Appunti e riflessioni personali che nascono da esperienze vissute, letture di articoli e libri. Mi concentro principalmente su temi legati alla fede cattolica, ma esploro anche argomenti riguardanti l'infanzia, la scuola, l'inclusione, la disabilità, la tradizione modenese e il risparmio. ••• about.me/famiglia.gibellini •••
martedì 30 novembre 2010
Preparate la via del Signore
domenica 7 novembre 2010
Domenica ed Eucaristia
Il latino "dies dominicus" è il giorno del Signore. Il greco "eucharisto" è il rendimento di grazie.
La Domenica è il cuore, il primo giorno della settimana, è il luogo primordiale dell'Eucaristia, memoriale della morte e resurrezione di Gesù Cristo, il quale si è donato per la nostra salvezza.
Domenica ed Eucaristia sono l'incontro col Signore risorto: insieme celebriamo la sua Pasqua, punto focale dell'identità cristiana.
Domenica ed Eucaristia formano un circolo di fede: la Domenica senza Eucaristia sarebbe un giorno qualunque; l'Eucaristia senza la sua proclamazione nel giorno del Signore perderebbe di forza.
Benedetto XIV nell'esortazione apostolica "Sacramentum Caritatis" l'ha definita il sacramento della carità.
"1. Sacramento della carità, la Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta l'amore « più grande », quello che spinge a « dare la vita per i propri amici » (Gv 15,13). Gesù, infatti, « li amò fino alla fine » (Gv 13,1). Con questa espressione, l'Evangelista introduce il gesto di infinita umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla croce per noi, messosi un asciugatoio attorno ai fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci « fino alla fine », fino al dono del suo corpo e del suo sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole del Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico!" Benedetto XVI - Sacramentum Caritatis.
Perchè la Domenica è definita l'ottavo giorno? La Domenica è un giorno nel tempo e oltre il tempo. Quello che avviene è un evento più grande della storia stessa. Il futuro di Dio irrompe nel presente che stiamo vivendo per presentarci il mondo di comunione appartenente alla sola eternità.
Occorre partecipare alla messa Domenicale per una questione di identità: dal precetto si può evandere, ma non dalla propria identità.
Contro l'individualismo di oggi, la Chiesa propone, tramite l'azione dello Spirito Santo, la duplice traformazione del pane e vino in corpo e sangue di Cristo, e del corpo eucaristico in corpo ecclesiale. L'Eucaristia è viva se vissuta assieme alla propria comunità, la quale, con l'aiuto dello Spirito, diventa offerta gradita a Dio.
L'evangelista Giovanni non narra dell'ultima cena, ma dell'evento della lavanda dei piedi: anche quest'ultimo esempio del Gesù che si dona.
Riflessioni tratte dal discorso del Vescovo di Modena, mons. Lanfranchi, in occasione del Convegno Diocesano dei Ministri Straordinari della Comunione Eucaristica 2010.
lunedì 11 ottobre 2010
Don Filippo è nostro!
sabato 25 settembre 2010
“Cos’è la vita?” - quattro chiacchere col nonno.
domenica 5 settembre 2010
Don Filippo Guaraldi è il nuovo parroco di Cittanova
Ecco il suo messaggio di presentazione:
venerdì 13 agosto 2010
In ricordo di Don Giuseppe Papazzoni
Il 3 aprile 2010, all’età di 97 anni, si è spento il nostro Don Giuseppe Papazzoni.
Nato nel comune di San Felice sul Panaro nel 1913. Diventa sacerdote nel 1942, e fino al 1948 rimarrà cappellano a Fiorano, dove era parroco lo zio Luigi. Nel 1948 è nominato prevosto della parrocchia di Villa Freto, per poi diventare arciprete di Cittanova nel 1967.
Le sue doti di umiltà e bontà, umanità e rispetto, erano note a tutti, a parrocchiani e non.
Noi parrocchiani ci ricorderemo per sempre di lui, e non smetteremo mai di ringraziarlo per i suoi 43 anni al servizio della comunità.
Impossibile dimenticare la dedizione con la quale ha aiutato i giovani parrocchiani nel loro cammino di fede; i suoi consigli di padre e di educatore; la pazienza e la cura con cui ha amministrato il sacramento della confessione; la sua devozione alla Madonna.
Anche da quando il fisico iniziava a indebolirsi, celebrava la Santa Messa, conservando lucidità e forza.
