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domenica 11 maggio 2025

​Cori da “La Rocca” | Eliot | Cap. 1-5

La poesia di Eliot in Cori da La Rocca è un testo sapienziale e profetico, un appello a rendere perfetta la propria volontà. La volontà, forza etica e intellettuale di secondo grado, è chiamata a divenire ciò che naturalmente desidera: essere ciò che si è davvero. In questo movimento si manifesta un atto attivo e consapevole, che rivela la propria destinazione, investendo tanto la sfera della Caritas quanto quella della Charis, la Grazia.

Non si è davvero se stessi se non si vuole essere ciò che si è. La perfezione della volontà diventa allora cammino della Grazia. Senza significato non esiste neppure il tempo: la storia ci parla, paradossalmente, proprio attraverso la sua apparente mancanza di senso o di mezzi. È grazie a questa enigmaticità del suo inizio che possiamo intravedere la possibilità di una pienezza.

L'uomo è chiamato a essere un incessante ricostruttore di rovine. Eliot procede in una sorta di "progressione regressiva", animato dalla disperazione della speranza: quella tensione che muove l'anima a fare ciò che si deve, o si dovrebbe, per restituire al passato una funzione attiva nel presente, in una sorta di feedback spirituale. In questo processo, la buona volontà è la custode del senso.

Le tenebre si contrappongono alla fede. Ma proprio per questo la fede è necessaria: non dono facile, ma conquista drammatica e quotidiana. Il male, in questa prospettiva, è il segno contraddittorio e ultimo che l'uomo non è solo, non è abbandonato. E il perdono, infatti, è capace di cancellarlo.

Una luce brilla nelle tenebre: ci fa pensare a Cristo, il Liberatore, che dopo l'Incarnazione discese nelle profondità dell'Inferno per trarne le anime dei giusti, i patriarchi e i profeti, secondo l'immaginario dantesco. La profezia, in questo senso, è un grande e oscuro ricordo del futuro: l'avvenire dell'uomo, che attraversa tutta la storia, è figlio dell'Avvento.

venerdì 9 maggio 2025

Da Prevost a Leone XIV: il significato di un nome, il segno di un pontificato

L'elezione del cardinale statunitense Robert Francis Prevost al soglio di Pietro, avvenuta nel Conclave del 2025 dopo la morte di Papa Francesco, rappresenta una svolta storica: per la prima volta nella bimillenaria storia della Chiesa cattolica, un Papa proviene dagli Stati Uniti. Ma è la scelta del nome pontificale – Leone XIV – ad aver subito acceso l'attenzione e il dibattito, evocando forza, tradizione e un preciso orientamento pastorale e dottrinale.



Primo discorso di Papa Leone XIV, il testo integrale

La Pace sia con tutti voi.

Fratelli, sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch'io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel nostro cuore, le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi. Questa è la pace di Cristo risorto. Una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio. Dio che ci ama tutti incondizionatamente.

sabato 3 maggio 2025

San Filippo Apostolo

L'apostolo Filippo è una figura centrale nel Nuovo Testamento e uno dei dodici apostoli scelti da Gesù.
La figura di Filippo è significativa per il suo zelo missionario e il desiderio di far conoscere Gesù agli altri. Ecco alcune informazioni principali su di lui:

giovedì 17 aprile 2025

Omelia Giovedì Santo - Benedetto XIV

Nell'omelia di Benedetto XVI del Giovedì Santo 2008, viene sottolineato il significato profondo della lavanda dei piedi, atto compiuto da Gesù verso i suoi discepoli. Questo gesto simboleggia il "passaggio" di Gesù dalla morte alla risurrezione, trasformando la croce da strumento di uccisione a gesto supremo d'amore. Attraverso la lavanda dei piedi, Gesù si spoglia della sua gloria divina, si fa servo e purifica i suoi discepoli, rendendoli capaci di partecipare al banchetto divino. Questo gesto anticipa il dono totale di sé che culminerà sulla croce.

