudaica è garante di quella cristiana. 


Ipotesi su Gesù di Vittorio #Messori (2/14). Il Dio dei filosofi e degli scienziati non dà amore.

Dio è nascosto, e scienza e filosofia non sono strumenti validi per raggiungerlo: solo il dono della rivelazione è valido. Il giudeo-cristianesimo incarna la sua fede nella storia, vista come il terreno dove Dio e l’uomo si cercano e si incontrano (ad esempio per l’Islam, Allah è evidente e l’ateismo è incomprensibile). Nel cristianesimo natura ed esistenza di Dio costituiscono un problema, e il suo nascondersi fa parte della fede. 
  • Questo permette che “ci sia abbastanza luce per chi vuol credere ma abbastanza buio per chi non vuole credere” e “se non ci fosse oscurità, l’uomo non vedrebbe la sua miseria, se non ci fosse luce non spererebbe nella salvezza”. (Pascal)
Sembra che Dio non voglia salvare l’uomo senza l’uomo. Se Dio fosse evidente l’uomo non sarebbe libero e non si occuperebbe delle cose della terra e degli uomini. Nessuno ha amore più grande di colui che rispetta la libertà dell’altro e ogni uomo può scegliersi il proprio destino. Si instaura così un rapporto di libertà e non di necessità. 

Il cristianesimo dà diritto di cittadinanza all'ateismo. Dio si è avvolto di ombra per rendere la fede più appassionata, e lascia libertà di azione alla sua misericordia nei confronti di chi non crede. Per le scritture Dio è una persona, la quale per sua natura va alla ricerca delle altre persone, per scoprirsi e conoscersi, per avere un rapporto, un incontro, che presuppone l'auto-rivelazione e la fiducia (fede >> incontro Dio-uomo). 

Per un cristiano non basta dire che Dio esiste per conoscerlo, altrimenti saremmo come i musulmani (islam = sottomissione) e questo "tipo" di Dio non si può chiamare padre. Per conoscere Dio non basta accumulare dimostrazioni: la scienza fa a meno di Lui. Gesù rivela un Dio che prima di tutto è amore. Gesù introduce un concetto di divinità il cui simbolo terreno non è il re ma lo schiavo, il servitore. Dio si fa servo per amore e soltanto guardando a Gesù si guarda a Dio. Sarebbe un errore teologico partire dal concetto umano di Dio per spiegare il Dio di Gesù (in questo modo Dio diventa qualcosa da plasmare a proprio piacimento), anziché partire da Gesù per capire Dio. Per conoscere Dio occorre porsi in una posizione di ricerca e di fiducia. Anche in Gesù (falegname, servo, morte, croce) Dio si nasconde, e non si manifesta come l’uomo vorrebbe. 

Ipotesi su Gesù di Vittorio #Messori (1/14) Introduzione

Nei prossimi 14 post pubblicherò un mio "resoconto" conseguente alla lettura del libro "Ipotesi su Gesù" di Vittorio Messori. Questo libro, nel 2009, mi ha aperto la strada all'approfondimento delle tematiche relative alle "ragioni della fede". Ciò che colpisce dello scritto di Messori  è il linguaggio pratico, "giornalistico", della sua indagine.


  • O Dio esiste o non esiste. Su cosa volete scommettere? Puntare è necessario non è facoltativo. Anche voi siete incastrato (Pascal).
Parlare di Gesù è un tabù: o lo si trascura o lo si da già per noto. La fede in lui diventa un dato di fatto e non ci preoccupa delle fondamenta. Ci si è abituati e non ci si stupisce più che ad un uomo è stato associato il nome di Dio. Ma per sapere di più di Gesù cosa si può fare? La stampa ne parla poco e la cultura laica si occupa delle istituzioni (Vaticano, Chiesa…) e si ignora il problema della storicità di Gesù, curandosi solo della fase meditativa. In realtà la biografia su di Lui è enorme: sono state fatte ipotesi, obiezioni, così come per il NT passato al vaglio. Fino al 1700 la disputa era tra ortodossia ed eresia. 

lunedì 27 gennaio 2014

La denuncia di Paolo VI

"Così la verità cristiana subisce oggi scosse e crisi paurose. Insofferenti dell'insegnamento del magistero (…) v'è chi cerca una fede facile vuotandola, la fede integra e vera, di quelle verità, che non sembrano accettabili dalla mentalità moderna, e scegliendo a proprio talento una qualche verità ritenuta ammissibile; altri cerca una fede nuova, specialmente circa la Chiesa, tentando di conformarla alle idee della sociologia moderna e della storia profana".

Il digiuno chiesto da Gesù

Appunti di catechismo. Riflessione di Mons. Ravasi sul digiuno.

È la profezia che si preoccupa di imprimere al digiuno un profilo più vitale e meno rituale, trasformandolo in un impegno di carità verso il prossimo, attuato proprio attraverso quanto non si consuma.

Emblematica è una pagina di Isaia in cui il Signore dichiara: «Questo è il digiuno che io voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo. Il digiuno consiste nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, i senza tetto, nel vestire chi vedi nudo, nel non distogliere gli occhi da quelli della tua carne» (58,6-7). 

Paradossalmente il digiuno autentico e non meramente rituale dovrebbe condurci a saziare chi è digiuno per forza, a causa della povertà. Anche Cristo è piuttosto restio nell'esaltare il digiuno come osservanza sacrale, peraltro molto cara al giudaismo. 

Nel Discorso della montagna egli ammonisce: «Quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano... Tu, invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il viso, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto...» (Matteo 6,16-17). 

È per questo che Gesù non impone il digiuno come uno dei vertici della sua spiritualità, a differenza dei farisei e dei discepoli di Giovanni Battista: «Possono forse o digiunare gli invitati alle nozze  quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare» (Marco 2,19).

Il cristianesimo non è una religione dell'ascetismo esagerato, dello scrupolo maniacale, dell'esteriorità penitenziale. È, innanzitutto, fede nel Dio della salvezza, dell'amore e della gioia. Tuttavia c'è anche il tempo del digiuno: «Verranno i giorni in cui sarà tolto lo sposo e allora digiuneranno». E Gesù stesso, prima di iniziare la sua missione, era ritirato nel deserto per un lungo digiuno di cibo e parole, seguendo l'esempio di Mosè.