Lavorava e faceva lavorare con tenacia e passione tutti, con questo suo dono di ascoltare, capire, seguire
le persone nelle vicende lieti e tristi dell’esistenza terrena, ricordandole nelle sue preghiere con premura e
attenzione.
La rifondazione della scuola materna è stata oggetto del suo impegno educativo con i piccoli e le famiglie.
Con lungimiranza ha voluto la Fondazione “Elena Giovanardi vedova Ghisellini” perché la parrocchia potesse avere in futuro mezzi di sostentamento per le attività educative.
Infine, negli anni più recenti, il restauro della chiesa di S. Pietro da lui fortemente desiderato e ottenuto.
Grazie Don Giuseppe.
« Eros » e « agape » – differenza e unità
Un problema di linguaggio.
Il termine « amore » è oggi diventato una delle parole più usate ed anche abusate, alla quale annettiamo accezioni del tutto differenti. In tutta questa molteplicità di significati, però, l'amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all'essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono.
« Eros » e « agape » – differenza e unità.
All'amore tra uomo e donna, che non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo s'impone all'essere umano, l'antica Grecia ha dato il nome di eros.
Quanto all'amore di amicizia (philia), esso viene ripreso e approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli.
La messa in disparte della parola eros, insieme alla nuova visione dell'amore che si esprime attraverso la parola agape, denota indubbiamente nella novità del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio a riguardo della comprensione dell'amore. Nella critica al cristianesimo che si è sviluppata con crescente radicalità a partire dall'illuminismo, questa novità è stata valutata in modo assolutamente negativo. Il cristianesimo, secondo Friedrich Nietzsche, avrebbe dato da bere del veleno all'eros, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio.
Allora, la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Il cristianesimo ha davvero distrutto l'eros?
L'eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, « estasi » verso il Divino, ma caduta, degradazione dell'uomo. Così diventa evidente che l'eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all'uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende. Sono necessarie purificazioni e maturazioni, che passano anche attraverso la strada della rinuncia. Questo non è rifiuto dell'eros, non è il suo « avvelenamento », ma la sua guarigione in vista della sua vera grandezza.
L'essere umano è composto di corpo e di anima. L'uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità.
Se l'uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come una eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se, d'altra parte, egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza.
Ma non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare: è l'uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima. Solo in questo modo l'amore — l'eros — può maturare fino alla sua vera grandezza. Oggi il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole. L'eros degradato a puro « sesso » diventa merce, una semplice « cosa » che si può comprare e vendere, anzi, l'uomo stesso diventa merce.
Come deve essere vissuto l'amore, perché si realizzi pienamente la sua promessa umana e divina?
Una prima indicazione importante la possiamo trovare nel Cantico dei Cantici. Secondo l'interpretazione oggi prevalente, le poesie contenute in questo libro sono originariamente canti d'amore, forse previsti per una festa di nozze israelitica, nella quale dovevano esaltare l'amore coniugale.
In tale contesto emerge la parola « agape » che divenne l'espressione caratteristica per la concezione biblica dell'amore. In opposizione all'amore indeterminato e ancora in ricerca, questo vocabolo esprime l'esperienza dell'amore che diventa ora veramente scoperta dell'altro, superando il carattere egoistico prima chiaramente dominante. Adesso l'amore diventa cura dell'altro e per l'altro. Non cerca più se stesso, l'immersione nell'ebbrezza della felicità; cerca invece il bene dell'amato: diventa rinuncia, è pronto al sacrificio, anzi lo cerca.
L'amore mira all'eternità. Sì, amore è « estasi », ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio.
Ci siamo imbattuti nelle due parole fondamentali: eros come termine per significare l'amore « mondano » e agape come espressione per l'amore fondato sulla fede e da essa plasmato.
In realtà eros e agape — amore ascendente e amore discendente — non si lasciano mai separare completamente l'uno dall'altro. Quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano la giusta unità nell'unica realtà dell'amore, tanto più si realizza la vera natura dell'amore in genere. Anche se l'eros inizialmente è soprattutto bramoso, ascendente — fascinazione per la grande promessa di felicità — nell'avvicinarsi poi all'altro si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre di più la felicità dell'altro, si preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà « esserci per » l'altro. Così il momento dell'agape si inserisce in esso; altrimenti l'eros decade e perde anche la sua stessa natura. D'altra parte, l'uomo non può neanche vivere esclusivamente nell'amore oblativo, discendente. Non può sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono. Certo, l'uomo può — come ci dice il Signore — diventare sorgente dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva (cfr Gv 7, 37-38). Ma per divenire una tale sorgente, egli stesso deve bere, sempre di nuovo, a quella prima, originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio (cfr Gv 19, 34).
