Che cosa significa davvero dire “Io credo”?
Per un cristiano, credere non significa semplicemente avere un'opinione o sperare che qualcosa sia vero. Dire “io credo” significa affermare: ritengo che questo sia vero e scelgo di affidare a questa verità la mia vita.
È proprio da queste parole che nasce il Credo Apostolico, una professione di fede che affonda le sue radici nella predicazione dei primi discepoli scelti da Gesù. Recitarlo significa ripercorrere, una dopo l'altra, le verità fondamentali della fede cristiana.
Credo in Dio Padre
Il Credo inizia con queste parole:
“Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra.”
Il Dio in cui crede il cristiano è innanzitutto Padre. È onnipotente, cioè ha potere su tutte le cose, ed è creatore del cielo e della terra.
Essere creatore significa che Dio ha voluto l'esistenza di tutte le cose e, in modo particolare, ha voluto anche ciascuno di noi. La nostra vita, quindi, non è qualcosa di casuale e senza significato: per la fede cristiana, ciascuno di noi è stato desiderato da Dio.
E se Dio è Padre di tutti, allora gli uomini sono tra loro fratelli. Questa è una delle conseguenze più importanti della fede: riconoscere nell'altro non un estraneo, ma una persona amata dallo stesso Padre.
Credo in Gesù Cristo
Il Credo prosegue:
“Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore.”
Chi è Gesù?
Per il cristiano, Gesù è innanzitutto Gesù di Nazareth, un uomo realmente vissuto circa duemila anni fa nella Palestina del suo tempo.
Il nome Cristo significa Messia, cioè “l'Unto del Signore”, colui che viene mandato come Salvatore.
Gesù, però, non è considerato semplicemente un grande uomo o un maestro. È l'unico Figlio di Dio ed è chiamato “nostro Signore”: con queste parole la fede cristiana riconosce in lui la stessa dignità divina del Padre.
Gli insegnamenti di Gesù: amare Dio e gli altri
Gesù non si è limitato a parlare di Dio: durante la sua vita ha insegnato alle persone come vivere.
Al centro del suo messaggio c'è un comandamento fondamentale: amare Dio con tutto il cuore e amare gli altri come Dio ama noi.
Per Gesù, infatti, l'amore per Dio e l'amore per il prossimo sono inseparabili. Non basta dire di amare Dio: questo amore deve diventare concreto nei rapporti con le altre persone, attraverso il rispetto, il perdono, la solidarietà, l'accoglienza e l'attenzione verso chi è più fragile.
Gesù invita addirittura ad amare anche i propri nemici e a perdonare, mostrando che l'amore cristiano non dipende dal fatto che l'altra persona lo meriti o ci ricambi.
Un altro insegnamento fondamentale di Gesù è quello delle Beatitudini, pronunciate nel discorso della montagna. Gesù chiama “beati” i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, coloro che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace e coloro che vengono perseguitati a causa della giustizia.
Con le Beatitudini Gesù propone un modo di vivere che spesso va contro la logica del mondo: non mette al primo posto il successo, la ricchezza o il potere, ma la misericordia, la giustizia, la pace, la mitezza e la ricerca del bene.
Le Beatitudini mostrano così il volto di una vita vissuta secondo Dio. Sono un invito a guardare le persone e le situazioni con gli occhi di Gesù e a costruire un mondo più giusto e più fraterno.
Il sì di Maria e lo Spirito Santo
Il Credo continua raccontando la nascita di Gesù:
“Concepito di Spirito Santo, nato da Maria Vergine.”
Lo Spirito Santo è lo Spirito di Dio. È attraverso lo Spirito Santo che Dio entra nella storia in modo particolare attraverso Gesù.
Ma in questo progetto c'è anche una persona: Maria di Nazareth.
Maria è una creatura umana e, proprio per questo, il suo “sì” assume un significato straordinario. Dio non la costringe: chiede la sua disponibilità. Maria accoglie la proposta di Dio e permette che il suo progetto si realizzi.
È un'immagine importante anche per la nostra vita: Dio può essere presente e operare, ma spesso chiede anche la nostra disponibilità, il nostro “sì”.
Gesù entra nella storia
Nel Credo troviamo poi un riferimento storico molto preciso:
“Patì sotto Ponzio Pilato.”
Perché ricordare il nome di Ponzio Pilato?
Perché la fede cristiana non presenta Gesù come un personaggio leggendario vissuto in un tempo indefinito. Gesù 8è entrato realmente nella storia. Ponzio Pilato era il governatore della Palestina nel periodo della morte di Gesù.
Gesù non fu accettato da tutti e venne condannato a morte. Gli fu riservata la crocifissione, una delle più terribili forme di esecuzione utilizzate dai Romani.
Per il cristiano, la croce diventa però molto più di uno strumento di morte. Gesù, Figlio di Dio, offre liberamente la propria vita come dono per l'umanità.
Dio, nella fede cristiana, ama così profondamente gli uomini da donare il proprio Figlio perché attraverso di lui possano essere salvati.
La morte non ha l'ultima parola
Il Credo prosegue:
“Fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi.”
Gesù muore realmente. Come ogni uomo che muore, entra nella realtà della morte.
Ma la morte non rappresenta la conclusione della sua storia.
Il Credo proclama infatti:
“Il terzo giorno risuscitò da morte.”
Questa è la parte centrale della fede cristiana: Gesù risorge.
La risurrezione significa che Dio vince la morte e restituisce la vita al Figlio. Non si tratta semplicemente di un ritorno alla vita precedente, ma dell'inizio di una vita nuova e definitiva.
Per questo la Pasqua è il cuore della fede cristiana: la morte non ha l'ultima parola.