Benedetto XVI spiega che questo dono di Gesù diventa anche un esempio per i credenti: così come Cristo ha lavato i piedi ai suoi discepoli, anche noi siamo chiamati a lavarci i piedi l'un l'altro, nel segno del servizio e del perdono reciproco. Infine, il Papa ricorda che il Giovedì Santo è un giorno di gratitudine per l'Eucaristia e per l'amore infinito che Gesù ci ha donato, invitandoci a vivere in comunione con Lui e tra di noi, seguendo il suo esempio di umiltà e amore.


domenica 13 aprile 2025

Vita e Martirio di Rolando Rivi

Nel dettaglio qui: https://docs.google.com/document/d/1bRvWM5GHnHFYFgOIo0133Npkr8qZoBjJ/edit?usp=sharing&ouid=109034451582672503354&rtpof=true&sd=true

Rolando Rivi (San Valentino, 7 gennaio 1931 – Monchio, 13 aprile 1945)  era un giovane seminarista italiano, ucciso dai partigiani comunisti nel 1945 a soli 14 anni. La sua storia è un esempio di fede e di martirio durante la Seconda Guerra Mondiale e il periodo successivo.

Una vocazione precoce:

  • Infanzia e gioventù: Cresciuto in una famiglia profondamente religiosa, Rolando dimostrò fin da piccolo una forte vocazione religiosa.
  • Seminario: Entrò in seminario all'età di 11 anni e si distinse per il suo impegno nello studio e nella preghiera.
  • Fede incrollabile: Nonostante la giovane età, la sua fede era profonda e radicata. Indossava sempre la tonaca talare come segno della sua appartenenza a Cristo.

Il martirio:

  • La guerra e la persecuzione: Durante la Seconda Guerra Mondiale e il periodo successivo, la Chiesa subì gravi persecuzioni. Rolando fu vittima di questo clima di odio.
  • L'arresto e la morte: Fu catturato dai partigiani comunisti, torturato e infine ucciso per la sua fede.
  • Un simbolo di martirio: La sua morte divenne un simbolo della persecuzione dei cristiani in quel periodo.

Il ricordo e la venerazione:

  • Beatificazione: Dopo la sua morte, la figura di Rolando è diventata un punto di riferimento per molti fedeli. Nel 2013, Papa Francesco ha riconosciuto il suo martirio.
  • Esempio per le nuove generazioni: La sua storia è un esempio di coraggio e di fedeltà a Cristo, soprattutto per i giovani.

Il significato del suo martirio:

  • Testimonianza della fede: Rolando Rivi è un esempio di come la fede possa essere vissuta fino alle estreme conseguenze.
  • Un invito alla perseveranza: La sua storia ci ricorda l'importanza di rimanere fedeli ai propri ideali, anche di fronte alle difficoltà.
  • Un appello alla pace e alla riconciliazione: La sua morte tragica ci invita a riflettere sul valore della vita e a promuovere la pace e la comprensione tra le persone.

In conclusione, Rolando Rivi è un martire della fede che continua a ispirare molti. La sua storia ci ricorda l'importanza di difendere i valori cristiani e di vivere la nostra fede in modo coerente e coraggioso, anche di fronte alle avversità.

sabato 5 aprile 2025

Il Weekend dei Papà Sperduti

Un evento speciale, un'esperienza di condivisione profonda che ha unito un gruppo di papà accomunati dalla sfida della disabilità dei loro figli. Una condivisione che va oltre gli argomenti (si sa che noi uomini parliamo principalmente di due cose e la seconda è il calcio), perché solo chi ha vissuto certe esperienze può davvero comprendere.




