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lunedì 12 gennaio 2026

In Unitate Fidei. Leone XIV

La Lettera apostolica In unitate fidei, pubblicata da Leone XIV nel 1700° anniversario del Concilio di Nicea (325), invita tutta la Chiesa a riscoprire e rinnovare la professione della fede cristiana, centrata su Gesù Cristo, Figlio di Dio, vero Dio e vero uomo. Il Credo niceno-costantinopolitano, ancora oggi proclamato nella liturgia, rappresenta il patrimonio comune di tutti i cristiani e una fonte di speranza in un mondo segnato da guerre, ingiustizie, paure e divisioni.

Il Concilio di Nicea, primo concilio ecumenico della storia, nacque in un tempo travagliato, segnato dalle ferite delle persecuzioni e da gravi controversie dottrinali interne alla Chiesa. In particolare, l'insegnamento di Ario metteva in discussione la piena divinità del Figlio, riducendolo a una creatura superiore ma non consustanziale al Padre. Questa posizione colpiva il cuore stesso della fede cristiana, poiché toccava la domanda decisiva: chi è veramente Gesù Cristo?

I Padri conciliari, fedeli alla Scrittura e alla Tradizione apostolica, proclamarono che Gesù Cristo è "generato, non creato, della stessa sostanza del Padre" (homooúsios). Pur utilizzando termini non biblici, essi non ellenizzarono la fede, ma difesero con chiarezza il monoteismo biblico e il realismo dell'incarnazione: il Dio unico non è lontano, ma si è fatto vicino all'umanità in Gesù Cristo. Il Credo di Nicea non è una teoria filosofica, ma una confessione del Dio vivente che salva, entra nella storia e dona la vita in abbondanza.

La fede nicena afferma che il Figlio di Dio "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, si incarnò, morì e risorse". Solo se Cristo è veramente Dio può vincere la morte e redimere l'uomo. Sant'Atanasio e i Padri della Chiesa sottolineano la dimensione salvifica e trasformante dell'incarnazione: Dio si è fatto uomo affinché l'uomo potesse essere reso partecipe della vita divina. Questa "divinizzazione" non è auto-esaltazione, ma piena realizzazione dell'umanità, che trova pace solo in Dio.

Il cammino iniziato a Nicea proseguì attraverso lunghi conflitti e chiarimenti dottrinali, fino al Concilio di Costantinopoli (381), che completò il Credo con la professione di fede nello Spirito Santo, e a Calcedonia (451). Il Credo niceno-costantinopolitano divenne così vincolo di unità tra Oriente e Occidente ed è tuttora condiviso da cattolici, ortodossi e comunità nate dalla Riforma.

La Lettera invita a interrogarsi sulla ricezione viva del Credo oggi: se la fede professata con le parole è davvero vissuta nella vita. In un contesto in cui Dio sembra aver perso rilevanza, i cristiani sono chiamati a un serio esame di coscienza, riconoscendo anche le responsabilità storiche di una testimonianza deformata di Dio, presentato talvolta come giudice vendicativo invece che come Padre misericordioso. Il Credo richiama a riconoscere Dio come Creatore, Signore della vita e della storia, e a vivere un rapporto responsabile con il creato e con i beni della terra.

Al centro della vita cristiana rimane Gesù Cristo, Signore e Salvatore. Seguirlo significa percorrere una via esigente, spesso segnata dalla croce, ma che conduce alla vita. L'amore per Dio è inseparabile dall'amore per il prossimo, soprattutto per i poveri e gli ultimi: solo attraverso opere di misericordia concrete il mondo può credere nel Dio che annunciamo.

Infine, il Concilio di Nicea conserva un valore ecumenico decisivo. Il Credo condiviso è la base del dialogo tra i cristiani e un segno di speranza in un mondo diviso. L'unità non è uniformità, ma comunione nella diversità, secondo il modello trinitario. La Lettera incoraggia un ecumenismo orientato al futuro, fondato sulla preghiera, sul dialogo e sulla conversione reciproca, affinché i cristiani possano essere segno credibile di pace e riconciliazione.

La Lettera si conclude con un'invocazione allo Spirito Santo, perché rinnovi la fede della Chiesa, la conduca all'unità e la renda testimone viva del Vangelo nel mondo.

domenica 11 gennaio 2026

“Non desiderare la vita d'altri” Costanza Miriano

Oggi esploriamo insieme il pensiero di Costanza Miriano nel suo libro "Non desiderare la vita d'altri". Non è solo un commento a un comandamento, ma un vero e proprio manuale di sopravvivenza spirituale per chi è stanco di correre dietro a desideri che non saziano mai.

1. La trappola dell'iperstimolazione: cosa scegliamo di desiderare?

Viviamo immersi in un ecosistema progettato per farci sentire mancanti. Ogni pubblicità, ogni post sui social, ogni vetrina sussurra al nostro orecchio: "Non hai abbastanza. Non sei abbastanza". La domanda fondamentale che Miriano ci pone non è semplicemente «cosa desidero?», ma qualcosa di molto più attivo: «Cosa scelgo di desiderare?».

