Civitas Nova
Appunti e riflessioni personali che nascono da esperienze vissute, letture di articoli e libri. Mi concentro principalmente su temi legati alla fede cattolica, ma esploro anche argomenti riguardanti l'infanzia, la scuola, l'inclusione, la disabilità, la tradizione modenese e il risparmio. ••• about.me/famiglia.gibellini •••
lunedì 12 gennaio 2026
In Unitate Fidei. Leone XIV
domenica 11 gennaio 2026
“Non desiderare la vita d'altri” Costanza Miriano
1. La trappola dell'iperstimolazione: cosa scegliamo di desiderare?
Viviamo immersi in un ecosistema progettato per farci sentire mancanti. Ogni pubblicità, ogni post sui social, ogni vetrina sussurra al nostro orecchio: "Non hai abbastanza. Non sei abbastanza". La domanda fondamentale che Miriano ci pone non è semplicemente «cosa desidero?», ma qualcosa di molto più attivo: «Cosa scelgo di desiderare?».
Il desiderio non è un impulso neutro che subiamo passivamente; è un muscolo che va educato. Se lasciamo che il mondo esterno detti l'agenda del nostro cuore, finiremo per "mormorare" costantemente. Il mormorio è quel rumore bianco di lamentele interiori sulla nostra casa troppo piccola, sui nostri figli troppo vivaci o sul nostro coniuge troppo distratto. Questo atteggiamento è il veleno che uccide la pienezza.
Per cambiare rotta, dobbiamo compiere un gesto rivoluzionario: metterci in fila. Accorgersi che non siamo soli al centro dell'universo, ma circondati da fratelli. La guarigione inizia quando smettiamo di guardarci l'ombelico e iniziamo a "perdere la vita" a pezzetti per qualcuno. È il paradosso del Vangelo: solo chi dona la propria vita la ritrova davvero.
2. Il "Demotivatore Ufficiale" e la Gioia come Combattimento
Tutti abbiamo un inquilino abusivo nella nostra testa: il demotivatore ufficiale. È quella voce interiore che sottolinea solo ciò che non funziona, che fa l'elenco delle nostre mancanze appena svegli.
Nota bene: La gioia non è un'emozione spontanea che cade dal cielo; è una decisione. È un combattimento quotidiano contro questa voce che vuole convincerci che la nostra vita sia un errore.
Credere che la propria vita sia una benedizione è un percorso che dura un'intera esistenza. Richiede la volontà di spegnere la radio del pessimismo e imparare ad amare la realtà così com'è, non come vorremmo che fosse.
3. La ferita, la mancanza e il "Metodo di Dio"
Il cuore umano è un abisso fatto per l'infinito. Spesso interpretiamo la nostra sofferenza o le nostre mancanze (affettive, economiche, fisiche) come segni che Dio ci abbia dimenticati o che la vita sia ingiusta. Miriano ci suggerisce una prospettiva opposta: la mancanza è una pista verso una pienezza diversa.
Perché proprio a me?
Questa è la domanda proibita. È la domanda che ci chiude in noi stessi e ci fa impazzire. Il metodo di Dio è misterioso: a volte permette un dolore, a volte sembra quasi metterlo Lui sulla nostra strada. Ma lo fa perché una debolezza riconsegnata a Lui diventa una forza sovrumana.
Davanti a una storia "sbagliata" o a una "crepa" nella nostra biografia, l'unica cosa vietata è invidiare chi sembra avere una strada più facile. Non sappiamo nulla delle battaglie altrui: nessuno è normale visto da vicino. Invece di chiederci "perché?", dovremmo chiederci: "Come posso stare al meglio in questa mancanza? Di cosa ho davvero bisogno per essere salvo?"
4. L'architettura del Perdono: Dio, gli Altri e Noi Stessi
La conversione non è un concetto astratto, ma un processo di guarigione che passa attraverso tre livelli di perdono.
Perdonare Dio: Può sembrare scandaloso, ma spesso nutriamo rancore verso il Creatore per come ci ha fatti o per quello che ci è successo. Perdonare Dio significa accettare che la Sua storia d'amore con noi non è sbagliata, anche se include la croce.
Perdonare gli altri (e i genitori): I genitori amano come possono, segnati a loro volta dalle proprie ferite. Riconoscere i loro limiti senza condannarli ci libera dalla prigione del passato.
Perdonare noi stessi: Questa è forse la sfida più difficile. Spesso ci giustifichiamo (troviamo scuse) ma non ci perdoniamo (non ci accettiamo). La via d'uscita è la Confessione: consegnare la propria miseria a Chi può trasformarla in luce.