Si sa, le donne hanno un cuore che va oltre gli ostacoli, pronte a tutto per i figli. Noi uomini possiamo solo intuire questo mistero, ma nel nostro piccolo, impariamo a stare accanto, a lottare, a dare il meglio di noi stessi e far loro da scudo.
La vera misura della felicità è la riconoscenza. Grazie ai nostri figli e a persone straordinarie ci siamo incontrati. E attraverso il dolore, siamo diventati fratelli e pienamente adulti.
Abbiamo dormito insieme come ragazzi in gita, giocato a walking soccer, mangiato e bevuto… godendoci ogni istante.
Abbiamo cambiato il nostro sguardo sulle cose fragili. Sono un dono, anche se non facile da accettare. 
Abbiamo scoperto energie straordinarie che non sapevamo di avere.
Abbiamo imparato a donarci senza paura combattendo contro ostacoli e pregiudizi.
Se dovessi scegliere due colori per questo weekend, sceglierei il rosso e il giallo. Il rosso, come il Campari, il vino e la passione che arde nel cuore. Il giallo, come il sole che illumina e scalda.

E mentre osservo i paesaggi della nostra bella Italia, sento il vento, concludo parafrasasando Bob Dylan:

"Quante lacrime deve versare un uomo
 Perché il suo grido venga ascoltato?
E Quante volte un uomo deve alzare lo sguardo
Prima di riuscire a vedere la bellezza delle nostre famiglie?
 La risposta, amico mio, soffia nel vento,

Grazie a tutti.

lunedì 10 febbraio 2025

​La tirannia dei valori - Carl Schmitt



La tirannia dei valori è un saggio del giurista e filosofo politico Carl Schmitt, scritto nel 1960, in cui critica l'uso politico dei valori assoluti.

Schmitt sostiene che l'imposizione di valori universali porta inevitabilmente al conflitto, poiché i valori non sono neutrali ma assumono una dimensione combattiva: chi li sostiene tende a imporli sugli altri, trasformando la politica in una lotta morale senza possibilità di compromesso. Secondo Schmitt, mentre le leggi stabiliscono un ordine giuridico stabile e chiaro, i valori sono soggettivi e mutevoli, e la loro assolutizzazione porta a una "tirannia" che giustifica la guerra e la repressione in nome del bene.

Il saggio è una critica all'ideologia occidentale del dopoguerra, che secondo Schmitt usa i valori (come la democrazia e i diritti umani) per legittimare l'intervento politico e militare. Per lui, questa deriva morale mette in crisi la sovranità e il diritto stesso, trasformando il conflitto politico in una guerra senza fine tra "bene" e "male".

venerdì 7 febbraio 2025

Impressioni dopo la lettura dei Promessi Sposi - CAP.36b

Il dialogo tra fra Cristoforo e Lucia si svolge in un momento di grande tensione per la giovane, che aveva fatto un voto alla Madonna di non sposarsi. Fra Cristoforo la interroga con dolcezza, facendole capire che, pur avendo fatto una promessa a Dio, lei non poteva legarsi per sempre a un voto che riguardava anche un altro, in questo caso Renzo, al quale era già legata. Il frate le spiega che la Chiesa ha l'autorità di sciogliere tali voti, specialmente quando sono legati a circostanze particolari e a un amore reciproco, come nel caso di Lucia e Renzo.

Lucia, pur essendo turbata, si rende conto che il suo voto potrebbe essere sciolto, e dopo un momento di esitazione, chiede a fra Cristoforo di liberarla da quell'impegno. Il frate, con l'autorità della Chiesa, dichiara formalmente sciolto il voto di verginità di Lucia, annullando così l'obbligo che si era autoimposto. Renzo, presente al momento, ringrazia con gli occhi fra Cristoforo, ma è evidente la sua emozione. Fra Cristoforo li esorta a proseguire insieme nel cammino della vita, ricordando loro che il matrimonio è un'opportunità per avviarsi verso la consolazione eterna, pur tra le difficoltà della vita terrena.