Elemosina, preghiera, digiuno. #Quaresima.

Appunti di catechismo (tratto da una riflessione di Mons. Monari).

In quaresima le letture ci mettono davanti tre opere di misericordia: l'elemosina, la preghiera e il digiuno; sono i grandi filoni della conversione.

- L'elemosina è la conversione nel rapporto con gli altri; quindi il renderci responsabili del bisogno dell'altro, il non far finta che il bisogno dell'altro non ci sia.

- La preghiera è il ritrovare il giusto rapporto con Dio;
il Dio della nostra vita, è il Signore e la nostra vita deve fare riferimento a Lui. La preghiera ci riconduce continuamente a questo rapporto di fede e di obbedienza nei suoi confronti.

- Il digiuno vuole dire il giusto rapporto con noi stessi: imparare a non essere schiavi di niente e di nessuno.
Il cibo è il simbolo del bisogno fondamentale della vita umana. E' naturale, abbiamo bisogno di cibo per vivere; ma il rischio è che il cibo diventi il padrone della nostra vita. In realtà ci sono delle cose alle quali facciamo fatica a rinunciare e che, se vengono meno, causano in noi una grande tristezza o depressione. Ma noi siamo più grandi delle cose, siamo più importanti di una gratificazione o soddisfazione; bisogna imparare questa libertà. E allora toccherà a ciascuno vedere dentro la sua vita quali devono essere i cammini concreti di conversione. 

Una volta si facevano i "fioretti", i propositi quaresimali; se tu ti rendi conto che hai una schiavitù, per cui non puoi fare a meno di qualche cosa di secondario, prova a farne a meno per un po'. E' un segno, non è la conquista della libertà assoluta, però è un segno della consapevolezza di libertà, del fatto che tu sei più grande delle cose, e che puoi trovare la tua gioia non nell'avere questo o quello, ma semplicemente nell'essere te stesso e nel manifestarti per quello che sei.

Ciascuno dovrà rientrare in se stesso e chiedersi, davanti al Signore, quale sia il cammino che è più giusto fare, quale sia l'impegno, possibilmente concreto, che è più giusto prendere; ma bisogna che uno scelga quello centrale, più significativo e più importante.

Perchè Giovanni si concentra sulla lavanda dei piedi? (Gv 13)

Innanzitutto Giovanni parla dell'Eucaristia già al cap. 6 col discorso del pane di vita. Inoltre essendo il vangelo più recente da per noto il racconto dell'Eucaristia fatto dai sinottici.

Giovanni sottolinea la lavanda dei piedi di Gesù agli apostoli perché la lavanda è un gesto che racchiude la passione di Gesù, come l'Eucaristia stessa. Il messaggio della lavanda, che Giovanni vuote dare ai suoi contemporanei della comunità cristiana, è riferito al servizio reciproco quotidiano tra fratelli, il dare la vita ai fratelli come il Cristo ha fatto. 

Lavanda e Eucaristia sono quindi due cose distinte immerse nella stessa realtà. Infatti l'amore estremo di Cristo per l'uomo, è rappresentato sia dal pane e dal vino nella comunione con lui, ma anche dall'essere trattato da schiavo dagli uomini, quando già a sua volta si sentiva schiavo del Signore. Entrambi sono segni di Gesù che da la sua vita per noi, in modo libero e per amore Gesù va liberamente verso la morte, non per costrizione del Padre, ma in modo cosciente (lui sa già di morire) e lo annuncia ai suoi apostoli durante la cena.

In quest'ottica la passione e la morte di Gesù possono dividersi in due sacramenti: quello dell'altare, cioè l'Eucaristia (offerta del proprio corpo, in memoria di lui), e quello del fratello, cioè la lavanda (ci si fa schiavi per gli altri, fare un servizio come lui ha fatto e affinché noi (o facciamo gli uni gli altri).

L'Eucaristia fa la chiesa, ma la lavanda la fa vivere.

Gesù, prima di essere arrestato, vuole cenare con i suoi apostoli anche se sa già di morire (e lo accetta) per volere del Padre, il quale lo attende al suo fianco per glorificarlo alta vita eterna. Gesù sa di venire da Dio e di avere il suo potere, ma questo non gli può impedire di compiere la sua missione. Gesù ama sempre i suoi discepoli, da la vita per loro, anche se loro non erano capaci di rispondere al suo amore: l'esempio è Giuda che non sa amare Gesù, il quale però continua ad amarlo nonostante il tradimento. 

Pietro, poi, non capisce perché il suo Maestro debba lavargli i piedi, non capisce che la lavanda di Gesù significa accogliere nella fede la passione del Signore per la remissione dei peccati. 

L'unico discepolo che capisce l'amore estremo di Gesù, è al suo fianco e in questo Vangelo non è nominato, ma si parla di Giovanni, il quale conosce il vero amore di Gesù per lui e per chi lo tradirà. Ed è a Giovanni che il Cristo annuncia chi sarà il traditore (23-30), non a Pietro il quale non era ancora pronto per l'amore di Gesù. 
Giovanni non dirà a Pietro del traditore, perché sa che la sua reazione non sarebbe razionale, la prova di ciò avverrà dopo quando Pietro staccherà con la spada un orecchio ad uomo dei sommi sacerdoti.
In questo Vangelo Giovanni è anonimo perché ognuno di noi ha il diritto dell'amore di Gesù, di sentirsi discepolo amato, per poterlo così apprendere fino in fondo.

Alla fine della lavanda Gesù pronuncia un comandamento nuovo (14): "Se io il Signore, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri", e ancora (17): "Sarete beati se lo metterete in pratica".

Dopo che Giuda è uscito dalla casa per compiere il tradimento, Gesù sa di andare verso la Passione, e da un nuovo comandamento (34): "come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri".

