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La morte di Vittorio Messori, avvenuta il 3 aprile 2026 nella sua casa di Desenzano sul Garda, segna la chiusura di una stagione culturale che difficilmente troverà eredi diretti. Non si tratta soltanto della scomparsa di uno scrittore di successo o di un giornalista brillante: con lui se ne va una figura che ha incarnato – nel bene e nel male – il tentativo più sistematico, nel secondo Novecento italiano, di riportare il cristianesimo dentro il dibattito pubblico come questione razionale, storica e quindi inevitabilmente controversa.
Messori non è stato semplicemente un “apologeta”. È stato, piuttosto, un provocatore intellettuale che ha costretto credenti e non credenti a misurarsi con una domanda radicale: il cristianesimo è vero?
