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domenica 6 settembre 2026

Lettera ai Cresimandi. Chiamati a vivere pienamente.

Giosuè e Benedetta,

 

Figli nostri, siete vicini al sacramento della Cresima e con questa lettera vorrei farvi capire chi è lo Spirito Santo attraverso la storia di Gesù. Pensare a Gesù può essere relativamente facile: è vissuto duemila anni fa, è stato una persona vera, ha camminato, parlato, incontrato uomini e donne, ha guarito, perdonato, insegnato ed è morto sulla croce.

 

Più difficile è pensare allo Spirito Santo, perché non lo vediamo e non ha sembianze umane. Eppure la Chiesa ci insegna che lo Spirito Santo non è una forza invisibile o un fantasma. È una Persona della Trinità, insieme al Padre e al Figlio. È Dio stesso che vive e agisce in noi. Per comprendere questo mistero possiamo partire proprio da Gesù.



La promessa di Gesù

 

Gesù sapeva che sarebbe arrivato il momento di lasciare i suoi amici. Per tre anni aveva camminato con loro: aveva insegnato, guarito i malati, perdonato i peccatori e annunciato il Regno di Dio. Ora, però, doveva tornare al Padre. I discepoli erano tristi e avevano paura. Che cosa sarebbe successo quando Gesù non fosse più stato con loro? Gesù allora li rassicurò: non li avrebbe lasciati soli. Disse che avrebbe pregato il Padre perché mandasse loro «un altro Paraclito», cioè qualcuno che sarebbe rimasto con loro per sempre: «lo Spirito di verità». Non sarebbe stata una presenza lontana. Gesù disse infatti: «Egli rimane presso di voi e sarà in voi». Questa è una delle cose più importanti da capire: Gesù sarebbe tornato al Padre, ma la sua presenza non sarebbe finita. Attraverso lo Spirito Santo, Dio stesso avrebbe continuato ad abitare nella vita dei suoi discepoli. Lo Spirito avrebbe ricordato loro ciò che Gesù aveva insegnato, li avrebbe aiutati a riconoscere la verità e avrebbe dato loro la forza di rimanere fedeli anche nei momenti difficili.

 

Per questo Gesù disse una cosa che ai discepoli sembrava quasi incomprensibile: «È bene per voi che io me ne vada». Come poteva essere meglio senza Gesù? Gesù sapeva che la sua morte e la sua Risurrezione avrebbero aperto una strada nuova. Senza quel sacrificio, infatti, come avrebbe potuto l'uomo essere liberato dal peccato e dalla propria debolezza? In questo modo ha vinto la morte, e Gesù sarebbe tornato al Padre e avrebbe mandato loro lo Spirito Santo: non sarebbe stato più soltanto Gesù a stare accanto a loro, ma Dio stesso avrebbe abitato in loro.

 

Dalla paura alla missione

 

Poi arrivò la Pasqua. Gesù morì sulla croce, ma Dio lo risuscitò. La sera di quel giorno i discepoli erano riuniti in una casa, con le porte chiuse per paura. Non sapevano che cosa sarebbe successo e si nascondevano. All'improvviso Gesù venne in mezzo a loro e disse: «Pace a voi». Mostrò le mani e il fianco, le ferite della croce. I discepoli capirono che era davvero lui: Gesù era vivo. La paura lasciò spazio alla gioia.

 

Poi Gesù disse: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Quelle parole cambiavano tutto. Gesù non voleva che i suoi amici rimanessero chiusi in quella stanza. Li mandava nel mondo per continuare la missione che il Padre aveva affidato a lui. Ma come avrebbero potuto farlo? Erano uomini normali e avevano paura. Giuda lo aveva tradito, Pietro lo aveva rinnegato e quasi tutti erano fuggiti quando Gesù era stato arrestato. Gesù conosceva la loro debolezza. Per questo soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo». Da quel momento non avrebbero più dovuto contare soltanto sulle proprie forze. E questo vale anche per noi: le nostre forze non sono sufficienti per affrontare da soli la vita, le tentazioni, le difficoltà e la missione che Dio ci affida.