L'eros cerca Dio e l'agape trasmette il dono ricevuto.
mercoledì 19 maggio 2010
L'amore
L’amore è una relazione che può essere intesa come l'amore esistente tra genitori e figli, l'amore dell'amicizia genuina, della venerazione, della stima, della pietà, della misericordia, della soccorrevolezza, può essere l'amore sponsale, che si esprime nella corporeità in modo corrispondente all'unità corporeo-spirituale dell'uomo, alla diversità ed alla coordinazione dei sessi e che diventa corporalmente fecondo. Il corpo è mezzo dello spirito. La relazione sessuale umana è integrata in una comunione spirituale-personale di vita e di amore, che può fondarsi solo sul reciproco assenso all'auto-valore personale, sul rispetto, sulla fedeltà e la confidenza e che deve dar prova di sé in un stare-insieme pieno di premure. Però il compimento fondamentale è sempre ciò che si può esprimere con la parola «benevolenza». L'essenza dell'amore personale consiste nella benevolenza disinteressata che si dà in dedizione e si dona: essa rimane sé stessa in tutte le forme di autentico amore umano da persona a persona.
Emerich Coreth "Antropologia Filosofica" p.159
domenica 4 aprile 2010
Quanto mai attuale!
domenica 14 febbraio 2010
Prima domenica di Quaresima
domenica 20 dicembre 2009
martedì 8 dicembre 2009
Inizia l'Avvento. Prossimo è il Natale.
“Svegliamoci!” invita l’evangelista Luca. L’Avvento è aprire la porta del nostro cuore ad accogliere il fragile bambino Gesù appena nato. Re e Salvatore. Aprire la porta significa far entrare la luce, la quale squarcia i veli che la oscurano nelle nostre giornate.
Gesù Bambino è un invito all’essenziale della vita. All’amore per il prossimo e per la Parola di Dio: questo è il vero clima del Natale. Un bambino che nasce, non ha bisogno del superfluo, ma chiede solo di essere amato. San Paolo dunque ci esorta ad amare dell’amore di Dio, un amore che cambia concretamente la vita dell’uomo.
Gesù, il Messia, è l’innocente assassinato sulla croce. Tuttavia Egli tornerà nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno che stiamo attendendo.
Gesù, il Salvatore, è il Dio della storia della salvezza, è il santo che salva grazie al suo amore e al suo sacrificio.
Nella prima domenica di Avvento, Gesù è annunciato dai profeti, è Dio invocato affinchè venga a salvarci con la sua nascita in mezzo agli uomini.
Geremia annuncia che Dio mantiene le promesse.
Troviamo anche noi la forza per affrontare le difficoltà del quotidiano con la presenza del Signore, Parola di eterna speranza. Impariamo, a mantenere la parola data, da Dio Padre, che ha compiuto la promessa in Gesù. Infine impegnamoci come Gesù a vivere lealmente e senza ingannare.
Buon avvento a tutti!
venerdì 20 novembre 2009
Le ragioni di una scelta...
vi scrivo per comunicarvi una mia decisione importante che riguarda anche voi: dopo mesi di riflessione, ho deciso di lasciare il gruppo.
Chiedo scusa di essermene andato ieri sera molto presto (ndr ultimo concerto di Rivara), ma dentro di me era già matura questa consapevolezza, e non volevo rovinarvi la serata.
... non voglio illudere nessuno per il futuro, sarei scorretto, quindi è giusto che chiarisca la mia situazione.
Mi interessa che voi capiate che le ragioni della mia scelta, sono prettamente personali, cioè che riguardano solo me. Non ho alcun problema con voi, anzi ultimamente sono stato più schietto del solito nel dire le cose, proprio per evitare che ci fossero delle incomprensioni. La mia scelta dipende dal fatto che l’esperienza musicale non è più nelle mie priorità, e ho avuto modo di constatarlo anche ieri sera al live di Rivara. Non sento più quella soddisfazione e quella voglia nell’esibirmi. Nel mio cuore sento che questa esperienza, dopo 5 anni, è chiusa, e non avrebbe senso che continuassi a “trascinarmi” per altro tempo. Non avrei la giusta convinzione e serenità: per voi diventerei un inutile peso che bloccherebbe gli sbocchi artistici che immaginate o sognate. Non vorrei, in definitiva, che il mio ricordo che ho di “noi” si degradi col tempo.