5. Il Desiderio di Ricchezza e il Mito della Sicurezza
Il decimo comandamento ci avverte: non desiderare la roba d'altri. Non è solo una questione di legalità, ma di libertà del cuore. Siamo diventati schiavi del denaro perché lo usiamo come scudo contro la nostra vulnerabilità.
La Sobrietà come liberazione: Comprare solo ciò di cui non si può fare a meno. Ciò che non serve ci appesantisce.
La duplice natura dell'uomo: Come dice San Paolo, facciamo il male che non vogliamo. Desideriamo cose che non ci saziano per colmare un vuoto che solo l'infinito può riempire.
Il cristianesimo ci propone un test radicale: trova qualcuno che ti ripugna e abbraccialo. In quel momento, quando rompi la bolla del tuo egoismo, inizi a sentire il profumo della vera conversione.
6. Il Lavoro: Identità o Servizio?
Oggi il lavoro è diventato la nostra nuova religione. Cerchiamo in esso riconoscimento, identità e valore. Ma il lavoro dovrebbe essere semplicemente lo strumento con cui mettiamo i nostri talenti a servizio della comunità, lasciando il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato.
Se qualcuno è più bravo di noi, non dovremmo essere invidiosi: il suo talento è un vantaggio per tutti. Cambiare sguardo sul lavoro significa passare dalla logica del "quanto guadagno" alla logica del "come servo".
7. Il Virus del Rancore e la Guarigione delle Relazioni
Le relazioni umane sono faticose e spesso dolorose. Il rancore è come un virus che si trasmette di generazione in generazione. Come si interrompe il contagio? Miriano suggerisce tre passi pratici:
Non sparlare: Il silenzio interrompe il circuito dell'odio.
Pregare per chi ci fa del male: Cambia il nostro cuore, prima ancora che il loro.
Fare del bene al nemico: È l'atto di guerra più potente contro il male.
8. Educare i Figli: La Sfida della Testimonianza
Come genitori, siamo spesso schiacciati dal senso di colpa per i nostri errori. Ma la verità è che i figli non ascoltano le nostre prediche; i figli ascoltano con gli occhi.
Non c'è niente che educhi di più un figlio di un genitore che lavora su di sé, che si converte, che mostra una vita lieta nonostante le fatiche. Il nostro obiettivo non è essere perfetti, ma essere trasparenti verso l'Unico Padre. Dobbiamo "educare per invidia": mostrare loro una proposta di vita così bella e attraente da far nascere in loro il desiderio di incontrare il Signore.
9. La Logica della Croce: La Terapia di Dio
Il cristianesimo non toglie i problemi (malattie, lutti, fallimenti), ma offre una chiave di lettura diversa. Il cristiano è qualcuno che porta dentro di sé un Risorto.
Le croci che incontriamo non sono maledizioni, ma "terapie" che Dio usa per scuoterci dal nostro torpore e insegnarci ad amare davvero. Quando smettiamo di combattere contro la realtà e iniziamo a camminare nella realtà con Dio, scopriamo che anche il dolore può fruttare.
10. Il discernimento sui pensieri: Custodire il Cuore
Santa Teresa d'Avila e molti altri santi ci insegnano che il campo di battaglia è il mondo interiore. Non tutti i pensieri che ci passano per la testa sono nostri o sono buoni.
L'Accusatore: È colui che parla male di Dio, di noi e degli altri. Ci convince che siamo vittime.
Il Paraclito: È lo Spirito Santo che ci difende e ci suggerisce la verità.
Dobbiamo fare discernimento: proprio come non faremmo entrare chiunque in casa nostra, non dobbiamo permettere a ogni sentimento di prendere il comando del nostro cuore. Se ci sentiamo manovrati dai nostri sentimenti ("faccio quello che mi sento"), siamo burattini, non persone libere.
11. Il Matrimonio: Un'opera del Cielo
Il desiderio di "un'altra vita" colpisce spesso anche il matrimonio. Guardiamo le altre coppie e pensiamo che loro siano più felici. È un inganno. Ogni coppia ha un linguaggio segreto e battaglie invisibili.
Il matrimonio non si regge sulla discussione (chi ha mai cambiato idea dopo un litigio?), ma sull'amore che accetta la fragilità dell'altro. La questione non è mai "io contro te", ma "noi con Dio". Chiedere a Gesù di guardare il coniuge con i Suoi occhi è l'unico modo per far durare un'unione nel tempo.
12. Conclusione: La Riconoscenza come Misura della Felicità
Siamo arrivati alla fine di questo viaggio nel pensiero di Costanza Miriano. Il segreto per non desiderare la vita d'altri è riscoprire la bellezza e la densità della propria.