Il desiderio non è un impulso neutro che subiamo passivamente; è un muscolo che va educato. Se lasciamo che il mondo esterno detti l'agenda del nostro cuore, finiremo per "mormorare" costantemente. Il mormorio è quel rumore bianco di lamentele interiori sulla nostra casa troppo piccola, sui nostri figli troppo vivaci o sul nostro coniuge troppo distratto. Questo atteggiamento è il veleno che uccide la pienezza.

Per cambiare rotta, dobbiamo compiere un gesto rivoluzionario: metterci in fila. Accorgersi che non siamo soli al centro dell'universo, ma circondati da fratelli. La guarigione inizia quando smettiamo di guardarci l'ombelico e iniziamo a "perdere la vita" a pezzetti per qualcuno. È il paradosso del Vangelo: solo chi dona la propria vita la ritrova davvero.

2. Il "Demotivatore Ufficiale" e la Gioia come Combattimento

Tutti abbiamo un inquilino abusivo nella nostra testa: il demotivatore ufficiale. È quella voce interiore che sottolinea solo ciò che non funziona, che fa l'elenco delle nostre mancanze appena svegli.

Nota bene: La gioia non è un'emozione spontanea che cade dal cielo; è una decisione. È un combattimento quotidiano contro questa voce che vuole convincerci che la nostra vita sia un errore.

Credere che la propria vita sia una benedizione è un percorso che dura un'intera esistenza. Richiede la volontà di spegnere la radio del pessimismo e imparare ad amare la realtà così com'è, non come vorremmo che fosse.

3. La ferita, la mancanza e il "Metodo di Dio"

Il cuore umano è un abisso fatto per l'infinito. Spesso interpretiamo la nostra sofferenza o le nostre mancanze (affettive, economiche, fisiche) come segni che Dio ci abbia dimenticati o che la vita sia ingiusta. Miriano ci suggerisce una prospettiva opposta: la mancanza è una pista verso una pienezza diversa.

Perché proprio a me?

Questa è la domanda proibita. È la domanda che ci chiude in noi stessi e ci fa impazzire. Il metodo di Dio è misterioso: a volte permette un dolore, a volte sembra quasi metterlo Lui sulla nostra strada. Ma lo fa perché una debolezza riconsegnata a Lui diventa una forza sovrumana.

Davanti a una storia "sbagliata" o a una "crepa" nella nostra biografia, l'unica cosa vietata è invidiare chi sembra avere una strada più facile. Non sappiamo nulla delle battaglie altrui: nessuno è normale visto da vicino. Invece di chiederci "perché?", dovremmo chiederci: "Come posso stare al meglio in questa mancanza? Di cosa ho davvero bisogno per essere salvo?"

4. L'architettura del Perdono: Dio, gli Altri e Noi Stessi

La conversione non è un concetto astratto, ma un processo di guarigione che passa attraverso tre livelli di perdono.

  1. Perdonare Dio: Può sembrare scandaloso, ma spesso nutriamo rancore verso il Creatore per come ci ha fatti o per quello che ci è successo. Perdonare Dio significa accettare che la Sua storia d'amore con noi non è sbagliata, anche se include la croce.

  2. Perdonare gli altri (e i genitori): I genitori amano come possono, segnati a loro volta dalle proprie ferite. Riconoscere i loro limiti senza condannarli ci libera dalla prigione del passato.

  3. Perdonare noi stessi: Questa è forse la sfida più difficile. Spesso ci giustifichiamo (troviamo scuse) ma non ci perdoniamo (non ci accettiamo). La via d'uscita è la Confessione: consegnare la propria miseria a Chi può trasformarla in luce.


5. Il Desiderio di Ricchezza e il Mito della Sicurezza

Il decimo comandamento ci avverte: non desiderare la roba d'altri. Non è solo una questione di legalità, ma di libertà del cuore. Siamo diventati schiavi del denaro perché lo usiamo come scudo contro la nostra vulnerabilità.

  • La Sobrietà come liberazione: Comprare solo ciò di cui non si può fare a meno. Ciò che non serve ci appesantisce.

  • La duplice natura dell'uomo: Come dice San Paolo, facciamo il male che non vogliamo. Desideriamo cose che non ci saziano per colmare un vuoto che solo l'infinito può riempire.

Il cristianesimo ci propone un test radicale: trova qualcuno che ti ripugna e abbraccialo. In quel momento, quando rompi la bolla del tuo egoismo, inizi a sentire il profumo della vera conversione.

6. Il Lavoro: Identità o Servizio?

Oggi il lavoro è diventato la nostra nuova religione. Cerchiamo in esso riconoscimento, identità e valore. Ma il lavoro dovrebbe essere semplicemente lo strumento con cui mettiamo i nostri talenti a servizio della comunità, lasciando il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato.

