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lunedì 6 aprile 2026

Tutto è compiuto. Alessandro D'Avenia.



Davanti alla croce, l’uomo si trova sempre di fronte alla stessa domanda: è davvero finita?
Eppure, l’ultima parola pronunciata da Cristo – «Tutto è compiuto» – non indica una conclusione, ma una pienezza. Non un fallimento, ma un’opera portata a termine, in cui nulla è andato sprecato.

Come accade per un capolavoro artistico, la fine non è la fine: è il momento in cui qualcosa, finalmente completo, comincia a vivere oltre se stesso.

La bellezza che non è armonia

La crocifissione mette in crisi la nostra idea di bellezza.
Non c’è armonia, non c’è perfezione formale: c’è un corpo ferito, deformato, sofferente. Eppure proprio lì si manifesta una forma nuova di bellezza.

Non è la bellezza delle proporzioni, ma quella dell’amore che si realizza.
C’è bellezza ogni volta che qualcosa o qualcuno viene amato fino in fondo: un malato, un bambino, una vita fragile. La bellezza non coincide più con ciò che appare perfetto, ma con ciò che è pienamente donato.

La passione che genera vita

«Tutto è compiuto» significa cambiare idea di felicità.
Non è più allungare la vita, ma allargarla. Non conservarla, ma donarla.

La vera passione non si misura nel dolore, ma nella capacità di trasformare tutto in vita, anche a costo della propria vita. È l’amore che non trattiene, ma si offre.

Non a caso, il primo a riconoscere questa bellezza è un soldato, uno che ha contribuito alla morte di Cristo. Eppure vede qualcosa di inaudito: un uomo che ama fino a perdonare i suoi carnefici.

Quando la morte diventa vita

Il capolavoro della croce è questo: la morte che si trasforma in vita.
Da quel momento, non si può più dire che un amore così non esiste.

È un amore gratuito, che non chiede condizioni.
Un amore che smaschera ogni forma di potere violento.
Un amore che non abbandona, nemmeno nella solitudine.

Per questo la croce è diventata il simbolo più diffuso: non per giustificare guerre o offrire consolazioni facili, ma perché rivela qualcosa di profondamente umano e insieme divino.

Il segno che unisce

Il segno della croce è anche una guida concreta:
prima l’asse verticale, che unisce testa e cuore — verità e vita.
Poi quello orizzontale, che apre alle relazioni — le braccia che si allargano agli altri.

Solo quando verità e amore si incontrano, l’azione diventa feconda.
Solo allora si ama davvero, senza egoismi mascherati.

Un amore possibile, qui e ora

Questo amore assoluto non è un’idea astratta.
Si rende visibile nella vita di chi sceglie di donarsi.

Come chi lascia una carriera promettente per costruire un ospedale dove serve davvero. O come chi, ogni giorno, nel proprio lavoro e nelle proprie relazioni, decide di generare vita invece che trattenerla.

Non servono gesti straordinari: è l’ordinario che diventa straordinario quando è vissuto con amore.

Il coraggio del “per sempre”

Oggi ciò che spaventa è il “per sempre”.
Amare davvero significa esporsi, rinunciare ad alternative, accettare la fragilità propria e altrui.

Eppure è proprio lì che si trova la pienezza: nel restare, nel donarsi, nel portare fino in fondo ciò che si ama.

Solo così, alla fine di una giornata o di una vita, si può dire davvero:
“Tutto è compiuto.”

sabato 4 aprile 2026

​È morto Vittorio Messori: il cronista della fede e della ragione.


La morte di Vittorio Messori, avvenuta il 3 aprile 2026 nella sua casa di Desenzano sul Garda, segna la chiusura di una stagione culturale che difficilmente troverà eredi diretti. Non si tratta soltanto della scomparsa di uno scrittore di successo o di un giornalista brillante: con lui se ne va una figura che ha incarnato – nel bene e nel male – il tentativo più sistematico, nel secondo Novecento italiano, di riportare il cristianesimo dentro il dibattito pubblico come questione razionale, storica e quindi inevitabilmente controversa.

Messori non è stato semplicemente un “apologeta”. È stato, piuttosto, un provocatore intellettuale che ha costretto credenti e non credenti a misurarsi con una domanda radicale: il cristianesimo è vero?



giovedì 26 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. Nascere fragili, morire poveri. Nembrini+Rosini.