Un'altra sensazione negativa è che, pensando al gruppo, non penso più al futuro ma penso al passato. Un passato indimenticabile e che rimarrà impresso nel mio cuore per sempre. Grazie a voi, probabilmente, sono diventato una persona migliore. Mi sono tolte tante soddisfazioni ed era impressionante notare come con voi sul palco non avessi paura ad affrontare qualsiasi concerto.
In più ho deciso di frequentare dei corsi diocesani di formazione teologica. Il corso dura tre anni e mi impegnerà due sere a settimana. E’ da molto tempo che desidero frequentare questo corso, e quest’anno è giunta in me la consapevolezza di iniziare questo nuovo percorso.
Mercoledì prossimo sarò presente alle prove perché vorrò leggervi di persona questa lettera, e semmai altre considerazioni che mi verranno in mente. Scrivere per me non è un nascondersi dietro un PC, ma un voler esprimere con maggior chiarezza il mio pensiero.
Se devo essere sincero, penso che il gruppo possa benissimo andare avanti senza il mio contributo e “scoprire” nuovi orizzonti o sperimentazioni musicali che diano più spazio ai suoni (penso in particolare a Delca e a Stoppa), che non ai testi.
Da oggi perdete un cantante, ma non un amico.
Spero possiate capirmi…
Figo.
domenica 23 agosto 2009
La Ricerca della Verità e la capacità di Ascoltare.
Finita la scuola, la “sete” di verità è rimasta, però ero a quel punto “libero” di utilizzare le fonti che più mi interessavano, non certamente proposti dalla didattica scolastica. Anche qui una profonda vastità di argomentazioni e quindi di ragioni nascenti dallo stesso argomento. Questa”sete” derivava anche dal fatto di crearmi una “mia” idea, un mio punto di vista sulle cose che mi accadono intorno. Allora che fare? Dov’è la verità?
Il mio percorso di vita non mi ha ancora portato ad una conclusione (per fortuna! vuol dire che ho ancora voglia di confrontarmi): la ricerca quindi continua. Escludendo gli estremismi ideologici di destra e di sinistra, ho appurato che c’è verità dove c’è ascolto, e dove c’è ascolto c’è verità. Ascolto delle “verità” di tutti. Negli estremismi questa capacità di ascolto non c’è. Lo ammetto: ho una mia idea politica, ma non per questo ritengo pregiudizialmente sbagliate le idee degli altri schieramenti, non posso non trovare delle verità presenti nei discorsi degli "altri". Le verità sono presenti in tutti.
In Italia percepisco un grande incapacità all’ascolto: ma non lo vedo solo in TV e in Parlamento. Lo vedo nella gente comune: nell’operaio e nell’intellettuale. Infatti è molto più facile litigare, che cercare la “pace”. Vedendo questo comportamento della gente, non mi stupisco quindi che i nostri rappresentanti siano incapaci di “assorbire” la voce delle persone.
Mi stupisco ancora come nel 1946 si sia arrivati ad un accordo sulla nostra Costituzione, con ideologie e personaggi così diversi. Allora però c’era voglia di far rinascere questa nostra bella Italia.
Manca l’ascolto, dicevo, senza il quale non si arriva alla verità. Con questa base la storia e tutte le attività umane sono passibili di strumentalizzazioni: ognuno usa la “sua” storia per il suo interesse. L’unità di Italia, la Resistenza, gli Anni di Piombo, Tangentopoli, ecc. saranno sempre avvenimenti storici da poter “depredare” per l’uno o per l’altro interesse. A 150 anni dall’ Unità di Italia, a 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, si cerca ancora la verità e lo si continuerà fare, ognuno con le sue ragioni. Se non si rispetta il pensiero dell’altro, se si pensa di avere la verità in tasca, se si rimane rinchiusi in “compartimenti stagni”, allora la nostra cara Italia non andrà mai da nessuna parte, e si troverà sempre più in difficoltà a dare risposte alle prossime generazioni.
Il vero divertimento.