La fatica dell'Adorazione

Appunti di catechismo

L'adorazione è un momento assai faticoso della preghiera. E' molto più facile meditare, far preghiera vocale, leggere la Parola. 

L'adorazione Eucaristica è stare davanti a Gesù Eucaristico dandosi a Lui; è un continuare la Messa.

Quasi sempre la nostra preghiera è un chiedere, l'adorazione invece è un dare, dare il mio amore! L'adorazione non è un dare a parole ma è un dare a fatti.

L'adorazione si può fare senza parole: chi ama veramente non ha tante parole da dire, ma fa, dona se stesso. 
Quando dico al Signore che lo amo, io intendo dire: "Signore, voglio essere come mi vuoi tu, la mia carità sarà autentica, il mio dovere sarà compiuto bene, riparerò a quella viltà, sistemerò quella cosa che ti dispiace. Ti amo, Signore, voglio fare cioè la tua volontà, ubbidire, essere povero, essere come mi vuoi tu."

Per Padre De Foucauld, adorare significa "guardare al Signore amandolo".

Ecco qualche consiglio pratico per favorire la concentrazione:
- Un certo lasso di tempo che consente di entrare nel clima interiore adatto per trovare noi stessi, per incontrarci con Dio, per aprirci a Lui, nella completa disponibilità.
- Purificarsi prima dell'incontro con Dio, anche lungamente. Dio non si incontra con il peccato. Tra me e Dio devo appianare il cammino, ripulirlo da ogni disordine.
- Devo leggere poco e bene, tanto quanto mi è utile alla preghiera. Devo smettere quando la preghiera sgorga viva, riprendere quando la preghiera si affievolisce. Ciò che leggo devo penetrarlo.
- Un buon allenamento all'adorazione è costituito dalla preghiera di ringraziamento, pensando spesso e in modo profondo ai benefici di Dio.
- Molto silenzio esteriore ed interiore, perché adorare è amare. Ed amare significa prima di tutto ascoltare.

Che senso ha la croce di Gesù?

La missione di Gesù, nei Vangeli, è chiara: annunciare il regno a tutti, compresi i peccatori. La sua è una 

missione universale. Rivolgendosi ai peccatori va contro ai benpensanti, perciò viene messo in cattiva luce dai 

farisei e dai sacerdoti. Ma Gesù è Dio e solo Dio può perdonare i peccati.

I capi spirituali degli ebrei sono i veri responsabili della crocifissione di Gesù: lo insultano, lo tentano, lo vogliono eliminare. Anche i discepoli lo "tradiscono" non capendo appieno la sua missione. 

Gesù è contro il legalismo degli uomini perché solo Dio è il legislatore.
Gesù guarisce gli ammalati e perdona i peccati perché Dio è amore.
Ci chiede quindi di convertirci, di distaccarci dai peccati, sapendo che abbiamo l'aiuto di Dio.

Con la croce è compiuto il disegno di amore di Dio per l'uomo. E Gesù non si oppone, ma in piena obbedienza si 

sottopone alla prova, ha superato le tentazioni, gli scherni e i tormenti di una morte spaventosa.
Gesù nella prova si fa obbediente al Padre.
Gesù prende su di se il peccato del mondo e la malattia.
Gesù accetta in libertà la missione di Dio e accetta gli uomini così come sono: accetta di essere ripudiato, arrestato, condannato.
Egli non viene per se stesso ma per Dio e per l'uomo.
Si sacrifica per noi: noi, gli amati, possiamo amare.

Il mistero pasquale, il significato della croce e della risurrezione sono il centro del vangelo. 

La folla che lo aveva accolto festante qualche giorno prima, ora è delusa perché vorrebbe che Gesù li liberasse dall'oppressione romana e instaurasse il regno di Israele. L'uomo voleva la prova della sua potenza, visto che si definiva Figlio di Dio. Ma Gesù non è venuto per questo.

La croce è per i loro occhi una sconfitta, un'infamia (morire in croce era una maledizione) . Gesù sembra non sentire nemmeno Dio, e compie un atto umano: si preoccupa della madre e la affida a Giovanni.

Gesù viene per salvare tutti: questa è la sua missione, e prende tutti i peccati su di sé.

Mediante la croce, l'uomo si può riconciliare a Dio; nasce una nuova alleanza nel sangue di Gesù; il male che opprimeva il mondo è stato sconfitto, così come la paura della morte; siamo liberati e siamo entrati nell'ora di Dio, l'ora della proclamazione di Dio.

domenica 26 gennaio 2014

Letture per una buona confessione.

Leggendo queste letture emergono tutte le nostre contraddizioni...

Regole di vita cristiana. Rm 12, 9-21.

La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; 
amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. 
Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. 
Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. 
Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell'ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 
Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. 
Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; 
non nutrite desideri di grandezza; 
volgetevi piuttosto a ciò che è umile. 
Non stimatevi sapienti da voi stessi.
Non rendete a nessuno male per male. 
Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. 
Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. 
Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. 
Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia,io darò a ciascuno il suo, dice il Signore. 
Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: 
facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo. 
Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.

Le Beatitudini. Mt 5, 1-16.

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.  Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? 
A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 
né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

La speranza cristiana

Il cristiano è un illuso? Un ottimista a prescindere?
No. Il cristiano è colui che ha speranza nel Signore. 
E' colui che si aggrappa al Signore e ha speranza in Lui anche quando le cose vanno male.
Si può vivere senza speranza, ma si vive male...
La speranza è rischio, così come la fede e l'amore. Ma Dio è sempre con noi.

Rm 8, 31-39. Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Leggere la Bibbia: un metodo.

UN METODO PER LASCIARSI GIUDICARE E RINNOVARE DALLA PAROLA DI DIO.

La Scrittura è un testo letterario, ma al contempo un libro di fede, che vuole comunicare la fede. Il metodo con cui guardiamo ai testi deve tener conto di questa sua peculiarità. Il vero problema quando ci poniamo di fronte ad un testo della Scrittura è l'atteggiamento, ovvero cosa cerchiamo in essa. Non possiamo leggerlo o studiarlo prima come se fosse un testo letterario qualsiasi, ma dobbiamo sempre tenere conto della sua pretesa di assolutezza: dire una parola assoluta, definitiva sulla vita e sulla morte. 