 

La Pentecoste rende questa verità ancora più evidente. Gli apostoli erano tutti insieme a Gerusalemme quando improvvisamente si sentì nella casa un rumore fortissimo, come quello di un vento impetuoso. Apparvero lingue come di fuoco che si posarono su ciascuno di loro e tutti furono colmati di Spirito Santo. Quegli uomini che prima avevano paura uscirono e cominciarono a parlare davanti a tutti. Persone provenienti da molti Paesi li ascoltavano e, pur parlando lingue diverse, riuscivano a comprendere il messaggio. Lo Spirito Santo aveva dato agli apostoli coraggio, parole e forza per annunciare Gesù. Da quel giorno la Chiesa cominciò a diffondersi, e quello stesso Spirito continua ancora oggi a sostenerla.

 

Lo Spirito è donato a tutti

 

Ma il dono dello Spirito non era riservato solo agli apostoli. Quando Pietro e Giovanni seppero che anche gli abitanti della Samaria avevano accolto la Parola di Dio, Pietro e Giovanni andarono da loro, pregarono e imposero le mani sui credenti, che ricevettero lo Spirito Santo. Allo stesso modo farà con voi il vescovo durante la Cresima: stessi gesti e stesse parole. La stessa cosa accadde a Efeso. Alcune persone avevano creduto in Gesù e, quando Paolo impose loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed esse cominciarono a parlare in lingue e a profetare. Era chiaro, quindi, che Dio voleva abitare nei suoi figli e renderli capaci di vivere e annunciare la fede.

 

Per questo Giovanni scrive ai cristiani: «Avete ricevuto l'unzione dal Santo». L'unzione è un'immagine molto bella. Come l'olio viene versato su una persona per consacrarla a Dio, così lo Spirito Santo segna il cristiano e lo rende appartenente a Cristo. Paolo parla invece del «sigillo» dello Spirito Santo e dice che Dio lo mette nei nostri cuori come una «caparra», cioè come una promessa e una garanzia della vita che ci darà pienamente. Il sigillo significa appartenenza.

 

È come se Dio dicesse a ciascuno di noi: «Tu sei mio. Non ti ho mai dimenticato. La mia promessa per te rimane. Sei bello, tu vali. Ti ho creato perché hai un compito, una missione. Ti ho voluto perché tu sia veramente vivo, e la tua vita sia piena. Ti ho fatto per cose grandi e non per essere schiavo». Questa è una cosa che vorrei ricordassi sempre: tu appartieni a Dio e per Lui la tua vita ha un valore immenso.

 

Lo Spirito di verità

 

Ma proprio perché viviamo nel mondo, dobbiamo imparare a riconoscere la verità. Giovanni avvertiva i cristiani di stare attenti a chi cercava di ingannarli. Non tutto ciò che viene detto è vero e non tutte le parole che sembrano belle vengono da Dio. Per questo è importante rimanere nella verità che Gesù ha insegnato. Lo Spirito Santo ci aiuta proprio in questo: ci insegna a riconoscere la verità e a non lasciarci trascinare dalla menzogna.

 

Giovanni dice: «Rimanete in lui». Non basta aver ascoltato parlare di Gesù una volta. Non basta dirsi cristiani. La fede si alimenta rimanendo in Cristo, ascoltando la sua Parola, pregando e cercando di vivere secondo ciò che ci ha insegnato. Lo Spirito, però, non ci costringe.

 

«Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio», scrive Paolo. Lo Spirito lascia liberi, perché Dio è amore e il vero amore non si impone. È presente nella nostra vita, ci parla, ci illumina, ci sostiene, ma possiamo accoglierlo oppure rifiutarlo. Possiamo ascoltare la verità oppure scegliere la menzogna. Possiamo vivere secondo ciò che Gesù insegna oppure fare il contrario. Quando scegliamo il male, odiamo, inganniamo, facciamo del male agli altri o rifiutiamo ostinatamente la verità, rattristiamo lo Spirito che Dio ci ha donato. Eppure Dio non ci abbandona.

 

Lo Spirito rimane.

Rimane quando abbiamo paura.

Rimane quando dobbiamo scegliere tra il bene e il male.