Francesco, Dante e la "Pazzia" di mollare la presa

Questo ultimo incontro sulla Quaresima ci riserva una sorpresa: per parlare di Francesco d'Assisi non useremo i suoi testi, ma l'XI Canto del Paradiso di Dante Alighieri. Non è un vezzo accademico, ma una scelta profonda: Dante è considerato a tutti gli effetti una delle "fonti francescane" essenziali. Attraverso la sua poesia, la Chiesa ha metabolizzato e compreso la figura del Poverello.

lunedì 23 marzo 2026

Iniziare bene la giornata. #finanza

1. Non iniziare la giornata reagendo al telefono

Aprire subito telefono, social, messaggi, news o portafoglio significa consegnare la propria attenzione al mondo esterno prima ancora di essere lucidi. Questo genera confronto, richieste, ansia e agitazione.

2. Il cervello appena sveglio è vulnerabile
Nei primi minuti della giornata non siamo ancora pienamente lucidi: riempire subito la mente di stimoli e informazioni peggiora l'umore e la qualità della giornata.

3. Sapere cosa è giusto non significa farlo
Molti sanno che certe abitudini (controllare continuamente il telefono o il portafoglio) sono dannose, ma la difficoltà vera è comportarsi in modo coerente con ciò che già si sa.

4. Lo stesso vale negli investimenti
In teoria sappiamo tutti che non bisogna farsi prendere dal panico quando i mercati scendono, ma nella pratica l'emotività spinge a controllare continuamente e a reagire impulsivamente.

5. La disciplina si prepara prima
Per evitare decisioni emotive serve stabilire in anticipo delle regole: controllare meno il portafoglio, agire solo se cambiano i fondamentali e non per l'ansia del momento.

6. Difendere la propria lucidità è la vera strategia
Nei mercati difficili non vince chi ha più informazioni, ma chi riesce a restare abbastanza calmo da non fare errori.

sabato 21 marzo 2026

Francesco, il dito e la luna. In Paradiso senza carrozza. Rosini+Nembrini

Don Fabio Rosini:

Oggi annunciare la fede non significa tanto rivelare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto smascherare qualcosa di falso. Il problema che abbiamo davanti è culturale: nel tempo, la trasmissione della fede è stata spesso deformata. Per questo, più che proclamare il cristianesimo, siamo chiamati a smontare il "falso cristianesimo" che si è radicato nel cuore delle persone e nella mentalità comune. Da una parte, noi cristiani lo abbiamo talvolta presentato in modo poco credibile; dall'altra, il mondo lo ha ulteriormente deformato.

C'è, ad esempio, una grande confusione tra la vita cristiana e una certa morale di stampo vittoriano, fatta di doveri, imposizioni e rigidità: una cosa ben diversa dal Vangelo. A questo si aggiunge un sentimentalismo diffuso: quando non si riesce a dire qualcosa di incisivo, si scivola nel tono lamentoso, nel linguaggio emotivo e un po' zuccheroso. Così, il cristianesimo viene ridotto a qualcosa di superficiale, quasi "appiccicoso", perdendo la sua forza.

Un esempio emblematico è il testo che vogliamo affrontare oggi: il celebre "fioretto della perfetta letizia". Già l'espressione "perfetta letizia", in realtà, è fuorviante: è una versione addolcita di un testo originariamente molto più duro e persino scomodo, che troviamo negli Acta Beati Francisci, tra le prime testimonianze dirette su Francesco.

venerdì 13 marzo 2026

Francesco: Il dito e la luna. Il cantico delle creature. Nembrini

Il contesto del Cantico delle Creature

Da dove cominciare per parlare del Cantico delle Creature?
È un testo molto noto, anche molto breve: lo si può leggere in pochi minuti. Ma il punto non è soltanto leggerlo. Dobbiamo collocarlo dentro il cammino quaresimale, che dovrebbe aiutarci a prepararci alla Pasqua.

E prepararsi alla Pasqua significa entrare in un cammino di conversione, cioè di cambiamento dello sguardo.

Nelle prime due serate abbiamo provato a mettere a fuoco proprio questo: il problema è imparare a vedere.
Vedere con occhi nuovi.
Accorgerci di cose che prima non vedevamo.

In fondo il carisma di san Francesco si può riassumere proprio in questo verbo: vedere.

Che cosa vedeva Francesco quando guardava le creature?
Che cosa vedeva quando guardava il dolore, le ferite, la fatica degli uomini?

E soprattutto: che sguardo ha incontrato lui, per arrivare poi a guardare tutto in quel modo?

mercoledì 11 marzo 2026

Francesco: il dito e la luna. La paternità di Francesco. Rosini + Nembrini

L'obbedienza e la misericordia alla scuola di San Francesco

È il secondo incontro di un percorso quaresimale dedicato alla figura e all'insegnamento di San Francesco d'Assisi. Dopo aver riflettuto sull'umiltà nel primo appuntamento, questa volta l'attenzione si concentra su un'altra parola chiave del suo cammino spirituale: l'obbedienza, strettamente legata alla misericordia.