Se ci accostiamo alla Bibbia per giudicarla con i nostri criteri, essa si chiude; se al contrario ci lasciamo giudicare da essa, si apre e svela tutta la sua ricchezza di vita. Bisogna accostarsi alla Scrittura con una reale disponibilità a lasciarsi provocare e interpellare dal Signore che in essa si comunica a noi. 

Attenzione però a non farne un uso emotivo e sentimentale.

Tale disponibilità va educata gradualmente, «iniziando» le persone a una lettura oggettiva (osservazione e interpretazione dei testi) e insieme soggettiva (applicazione di vita e risposta in preghiera) nello Spirito. 

4 momenti:
- osservare (ciò che c'è nel testo);
- interpretare (ciò che significa il testo);
- applicare (ciò che il testo dice a me);
- pregare (ciò che rispondo a Dio che mi parla).

OSSERVARE

Leggere e rileggere il testo per far emergere gli elementi portanti. 
Si rilegge «con la penna in mano» sottolineando verbi, personaggi, parole ripetute, luoghi, tempi... 
Non dobbiamo avere la preoccupazione di cercare subito commenti o spiegazioni.
1. Che tipo di «testo» è? Una narrazione, un fatto, un discorso?
2. Quali sono i personaggi che intervengono nel testo (descrizione e punto di vista dei personaggi)? 
3. In che luogo agiscono i personaggi e in quale tempo?
4. Perché avviene «quel» fatto in «quel» luogo-tempo e da parte di «quel» personaggio?

INTERPRETARE

Far emergere dal testo il «punto chiave», la sollecitazione fondamentale che Gesù vuol fare.
Si medita attorno al nucleo centrale, cercando di far risaltare i valori-significati che lo compongono e che hanno senso per l'oggi.
1. Qual è il «tema centrale» di questo brano?
2. Qual è il «versetto chiave» in cui appare il tema fondamentale?
3. Quali sono i valori-significati che costituiscono il senso del testo?
4. Quale di questi valori merita di essere approfondito perché «significativo» per l'oggi?

APPLICARE

Discernere come diventare più simili a Cristo nella mentalità e nello stile.
Si applica facendo entrare la parola di Dio in un'area-settore della propria vita, o in un atteggiamento specifico o in una relazione significativa, o in una scelta che si è fatto o che si sta facendo.
1. Che cosa significa per me questo brano «oggi»?
2. Perché il Signore «qui-ora» mi affida «questa» Parola?
3. A che cosa mi invita questa Parola e in quale situazione specifica del mio essere persona credente?

PREGARE

Far emergere, dal confronto fra il testo e la vita, la propria risposta interiore e spontanea.
Si prega entrando in un dialogo che è adorazione, lode, offerta, ringraziamento, domanda... o semplice silenzio!
1. In questo momento, quale preghiera desidero rivolgere al Signore?
2. Come la esprimo, sia a livello verbale (lode, domanda...) che gestuale (tono di voce, posizione del corpo)?

La concentrazione e il rispetto della parola sono fondamentali. Non siamo noi che diamo un significato al testo, ma è il testo che ci insegna qualcosa.

venerdì 24 gennaio 2014

Il Battesimo di Gesù.


Mt3,13ss Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento".



Gesù viene dalla Galilea, terra considerata semi-pagana, nel peccato e nella tenebra, ma come aveva annunciato Isaia " il popolo che camminava nella tenebra vide una grande luce".
Dalla tenebra viene il nuovo Davide, il Figlio di Dio, il Messia.

Gesù è l'Emmanuele (Isaia) è Dio con noi. E' concepito dallo Spirito nel grembo di Maria e viene accolto da una stella. I doni dei magi rivelano la vita di Gesù: oro (re), incenso (si brucia per Dio), mirra (unguento per i defunti: anche il Figlio di Dio morirà).

Il fiume Giordano è il cancello della terra promessa: attraversandolo il popolo ebraico sapeva di essere nella terra che Dio ha loro riservato.

Giovanni opera un battesimo di conversione per uno che deve venire. Quando gli si presenta Gesù, non capisce il perché di quel gesto. Ma la giustizia di Dio deve passare anche da quel gesto. Per capire Dio non si può ragionare con la mentalità di questo mondo. gesù si è fatto come noi, perchè noi facessimo come lui.

Chi andava da Giovanni, andava per purificarsi, per essere perdonato. Il Giordano portava via (lavava) i peccati degli uomini. L'acqua fa rinascere, anche se per gli ebrei è un simbolo di paura (riff. diluvio). Gesù, l'Agnello, si immerge nella stessa acqua e così facendo prefigura la croce: prende su di sè i peccati del mondo. Potremmo dire che Gesù fa le "prove" della croce.
 La croce spiega il battesimo e dà senso alla vita di Gesù. L'immersione di Gesù prefigura la sua morte, ma la sua risalita è immagine della risurrezione.

Dio è con noi, sempre, anche nel peccato. Dio ci salva.

Uscito dall'acqua compare la colomba, simbolo dello Spirito Santo e della fine del diluvio.
Nelle acque del Giordano è presente la Trinità: Il Padre che annuncia il Figlio prediletto e lo Spirito che discende.

Lasciamo che Gesù si immerga nella nostra vita!

Io credo in un solo Dio.

Dio è una persona che non vediamo, ma che accompagna l'uomo nella storia e si concretizza in Gesù. Egli vive con noi, e chi ha fede, vive un rapporto con lui come se fosse una persona, ma una persona onnipotente. Egli si è rivelato all'uomo tramite i profeti, e tramite quegli scrittori sacri, che lui stesso ha ispirato, e i quali hanno lasciato le Sacre Scritture. Più le conosciamo, minore sarà il "nostro sforzo " nel capire le ragioni della fede.

