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domenica 21 aprile 2013

La salvezza non viene dalla tecnica


Nel suo articolo, l'autore critica la visione del filosofo Emanuele Severino, secondo cui la politica dovrebbe mettersi al servizio della tecnica e della scienza, escludendo la religione. Severino ritiene che la Chiesa cattolica influenzi negativamente la politica e il capitalismo, poiché, a suo avviso, la Chiesa antepone il bene comune al profitto, generando una contraddizione e una crisi tra scienza, politica e fede. Severino sostiene che solo la tecnica, libera da valori morali e religiosi, possa garantire il benessere dell’umanità, proponendo un “governo tecnico” guidato da filosofi che realizzino una “pax tecnica”.

L'autore dell’articolo, invece, difende la prospettiva cattolica, affermando che la vera causa della crisi attuale non risiede nella tecnica stessa, ma nell’incapacità dell’uomo di utilizzarla con saggezza. Citando Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, sottolinea che la tecnica è positiva solo se integrata con una profonda maturità etica e spirituale, e che l'uomo moderno, nonostante l’elevata capacità tecnica, è spesso immaturo per gestirla correttamente, rischiando così di esserne dominato.

Inoltre, l'autore contesta l’idea che la Chiesa sia contraria al capitalismo. Afferma che la Chiesa stessa ha contribuito allo sviluppo economico, ponendo l’accento sul profitto come mezzo e non come fine, e propone una visione antropologica che considera l’uomo come un essere dotato di dignità e non un semplice “animale intelligente.” La crisi, secondo l’autore, è attribuibile al nichilismo e all'assenza di valori, non alla tecnica o alla religione.

*****


Nel discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio Cor Unum, il Papa esprime gratitudine ai partecipanti per il loro servizio caritatevole e li incoraggia a promuovere la fede come fondamento della carità cristiana. Sottolinea come il recente Motu proprio *Intima Ecclesiae natura* evidenzi l'importanza di mantenere la dimensione ecclesiale nelle opere di carità, le quali possono avvicinare molte persone all’amore di Cristo. Il tema affrontato durante l'anno della fede, "Carità, nuova etica e antropologia cristiana," pone un legame tra fede e amore, che dà forma all'ethos cristiano e alla vita umana.

Il Papa richiama i presenti a considerare la "dimensione profetica" della carità, orientata dai principi della fede, che fornisce una prospettiva cristiana nella comprensione dell'uomo e del mondo. Tale visione è minacciata oggi da ideologie materialiste e dalla tecnologia che promuovono un'antropologia atea, riducendo l'essere umano a funzioni biologiche e autonomia assoluta, senza riferimento a Dio e alla dimensione spirituale.

Di fronte a tali sfide, il Pontefice invita a un discernimento vigile, mettendo in guardia dai rischi di un falso umanesimo che propone un "progresso" privo di radici cristiane. Invita i cristiani a promuovere la dignità umana secondo il disegno di Dio, rifiutando collaborazioni che potrebbero sostenere progetti contrari all’antropologia cristiana. Infine, ribadisce il valore della famiglia e del matrimonio tra uomo e donna, quale riflesso della bellezza della creazione. Conclude incoraggiando i presenti a proseguire nella loro missione con gioia e fedeltà a Cristo, fonte della vera realizzazione umana.

Ai progetti di «riduzione antropologica», promossi oggi da potenti lobby che dominano le organizzazioni internazionali, non è mai lecito collaborare. «Certamente dobbiamo esercitare una vigilanza critica e, a volte, ricusare finanziamenti e collaborazioni che, direttamente o indirettamente, favoriscano azioni o progetti in contrasto con l’antropologia cristiana». Non sono più tollerabili cedimenti o scorciatoie. «Di fronte a queste sfide epocali, noi sappiamo che la risposta è l’incontro con Cristo. In Lui l’uomo può realizzare pienamente il suo bene personale e il bene comune». Benedetto XVI


La fede è un fatto.

La fede nasce da un incontro, attraverso la testimonianza di un uomo che con tutta la sua umanità, pur imperfetta, rende visibile l’eccezionalità di Cristo, unica risposta all’umana domanda di pienezza e di felicità. Per questo la fede è il riconoscimento di un fatto già presente.

Solo nell’incontro con qualcuno che ci abbraccia così come siamo, possiamo anche noi abbracciarci e così conoscerci, solo nell’incontro con Dio, padre amoroso, incominciamo a capirci. È esperienza per noi di tutti i giorni: solo in un affetto si conosce veramente! 

Solo nell’incontro con Cristo l’uomo prende reale consapevolezza della natura del proprio cuore che riprende a vivere di nuova vita, quella che è la sua, naturale, risvegliata in tutta la portata delle esigenze di felicità, di giustizia, di amore, di bene. Nell’incontro con Cristo è ridestato e, per così dire, potenziato il senso religioso dell’uomo.

"Manzoni. La fede è un fatto." di Giovanni Fighera. 06-01-2013

Gesù è il Buon Pastore che dona la vita per le pecore, è l’Agnello che salva.