Rimane quando qualcuno cerca di convincerci che la verità non conta.

Rimane quando dobbiamo avere il coraggio di dire ciò che è giusto.

Rimane quando ci sentiamo deboli e anche quando sbagliamo.

 

Per questo dobbiamo imparare a fare silenzio dentro di noi. Nel silenzio, nella preghiera e nell'ascolto della Parola di Dio possiamo riconoscere meglio la sua voce. A volte lo Spirito lascia nel nostro cuore un pensiero luminoso, una certezza, una forza che supera le nostre paure e le nostre tristezze.

 

 

 

Lo Spirito nella vita di Gesù

 

Lo Spirito Santo non compare improvvisamente a Pentecoste. È sempre stato presente nella vita di Gesù. È presente fin dall'inizio: scende su Maria e rende possibile il concepimento di Gesù. Quando Maria va da Elisabetta, anche Elisabetta è colmata di Spirito Santo e riconosce la grandezza di ciò che sta accadendo. Lo Spirito è su Simeone: gli rivela che avrebbe visto il Messia e lo conduce al Tempio proprio mentre Gesù viene portato lì.

 

È poi presente nel Battesimo di Gesù. Tutti e quattro i Vangeli raccontano che lo Spirito di Dio scende su Gesù come una colomba e Giovanni aggiunge che lo Spirito rimane su di lui. In quel momento si manifesta la Trinità: il Padre parla dal cielo, il Figlio è Gesù e lo Spirito Santo discende su di lui.

 

Dopo il Battesimo, lo Spirito conduce Gesù nel deserto, nella prova e nella tentazione. Gesù affronta il diavolo, ma lo Spirito lo sostiene.

 

Poi, nel Vangelo di Luca, Gesù torna in Galilea «con la potenza dello Spirito Santo». Nella sinagoga di Nazareth legge il profeta Isaia e applica a sé queste parole: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha consacrato con l'unzione».

 

Durante la sua missione, nelle guarigioni e nei miracoli, lo Spirito di Dio è all'opera. Gesù collega infatti l'azione dello Spirito alla venuta del Regno di Dio.

In Luca 10 lo Spirito è anche legato alla gioia di Gesù: quando tornano i settantadue discepoli mandati in missione, Gesù esulta nello Spirito Santo e rende grazie al Padre.

 

Il Vangelo di Giovanni insiste ancora di più su questo legame. In Giovanni 3 si afferma che lo Spirito è presente in Gesù senza misura; in Giovanni 6 Gesù insegna che lo Spirito dà la vita; in Giovanni 7 annuncia che lo Spirito sarà dato pienamente dopo la sua glorificazione. Nei capitoli 14-16, proprio mentre Gesù sta per lasciare i discepoli, promette il Paraclito. La sua presenza continuerà nella Chiesa attraverso lo Spirito Santo, che renderà presente e attiva l'opera di Gesù dopo il suo ritorno al Padre. Sulla croce (Gv 19) Gesù consegna il suo Spirito. E in Giovanni 20, dopo la Risurrezione, appare ai discepoli, soffia su di loro e dice: «Ricevete lo Spirito Santo». Lo Spirito che aveva consacrato Gesù all'inizio della sua missione viene ora comunicato dal Cristo risorto ai suoi discepoli. Ora tocca a loro. Ora tocca a noi.

 

Lo Spirito ci rende liberi

 

Ed è qui che tutto questo diventa concreto per la nostra vita. Dio ci vuole liberi.

Liberi dai nostri appetiti e dal bisogno di avere sempre ciò che desideriamo.

Liberi dal pensare di essere superiori agli altri.

Liberi dalla schiavitù delle cose e dei bisogni materiali.

Liberi dalla rabbia, dal vittimismo, dall'odio e dalla tristezza che ci chiude in noi stessi.

Liberi dalla pigrizia e dall'insoddisfazione.

Liberi dalle tentazioni, dall'invidia e dalla vanagloria.

Liberi dal bisogno continuo dell'approvazione degli altri e dalla ricerca del successo a tutti i costi.

 

Questa libertà ci viene donata perché siamo figli di Dio, amati da Lui, figli per i quali il Figlio di Dio è morto ed è risorto. Ma dobbiamo imparare a viverla. E non è facile.