Dio si rivela progressivamente all'uomo: promette ad Abramo prima un figlio, poi una discendenza, una patria. Il popolo poi si dimentica di Dio e si ritrova in schiavitù in Egitto. Così Dio chiama Mosè (Es 3). La storia della salvezza si compie in Gesù. Dio rimane mistero, ma Gesù è la sua rivelazione definitiva e il compimento dell'alleanza, un'alleanza stretta nel sangue di Cristo.

L'atto di fede che compiamo è dato dal nostro credo a questa rivelazione. Dio chiede il nostro impegno, nonostante sia Lui stesso che suscita in noi la fede.

Dio è anche Padre perché ci ha generato. Dio dona la vita non per nostra scelta, come gesto di amore unilaterale.

La Bibbia, nell'antico testamento, ci mostra come Dio doni amore e chieda la fedeltà all'uomo. Nonostante ciò l'uomo lo tradisce. Così Dio punisce, l'uomo si ravvede e infine Dio perdona, rinnovando la promessa e l'alleanza. Segue uno schema pedagogico: peccato > punizione > perdono > ravvedimento dell'uomo > misericordia di Dio (giustizia).

Per dimostrare il suo amore, Dio ci dona Gesù: noi veniamo salvati, se noi lo accogliamo.

Il popolo ebraico ha riconosciuto che all'origine di tutto c'è Lui, e la nostra storia dipende da Dio. Da sempre Egli dialoga con l'uomo: da Adamo, poi Abramo ecc... Cerca un rapporto con gli uomini che incontra: così fa con noi. L'uomo nella sua libertà decide se seguirlo, e se comprendere il progetto che Dio ha su di lui. Il diavolo tenta sempre di inserirsi in questa relazione, tentando di incrinare il rapporto Dio-uomo, mettendo in dubbio la verità, facendo cadere la fiducia e la lealtà: nasce così il peccato.

Dio è fedele, è giusto, è amore (1 Gv 4).

Com'è l'amore di Dio?

Fate una prova: cercate di amare una persona che ci sta antipatica.
Pregate per lei, servitela umilmente e con fatica.
Fate il possibile e al meglio delle vostre possibilità.

Solo allora capirete l'amore di Dio per l'uomo.

Tutte queste cose, nella nostra quotidianità, facciamo fatica a compierle addirittura verso i nostri cari. Tuttavia sforziamoci ad amare sull'esempio di Gesù, fermiamoci, ascoltiamoci reciprocamente, non sospettiamo, doniamoci nell'incontro. 

Il perdono ci porta a superare i nostri limiti, e ci porta a scoprire che la felicità dell'altro è la nostra.

giovedì 26 dicembre 2013

La cultura cattolica, la grande assente.

Riflessione a seguito della lettura del saggio di Gianfranco Morra “La cultura cattolica e il nichilismo contemporaneo” ed. Rusconi del 1979. Durante la lettura del saggio è facile trovare forti analogie col tempo che stiamo vivendo oggi.

Non ce ne rendiamo conto ma chiamiamo progresso ciò che è degenerazione.
Ma dove sono i cattolici? Sembra che larghe aree della cultura cristiana non siano coscienti della gravità della situazione e della progressiva emarginazione dei valori cristiani della società. Pare che la cultura cattolica abbia perso la battaglia, sia sul piano cultura che sul piano politico, preoccupata del problema del potere e del numero: il partito cristiano non è una necessità, ma lo abbiamo capito tardi.


domenica 8 dicembre 2013

“Il Dio che viene” di Carlo Carretto.

Fede e preghiera.
La fede è la fede, non sentimento o ragione.
 Ed è una fede in un Dio personale.

In pochi anni ci siamo dimenticati del nostro passato spirituale, non sappiamo più pregare, siamo in una crisi di fede e di preghiera. 
Se ci facciamo caso la spiritualità dell’uomo sulla terra è la spiritualità dell’Esodo, in cui Dio regala la sicurezza della sua presenza.

Preghiera e Sacramento sono il punto di incontro con Dio.
Pregare significa attendere colui che viene,
Vivere significa accogliere Lui che è venuto
Morire significa sperare in Lui che verrà

Il Dio che viene è spinto dal suo amore; la sua venuta non è frutto dello sforzo umano.

La fede ha la dimensione di Dio, mentre la ragione ha la dimensione dell’uomo;
La fede apre ai segreti del cielo, la ragione quelli della terra. Con la ragione non si può capire l’invisibile.
Finché si ragiona non si è pronti alla visione di Dio, non è pronti a lasciarsi andare.

mercoledì 30 ottobre 2013

domenica 29 settembre 2013

Se Lourdes è vera, è vera la nostra fede. #Messori

Conferenza di Vittorio Messori del 28 Settembre 2013 a Modena presso il convegno de Il Timone.

Immagine in linea 1Nota: A Lourdes, tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858, la giovane Bernadette Soubirous, contadina quattordicenne del luogo, riferì di aver assistito a diciotto apparizioni della Madonna, in una grotta poco distante dal piccolo sobborgo di Massabielle.
Le apparizioni sono riconosciute dalla Chiesa cattolica, che ha anche riconosciuto ufficialmente come miracolose 69 guarigioni, fra quelle che si sarebbero verificate tra gli ammalati recatisi a Lourdes in pellegrinaggio.

Come si intuisce dal titolo del post il libro di Messori su Lourdes e Bernadette, è un libro apologetico.
Nel non credente e nel cristiano adulto, Lourdes evoca superstizione, squallore del commercio circostante, una sorta di fogna del mondo.  Per Messori invece per chi è alla ricerca di ragioni per credere: Lourdes è un dono da sfruttare. E' la madre del Cristo quella che appare, e parla ad una chiesa cattolica.

mercoledì 11 settembre 2013

Carlo #Carretto: Ho cercato e ho trovato.