Una lettera di Francesco a un ministro

Il punto di partenza della riflessione è una lettera scritta da Francesco tra il 1221 e il 1223. In quel periodo l'ordine dei frati minori era in forte crescita e uno dei ministri, incaricato di guidare una comunità, si trovava in grande difficoltà. Stanco dei problemi e delle tensioni tra i frati, aveva chiesto a Francesco di essere sollevato dal suo incarico per potersi ritirare in un eremo e vivere più tranquillamente la vita religiosa.

La risposta di Francesco è sorprendente. Non gli concede di fuggire dalle difficoltà, ma lo invita a rimanere dove si trova. Gli dice, in sostanza, che la vera obbedienza non consiste nel cercare una vita più facile, ma nell'accogliere le circostanze concrete in cui Dio ci pone.

Francesco scrive:

«Tutte le cose che ti impediscono di amare il Signore Dio e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti picchiassero, tutto questo devi ritenere come grazia.»

Queste parole possono sembrare paradossali. Come possono essere una grazia le difficoltà, le incomprensioni o perfino le offese? Francesco vuole far comprendere che Dio agisce anche attraverso le contraddizioni della vita. Le situazioni che ci mettono alla prova diventano il luogo in cui la fede cresce e si purifica.

sabato 28 febbraio 2026

Francesco: Il dito e la luna. La memoria: psicologia o teologia? Rosini + Nembrini

Nel tempo della Quaresima, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, si è aperto un percorso di riflessione dedicato alla figura di San Francesco d'Assisi, a ottocento anni dalla sua morte. Le meditazioni guidate da Fabio Rosini e Franco Nembrini hanno proposto un approccio originale: non una semplice commemorazione spirituale, ma un confronto vivo con l'esperienza umana e cristiana del santo.

L'obiettivo dichiarato è stato chiaro fin dall'inizio: togliere Francesco dalla "nicchia" in cui spesso viene collocato. L'immagine romantica del santo degli uccellini rischia infatti di rendere la sua figura lontana, quasi irraggiungibile. In realtà Francesco è un uomo attraversato da crisi profonde, da cambiamenti radicali e da una domanda esistenziale decisiva. Ed è proprio questa domanda che lo rende contemporaneo.

Il senso del quaresimale: cambiare sguardo

Don Fabio Rosini ha ricordato il significato del quaresimale, una tradizione antica della Chiesa che accompagna il cammino verso la Pasqua attraverso meditazioni sulla conversione. La Quaresima nasce infatti dal percorso dei catecumeni adulti che si preparavano al battesimo: quaranta giorni di purificazione, di passaggio dall'uomo vecchio all'uomo nuovo.

In questo contesto la figura di Francesco diventa uno strumento educativo. Non si tratta semplicemente di studiare un santo, ma di lasciarsi provocare dai suoi testi autentici, liberandosi da letture superficiali o sentimentali.

Rosini introduce un concetto chiave: demistificare Francesco per demistificare noi stessi. Spesso infatti viviamo dentro mezze verità, auto-narrazioni incomplete, immagini di noi costruite più su ciò che vorremmo essere che su ciò che realmente siamo.

La Quaresima diventa allora il tempo per guardare la realtà senza difese.

lunedì 23 febbraio 2026

Gestire le emozioni. Alberto Pellai.

Viviamo in un tempo veloce, che pretende risposte immediate ma ha bisogno di domande profonde. Fermarsi ad ascoltare diventa allora un atto di responsabilità.

Oltre la paura: la presenza come risposta

I social network, la vita mediata dagli schermi e la frammentazione delle relazioni generano spesso nei genitori un senso di smarrimento: temiamo di non capire più i nostri figli, come se nella stessa casa si parlassero linguaggi diversi. Dove diciamo "ti voglio bene", loro percepiscono un'invasione; dove offriamo un consiglio, leggono un giudizio.

La reazione più rischiosa è cercare la "performance genitoriale" perfetta o osservare l'adolescente come un problema da risolvere. L'adolescenza non è un guasto: è un cantiere.