Se qualcuno è più bravo di noi, non dovremmo essere invidiosi: il suo talento è un vantaggio per tutti. Cambiare sguardo sul lavoro significa passare dalla logica del "quanto guadagno" alla logica del "come servo".

7. Il Virus del Rancore e la Guarigione delle Relazioni

Le relazioni umane sono faticose e spesso dolorose. Il rancore è come un virus che si trasmette di generazione in generazione. Come si interrompe il contagio? Miriano suggerisce tre passi pratici:

  1. Non sparlare: Il silenzio interrompe il circuito dell'odio.

  2. Pregare per chi ci fa del male: Cambia il nostro cuore, prima ancora che il loro.

  3. Fare del bene al nemico: È l'atto di guerra più potente contro il male.

8. Educare i Figli: La Sfida della Testimonianza

Come genitori, siamo spesso schiacciati dal senso di colpa per i nostri errori. Ma la verità è che i figli non ascoltano le nostre prediche; i figli ascoltano con gli occhi.

Non c'è niente che educhi di più un figlio di un genitore che lavora su di sé, che si converte, che mostra una vita lieta nonostante le fatiche. Il nostro obiettivo non è essere perfetti, ma essere trasparenti verso l'Unico Padre. Dobbiamo "educare per invidia": mostrare loro una proposta di vita così bella e attraente da far nascere in loro il desiderio di incontrare il Signore.

9. La Logica della Croce: La Terapia di Dio

Il cristianesimo non toglie i problemi (malattie, lutti, fallimenti), ma offre una chiave di lettura diversa. Il cristiano è qualcuno che porta dentro di sé un Risorto.

Le croci che incontriamo non sono maledizioni, ma "terapie" che Dio usa per scuoterci dal nostro torpore e insegnarci ad amare davvero. Quando smettiamo di combattere contro la realtà e iniziamo a camminare nella realtà con Dio, scopriamo che anche il dolore può fruttare.

10. Il discernimento sui pensieri: Custodire il Cuore

Santa Teresa d'Avila e molti altri santi ci insegnano che il campo di battaglia è il mondo interiore. Non tutti i pensieri che ci passano per la testa sono nostri o sono buoni.

  • L'Accusatore: È colui che parla male di Dio, di noi e degli altri. Ci convince che siamo vittime.

  • Il Paraclito: È lo Spirito Santo che ci difende e ci suggerisce la verità.

Dobbiamo fare discernimento: proprio come non faremmo entrare chiunque in casa nostra, non dobbiamo permettere a ogni sentimento di prendere il comando del nostro cuore. Se ci sentiamo manovrati dai nostri sentimenti ("faccio quello che mi sento"), siamo burattini, non persone libere.

11. Il Matrimonio: Un'opera del Cielo

Il desiderio di "un'altra vita" colpisce spesso anche il matrimonio. Guardiamo le altre coppie e pensiamo che loro siano più felici. È un inganno. Ogni coppia ha un linguaggio segreto e battaglie invisibili.

Il matrimonio non si regge sulla discussione (chi ha mai cambiato idea dopo un litigio?), ma sull'amore che accetta la fragilità dell'altro. La questione non è mai "io contro te", ma "noi con Dio". Chiedere a Gesù di guardare il coniuge con i Suoi occhi è l'unico modo per far durare un'unione nel tempo.

12. Conclusione: La Riconoscenza come Misura della Felicità

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio nel pensiero di Costanza Miriano. Il segreto per non desiderare la vita d'altri è riscoprire la bellezza e la densità della propria.

Come diceva Chesterton, la misura di ogni felicità è la riconoscenza. Ogni giorno è un combattimento contro la tristezza. Inizia oggi stesso: elenca dieci cose per cui ringraziare. Scoprirai che, una volta iniziato, è difficile fermarsi. La realtà, con tutte le sue fatiche, è l'unico luogo dove Dio ti aspetta.

Smetti di guardare altrove. Dio ha per te una storia d'amore unica ed esclusiva. Tu sei un figlio unico.

giovedì 8 gennaio 2026

Il denaro come strumento di libertà

rielaborato dal WEB

Il rapporto con il denaro è uno dei luoghi in cui più chiaramente emerge il grado di consapevolezza di una persona.
Non perché il denaro sia un fine, ma perché è uno strumento potente: può amplificare la libertà oppure rendere schiavi.

Molti vivono inseguendo il denaro senza mai domandarsi a cosa dovrebbe servire davvero. E così finiscono per lavorare sempre, consumare tutto e rimandare la vita a un futuro indefinito.

La pianificazione finanziaria personale nasce proprio per spezzare questo meccanismo.

martedì 6 gennaio 2026

lunedì 5 gennaio 2026

​Colossesi 3 - Prassi Familiare

1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 

12Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità13 sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, …

Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi14Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. 15E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!

16La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. … 17E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.

18Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore.

19Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza20Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. 21Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

23Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24sapendo che dal Signore riceverete come ricompensa l'eredità. Servite il Signore che è Cristo