IV Domenica di Pasqua 2013

Cosa ci lasciano queste letture?
Il Vangelo di Cristo è rivolto a tutti, non solo a Israele. Noi cristiani apparteniamo al Signore, siamo suoi testimoni, siamo suo popolo, suo gregge: siamo suoi e ci conosce per nome.
Il Signore è buono, pieno di misericordia per noi, e il suo amore è per sempre. E’ il buon Pastore che dona la vita per le sue pecore, e col suo sangue versato ci lava dal peccato, rendendoci candidi.

sabato 30 marzo 2013

Venerdì Santo 2013 Via Crucis al Colosseo

​In questa notte deve rimanere una sola parola, che è la Croce stessa. 

La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. 

A volte ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio. In realtà Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta è la Croce di Cristo: 

una Parola che è amore, misericordia, perdono. 

E’ anche giudizio: Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva.

Cari fratelli, la parola della Croce è anche la risposta dei cristiani al male che continua ad agire in noi e intorno a noi. 

I cristiani devono rispondere al male con il bene, prendendo su di sé la croce, come Gesù. 

Questa sera abbiamo sentito la testimonianza dei nostri fratelli del Libano: sono loro che hanno composto queste belle meditazioni e preghiere. Li ringraziamo di cuore per questo servizio e soprattutto per la testimonianza che ci danno. Lo abbiamo visto quando il Papa Benedetto è andato in Libano: abbiamo visto la bellezza e la forza della comunione dei cristiani di quella Terra e dell’amicizia di tanti fratelli musulmani e di molti altri. E’ stato un segno per il Medio Oriente e per il mondo intero: un segno di speranza.

Allora continuiamo questa Via Crucis nella vita di tutti i giorni. 

Camminiamo insieme sulla via della Croce, camminiamo portando nel cuore questa Parola di amore e di perdono. 

Camminiamo aspettando la Risurrezione di Gesù che ci ama tanto. E' tutto amore!

Papa Francesco in occasione della Via Crucis al Colosseo - Venerdì Santo 2013.

Buona Pasqua! Con l'amore siamo giudicati.

​In questa notte deve rimanere una sola parola, che è la Croce stessa. La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. A volte ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio. In realtà Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta è la Croce di Cristo: una Parola che è amore, misericordia, perdono. E’ anche giudizio: Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva.

Cari fratelli, la parola della Croce è anche la risposta dei cristiani al male che continua ad agire in noi e intorno a noi. I cristiani devono rispondere al male con il bene, prendendo su di sé la croce, come Gesù. 

Allora continuiamo questa Via Crucis nella vita di tutti i giorni. Camminiamo insieme sulla via della Croce, camminiamo portando nel cuore questa Parola di amore e di perdono. Camminiamo aspettando la Risurrezione di Gesù che ci ama tanto. E' tutto amore!

Papa Francesco in occasione della Via Crucis al Colosseo - Venerdì Santo 2013.

Matrimonio: amicizia e amore.

... Sarebbe una grande illusione pensare che il matrimonio debba essere il compimento perfetto dell'amore-passione o dell'amore-romantico...

Certamente l'amore come desiderio e passione e l'amore romantico debbono il più possibile essere presenti nel matrimonio come stimoli iniziali e punti di partenza. 

... il matrimonio ha ... da trasformare l'amore romantico, o quanto di esso esisteva agli inizi, in un vero e proprio amore umano, reale e indistruttibile, in un amore veramente disinteressato che certamente, non esclude la passione carnale e il desiderio, ma che si eleva sempre più al di sopra di essi;

... E' un amore di dilezione. ... è la compagnia spirituale tra l'uomo e la donna per aiutarsi l'un l'altro a compiere quaggiù il loro destino; ed è altresì un amore veramente su misura dell'uomo e nel quale l'anima è coinvolta al pari dei sensi, cosicché in questo amore, in cui il desiderio è presente con tutta la sua potenza, la dilezione tuttavia primeggia realmente sul desiderio. 

... il matrimonio « può costituire una autentica comunità d'amore tra uomo e donna: qualcosa di costruito non sulla sabbia, ma sulla roccia perché poggia su di un amore genuinamente umano, non animale e genuinamente spirituale, genuinamente personale...

Allora ognuno può diventare una specie di angelo custode dell'altro...

una tale amicizia ... può aggiungersi l'amore folle ... nel quale l'amante si estasia nell'amata e l'amata nell'amante e diviene carne della sua carne in un solo spirito con lui, è il vertice e la perfezione dell'amore tra l'Uomo e la Donna. E’ dunque per questo il vertice e la perfezione dell'amore tra gli sposi.

Jacques Maritain

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mercoledì 20 marzo 2013

Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all'altro, di amore. 


[...] Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull'amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che 

il vero potere è il servizio 


e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,31-46). 


Solo chi serve con amore sa custodire! 


Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). 


Saldo nella speranza, contro ogni speranza! 


Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza. 
Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza!