Il segreto è essere bambini. P. 29

Bisogna essere bambini e in più poveri. P.30-31

Chiedete i se amate o non amate. P. 33

L'uomo è aiutato da qualcuno quando scava in sé k'abisso del peccato e va alla radice della sua disperazione. P. 39

Preferisco accettare la parola di Gesù senza troppo discutere, altrimenti mi perdo nel labirinto della ragione senza concludere nulla. P 41

L'uomo di oggi che conosce l'angoscia della solitudine vuole una Chiesa fatta di amicizia... Che lo nutra della Parola. P 47

Bisognava vivere, più che ragionare; bisognava far silenzio più che parlare. P.81

Stanco di ragionare ho cercato di amare. P. 85

Dio lo scopriamo come incontro dentro di noi. P. 87

Il caso non esiste... Esiste solo la volontà di Dio. P. 91

È la contemplazione, che è autentica rivelazione di Dio. P. 96

Tutti siamo sacerdoti. P. 134

È più facile accettare la legge del vecchio testamento che la novità d'amore del nuovo. P. 148

La vera forza non sarà mai nel numero, ma nella sua fedeltà alla parola di Dio e alla croce di Cristo. P. 155

Nella misericordia Dio sazia la sua sete di amore. P.168

Ci sono però due cose da cui dovete guardarvi con più attenzione perchè hanno il potere di aumentare il tasso di noia e di tristezza, che già regna sovrano nel mondo, e sono contrarie alla vita ed estremamente pericolose: l'uomo che non lavora, che non si impegna più; la donna che non vuole figli. Questi sono segni per me di un domani particolarmente spaventoso...

Fatevi coraggio, ma resistete a queste tentazioni che sono proprie del mondo moderno, che è un mondo che sta marcendo nelle sue radici pagane...

Qualunque cosa via cada non mollate il passo. Tutto passa e Dio rimane in eterno. P. 176-177

Carlo Carretto (Alessandria, 2 aprile 1910 – Spello, 4 ottobre 1988) è stato un religioso italiano, della congregazione cattolica dei Piccoli Fratelli del Vangelo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Carretto

domenica 8 settembre 2013

Un regalo per gli Sposi: la Lumen Fidei.

Cari amici,

sposandoci entrambi nel 2013, in pieno anno della fede, non possiamo fare a meno di ringraziare per questo dono. Per questo vi regaliamo la "Lumen Fidei".

Dio vi ha chiamati in questo giorno di festa per svelarvi il suo amore, un amore sicuro e affidabile.

La fede è, a maggior ragione oggi giorno, fonte di luce che dona speranza, che non oscura la nostra mente, non ci illude e non ci frena. Abbiamo bisogno di luce e la vera luce viene solo da Gesù, colui che salva.

Non rattristatevi se i cristiani o la Chiesa stessa vi deludono, ma guardate oltre, verso la Sua luce.
Una Luce che non dissipa le nostre tenebre ma illumina i nostri passi.

Con coraggio e umiltà, oggi vi affidate l’un all’altra per affrontare la vita insieme: allo stesso modo fate col Signore.

Ricordatevi: Non siete soli! 

Sposandovi nel Signore ricevete una forza che vi unirà ancora di più. Per questa ragione non scordate mai di pregare insieme.

La gente dirà “guarda come si amano”, “guarda come sperano”, “guarda quanta luce emanano”.

Vi auguriamo con tutto il cuore di essere piccoli, semplici, poveri alla maniera di Gesù.

Siate luce per i vostri amici e fratelli!

martedì 3 settembre 2013

La fede non è tenebra, ma luce. Il vero illuminismo è nella fede.


Come ricorda l'enciclica sin dall'inizio (Lumen Fidei n.d.r.), il movimento di pensiero che iniziò con la modernità, volle chiamarsi "illuminismo", in contrasto alle "tenebre" cristiane e in particolare cattoliche. I tempi del predominio religioso furono definiti "secoli bui".

E' successo però che le fiaccole accese per guidare l'umanità verso i nuovi destini, portarono presto al Terrore rivoluzionario , alle stragi napoleoniche (due milioni di giovani europei, il futuro dell'Europa intera, sacrificati alle ambizioni del Còrso) e poi, via via, all'esito disastroso di tutti gli "ismi" creati per fugare le ombre cristiane: socialismo, comunismo, fascismo, nazionalsocialismo e, oggi, un liberismo e un libertinismo incontrollati di cui scontiamo le conseguenze.

E' dunque anche alla luce della storia che l'enciclica è stata volutamente chiamata, dalle prime due parole, "la luce della fede". Fede che non solo non è tenebra, come assicuravano coloro che accesero i Lumi settecenteschi, ma è in grado di rischiarare non solo l'umanità ma anche le vite dei singoli uomini. In  tutto il testo, poi, ritorna di continuo  la grande, doverosa preoccupazione di quel teologo post-moderno che è Joseph Ratzinger: ben prima che ai sentimenti, fare appello alla ragione, per mostrare che questa non solo non esclude la fede ma può aprire la strada verso di essa.

Le "ragioni per credere" sono ribadite con forza, seguendo, in fondo il detto pascaliano che la storia sembra davvero avere confermato: "La critica può sembrare allontanare dal Vangelo. Ma la critica della critica è sempre possibile e può ricondurvi".


Tratto da Corriere della Sera 6 luglio 2013 "
Virtù, ragione e un appello per i credenti. Quell'opera a "quattro mani" che corona il trittico di Benedetto". di Vittorio Messori.

http://www.et-et.it/articoli/2013/2013_07_06.html

martedì 13 agosto 2013

Lettere di Aldo Moro alla moglie durante la prigionia.

Mia carissima Noretta,
Desidero farti giungere nel giorno di Pasqua, a te ed a tutti, gli auguri più fervidi ed affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia ed il piccolo in particolare. Ricordami ad Anna che avrei dovuto vedere oggi. Prego Agnese di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato ed assistito con premura.
Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio.
Aldo








Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II

IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO

Libro della Genesi
Dobbiamo collocarci nel contesto di quel «principio» biblico, in cui la verità rivelata sull'uomo come «immagine e somiglianza di Dio» costituisce l'immutabile base di tutta l'antropologia cristiana. «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1, 27). Questo passo conciso contiene le verità antropologiche fondamentali: (…) il genere umano, che prende inizio dalla chiamata all'esistenza dell'uomo e della donna, corona tutta l'opera della creazione ; ambedue sono esseri umani, in egual grado l'uomo e la donna, ambedue creati a immagine di Dio. 