Il frate offre anche un simbolo del suo sacrificio, un pezzo di pane che aveva chiesto per carità, come segno di un amore che perdona sempre. Infine, si informa sul piano di Lucia e Renzo per il futuro e li benedice, esprimendo il desiderio di essere ricordato nelle preghiere di entrambi. La scena si conclude con un commiato carico di speranza e di fede, mentre fra Cristoforo si allontana con Renzo, augurando loro di vivere una vita piena di carità e gratitudine verso Dio.

giovedì 6 febbraio 2025

Impressioni dopo la lettura dei Promessi Sposi - CAP.36a

L'omelia di Padre Felice nel lazzaretto inizia con un pensiero per tutti coloro che sono morti e per coloro che sono ancora vivi, ma incerti del loro destino. Esprime gratitudine verso Dio per aver salvato alcuni e per aver scelto un piccolo gruppo che, pur soffrendo, è stato corretto e fortificato dalla sua misericordia. Il frate invita tutti a riflettere sulla vita come un dono divino da utilizzare nelle opere di carità, affinché il ricordo delle sofferenze passate li renda più compassionevoli e pronti ad aiutare i propri simili.
Poi, Padre Felice si scusa pubblicamente per eventuali mancanze nel suo ministero, chiedendo perdono se la sua pigrizia o imperfezione hanno ostacolato il servizio agli altri. Si prostra umilmente chiedendo perdono per sé e per tutti i suoi compagni, riconoscendo che, nonostante il loro impegno, potrebbero non aver sempre risposto adeguatamente alle necessità della gente. In questo gesto di umiltà, chiedeva la misericordia di Dio per tutti.
La sua preghiera e umiliazione suscitano un'emozione profonda tra i presenti, che avevano visto quel frate sempre in prima linea, pronto a sacrificarsi per gli altri. Le sue parole sono cariche di sincerità e di un profondo senso di responsabilità verso le persone che aveva cercato di aiutare, ma che sentiva di non aver sempre servito degnamente. Alla fine, prende una grande croce e si avvia per mettersi alla testa della folla, con un gesto di umiltà e dedizione.

L'omelia di Padre Felice esprime un profondo senso di umiltà e carità, un riconoscimento delle proprie debolezze e un invito a vivere una vita di servizio e di compassione, nonostante le difficoltà e le sofferenze.

mercoledì 5 febbraio 2025

Impressioni dopo la lettura dei Promessi Sposi - CAP.35

Condanna della vendetta.

Nel lazzaretto, Renzo, furioso e accecato dalla rabbia per il tormento subito, giura di vendicarsi di chi ha separato lui e Lucia, e decide di cercare l'uomo responsabile in qualsiasi parte del mondo. Fra Cristoforo, sconvolto dalla sua collera, lo rimprovera severamente, esortandolo a riflettere sulla giustizia divina, che non è nelle mani degli uomini. Il frate lo invita a perdonare, come Dio perdona, perché il rancore può solo portare alla perdizione. Renzo, sopraffatto dalla sua furia, ammette di non aver mai perdonato davvero e promette di farlo ora, ma il frate lo sfida a perdonare veramente, come Gesù ha fatto con i suoi nemici, anche quelli che ci hanno fatto del male.

Fra Cristoforo poi lo porta a vedere Don Rodrigo, l'uomo che Renzo odiava, ormai gravemente malato e vicino alla morte. L'incontro è un duro colpo per Renzo, che si trova a dover guardare l'uomo che ha tanto odiato in uno stato di estrema sofferenza. Il frate gli spiega che la misericordia di Dio può giungere anche a chi sembra irrimediabilmente colpevole, e che il perdono e la compassione di Renzo potrebbero influire sulla salvezza dell'uomo. Alla fine, entrambi pregano insieme per lui e si separano, con il frate che esorta Renzo a essere pronto ad accogliere qualsiasi esito delle sue ricerche, lodando comunque Dio per ogni risultato.