Dalla prima omelia di Papa Francesco.

PS. Per tutti quelli che vogliono far indossare una maglia a questo papa: quando il papa parla del creato non intende essere ecologista, infatti il creato comprende anche l'uomo...

mercoledì 6 marzo 2013

Maritain: matrimonio, amicizia e amore.


Jacques Maritain filosofo cattolico (tomista) del 900, sostenitore dell’umanesimo integrale, descrive brevemente nel libretto “Amore e amicizia” il suo pensiero su questi temi.



Prima di citare una parte del capitolo su “Matrimonio, amicizia e amore” occorre riassumere alcuni concetti che spiega nei capitoli precedenti.
Amicizia: benevolenza fino al sacrificio (bene per l’amato, dono ciò che ho)
Amore: comunicazione/donazione di sè (è impegnato lo spirito). L’amore implica e presuppone l’amicizia.
Entrambe hanno come sorgente comune l’amore di dilezione o amore per il bene dell’amato
Quindi distingue tre tipi di amore:
Amore romantico o amore passione: effimero, dura poco e illude
Amore autentico: donazione parziale
Amore folle: completamente vero ed estremo, tutto per l’altro, donazione totale

Matrimonio, amicizia e amore.

mercoledì 30 gennaio 2013

Parole chiave per l'impegno politico.


Bene comune

Rigore

Sviluppo

Solidarietà

Verità

Serietà

Competenza 

Onestà

Verità (dire il vero)

Corresponsabilità

Primato dell'etica

Famiglia


martedì 29 gennaio 2013

Ritratti di Benedetto XIV


In questo post ho riportato stralci di diversi libri che descrivono la figura di Benedetto XIV

Intervento di Lucetta Scaraffia nel libro “Ratzinger Teologo e Pontefice”

Nell’omelia prima del conclave (2005):

“Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

a seguire...

Riflessioni tratte dal libro “La mia vita” di Joseph Ratzinger

lunedì 28 gennaio 2013

Inno all'amore di San Paolo.

"Desiderate intensamente i carismi più grandi"

Se conoscessi tutte le lingue e tutti misteri della la scienza,
se fossi un profeta e avessi una fede enorme
Se donassi tutti i miei beni ai poveri
Se mi vantassi di tutte le mie opere buone
ma mi mancasse l'amore verso colui che è altro da me (la carità appunto), 
sarei un nulla, sarei inesistente.


Perchè la carità è magnanima
è benevola
non è invidiosa
non si vanta
non si gonfia d’orgoglio
non manca di rispetto
non cerca il proprio interesse
non si adira, 
non tiene conto del male ricevuto, 
non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. 
Tutto scusa, 
tutto crede, 
tutto spera, 
tutto sopporta. 

La carità non avrà mai fine!
Tutti i doni che ho ricevuto scompariranno 
perchè la nostra sapienza è imperfetta e incompleta
ma un giorno, quando verrà ciò che è perfetto, 
capiremo tutto e lasceremo la nostra imperfezione, 
e lo vedremo faccia a faccia. 

Ma OGGI rimangono solo 3 cose
" la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! "



L'inno all'agape.


L'inno alla carità di 1 Corinti 13 (in greco agape ovvero l'amore che vuole il bene altrui, non è l'amore passionale, sentimentale ed egoistico) >>> La sorgente dell'amore è Dio, il quale è per sua natura amore (1Gv4).

San Paolo si rivolge ai Corinti, diventando un eccellente poeta. Così introduce il suo inno:

"Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime."
Non seguiamo le mode del momento, non imitiamo chi si appiattisce nella banalità, ma desideriamo ardentemente di più. E come? Paolo ci indica la via più sublime, ovvero la strada dell'amore.

Se conoscessi tutte le lingue e tutti misteri della la scienza,
se fossi un profeta e avessi una fede enorme
Se donassi tutti i miei beni ai poveri
Se mi vantassi di tutte le mie opere buone
ma mi mancasse l'amore verso colui che è altro da me (la carità appunto), 
sarei un nulla, sarei inesistente.

Perchè la carità è magnanima
è benevola
non è invidiosa
non si vanta
non si gonfia d’orgoglio
non manca di rispetto
non cerca il proprio interesse
non si adira, 
non tiene conto del male ricevuto, 
non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. 
Tutto scusa, 
tutto crede, 
tutto spera, 
tutto sopporta. 

La carità non avrà mai fine!
Tutti i doni che ho ricevuto scompariranno 
perchè la nostra sapienza è imperfetta e incompleta
ma un giorno, quando verrà ciò che è perfetto, 
capiremo tutto e lasceremo la nostra imperfezione, 
e lo vedremo faccia a faccia. 

Ma OGGI rimangono solo 3 cose
" la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità! "

I Corinti danno molta importanza ai carismi ricevuti, ma di questi rimarrà solo l'amore.

Chi ama non ha nulla temere perchè "se Dio (amore) è con noi chi sarà contro di noi?" (Romani 8)

domenica 27 gennaio 2013

Oggi si è compiuta questa Scrittura.