Le donne della Bibbia (NT)

Maria, la credente.
Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio? Ma Maria e Giuseppe non compresero le sue parole" (Lc 2,49-50).

Ci è molto vicina, ha molto in comune con noi questa donna meravigliosa che non sempre capisce le scelte di suo figlio. Nata fra i monti della Bassa Galilea, i genitori l'hanno chiamata Miriam, nome che andava di moda perché era quello della favorita di Erode il grande.
Ragazza innamorata del giovane Giuseppe con il quale ha progettato una famiglia secondo la tradizione del suo popolo, poi madre, ha dovuto confrontare ogni giorno con difficoltà e tentazioni non dissimili dalle nostre. I vangeli ci ricordano le sue perplessità, isuoi interrogativi, il suo commovente cammino di fede. Come noi, come suo figlio, è stata tentata, ma in ogni momento ha saputo dire, come Gesù (2Cor 1,19), sempre "sì" a Dio.
Non è un'eccezione, ma una persona particolare in cui Dio ha trovato la piena disponibilità alla realizzazione del suo piano di salvezza. Dio non elargisce i suoi doni per suscitare in chi è favorito il piacere di sentirsi privilegiato, ma per affidargli una missione da svolgere. Maria è stata colmata di grazia perché noi potessimo divenire ricchi di grazia.


I santi della liturgia del matrimonio.


Santa Gianna Beretta Molla

« Carissimo Pietro, ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana. Ti amo tanto tanto, Pietro, e mi sei sempre presente, cominciando dal mattino quando, durante la Santa Messa, all'Offertorio, offro, con il mio, il tuo lavoro, le tue gioie, le tue sofferenze, e poi durante tutta la giornata fino alla sera. » (Dalle lettere al marito del 21 febbraio e del 10 giugno 1955)

Nel Martirologio Romano, 28 aprile: « A Magenta in Lombardia, santa Giovanna Beretta Molla, madre di famiglia, che, portando un figlio in grembo, morì anteponendo amorevolmente la libertà e la salute del nascituro alla propria stessa vita. »


Le donne della Bibbia (AT).

Eva, la madre.
L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi (Gen 3,20).


Nella cultura semitica, dare il nome significa aver colto l'identità di una persona, aver capito a quale compito è destinata nel disegno del Creatore.
Nel libro della Genesi si racconta che quando Dio presentò all'uomo colei che doveva essere la compagna della sua vita, Adamo esultò di gioia e, con il canto – il primo canto d'amore della storia – manifestò la propria commozione e riconoscenza. Tutte le creature sono meravigliose, ma la donna è il capolavoro.
E’ a questo punto che l'uomo riconosce la sua sposa e le dà il nome: Si chiamerà Eva – in ebraico hawwah –che non è un nome proprio, significa colei che dona vita. Eccola l'identità della donna: "vita". Tutto in lei parla di vita, di accoglienza, di disponibilità, di servizio alla vita.
In lei la vita sboccia, germoglia e cresce e viene consegnata al mondo.
La vita umana è la più preziosa, immensamente preziosa, perché destinata a tornare a Dio, «il Signore, amante della vita» (Sap 11,26).


Gesù scrive una lettera agli sposi.

Vi presentate a me in abito da sposi. Vi sedete e mi ascoltate.

A te sposo dico:

"La donna che hai al fianco, emozionata, in abito da sposa, è mia. Io l'ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di te.

Per lei non ho esitato a dare la mia vita.

Te l'affido. La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile.

Quando l'hai incontrata l'hai trovata amabile e bella e te ne sei innamorato. Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio Cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l'amore, è la mia Sapienza che ha formato la sua sensibilità e la sua intelligenza e tutte le qualità positive che hai trovato in lei.




Chesterton e il matrimonio

"Con la benedizione del matrimonio, si riceve la forza per amarsi ed essere fedeli l'uno all'altra e in quanto sacramento, la grazia di portare su di sé i limiti e gli errori dell'altro come fossero i propri. Qualsiasi marito e qualsiasi moglie sbaglia a volte così come ogni madre a volte sbaglia col figlio. Non siamo onniscienti e onnipotenti: non vediamo tutti gli elementi, non possiamo controllare nemmeno quelli che vediamo e l'egoismo umano a volte gioca brutti scherzi inconsci anche nel cuore più adorabile. In altre parole, non siamo Dio e guai a chi venera idoli anche all'interno del matrimonio. Ma una volta che ci si rende conto di questo, una volta che Dio è messo sul trono, nel matrimonio entra un enorme potere, per cui gli errori e i peccati dei due che sono stati fatti uno, possono servire per la reciproca santificazione."

"Uno dei misteri del matrimonio, che deve essere un sacramento e uno dei più incredibili, è che un uomo inutile come me, può diventare indispensabile in certi momenti. Non mi sono mai sentito così piccolo come ora che so quanto sono necessario."

http://it.wikiquote.org/wiki/Gilbert_Keith_Chesterton

Ogni vita è vocazione.

di Mons. Luciano Monari, Vescovo Brescia.