Il dialogo mostra il conflitto tra vendetta e perdono, con Fra Cristoforo che guida Renzo a comprendere il vero significato della giustizia e della misericordia, mentre Renzo è messo di fronte a una dura realtà che lo porta a rivedere i suoi sentimenti.

martedì 4 febbraio 2025

Impressioni dopo la lettura dei Promessi Sposi - CAP.25-26

Nel dialogo (cap.25) tra il cardinale Federigo e don Abbondio, il cardinale rimprovera il curato per non aver celebrato il matrimonio tra Lucia e il suo promesso sposo, nonostante fosse stato richiesto. Don Abbondio giustifica il suo rifiuto, dicendo di essere stato minacciato di morte se avesse proceduto con il matrimonio. Il cardinale lo interroga duramente, sottolineando che il dovere del sacerdote non può essere abbandonato per paura della morte, e lo esorta a considerare che il coraggio necessario per adempiere ai propri doveri viene da Dio. Don Abbondio, ansioso di non compromettersi, cerca di difendersi, ma il cardinale continua a insistere sull'importanza del coraggio e dell'amore per il proprio gregge, chiedendogli se si è preparato ad affrontare difficoltà per il bene degli altri.

Nella seconda parte del dialogo (cap.26) tra il cardinale Federigo e don Abbondio, il cardinale rimprovera duramente don Abbondio per aver ceduto alla paura e non aver agito secondo i principi di carità e giustizia. Gli dice che avrebbe dovuto difendere i giovani che gli erano stati affidati, non obbedire all'ingiustizia e non nascondere la verità. Federigo evidenzia come don Abbondio si sia limitato a salvaguardare il proprio interesse personale, trascurando il dovere di aiutare gli altri e di affidarsi a Dio, che sarebbe stato un supporto nelle difficoltà. Il cardinale sottolinea che, se don Abbondio avesse agito diversamente, avrebbe potuto fare molto di più per proteggere i giovani e per adempiere al suo ministero, senza temere le minacce di un potente come don Rodrigo.
Don Abbondio, confuso e inquieto, cerca di giustificarsi dicendo che non avrebbe saputo cosa fare in una situazione tanto difficile. Però il cardinale lo invita a riflettere sulla sua condotta, incoraggiandolo a vedere in questi giovani non solo una causa da difendere, ma anche una possibilità di redenzione e di misericordia. Infine, il cardinale conclude il dialogo con un tono affettuoso, ma serio, esortando don Abbondio a correggere il suo comportamento e a cercare opportunità per fare del bene in futuro, sempre con la speranza di compiere la volontà di Dio.
Don Abbondio, pur restando titubante e consapevole della gravità del rimprovero, sembra toccato dalle parole del cardinale, sebbene il pensiero di don Rodrigo e delle sue minacce non lo abbandoni. La scena si conclude con un accenno alla speranza e alla necessità di redimersi, in vista del giudizio di Dio.

lunedì 3 febbraio 2025

Impressioni dopo la lettura dei Promessi Sposi - CAP.24

La disgrazia è il far del male.

Il discorso esprime un'idea di dignità e virtù nella povertà, sottolineando che la vera disgrazia non è essere poveri o soffrire, ma fare del male. L'oratore ammira una persona che, nonostante viva poveramente, condivide ciò che ha con gli altri, dimostrando coerenza tra parole e azioni. Inoltre, afferma che chi ha più del necessario, anche se non è un signore, ha il dovere di aiutare chi soffre.