Domenica 27 Gennaio. III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ne 8,2-4.5-6.8-10   Sal 18   1Cor 12,12-30   Lc 1,1-4; 4,14-21.


Nel Vangelo, la Chiesa ha voluto intrecciare due brani di Luca: l’inizio del suo Vangelo e l’inizio dell’attività pubblica di Gesù. Nel prologo, Luca presenta il suo lavoro all’illustre Teofilo per rassicurarlo della vericità degli insegnamenti che ha ricevuto. Luca si è avvalso di testimoni oculari e della tradizione orale. Quindi si salta direttamente al capitolo 4, dopo che Luca ha narrato dell’infanzia e del Battesimo di Gesù, della cattura di Giovanni Battista, delle tentazioni nel deserto. Gesù, già famoso, torna a casa in Galilea, a Nazareth dove in Sinagoga annuncia che “Oggi si è compiuta questa Scrittura!”. Luca più degli altri evangelisti sottolinea questa giornata memorabile.


sabato 19 gennaio 2013

Il mondo piccolo di Guareschi, Don Camillo e Peppone.

" Ebbene, qui occorre spiegarsi: se i preti si sentono offesi per via di don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in lesta; se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare; perché chi parla nelle mie storie, non è il Cristo, ma il mio Cristo: cioè la voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari interni miei. Quindi ognuno per sé e Dio per tutti. "



Così Guareschi conclude l’introduzione al suo Mondo Piccolo. Siamo nella Bassa Emiliana sul finire della seconda guerra, e la società è divisa in due: chi sta coi preti e chi con i comunisti.

Io avevo già i visto i film di Don Camillo e Peppone ed ero incuriosito anche dal leggere le opere di Guareschi che li hanno ispirati. Con vera gioia ho scoperto che il libro è anche meglio.

I film sono stati molto “addolciti”, non dovevano essere un pretesto per creare conflitti, ma per unire un popolo sull’orlo della guerra civile. I titoli di due capitoli contengono la parola “paura”, che sicuramente nei film non emerge. Ci sono anche sparatorie e omicidi.

Penso che siano geniali i dialoghi tra Don Camillo e il “suo” Crocifisso.

I dialoghi tra Don Camillo e Peppone sono i dialoghi di due che si vogliono bene (e hanno combattuto insieme in guerra) ma che si trovano agli estremi opposti in politica... anche se alla fine sui casi di coscienza l’ideologia passa in secondo piano.

Allego alcuni brani che mi sono piaciuti particolarmente.


domenica 13 gennaio 2013

Spaemann e i "Fini naturali"


Frammenti dal web.

Nel momento in cui il pensiero smarrisce il senso più profondo di concetti come quelli di natura, vita, normalità, trascendenza, così come accade nell’attuale civilizzazione tecno-scientifica, si determina anche una tendenza verso quella che C.S. Lewis aveva preconizzato come “abolizione dell’uomo”.

"Fini naturali". L’intera opera di Robert Spaemann, e in modo particolare proprio Fini naturali, ci aiuta in modo formidabile a rigettare quella incapacità di vedere e di cogliere in ogni cosa che ci circonda, in ogni essere vivente, un fine (teleologia). I valori del bello, del vero, del bene restino indispensabili.

La riaffermazione della “legge naturale” è l’unica strada, per Spaemann, per far fronte a quella “emergenza antropologica” nella quale oggi sembra divenuto impossibile ogni giudizio morale ed estetico che voglia essere oggettivo.

Va dove ti porta il cuore

Recentemente abbiamo letto "Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro.

Il libro è un insieme di lettere (romanzo epistolare) di una nonna che scrive alla nipote che si è trasferita in America. In queste lettere la nonna racconta le sue esperienze di vita travagliata e delle verità mai rivelate. Essa non giudica il cambiamento di costumi del XX secolo: la condizione della donna prima e dopo il 68, la concezione della famiglia, il rapporto tra moglie e marito. Non da la colpa ai costumi dell'epoca per non aver trovato la sua strada.


In particolare emerge un'esigenza di spiritualità nella donna, un'esigenza di fare un viaggio dentro se stessa, per cominciare a comprendersi, imparando ad ascoltarsi. La nonna viene colpita da una frase del Vangelo: "Il Regno di Dio è dentro di voi" (Lc 17). Questa frase fa riferimento alla nostra coscienza. La nonna è alla ricerca di "una voce originaria che ognuno di noi custodisce nella profondità del proprio essere", di una "piccola luce che da leggerezza".

La nonna quando si accorge che ha sprecato molti anni della sua esistenza, capisce che "la prima rivoluzione da fare è dentro se stessi". Rivolgendosi alla nipote ammette che "tra la voce dell'apparenza e quella del cuore hai scelto anche quella del cuore", ma le raccomanda "quando ti sentirai smarrita e confusa devi stare nelle cose e starci sopra" e "nelle scelte importanti siediti e aspetta, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando ti parla alzati e va dove lui ti porta."