Si cerca lo sballo e si cerca l’appartenenza ad un gruppo, assorbendo tutti gli aspetti negativi che possono ricadere sulla persona, per paura della solitudine.
Sballo e gruppo a tutti i costi fanno si che l’uomo perda la sua libertà. Saper stare da soli, riflettere, pensare, pregare, non è facile, ma salva l’uomo. Quando infatti non c’è né sballo né gruppo che riempie il proprio vuoto interiore, non rimane nulla, si fa un tonfo, si cade per terra.
Se non ti diverti come impone la società, non sei alla moda. Ma chi lo ha detto? Chi dice che se non si è alla moda, se non ci si diverte in un certo modo, si è OUT? La vita non è un inutile susseguirsi di giorni monotoni e sempre uguali: ci sono i periodi felici e semplici e i periodi tristi e complicati. Proprio quest’ultimi momenti necessitano che la persona abbia delle solide fondamenta.
Importante è riscoprire il vero divertimento nel vivere la vita quotidiana. Vita fatta di scambio di relazioni, di studio, di lavoro. Divertirsi è importante ma non è tutto.
domenica 16 agosto 2009
In spiaggia con le encicliche...
martedì 7 luglio 2009
Elogio della differenza
La perfezione conosce Dio, ma solo di passaggio. Parte da te e, passando attraverso di lui, termina ancora in te stesso. Continuamente ti guarderai allo specchio per vedere se l’hai raggiunta o se, per caso, essa ti ha abbandonato per qualche istante. La perfezione ti farà schiavo di te stesso, mettendoti al centro di tutto. Essa non accetta il tuo limite, ma vive del mondo che sogna e coniugando il condizionale, il tempo della non realtà, ti farà sospirare continuamente: “Io vorrei, io dovrei…” Così, ti farà appoggiare la tua vita sul vuoto. All’inizio e alla fine del tuo cammino non ci sarai che tu, l’essere umano che sei e non il Dio, che cerchi.
In tutto quello che fai, invece,” riprendeva sicuro il monaco, “ama. L’amore parte da Dio, coinvolge l’uomo e finisce in lui. E Dio creò l’uomo perché questi sappia amare, così solamente l’essere umano troverà la propria felicità. In fondo, unicamente quando si ama si rivela agli altri la propria bellezza.
Ma quando avrai da incontrare qualcuno sarai attento alla disponibilità del tuo cuore. Guardati bene dal non farlo venire per il sentiero calpestato già da altri, dalle loro dicerie o dalle loro insinuazioni. Lascialo venire liberamente per dove l’erba è ancora alta, non importa se avrà difficoltà ad avanzare. Il vostro rapporto, infatti, dovrà nascere con il sapore della novità, non calpestato dal pregiudizio. Hai davanti un essere umano e qualsiasi persona, segretamente, ha il desiderio di poter rinascere con te e, al tuo sguardo, sentirsi rinnovata.
Farai attenzione a coloro con cui vivi: il vostro rapporto non potrà essere di dipendenza perché l’uno non potrà mai essere padrone dell’altro. Non siete disposti l’uno sotto l’altro, come in una piramide, dove il più potente è al di sopra di tutti. Se credi di avere un essere umano sopra di te, dimenticherai facilmente Qualcuno che lo è veramente, perché la tua miopia ti porterà a vedere solo chi ti sta sopra immediatamente. Dovrai, invece, sentire gli altri come posti attorno, in cerchio con te, come quando vi disponete intorno a un fuoco. Solo in questo modo ricorderai che esiste, invisibile, in mezzo a voi un centro ed è Colui da cui provengono la vita, la forza e l’amore.
Infatti, la figura del cerchio a differenza di un quadrato o di una piramide rinvia necessariamente a un centro che lo genera. Allora, disponendovi così fra di voi, l’uno non sarà mai più importante dell’altro, sarete interdipendenti in un mondo in cui ognuno si sentirà legato all’altro. La forza di ognuno sosterrà tutti gli altri e se tu avrai più forza o più potere sarai ancora più fraterno, sostenendo gli altri con maggiore vigore. Ecco, non potrà esserci uno superiore fra di voi, ma un fratello più grande.
E la diversità che troverai nell’altro sarà proprio ciò che nasconderà il suo valore, perché la differenza in un essere umano e la sua originalità saranno il fondamento della sua stessa personalità. Anzi, avvicinandoti, senza paura, dovresti incoraggiarlo: “Sii quello che sei!”