domenica 2 febbraio 2025

Impressioni dopo la lettura dei Promessi Sposi - CAP.23

Il dialogo tra il cardinale Federigo e l'innominato, protagonista di una conversione, si sviluppa in un intenso confronto emotivo e spirituale. Federigo accoglie con un volto sereno e accogliente l'innominato, che, tormentato da sensi di colpa e dubbi, ha cercato un incontro con lui. Nonostante il passato oscuro dell'innominato, Federigo lo accoglie con amore e compassione, mostrando una superiore serenità e speranza, guidato dalla fede che Dio possa operare una grande redenzione. L'innominato, inizialmente reticente e pieno di vergogna, viene lentamente toccato dalle parole e dalla carità del cardinale, provando una gioia e un sollievo mai sperimentati prima. L'innominato, commosso, riconosce finalmente la grandezza di Dio e il suo bisogno di redenzione, accettando l'abbraccio di Federigo, che lo invita a lasciare indietro il suo passato di violenza e a intraprendere un cammino di pentimento e cambiamento. Il momento culmina con un pianto liberatorio, simbolo della sua trasformazione interiore.

sabato 1 febbraio 2025

Conversioni ?

"Oggi non ci sono più ragioni filosofiche forti per essere atei" (Gianni Vattimo). 

"Niente è più ribelle che entrare nella chiesa cattolica" John Fosse (nobel 2023, convertito)

Alcuni intellettuali sono affascinati da Gesù, ma restano atei, altri si convertono. 

Negli ultimi tempi si è registrato un crescente interesse per il cristianesimo anche tra intellettuali dichiaratamente atei o agnostici. Alcuni, come Massimo Cacciari, evidenziano il valore universale delle parole del Vangelo e lamentano la progressiva "scristianizzazione" della società. Altri, come Jon Fosse, Premio Nobel per la letteratura 2023, o lo storico Niall Ferguson, hanno compiuto un percorso di conversione, sottolineando il valore ribelle e controcorrente di abbracciare la fede cattolica in un contesto dominato dal relativismo.

Secondo Gianni Vattimo e Augusto Del Noce, le principali teorie filosofiche moderne, come il positivismo e il marxismo, non hanno eliminato la religione, ma hanno mostrato i propri limiti. Questo ha aperto nuove riflessioni sul cristianesimo come risposta al bisogno di senso e trascendenza. Tuttavia, molti intellettuali rimangono affascinati dalla figura di Gesù e dalla Chiesa, senza però abbracciare pienamente il mistero del soprannaturale.

Questo fenomeno riflette una crisi del razionalismo moderno, incapace di rispondere alle domande ultime dell'uomo. Conversioni come quelle di Fosse e Ferguson segnano un possibile cambiamento culturale, indicando che la modernità non è necessariamente avviata verso il trionfo dell'ateismo.



Più forte della morte è l’amore. La speranza non delude.



L'Arcivescovo Erio Castellucci, nella sua Lettera alla città per la Solennità di San Geminiano 2025, riflette sul tema della morte e della speranza. Prendendo spunto dal bassorilievo del Duomo di Modena, ricorda la morte serena di San Geminiano e il concetto cristiano del "dies natalis", inteso come nascita alla vita eterna.

Castellucci analizza il rapporto della società contemporanea con la morte, spesso rimossa o spettacolarizzata dai media. Richiama il pensiero di Epicuro, che minimizza la morte, e quello di Heidegger, che ne sottolinea l'angoscia. La fede cristiana, invece, la vede come un passaggio verso la pienezza della vita.

L'Arcivescovo evidenzia l'importanza dell'accompagnamento nel fine vita, lodando le cure palliative e le reti di solidarietà, specialmente nelle comunità modenesi. Sottolinea il valore dell'amore e della speranza, che rendono più umano e significativo l'ultimo tratto della vita. Infine, invita i cristiani a essere "pellegrini di speranza" nel Giubileo, seguendo l'esempio di San Geminiano.