Questa frase conclude e da il nome al libro. La nonna raccomanda alla nipote di prendere tempo e di decidere in base a ciò che ti dice il cuore, ovvero la propria coscienza, senza ipocrisie e senza istintività : l'amore non è un atto banale, ma è un gesto di coraggio.

martedì 25 dicembre 2012

Lettera di Natale alla Sposa

Amore,

è Natale e mancano solo 5 mesi al nostro matrimonio.



Sappi che sono estremamente convinto del passo che stiamo per compiere e che ogni giorno ringrazio il Signore di per averti incontrata.

...

Quel 25 maggio sarà un giorno splendido e indimenticabile: un evento pieno di emozione! Saremo circondati dall'affetto dei nostri amici e da chi ha seguito da vicino i nostri passi verso la meta.

Saremo una cosa sola

...

Ecco allora perché voglio sposarti: perché senza di te quello che faccio non ha valore e non ha un futuro. E questo futuro con te diventa luminoso e senza paure. Perché con te, sono “costretto” a puntare in alto per credere nelle cose che più contano in questa vita, ovvero le cose più semplici e gratuite, che convergono nell'amore praticato nella famiglia. Perché con te ho capito cosa voglio fare da grande: farti ridere e scaldarti il cuore.

Domani ci saranno nuove sfide, sempre più importanti, e sarà bello viverle insieme. Tu sei forte e coraggiosa. Tuttavia, non scoraggiarti mai e quando non sarò in grado di aiutarti, ricordati che volgendo lo sguardo al cielo avrai sempre un valido aiuto.

Tanti auguri di un Buon Natale del Signore.

giovedì 20 dicembre 2012

La promessa agli operatori di pace.

« Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio » (Mt 5,9).

Ogni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo migliore. Così esordisce il documento del Papa: con un augurio. Si rivolge ai cristiani, alla chiesa ovvero il Popolo di Dio in comunione con Lui e in cammino tra gli uomini, e a tutti gli uomini.

In questo periodo di crisi economica che corrisponde ad una crisi di valori, il Papa rivolge un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo.

Oggi c'è una pace strana: è vero non c'è la guerra in Europa, ma i cuori sono impoveriti come se fossimo in guerra. Oggi emerge il prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato.

Quindi oggi più che mai l’umanità ha bisogno della pace quale propria vocazione. La pace è sorgente di sviluppo integrale, sociale, comunitario: l’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio.

mercoledì 19 dicembre 2012

Vivere il Natale in maniera essenziale

Cerchiamo anche quest'anno di non affannarci a fare regali inutili, ma a fare regali essenziali, che vanno cioè all'essenza delle cose...

Benedetto XVI: vivere il Natale in maniera essenziale.


E’ nato il re per sempre, vero Dio e vero uomo.


Una delle definizioni che mi è piaciuta di più dell'ultimo libro del Papa è: Gesù “tenda” del Verbo (il corpo di Gesù è il tabernacolo del Logos divino). 

E' nato il Salvatore e occorre gridarlo come non mai in questo Natale: Gesù significa “Dio Salva”.
Dio è salvezza dal peccato. Gesù porta agli uomini la salvezza, porta una nuova relazione con Dio che vince il male e la morte. 

Gesù è l’Emmanuele, è il Messia partorito dalla Vergine atteso da Israele e annunciato dai profeti come Isaia (Is 53). Come predetto da Isaia  infatti (cap. 7 / 9 / 11) la vergine partorirà / un bambino è nato per noi (luce nelle tenebre) / un germoglio (nezer) spunterà dal tronco di Iesse.

In Gesù la Parola diventa realtà, si incarna però nell’umiltà, nel nascondimento. Con Gesù, Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero SI alla sua volontà. Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al SI non forzato di una persona umana. (p.46)

Gesù è segno di contraddizione: il Servo di YHWH ha la missione di portare la luce, ma questa missione si compie nel buio della croce. Dio è amore, ma l’amore può essere odiato.. la redenzione è liberazione dall’essere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come prezzo la croce. (p.100-101)



Per stuzzicare la lettura, il Papa affronta vari temi, anche controversi dei vangeli dell’infanzia:
  • ·         il racconto teologico della realtà di Matteo e Luca.
  • ·         La provenienza di Gesù, generato dallo Spirito, e la sua nascita (Betlemme/Nazaret).
  • ·         Le diverse genealogie di Luca e Matteo.
  • ·         I genitori: Giuseppe il “giusto” (ovvero fedele come Abramo) della stirpe di Davide. Maria la “vergine” coraggiosa e umile, nuova arca dell’alleanza: in lei gioia e grazia vanna insieme.
  • ·         Il rapporto con Giovanni Battista, ultimo profeta.
  • ·         Confronto tra Gesù e Augusto, entrambi “salvatori” e “portatori di pace”.
  • ·         Gesù e Davide, i pastori.
  • ·         La nascita di Gesù e quella di Samule; la preghiera di Anna e di Maria. (2Sam).
  • ·         Gesù e la sua famglia: ebrei osservanti.
  • ·         I magi sapienti come primi pellegrini; la stella e i doni.
  • ·         La fuga in Egitto: l’esodo definitivo.
Gesù è venuto a portare compimento alla Legge. Egli unisce ebrei e pagani, riassume in se tutta l’umanità, dà una svolta nuova, verso una nuova umanità. Lui nato dallo Spirito, ci fa nascere in Dio.

