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venerdì 13 marzo 2026

Francesco: Il dito e la luna. Il cantico delle creature. Nembrini

Il contesto del Cantico delle Creature

Da dove cominciare per parlare del Cantico delle Creature?
È un testo molto noto, anche molto breve: lo si può leggere in pochi minuti. Ma il punto non è soltanto leggerlo. Dobbiamo collocarlo dentro il cammino quaresimale, che dovrebbe aiutarci a prepararci alla Pasqua.

E prepararsi alla Pasqua significa entrare in un cammino di conversione, cioè di cambiamento dello sguardo.

Nelle prime due serate abbiamo provato a mettere a fuoco proprio questo: il problema è imparare a vedere.
Vedere con occhi nuovi.
Accorgerci di cose che prima non vedevamo.

In fondo il carisma di san Francesco si può riassumere proprio in questo verbo: vedere.

Che cosa vedeva Francesco quando guardava le creature?
Che cosa vedeva quando guardava il dolore, le ferite, la fatica degli uomini?

E soprattutto: che sguardo ha incontrato lui, per arrivare poi a guardare tutto in quel modo?

mercoledì 11 marzo 2026

Francesco: il dito e la luna. La paternità di Francesco. Rosini + Nembrini

L'obbedienza e la misericordia alla scuola di San Francesco

È il secondo incontro di un percorso quaresimale dedicato alla figura e all'insegnamento di San Francesco d'Assisi. Dopo aver riflettuto sull'umiltà nel primo appuntamento, questa volta l'attenzione si concentra su un'altra parola chiave del suo cammino spirituale: l'obbedienza, strettamente legata alla misericordia.

Una lettera di Francesco a un ministro

Il punto di partenza della riflessione è una lettera scritta da Francesco tra il 1221 e il 1223. In quel periodo l'ordine dei frati minori era in forte crescita e uno dei ministri, incaricato di guidare una comunità, si trovava in grande difficoltà. Stanco dei problemi e delle tensioni tra i frati, aveva chiesto a Francesco di essere sollevato dal suo incarico per potersi ritirare in un eremo e vivere più tranquillamente la vita religiosa.

La risposta di Francesco è sorprendente. Non gli concede di fuggire dalle difficoltà, ma lo invita a rimanere dove si trova. Gli dice, in sostanza, che la vera obbedienza non consiste nel cercare una vita più facile, ma nell'accogliere le circostanze concrete in cui Dio ci pone.

Francesco scrive:

«Tutte le cose che ti impediscono di amare il Signore Dio e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti picchiassero, tutto questo devi ritenere come grazia.»

Queste parole possono sembrare paradossali. Come possono essere una grazia le difficoltà, le incomprensioni o perfino le offese? Francesco vuole far comprendere che Dio agisce anche attraverso le contraddizioni della vita. Le situazioni che ci mettono alla prova diventano il luogo in cui la fede cresce e si purifica.