I passi più belli di questa lettera:

Impressioni dopo la lettura dei Promessi Sposi - CAP.22

La vita è il paragone delle parole

le dimostrazioni di virtù, pur non essendo rare o difficili da fare, possano essere facilmente imitate o derise da chi non le condivide sinceramente. L'autore suggerisce che, nonostante ciò, queste dimostrazioni continuano a essere l'espressione genuina di un sentimento virtuoso e saggio, se sono accompagnate da un comportamento che dimostra disinteresse e sacrificio. In altre parole, anche se le parole e le azioni che esprimono virtù possono essere utilizzate da persone insincere o ridicolizzate, restano comunque belle e significative quando sono accompagnate da una vita che le supporta davvero. La vita, come il linguaggio, è il vero indicatore del valore delle parole e delle azioni.

venerdì 31 gennaio 2025

Messaggio di SPERANZA per la veglia di San Valentino 15/02/25 Modena

Filippo:

Carissimi,

essere qui con voi questa sera, presso la cattedra di San Geminiano e di Santa Maria Assunta in Cielo, è per me ed Eleonora un'emozione immensa. Siamo profondamente grati di poter condividere con voi la nostra esperienza di sposi e di speranza, consapevoli che ogni nostra storia è intrecciata nella grande storia d’amore che Dio ha per ciascuno di noi.

Mi presento: sono Filippo, e questa è mia moglie Eleonora. La nostra storia è iniziata 16 anni fa, il 25 aprile. Tutti festeggiavano la Liberazione, noi ci siamo legati. Quel giorno ci siamo fidanzati, e il 25 è diventato un numero speciale per noi. È il giorno della nascita di Cristo! Un segno che abbiamo voluto imprimere anche sul nostro matrimonio, celebrato il 25 maggio di 12 anni fa.

Quel giorno è stato per me il più emozionante della vita, persino più della nascita dei nostri figli. Dopo quel sì, la nostra famiglia è cresciuta: sono arrivati Giosuè, Tobia ed Ester, i nostri tre figli, tutti battezzati, non a caso, il giorno 25. Giosuè ha la stessa radice ebraica del nome Gesù, che significa “Dio Salva”.

Eleonora:

Oggi non siamo qui per raccontarvi una semplice storia di numeri o un racconto romantico. Siamo qui per condividere con voi la nostra esperienza di speranza, quella speranza che si costruisce anche attraverso il dolore e la difficoltà. Siamo consapevoli che non può esserci Pasqua, senza croce; per godere appieno della Resurrezione ci è chiesto di passare attraverso la prova. Di viverla, di accettarla, senza provare ad evitarla, perché nella realtà opera una forza misteriosa, ma reale, che è la Grazia di Dio.

Otto anni fa, ci siamo trovati a vivere il momento più difficile della nostra vita. Nel giro di poche settimane, abbiamo scoperto che uno dei nostri figli aveva avuto un ictus e che la mia mamma era malata di linfoma, una malattia che l’ha portata via dopo un anno. Era il 2017, e nei mesi che seguirono ci sembrò di precipitare nel vuoto, come quel bambino che San Geminiano salvò dalla Ghirlandina. Anche noi avevamo bisogno di qualcuno che ci afferrasse e ci sollevasse.

Ci sembrava che ogni speranza fosse svanita, che la vita che sognavamo e la vocazione che cercavamo di realizzare fossero ormai perdute e tradite. Ci trovavamo immersi nella prova, accompagnata dalla tentazione di credere che tutto fosse inutile e che fossimo abbandonati. Smarriti nel nostro dolore, ci siamo chiesti: perché? Perché proprio a noi? Perché nostro figlio? Perché mia madre?

Eppure, in queste domande abbiamo salvato la nostra speranza, la nostra ricerca di senso. Non ci siamo limitati a gridare contro Dio per sfogare il dolore e la delusione, ma abbiamo chiesto con sincerità di comprendere, di intravedere un disegno più grande. Dio ha accolto il nostro grido di angoscia e, paradossalmente, è proprio da quel grido che nasce la forza della preghiera. Nel dolore, la preghiera diventa più intensa, più vera. In questo contesto il dolore stesso può trasformarsi in un dono: ci spinge a rivolgerci a Dio, a cercarlo con più ardore e ad accrescere la nostra fede.