Nella parte finale del libro, si evidenzia la prima e l’ultima Pasqua di Gesù. A dodici anni i genitori lo perdono per tre giorni, anticipo dei tre giorni tra la croce e la resurrezione: più ci si avvicina a Gesù più si viene coinvolti nel mistero della sua Passione.

Le parole di Gesù sono più grandi della nostra ragione. Sempre di nuovo superano la nostra intelligenza. Credere significa sottomettersi a questa grandezza e crescere passo passo verso di essa.

In quanto uomo è radicato in una storia concreta e nelle varie fasi della vita umana riceve la forma concreta del suo sapere, Egli è vero uomo e vero Dio.

Riflessioni tratte dall'ultimo libro di Joseph Ratzinger L’infanzia di Gesù (Rizzoli – Libreria Editrice Vaticana 2012) che completa la trilogia esegetica dedicata da Papa Benedetto XVI alla biografia di Cristo.

mercoledì 24 ottobre 2012

Perchè il Piccolo Principe?


Dal dialogo del Piccolo Principe con la volpe:



Cosa vuol dire addomesticare? E’ una cosa molto dimenticata, significa creare legami…
Tu fino ad ora per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.  Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.
Tutti gli uomini si assomigliano un po’… ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica… Sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato mi farà pensare a te….
Se tu vuoi un amico addomesticami… bisogna essere molto pazienti… se tu vieni tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Quando saranno le quattro comincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…
L’ora della partenza fu vicina… ah, piangerò… ma cosa ci guadagni?... ci guadagnerò il colore del grano… Va a vedere le rose. Capirai che al tua è unica al mondo.
Voi rose siete belle, ma non siete simili alla mia, siete vuote… lei sola è più importante di tutte voi perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana del vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché lei è la mia rosa.
Addio, disse la volpe, ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..
Si rischia di piangere se si è lasciati addomesticare.

lunedì 1 ottobre 2012

Eucaristia: fonte e nutrimento del matrimonio.

Nel sacramento del matrimonio vengono richiamate la dimensione pasquale, battesimale ed eucaristica.

In virtù del Battesimo siamo figli di Dio e gli sposi hanno la capacità di pregare, amare, perdonare, imitando e testimoniando Cristo.

L'Eucaristia è fonte e nutrimento del matrimonio. Celebriamo la Pasqua perché facciamo memoriale dell'amore pasquale e perfetto di Cristo. Il sacramento non è solo un rito ma una realtà viva che investe tutta l'esistenza degli sposi.

Il matrimonio è sacro perché Dio irrompe nella coppia!

sabato 29 settembre 2012

Gli sguardi di Gesù.

Il primo sguardo di Gesù
Uscito lungo il mare, Gesù osservò un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte. Gli disse: "Seguimi". Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì (Lc 5,27-28).


Seduto, intento a riscuotere i dazi, Levi sta contemplando, estasiato, le monete che i commercianti depongono sul suo tavolo: i sicli di Tiro, i quadranti di bronzo con l'effige di Tiberio, le dramme d'argento e i preziosi "aurei" di Augusto coniati a Efeso.
È al culmine dell'euforia quando – senza alcuna ragione plausibile – tutto ciò che fino a quel momento ha dato senso alla sua vita perde valore. Si alza, abbandona tutto e segue il Maestro.
La sua decisione improvvisa lascia sconcertati. È inspiegabile. Levi non ha assistito ad alcun miracolo, Gesù non è ancora famoso, e noto solo come "il carpentiere" di Nazareth. E allora?
Un particolare del racconto ci illumina: Gesù lo osservò.
Nel Vangelo di Luca questo è il primo sguardo che Gesù rivolge a una persona. È uno sguardo che si rivela subito irresistibile, prodigioso, capace di rimette in piedi un uomo paralizzato dall'incantesimo esercitato su di lui dal più tirannico degli idoli, il denaro.


L’amore è il contrario delle matematiche.

Per i cristiani l’uomo è spirito incarnato. La nostra carne è animata dallo Spirito. Ognuno di noi quindi tende naturalmente verso la trascendenza. Per chi non lo sapesse, il matrimonio essendo un sacramento c’è un particolare effusione dello Spirito.

 ὁ θεòς ἀγάπη ἐστίν" ("Dio è amore") riportato su una stele ritrovata sul Monte Nebo.

Se “Dio è Amore”, allora anche l’uomo amando viene integrato nel piano di Dio, che è un piano d’amore. Il matrimonio cristiano è quel sacramento, istituito da Dio, che vincola gli sposi a Dio.