Con l'aiuto dello Spirito Santo…

Dobbiamo imparare a governare noi stessi, a non essere schiavi dei nostri desideri e a cercare un piacere più grande e più vero.

Dobbiamo imparare a essere umili e puri, a non attaccarci troppo alle cose, a donare e a chiedere ciò che ci serve veramente.

Dobbiamo imparare a riconoscere la vera ricchezza, che non consiste nell'avere tanto, ma nel saper amare.

 

È importante essere essenziali, buoni, accoglienti, capaci di perdonare.

È importante cercare la gioia vera, quella che dura anche quando le circostanze non sono facili.

È importante essere pazienti, cioè imparare a «saper patire» e ad affrontare le difficoltà senza timore.

È importante abituarsi alle cose buone: alla preghiera, alla lettura della Parola, al silenzio, al servizio, al perdono.

È importante essere modesti e voler bene agli altri, non soltanto ai nostri amici o a chi ci fa stare bene.

 

Tutto questo non significa diventare perfetti da un giorno all'altro. Ci sono tante resistenze dentro di noi. Sbaglieremo ancora, cadremo ancora, avremo momenti di debolezza. Ma se abbiamo accolto lo Spirito Santo, non saremo soli. Lo Spirito ci consola, ci rialza e ci dà la forza di ricominciare.

 

Non camminiamo da soli

 

Gesù non ha promesso ai suoi discepoli una vita senza difficoltà. Ha promesso qualcosa di più grande: la sua presenza attraverso lo Spirito Santo. Lo stesso Spirito che ha riempito gli apostoli a Pentecoste, che ha dato loro il coraggio di uscire dalla stanza dove erano nascosti, che ha dato loro parole per annunciare Gesù e che ha guidato la Chiesa nei suoi primi passi è il dono che Dio continua a fare a chi appartiene a Cristo.

 

Per questo il cristiano non cammina da solo. Gesù è tornato al Padre, ma non ci ha abbandonati. Ha mandato lo Spirito Santo, Spirito di verità, che ci indica la strada insegnata da Gesù.

 

È il legame d'amore tra il Padre e il Figlio.

È lo Spirito che agisce nella Chiesa, è il cemento che la costruisce e la tiene unita.

È lo Spirito che santifica il pane e il vino nell'Eucaristia, rendendoli per noi il Corpo e il Sangue di Gesù.

È lo Spirito che abita nel nostro cuore, ci insegna, ci dà forza e ci segna come appartenenti a Dio.

 

Per questo chi riceve lo Spirito Santo non è chiamato a chiudersi in sé stesso, ma a uscire dalla paura, rimanere in Cristo e portare nel mondo ciò che ha ricevuto. Come gli apostoli uscirono dalla stanza in cui erano nascosti, anche noi siamo chiamati a uscire dalle nostre paure. Gesù ci manda e lo Spirito ci dà la forza di andare avanti.

 

Ci fa comprendere che i comandamenti e gli insegnamenti della Chiesa non sono semplicemente regole da rispettare, ma una strada verso la nostra felicità.

 

Ci insegna a perdonare, a servire, ad amare e ad abbandonarci a Dio. E forse è proprio questo il significato più profondo dello Spirito Santo nella nostra vita: Dio non vuole che tu viva da schiavo delle tue paure, dei tuoi desideri o del giudizio degli altri. Ti vuole libero per vivere davvero.

 

Libero di scegliere il bene.

Libero di dire la verità.

Libero di perdonare.

Libero di amare anche quando è difficile.

Libero di donarti agli altri.

Libero, soprattutto, di dire sì a Dio.

 

Perché lo Spirito Santo è Dio che rimane con te.

 

Quando hai paura, è con te.

Quando devi scegliere, è con te.

Quando sbagli, è con te.

Quando non sai quale strada prendere, è con te.

Quando ti senti solo, è con te.

 

Dovete e dobbiamo soltanto imparare a fare silenzio, ad ascoltare e ad aprire il cuore rimanendo in Lui.

 

Ora tocca a voi.

Ora tocca a noi… Insieme.

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