Credo di potere riassumere quello che siamo andati dicendo così:
- L’esistenza dell’uomo nel mondo nasce da una chiamata-missione di Dio il cui contenuto essenziale è che l’uomo sia a sua “immagine e somiglianza”. Ciò significa che l’uomo è chiamato a operare in modo che la presenza e la sovranità di Dio appaiano nel mondo sempre più evidenti.
- L’uomo risponde a questa vocazione essenziale facendo della sua vita un lungo, incessante processo di crescita nel quale diventa sempre più evidente il suo servizio della verità e del bene attraverso l’attenzione al mondo, la comprensione intelligente delle cose, la formulazione di giudizi corretti, l’assunzione di decisioni responsabili, la scelta concreta del bene, l’apprendistato dell’amore fino all’amore oblativo.
- L’uomo vive questa vocazione in tutti gli ambiti della sua esperienza (rapporti interpersonali, sociali, professionali…) nella misura in cui sa trasformare tutto quello che fa in servizio e amore.
- Il cristiano vive come tutti gli uomini questa dinamica vocazionale, ma la vive in modo particolare attraverso la fede in Gesù che rappresenta l’uomo autentico, immagine vera del Dio invisibile e quindi modello e origine dell’esistenza cristiana.
- Il consacrato introduce nell’esistenza della Chiesa l’attenzione diretta a Dio da amare con tutto il cuore; in questo modo contribuisce in modo decisivo a tenere aperto il mondo al mistero di un Dio trascendente. È proprio questa apertura che mantiene la salute spirituale del mondo: relativizzando tutte le conquiste e i possessi del mondo; stimolando a un superamento di ogni equilibrio, alla ricerca di quel bene che è oltre tutti i beni particolari; offrendo sempre di nuovo l’annuncio del perdono di Dio per risanare tutte le ferite della fragilità e della cattiveria umana.
- Il prete assume molti aspetti della vita di un consacrato ma orienta tutta la sua vita all’edificazione della Chiesa nel concreto delle comunità cristiane. Per fare questo deve avere un amore personale, intenso anche dal punto di vista affettivo, per Gesù Cristo, un amore leale e senza condizioni verso la Chiesa concreta, un amore appassionato ed effettivo verso tutti gli uomini.

Lettera ai fidanzati

Capisco la vostra confusione.

Sono quasi 4 anni che state insieme e vedete ancora lontano il traguardo del matrimonio vissuto come dono. Siete molto giovani, uno deve finire gli studi e l'altro deve trovare stabilità nel lavoro.

Siete un esempio per le giovani coppie di fidanzati, perchè anche nella distanza e nel tempo siete rimasti fedeli al cammino che avete iniziato.

Sarò diretto come un amico deve essere.

Per non avere dubbi sui vostri progetti dovete rispondere alle seguenti domande:
è lui (lei) la persona con cui voglio condividere la mia vita e accogliere i figli che il Signore vorrà donarci?
è lui (lei) il mio vero amico (a)?
è lui (lei) la persona con la quale diventeremo UNO?
è lui (lei) la persona che metterò davanti a tutti, compresa la mia famiglia, mia madre e mio padre?
è lui (lei) la persona che mi ha fatto e mi farà fare un salto di qualità, mi farà diventare un miglior cristiano?
ci siamo già promessi, nel nostro cuore, fedeltà eterna?


Cosa dice Francesco ai cristiani?



Temi dei primi mesi del pontificato di Francesco.

"Un papa umile ma forte, popolare ma esigente, dalla parte dei poveri ma non in modo ideologico, un papa che richiama alla solidarietà e all'ecologia ma  parla anche del diavolo, critica i cristiani seduti e approva quelli che vanno nelle periferie, biasima i carrieristi, ma anche quelli che passano la vita a lamentarsi. Ci ricorda che parlare male degli altri è peccato e che senza la preghiera non andiamo lontano. Considera la religiosità popolare un tesoro e parla costantemente di amore, tenerezza e misericordia, cose di cui la sua vita è testimonianza eloquente." Una sintetica descrizione del periodico portoghese Renescenca.



Argomenti:

- La dignità della persona viene anche dal lavoro.
- Andate fuori, nelle periferie esistenziali... con l'aiuto della preghiera.
- La giustizia sociale e il NO alla logica dello scarto.
- Per uno sviluppo sostenibile.
- L'importanza della preghiera.
- Non siamo possessori ma amministratori del creato: l'etica dell'energia.
- Lo scandalo della croce.
- Il forte legame col predecessore.
- Il cristiano e la gioia.
- La fede e la Lumen Fidei.
- L'idea di Chiesa e di cristiani (perle delle omelie quotidiane).

Famiglia e Matrimonio un po' di ordine.

Lo Stato si occupa della famiglia e riconosce la famiglia come propria cellula fondamentale non per garantire dei diritti ai coniugi o per riconoscere l’amore fra i due, ma in funzione della necessità dello Stato stesso.

Semplificando: lo Stato ha bisogno di figli (scopo di ogni società è durare nel tempo) che per crescere bene, sviluppare tutte le potenzialità umane, hanno necessità di un padre e una madre dentro rapporti stabili.

Lo Stato non si occupa di quanto un marito e una moglie si vogliano bene (per fortuna !!) ma semplicemente si preoccupa della tutela dei figli, che sono il futuro della nazione.

Ecco perché gli articoli del Codice civile che si riferiscono al matrimonio sono un elenco di doveri (fedeltà, assistenza materiale e morale, coabitazione, educazione dei figli, collaborazione), non di diritti.

E marito e moglie nel matrimonio si assumono davanti alla società la responsabilità di assolvere questi doveri.

Il matrimonio non può essere ridotto a mero istituto che riconosce il vincolo affettivo tra gli sposi, che se viene meno cade il matrimonio stesso.

I diritti patrimoniali hanno senso solo se legati a questi doveri (la successione o la reversibilità della pensione), per questo non ha alcun senso chiederli per le coppie conviventi che non si assumono alcun dovere.

Se invece il convivente si assumesse anche dei doveri, allora diventerebbe una relazione matrimoniale.

sabato 3 agosto 2013

Lumen Fidei: la luce della fede.





La fede è un dono di Dio, che ha mandato il Figlio.
Essa nasce dall'incontro con Dio, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo contare.

La centralità della figura di Gesù. Tutto inizia da Gesù che, venuto come luce, ha sconfitto la morte. La luce di Gesù viene dal futuro e schiude davanti a noi orizzonti grandi, irradiando l’intera esistenza dell’uomo. La fede cristiana è incentrata in Lui, che è il sì definitivo a tutte le promesse, è la prova della piena affidabilità di Dio, è l’amore pieno presentato sulla croce.
Nell'epoca moderna la fede è considerata come un’illusione, un opposizione al cercare, è associata al buio (oscurantista), come un salto nel vuoto. Tuttavia, da quando l’uomo ha rinunciato alla ricerca di una luce (o verità) grande, per accontentarsi di luci piccole e brevi, tutto è diventato confuso, cupo, buio.
L’uomo ha bisogno di luce, e questa luce è portata dalla gioia della fede.