“Scendendo” al livello di noi uomini non è sbagliato affermare che l’amore è il contrario delle matematiche. Niente come l’amore è così imprevedibile. Gli sposi si completano, non si sommano aritmeticamente. Entrano in comunione: sono un cuor solo e un anima sola. Hanno la consapevolezza che non si raggiunge la perfezione da soli, ma insieme. L’uomo necessita di amare un tu.

Così si raggiunge l’ideale dell’amore: due persone che amandosi affermano la propria personalità. Non fusione ma unione, in cui entrambi si affermano come persona autonoma, e insieme “fanno” un amore pieno.

Quando prevale una visione egoistica, l’amore perde di forza. L’egoismo è il nemico dell’amore.
L’egoismo porta a interrompere la collaborazione tra gli sposi e Dio creatore nella missione di trasmettere la vita. La sessualità è positiva, perché creata da Dio: è la spinta che Dio ha messo in noi, per uscire da noi stessi. A contrario di quanto si pensa, l’amore coniugale tra uomo e donna, è un’esigenza pienamente umana, un amore umano, sensibile e spirituale: è amore totale.

L’amore è personale perchè si dona il proprio io con responsabilità. Il centro esistenziale di questo amore è il tu. Do la mia persona, il mio io profondo. Amare è darsi all’altro, non dare ma darsi.
Amiamo l’altro come altro, come un tu differente dal mio io; questa è la vera generosità: accettare l’altro come diverso da me.

Essendo cristiani, crediamo della presenza del Signore nel coniuge: Dio è come il nostro amore ma senza i nostri limiti. Gli sposi partepano alla persona di Cristo, che è pienezza dell’amore, amandosi. Amare una persona è amare Dio sotto un altro modo. Siamo strumenti di Dio: Dio ha bisogno del nostro cuore per amare l’altro

Cristo esige molto da noi. Il cristianesimo è un morire col Cristo, per risorgere con Lui. La morte è il principio della vita, l’inizio della gloria.

 Le riflessioni sul matrimonio e l’amore presenti in questo blog,


sono frutto della lettura dei seguenti documenti: Familiaris Consortio - Giovanni Paolo II / Humanae vitae – Paolo VI / Io-tu Comunità d’amore - Antonio Hortelano.

mercoledì 26 settembre 2012

Quello che l’amore chiede...

Civitas Nova: Quello che l’amore chiede...: L’amore esige  dialogo:  per amare devo conosce l’altro. Faccio un atto di fede, io ti credo, mi rivela la sua intimità. La stessa cosa va...

martedì 25 settembre 2012

Preghiera dei fidanzati

Nel mio cuore, O Signore, si è acceso l'amore per una creatura che anche Tu conosci ed ami.
Ti ringrazio di questo dono che mi inonda di una gioia profonda,mi rende simile a Te che sei l'Amore,e che mi fa comprendere il valore della vita che mi hai donato. 
Fa' che io non sciupi questa immensa ricchezza che mi hai messo nel cuore: insegnami che l'amore è un dono e non può mescolarsi con nessun egoismo, che l'amore è puro e non può stare con nessuna bassezza,che l'amore è fecondo e deve fin da oggi produrre una nuova vita in me e chi mi ha scelto. 
Ti prego per chi mi aspetta e mi pensa, per chi mette in me tutto il suo avvenire; 
Rendici degni l'uno dell'altro. 
Preparaci al matrimonio, alla sua grandezza, alle sue responsabilità, perché le nostre anime e i nostri cuori siano fin d'ora uniti nello stesso amore.

(tratta da: G. BELOTTI, In cammino... verso il  matrimonio cristiano, Ed. Ferrari, Clusone)

lunedì 24 settembre 2012

Quello che l’amore chiede...

Antonio Hortelano, in *Io-tu Comunità d’amore*, propone una riflessione profonda sul significato dell'amore, in particolare in una prospettiva cristiana. Egli identifica diversi pilastri su cui si fonda un amore autentico e duraturo.

1. Dialogo e Conoscenza: Per Hortelano, il dialogo è fondamentale per l’amore. Solo conoscendo profondamente l’altro posso amarlo davvero, ed è un atto di fede che si esprime attraverso il credere e l'accogliere l'intimità dell'altro. Questo concetto vale anche per Dio: l’amore per il divino si esprime nella fiducia e nel desiderio di conoscerLo.

2. Generosità e Totalità: L'amore vero richiede una generosità senza riserve, un donarsi all'altro in modo totale e permanente. Non posso dividere il mio “io”, e il mio amore deve essere completo e proiettato nel tempo. È un dono che non può essere frammentato.

3. Dinamismo Costruttivo: Hortelano sottolinea che amare implica favorire la crescita dell’altro, secondo il disegno di Dio. Questo non solo arricchisce chi riceve amore, ma permette anche all'amante di realizzare se stesso. Qui si richiama la celebre frase di Saint-Exupéry: *"Amarsi non è guardarsi a vicenda, ma guardare insieme nella stessa direzione"*, che esprime la collaborazione verso un obiettivo comune.