Non serve una tecnica perfetta, ma una presenza stabile. I figli non hanno bisogno di adulti che indichino sempre la strada, ma di adulti che restino, testimoniando una certezza semplice: vale la pena vivere, e vale la pena farlo insieme.

https://www.youtube.com/live/rxOhmgcnMU0?si=yeiuNiNj6Z1shuXP

martedì 17 febbraio 2026

La scuola delle emozioni. Stefano Rossi

Nel seminario La scuola delle emozioni, Stefano Rossi analizza la crisi educativa contemporanea partendo da un'immagine potente: l'"evaporazione della pedana". Un tempo l'insegnante era collocato su una pedana simbolica che gli garantiva autorevolezza aprioristica, fondata su un mondo verticale, strutturato da valori condivisi e da un sistema morale centrato sul senso di colpa. Oggi quella verticalità è crollata: viviamo in una società orizzontale in cui ogni individuo aspira a "farsi Dio", cercando affermazione e visibilità. L'autorevolezza non è più garantita dal ruolo, ma deve essere costruita nella relazione.

domenica 15 febbraio 2026

Difendi la tua fede. Manuale di apologetica razionale.

Alessandro Franchi, autore del libro Difendi la tua fede. Manuale di apologetica razionale, affronta il tema del rapporto tra cristianesimo e relativismo, sostenendo che credere non significa rinunciare alla ragione, ma usarla pienamente.

Secondo Franchi, la fede cristiana va "difesa" perché si fonda su un evento straordinario: Dio non solo esiste, ma si è incarnato nella storia. Un'affermazione così dirompente richiede motivazioni ed evidenze adeguate. Anche nell'epoca della scienza, della tecnologia e dell'interconnessione globale, il bisogno umano di senso e salvezza rimane immutato; ciò che è cambiato sono gli ostacoli culturali tra l'uomo e Dio. È qui che si colloca l'apologetica, intesa come impegno a offrire ragioni della fede.

lunedì 12 gennaio 2026

In Unitate Fidei. Leone XIV

La Lettera apostolica In unitate fidei, pubblicata da Leone XIV nel 1700° anniversario del Concilio di Nicea (325), invita tutta la Chiesa a riscoprire e rinnovare la professione della fede cristiana, centrata su Gesù Cristo, Figlio di Dio, vero Dio e vero uomo. Il Credo niceno-costantinopolitano, ancora oggi proclamato nella liturgia, rappresenta il patrimonio comune di tutti i cristiani e una fonte di speranza in un mondo segnato da guerre, ingiustizie, paure e divisioni.

Il Concilio di Nicea, primo concilio ecumenico della storia, nacque in un tempo travagliato, segnato dalle ferite delle persecuzioni e da gravi controversie dottrinali interne alla Chiesa. In particolare, l'insegnamento di Ario metteva in discussione la piena divinità del Figlio, riducendolo a una creatura superiore ma non consustanziale al Padre. Questa posizione colpiva il cuore stesso della fede cristiana, poiché toccava la domanda decisiva: chi è veramente Gesù Cristo?

domenica 11 gennaio 2026

Non desiderare la vita d'altri. Costanza Miriano

Oggi esploriamo insieme il pensiero di Costanza Miriano nel suo libro "Non desiderare la vita d'altri". Non è solo un commento a un comandamento, ma un vero e proprio manuale di sopravvivenza spirituale per chi è stanco di correre dietro a desideri che non saziano mai.

La Riconoscenza come Misura della Felicità

Il segreto per non desiderare la vita d'altri è riscoprire la bellezza e la densità della propria.

Come diceva Chesterton, la misura di ogni felicità è la riconoscenza. Ogni giorno è un combattimento contro la tristezza. Inizia oggi stesso: elenca dieci cose per cui ringraziare. Scoprirai che, una volta iniziato, è difficile fermarsi. La realtà, con tutte le sue fatiche, è l'unico luogo dove Dio ti aspetta.

Smetti di guardare altrove. Dio ha per te una storia d'amore unica ed esclusiva. Tu sei un figlio unico.

giovedì 8 gennaio 2026

Il denaro come strumento di libertà

rielaborato dal WEB

Il rapporto con il denaro è uno dei luoghi in cui più chiaramente emerge il grado di consapevolezza di una persona.
Non perché il denaro sia un fine, ma perché è uno strumento potente: può amplificare la libertà oppure rendere schiavi.

Molti vivono inseguendo il denaro senza mai domandarsi a cosa dovrebbe servire davvero. E così finiscono per lavorare sempre, consumare tutto e rimandare la vita a un futuro indefinito.

La pianificazione finanziaria personale nasce proprio per spezzare questo meccanismo.

martedì 6 gennaio 2026

lunedì 5 gennaio 2026

​Colossesi 3 - Prassi Familiare

1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 

12Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità13 sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, …

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi14Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. 15E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!

16La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. … 17E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.

18Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore.

19Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza20Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. 21Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

23Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24sapendo che dal Signore riceverete come ricompensa l'eredità. Servite il Signore che è Cristo