Secondo Franchi, la fede cristiana va "difesa" perché si fonda su un evento straordinario: Dio non solo esiste, ma si è incarnato nella storia. Un'affermazione così dirompente richiede motivazioni ed evidenze adeguate. Anche nell'epoca della scienza, della tecnologia e dell'interconnessione globale, il bisogno umano di senso e salvezza rimane immutato; ciò che è cambiato sono gli ostacoli culturali tra l'uomo e Dio. È qui che si colloca l'apologetica, intesa come impegno a offrire ragioni della fede.
L'autore denuncia l'abbandono dell'apologetica nel panorama teologico contemporaneo, sostituita da approcci più neutri. Questo avrebbe contribuito alla difficoltà dei credenti nel motivare razionalmente le proprie convinzioni. Difendere la fede, però, non è un'opzione facoltativa: è un'esigenza intrinseca al cristianesimo stesso, che invita a rendere ragione della speranza con mitezza e rispetto. La fede, infatti, non chiede di credere senza prove, ma si fonda su evidenze ritenute sufficienti per una risposta libera e consapevole.
Il principale avversario culturale individuato è il relativismo, definito da Benedetto XVI come una "dittatura" che riduce la verità a opinione soggettiva. Franchi sostiene che l'affermazione "la verità non esiste" è logicamente autocontraddittoria. Tuttavia, mentre il relativismo è inaccettabile in ambito scientifico o tecnico, è diventato dominante in campo morale e religioso, dove ogni riferimento a una verità oggettiva viene percepito come intollerante. Ciò rende culturalmente difficile accogliere la pretesa di Gesù di essere "la via, la verità e la vita".
Richiamandosi anche a san Paolo e allo stesso Benedetto XVI, Franchi afferma che l'uomo può giungere alla conoscenza fondamentale di Dio attraverso la ragione, osservando la natura e ascoltando la coscienza morale. La fiducia nella razionalità del mondo, tipica dell'antropologia cristiana, avrebbe infatti favorito la nascita della scienza moderna: scienziati come Isaac Newton, Galileo Galilei, Johannes Kepler, Niccolò Copernico, James Clerk Maxwell, Gregor Mendel e Max Planck presuppongono un cosmo ordinato e intelligibile, fondato su una Mente razionale creatrice.
Alla domanda "che cos'è la verità?", Franchi risponde in chiave cristologica: la verità non è un'idea astratta, ma una persona. Riprendendo un'intuizione di sant'Agostino sull'anagramma di "Quid est veritas?", egli afferma che la verità è Cristo stesso, il Logos incarnato. Il cristianesimo non è mito o filosofia astratta, ma l'incontro con un Dio che si fa uomo e si dona per amore.
Quanto alla possibilità di "provare" l'esistenza di Dio, Franchi precisa che Dio non è un oggetto misurabile scientificamente; tuttavia, attraverso la retta ragione è possibile risalire dagli effetti alla causa e riconoscere l'esistenza di un fondamento ultimo. Filosofi e teologi hanno elaborato nel tempo diverse argomentazioni razionali in questa direzione.
Infine, l'intervista affronta il tema morale. Se Dio non esiste, sostiene Franchi, non esiste un fondamento oggettivo per il bene e il male: la morale diventerebbe una costruzione arbitraria, soggetta alla volontà dei più forti. In un mondo puramente materialista – come descritto dal biologo ateo Richard Dawkins nel suo libro The God Delusion – non vi sarebbero valori oggettivi, ma solo "cieca indifferenza". Al contrario, fondare la morale su Dio significa riconoscere il valore sacro e inviolabile di ogni persona, anche del più debole o colpevole.
Il libro di Franchi si propone dunque come uno strumento essenziale per rafforzare la fede dei credenti e offrire ai non credenti argomenti razionali a sostegno della verità del cristianesimo, in un contesto culturale segnato dal relativismo.
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