4. Fecondità e Responsabilità: L'amore è anche apertura alla vita e alla responsabilità genitoriale. Secondo Hortelano, i coniugi sono chiamati a riflettere su quanti figli Dio voglia per loro, assumendo una genitorialità responsabile e consapevole.

Questa riflessione sottolinea che l'amore è più di un sentimento: è un impegno concreto, fatto di conoscenza, dono, crescita reciproca e apertura alla vita.

domenica 23 settembre 2012

L’elogio della famiglia, prima e ultima scuola di vita.


La famiglia diventa scuola di vita e di fede perché in essa si "impara" la fiducia nella vita e la sua accoglienza, il rispetto di sé e degli altri, il servizio generoso, lo spirito di sacrificio e la gratuità, l’autocontrollo, la saggezza e la bellezza dello stare insieme. Per questo è la cellula principale della società.

Gli sposi, come tutti i cristiani, hanno il dovere di testimoniare nel mondo la speranza che li anima.
La famiglia cristiana è la prima comunità chiamata ad annunciare il vangelo e i genitori ne diventano gli araldi verso i figli. 

La famiglia cristiana ha il compito di illuminare la quotidianità secondo il disegno di Dio. 
La chiesa (fatta di famiglie) seguendo Cristo cerca la verità che non sempre coincide con la maggioranza dell’opinione. Ascolta la coscienza e non il potere.

La famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione all’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Gesù per la chiesa sua sposa.

La famiglia è fondata e vivificata dall’amore. La preghiera comune è il cemento dell'unione famigliare.

La famiglia è colei che accoglie la vita come una benedizione e come un dono: non è suo possesso.

Io ti prendo come mia sposa


di Claudio Baglioni

io ti prendo come mia sposa 
davanti a Dio e ai verdi prati 
ai mattini colmi di nebbia 
ai marciapiedi addormentati 
alle fresche sere d'estate 
a un grande fuoco sempre acceso 
alle foglie gialle d'autunno 
al vento che non ha riposo 
alla luna bianca signora 
al mare quieto della sera 
io ti prendo come mia sposa 
davanti ai campi di mimose 
agli abiti bianchi di neve 
ai tetti delle vecchie case 
ad un cielo chiaro e sereno 
al sole strano dei tramonti 
io ti prendo come mia sposa 
davanti a Dio 

venerdì 21 settembre 2012

Sposi ovvero fratelli!


Sembra un controsenso ma gli sposi oltre a diventare una sola carne, diventano anche fratelli. 
Nasce un’amicizia personale (HV9). Fratelli perché devono amarsi come fratelli e oltre, perché la loro è una donazione massima e indissolubile. 
Il loro amore li unisce, non sono due atleti che si sfidano nella gara della vita. Come fratelli si accompagnano per mano, e per primi si esercitano alla carità (coniugale).

giovedì 20 settembre 2012

Matrimonio:cammino di salvezza.


Col matrimonio e con l’amore sponsale percorriamo uno particolare cammino di salvezza e di santità. Si apre la strada ad una sempre nuova relazione con Dio. Non a caso la famiglia viene anche chiamata chiesa domestica: gli sposi sono resi capaci di incarnare il vangelo nel quotidiano con l’aiuto dello Spirito Santo, ovvero sono consacrati per essere vangelo vivo tra gli uomini. Lo stesso Spirito ha animato i fidanzati a consacrarsi l’uno con l’altra nell’amore di Gesù, fedele e indissolubile, manifestando l’impegno di amarsi tutta la vita. Essi diventano una sola carne.

La decisione dell’uomo e della donna di sposarsi secondo questo progetto divino, la decisione cioè di impegnare nel loro irrevocabile consenso coniugale tutta la loro vita in un amore indissolubile ed in una fedeltà incondizionata, implica realmente, anche se non in modo pienamente consapevole, un atteggiamento di profonda obbedienza alla volontà di Dio, che non può darsi senza la sua grazia. 

Inseriti in un vero e proprio cammino di salvezza...

mercoledì 19 settembre 2012

Etty Hillesum. La vita è difficile, ma non è grave.


Etty (Esther) Hillesum (1914 – Auschwitz 1943) è stata una scrittrice olandese, di origine ebraica.
Fu una donna dalla vivace intelligenza, brillante e ricca di interessi. Nel 1942, lavorando come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico, ebbe anche la possibilità di salvarsi, ma decise, forte delle sue convinzioni umane e religiose, di condividere la sorte del suo popolo.

"La vita è difficile, ma non è grave". Un frammento significativo del suo Diario, scritto il 20 giugno 1942, in piena occupazione dell'Olanda: «  Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma di d'individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E' l'unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d'eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra. » ( Diario, pagine 126-127 )

Considerando Dio la parte più profonda e ricca di me, in cui riposo, Etty trova una serenità mistica che farà sempre parte del suo cammino, fino alla fine.

Da Wikipedia.