Le diversità fra gli uomini sono immagine di Dio, che si vuole simile e differente in lui stesso. Così, la comunione non nasce mai dalla somiglianza o dall’omogeneità, ma sorge dalla meraviglia di vedersi differenti. Dal tuo stupore di fronte all’altro.
(da “Parole dal deserto”di R. Zilio, Edizioni Paoline, 2009)
giovedì 11 giugno 2009
Saluto ai Cresimandi
da oggi siete adulti nella fede e testimoni di Gesù. Il nostro percorso è iniziato 6 anni fa e termina oggi. Tuttavia il vostro percorso nella Chiesa continua…
Alla vostra età è difficile capire chi sia Dio e credere in Lui. A differenza dei grandi però, avete il cuore aperto e libero dai pregiudizi: questa condizione aiuta tanto nello scoprire il mistero di Dio.
Il cristiano si distingue dagli altri perché ama, perché sfrutta appieno i doni che il Signore gli ha regalato. Il cristiano è lo strumento nelle mani di Dio, con il quale Egli opera sulla terra.
Lasciamo sempre aperta la porta del cuore al Signore: anche nei momenti più bui, più tristi, nei quali sembra che Dio ci abbia abbandonato. Persino Gesù si è sentito abbandonato sulla croce, ma ha comunque dato il suo si al Padre.
Un Si pieno di amore. L'amore, è il suo primo insegnamento, ed è quello di cui non vi dovrete mai stancare di mettere in pratica.
Vi saluto con un messaggio di Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato:
“ Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! […]
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! […]
Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. “
domenica 26 aprile 2009
GRAZIE GESU'! La preghiera del Cresimando.
sabato 25 aprile 2009
Cittanova nella storia di Modena

domenica 12 aprile 2009
La Santissima Eucaristia, culto di Dio e missione.
XXX Convegno Liturgico Diocesano. Modena, 28 Marzo 2009.
In questa Quaresima, è stata assai utile la testimonianza del Cardinale ARINZE, prefetto emerito della Sacra Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Linguaggio semplice e diretto, per un testimone che viene dall’Africa, terra di povertà e sofferenza. Nonostante i problemi, l’Africa cristiana è viva, e l’entusiasmo che emerge nelle celebrazioni africane è contagiante.
Frasi semplici, scandite dall’accento africano che arrivano, al cuore di tutti: “Per colpa di uno siamo peccatori, ma grazie a uno siamo salvati”. Chiari sono i riferimenti ad Adamo e a Gesù: per colpa di un uomo siamo stati condannati, ma grazie al figlio di Dio sacrificato, viviamo.
La nostra preghiera, quindi, non deve iniziare con una richiesta, ma con un inno di lode al Signore. Chiedere aiuto a Dio è importante, ma deve essere l’ultima cosa. Impariamo a ringraziare e a lodare chi si è sacrificato per l’uomo: bisogna saper distinguere i bisogni del momento dai bisogni spirituali, e il nostro Spirito ha bisogno di Dio.
Inoltre nell’adorazione è utile fare silenzio dentro di sé: solo così si è a tu per tu con Dio. Anche il canto è preghiera, ma attenzione a non trasformarlo in un “momento di ricreazione”.
Eucaristia: culto di Gesù, nostra Pasqua.
Il tema centrale dell’intervento del cardinale è l’Eucaristia: dono del corpo e del sangue del Cristo. Durante la Santa Messa, l’Eucaristia ci viene presentata come il sacrificio reso presente: il memoriale.
Essa è fonte e apice di tutta la vita cristiana, infatti nella liturgia occupa un posto centrale. Inoltre tutti i sacramenti portano ad essa, alla comunione con Dio.
L’Eucaristia è un dono troppo grande e importante; infatti chi non ama la Chiesa attacca per prima cosa l’Eucaristia.
Noi non riceviamo pane e vino benedetto, ma il corpo e il sangue di Gesù.
La presenza del Cristo è reale. E’ l’Emmanuele: Dio con noi.
Questa è la nostra fede.
Questo è ciò per cui i martiri danno la loro vita.
Se intendiamo in questo modo l’Eucaristia, la Santa Messa diventa un supremo atto di lode a Dio, un sacrificio di lode. La Chiesa, a sua volta, diventa il corpo mistico di Cristo, diventa la sua sposa.