Gesù ritorna al Padre
Dopo la risurrezione, il Credo afferma:
“Salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente.”
Gesù ritorna al Padre.
L'immagine del “sedere alla destra” ha un significato preciso: nella cultura antica, sedere alla destra del re significava avere la sua massima fiducia e condividere la sua autorità.
La fede cristiana riconosce quindi nel Figlio la stessa dignità divina del Padre.
Padre e Figlio sono distinti, ma partecipano dell'unica realtà divina. È qui che incontriamo il mistero della Trinità: un unico Dio in tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Un giorno Gesù tornerà
Il Credo continua:
“Di là verrà a giudicare i vivi e i morti.”
La fede cristiana afferma che Gesù tornerà e che ogni persona sarà chiamata a confrontarsi con la propria vita.
Il giudizio di Dio riguarda tutti: coloro che saranno ancora vivi e coloro che saranno già morti.
Non si tratta soltanto di una condanna, ma dell'affermazione che la nostra vita ha un valore e una responsabilità davanti a Dio.
Credo nello Spirito Santo
Dopo il Padre e il Figlio, il Credo ci porta alla terza Persona della Trinità:
“Credo nello Spirito Santo.”
Lo Spirito Santo è lo Spirito di Dio, colui che dona la vita.
Lo abbiamo già incontrato nel concepimento di Gesù e lo incontriamo nuovamente nella vita della Chiesa.
Per chi riceve la Cresima, lo Spirito Santo viene donato attraverso il sacramento celebrato dal vescovo, successore degli Apostoli.
Lo Spirito Santo è chiamato anche Consolatore, perché accompagna l'uomo nelle difficoltà, lo sostiene e lo aiuta a riconoscere e scegliere il bene.
È come una presenza di Dio nel cuore, una forza che attraverso i suoi doni rende il cristiano capace di vivere come vero discepolo di Gesù.
Credo nella Chiesa
Il Credo prosegue:
“Credo la santa Chiesa cattolica.”
La Chiesa non è semplicemente un edificio o un'organizzazione. La parola Chiesa indica una comunità, un'assemblea di persone unite dalla fede in Cristo.
La Chiesa è chiamata anche sposa di Cristo, perché Gesù ha donato la propria vita per lei.
E perché si dice “cattolica”?
La parola cattolica significa universale. La Chiesa è chiamata a rivolgersi a tutti gli uomini e a tutti i popoli, al di là delle divisioni e delle differenze umane.
La comunione dei santi
Un'altra espressione del Credo può sembrare difficile:
“Credo la comunione dei santi.”
Significa credere che esiste un legame profondo tra tutti coloro che appartengono a Cristo.
I santi non sono soltanto le persone che la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente come tali. In senso più ampio, sono tutti coloro che vivono nella fede in Gesù.
Questo legame, secondo la fede cristiana, non viene spezzato nemmeno dalla morte.
Per questo un cristiano può continuare a sentirsi unito alle persone care che sono morte: la comunione con Dio e con gli altri non si conclude semplicemente con la morte del corpo.
Il perdono dei peccati
Il Credo afferma poi:
“Credo la remissione dei peccati.”
Il peccato, nella prospettiva cristiana, non è semplicemente commettere un errore. È ciò che ci allontana da Dio e dagli altri, ciò che ci impedisce di vivere pienamente il bene e di realizzare quelle virtù alle quali siamo chiamati.
Il cristiano crede però nel perdono.
Gesù, offrendo sulla croce il proprio corpo e il proprio sangue, dona la sua vita per la salvezza dell'uomo e per il perdono dei peccati.
La croce diventa così il segno più grande di un amore che non abbandona l'uomo nemmeno quando l'uomo si allontana da Dio.
La risurrezione della carne
Il Credo ci conduce poi verso il futuro:
“Credo la risurrezione della carne.”
La fede cristiana non riguarda soltanto l'anima. Come Gesù è risorto dai morti, anche l'uomo è destinato alla risurrezione.
Alla fine dei tempi, il corpo non sarà semplicemente destinato a scomparire: Dio gli darà una vita nuova.
È una promessa che supera ciò che possiamo comprendere pienamente con la nostra esperienza, ma che il cristiano accoglie attraverso la fede.
La vita eterna
Infine diciamo:
“Credo nella vita eterna.”
Per la fede cristiana, la vita dell'uomo non termina con la morte.
Dal momento in cui Dio ci ha voluti e ci ha donato l'esistenza, siamo chiamati a vivere per sempre con lui. Il corpo muore, ma la persona è destinata alla comunione eterna con Dio.
È la speranza cristiana: la morte non è l'ultima parola sulla nostra esistenza.
Amen: “Così sia”
Il Credo termina con una parola molto semplice:
Amen.
Significa “così sia”.
Dopo aver pronunciato tutte queste affermazioni, il cristiano conclude dicendo, in sostanza: Sì, io credo. Mi affido a questa fede e desidero vivere secondo ciò che ho professato.
Il Credo Apostolico è quindi molto più di una preghiera da recitare a memoria. È un percorso che parte da Dio Padre, passa attraverso Gesù Cristo, i suoi insegnamenti, la sua morte e risurrezione, incontra lo Spirito Santo e la Chiesa e arriva fino alla speranza della risurrezione e della vita eterna.
E tutto questo si concentra in due parole semplicissime:
“Io credo.”
Per chi riceve la Cresima, quelle parole assumono un significato ancora più personale: attraverso il dono dello Spirito Santo, il ragazzo o la ragazza è chiamato a fare propria la fede ricevuta e a pronunciare con maggiore consapevolezza il proprio “Io credo”.
Nessun commento:
Posta un commento