Anche nel mezzo delle tragedie, Egli risponde, e la sua risposta cambia tutto. Nulla accade per caso: ogni evento trova il suo senso all'interno del disegno divino, che ci guida e ci aiuta a superare gli ostacoli. 

Anch'io, nel mio cammino di fede, ho sperimentato una crescita profonda attraverso le prove che la vita mi ha posto davanti. Persino i momenti più oscuri rientrano nella Provvidenza divina: quando ci sembra di aver perso la meta, in realtà è il nostro sguardo ad essersi distolto. La meta resta sempre lì, immutabile. Siamo noi che dobbiamo imparare a non perdere la speranza.

L’angelo disse a Maria: “Nulla è impossibile a Dio”, e noi ne siamo testimoni diretti. Quando arrivò la diagnosi di nostro figlio, ci dissero che probabilmente non avrebbe mai parlato né camminato in autonomia. Nessuno credeva che potesse comprendere o che il suo sviluppo cognitivo fosse nella norma. Eppure, oggi nostro figlio ha sfidato gran parte di queste previsioni, realizzando progressi che la scienza non sa spiegare.

Filippo:

Quanti pellegrinaggi in bicicletta abbiamo fatto da Cittanova a Cognento per affidarci alla fonte del nostro santo! Ci sentivamo smarriti, sopraffatti dalle difficoltà: gestire un bambino con una diagnosi così complessa, affrontare le cure per la nonna, divisi tra notti insonni e giornate senza fine; tra la malattia e la morte; tra la sofferenza e la rabbia; tra la gioia e la speranza; tra la grandezza e la piccolezza dell'uomo; tra i nostri limiti e i nostri carismi nascosti.

In quegli anni bui abbiamo toccato il fondo, ma abbiamo anche trovato la forza per risalire. Le esperienze più vere non si possono scavalcare. 

Ci siamo interrogati sulla nostra fede. Era rimasta solo una bella idea, o era diventata vita concreta? 

Davanti ai nostri perché, Signore, ci hai mostrato lo scandalo e la stoltezza della Croce. Ci hai mostrato la sofferenza del Figlio che porta alla resurrezione, alla vera vita, alla vita eterna, che già ora viviamo con le sue gioie e i suoi dolori. Abbiamo gridato, e Tu hai ascoltato il nostro grido. Quando rischiavamo di perdere la strada, ci hai ricolmati della grazia del sacramento che avevamo celebrato anni prima.

Abbiamo imparato che la fede non è tenebra, ma luce. Che la preghiera non è solo parole al vento, ma forza concreta che si fa sentire, grazie anche a chi ci è stato accanto pregando per e con noi. 

Il Signore ci ha dato una nuova prospettiva sulla vita.

Negli anni, la sfida educativa con i nostri figli ci ha insegnato che per essere felici non bisogna fuggire dalla realtà, ma affrontarla con coraggio e fede. Quando è nata Ester, dopo quel periodo terribile, è stata per noi un segno di speranza.

Carissimi, tutto questo non significa essere ingenui. Il cristiano non è un ottimista a prescindere, ma un realista che si aggrappa al Signore. È colui che confida nella forza che viene da Dio anche quando tutto sembra perduto, perché, come dice San Paolo: «Quando sono debole, è allora che sono forte.» 

Concludo ricordando un passaggio che abbiamo scelto come canto al Vangelo il giorno del nostro matrimonio, tratto da Romani 8:

«Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.»

Guarda caso pochi versetti prima dice: "Nella speranza siamo stati salvati!" che è il tema di questa serata e della lettera alla città del nostro vescovo.

Come avete sentito, la speranza cristiana non elimina il dolore, ma dà significato alla vita. Ci ricorda che non siamo abbandonati al caso, ma amati da Dio. È una speranza che non delude, che si alimenta con la preghiera e ci sostiene nelle difficoltà.

Auguriamo a tutti voi di incontrare Cristo Vivo, morto e risorto per noi, e lasciarsi guidare da una speranza che illumina il cammino verso la vera vita.