Occorre quindi prestare molta attenzione alla Parola, adorare Dio in un atto comune di fede e curare la celebrazione. La Parola è fonte di nutrimento, è pane di vita.
“La Domenica senza la Santa Messa è vuota”.
La vita cristiana senza Messa diventerebbe impraticabile perchè il sostegno eucaristico verrebbe a meno. Come è possibile concepire una domenica senza Messa?
Senza la forza dell’Eucaristia si avrebbe paura di testimoniare Gesù, si perderebbe il coraggio. Non esisterebbe la comunità cristiana.
Per questo è opportuno, prima di una celebrazione, arrivare per tempo e prepararsi interiormente al messaggio che Dio chi vuole trasmettere. Anche in questo caso l’uomo deve scegliere quali sono le sue priorità: l’Eucaristia ricevuta è valida anche per i “ritardatari”, ma aggiunge scherzosamente il cardinale: “se uno arriva tardi è meglio fare un'altra messa… l’Eucaristia ha validità, ma si faranno i conti con Gesù…”.
In queste situazioni, è importante che il cristiano non si faccia giudice del proprio prossimo, ma è consigliabile aiutare gli altri affinché migliorino. Noi non saremmo mai buoni giudici: il nostro giudice è uno e si trova nella patria del cielo.
Dopo la parentesi sui “ritardi” e sui “giudici”, il cardinale continua il suo discorso sulla missionarietà dell’Eucaristia. Nella comunità, rilevante è la partecipazione attiva, che non significa attivismo, ma atti interiori rivolti a Cristo. Dopo aver seguito la liturgia, le letture e fatto silenzio dentro di noi, il culmine è ricevere Gesù nella comunione. In questo momento, l’Eucaristia ci manda in missione.
Il cristiano non è “isolato” alla propria comunità parrocchiale, ma può e deve essere un buon cittadino: contribuendo allo sviluppo sociale, promuovendo la vita sulla terra, anche se, come figli di Dio, abbiamo la promessa di una vita nuova dopo la morte.
Il cristiano deve dare l’esempio innanzitutto nella propria comunità domestica e deve farsi sostenitore della famiglia fondata sul matrimonio.
In questa società è urgente, più che mai, la testimonianza. Ognuno si deve impegnare a capire in cosa si può rendere utile per la Chiesa, e per la causa del Vangelo. Ma attenzione: “noi non dobbiamo imporre, ma proporre.”
A questo punto occorre una precisazione: alla fine della celebrazione, la dicitura del messale è: “la messa è finita, andate in pace”. I vescovi chiesero di modificare tale dicitura: dire la messa è finita potrebbe essere mal interpretato dai fedeli. Spesso nelle nostre chiese infatti sentiamo:
“Annunciate il Vangelo e andate in Pace”
“Andate in Pace”
“La gioia del Signore sia la nostra forza. Andate in pace.”
“Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace.”
“Nel nome del Signore, andate in pace.”
In questo modo l’assemblea capisce che chi lascia la Chiesa, la lascia per iniziare una missione. Ognuno di noi deve sentire una vocazione di apostolato: non ci sono spettatori nella Chiesa ognuno ha un ruolo e può fare qualcosa.
Non si è cristiani solo di domenica!
Altra bellissima frase del cardinale Arinze: “Chi ama parla volentieri dell’amato.” Il cristiano non deve avere paura di testimoniare il Vangelo. Se interiormente amiamo veramente il Cristo, non possiamo avere paura. L’abbondanza dei suoi doni è tale che nulla ci può spaventare. Prima di andare verso il Padre, Gesù si è spogliato di tutto e lo ha donato: il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia, lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste, la sua Parola testimoniata e tramandata dagli apostoli.
Un Eucaristia che non provoca amore è inutile.
L’Eucaristia ti dona la forza di riconoscere Cristo nei poveri; assistere ed essere solidale con chi ne ha bisogno.
Ricordiamo che quello che facciamo ai più piccoli lo facciamo a Gesù.
Come non rispettare quindi le persone e la natura, entrambe opere di Dio Padre?
L’Eucaristia è eredità di Gesù Cristo. Tale eredità deve essere ben custodita dai laici cristiani e dai sacerdoti. Durante la Messa il sacerdote diventa strumento nelle mani di Cristo, e infatti nella consacrazione parla in prima persona: il suo carisma influisce notevolmente sulla celebrazione.
Il Signore è risorto! E' veramente risorto. Alleluia Alleluia