Come diceva Chesterton, la misura di ogni felicità è la riconoscenza. Ogni giorno è un combattimento contro la tristezza. Inizia oggi stesso: elenca dieci cose per cui ringraziare. Scoprirai che, una volta iniziato, è difficile fermarsi. La realtà, con tutte le sue fatiche, è l'unico luogo dove Dio ti aspetta.
Smetti di guardare altrove. Dio ha per te una storia d'amore unica ed esclusiva. Tu sei un figlio unico.
giovedì 8 gennaio 2026
Il denaro come strumento di libertà
Molti vivono inseguendo il denaro senza mai domandarsi a cosa dovrebbe servire davvero. E così finiscono per lavorare sempre, consumare tutto e rimandare la vita a un futuro indefinito.
La pianificazione finanziaria personale nasce proprio per spezzare questo meccanismo.
martedì 6 gennaio 2026
Mollami! Daniele Novara
VADEMECUM PER GENITORI DI ADOLESCENTI
lunedì 5 gennaio 2026
Colossesi 3 - Prassi Familiare
1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
12Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, 13 sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, …
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. 14Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. 15E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
16La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. … 17E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.
18Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore.
19Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. 20Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. 21Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
23Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24sapendo che dal Signore riceverete come ricompensa l'eredità. Servite il Signore che è Cristo!
giovedì 25 dicembre 2025
Il presepe non mi offende
sabato 1 novembre 2025
Ricordare è amare ancora.
Gesù ci dice: "Non sia turbato il vostro cuore, nella casa del Padre ci sono molte dimore."
San Paolo ci dice: "Non siate tristi come quelli che non hanno speranza. Se crediamo che Gesù è risorto così anche Dio radunerà con lui coloro che sono morti."
L'amore è più forte della morte e Gesù ce lo ha dimostrato con la resurrezione. Quando qualcuno muore la sua anima vive per sempre con Dio. Visitare il cimitero è un gesto di comunione e di amore: è un atto di fede nella vita eterna. Il nostro legame coi defunti non scompare e nella preghiera possiamo vivere in comunione con loro.
Si ha paura della morte, ma abbiamo la certezza che il Signore non abbandona.
Nell'ora della morte la vita non è distrutta ma trasformata: come il chicco di grano che, se non muore, non porta frutto.
Quando ci chiamerai, Signore, verremo a te e salteremo tra le tue grandi braccia del Dio della Vita.
"Arrivederci, signor Tasso" di Bruno Ferrero.
Il signor Tasso era un vero amico, sempre pronto a dare una mano. Era molto vecchio ormai e sapeva bene che presto sarebbe dovuto morire. Una cosa sola lo tormentava: il dolore che avrebbero provato i suoi amici. Un giorno Volpe diede loro la triste notizia: Tasso era morto. Tutti gli animali del bosco amavano Tasso e si rattristarono profondamente. Così si ritrovarono sempre più spesso a parlare del tempo quando Tasso viveva ancora con loro. Talpa sapeva fare delle belle ghirlande di carta. Raccontò che era stato Tasso a insegnarle come si fa. Ranocchia era un'eccellente pattinatrice. Era stato Tasso a insegnarle i primi passi sul ghiaccio. Quando era cucciolo, Volpe non riusciva mai a farsi il nodo della cravatta. Tasso gli aveva insegnato come fare. Tasso aveva donato alla Signora Coniglio la ricetta della pizza al luppolo selvatico. La Signora Coniglio raccontò la sua prima lezione di cucina con Tasso. Ogni animale aveva un particolare ricordo di Tasso. A tutti aveva insegnato qualcosa che ora sapevano fare meravigliosamente bene. E grazie a questi magnifici doni, Tasso li aveva uniti gli uni agli altri. Poi la neve cominciò a fondere, insieme alla tristezza degli animali. Una luminosa giornata di primavera mentre passeggiava sulla collina dove aveva visto Tasso per l'ultima volta, Talpa volle ringraziare il suo indimenticabile amico per il dono meraviglioso che era stata la vita. «Grazie, Tasso» mormorò piano piano. Pensava che Tasso lo stesse sentendo. Ed effettivamente Tasso lo sentiva.
sabato 18 ottobre 2025
Belli e Ribelli – Adolescenti inafferrabili | Don Maurizio Botta (2)
Spesso i genitori mi raccontano storie di ragazzi segnati da difficoltà familiari: separazioni, incomprensioni, confusione. In questi casi, pregare per loro e accompagnarli con affetto è fondamentale. Ma la passione è un'altra cosa: non si insegna direttamente. I figli la respirano osservando chi la vive. Mio nipote, per esempio, ha sviluppato la passione per il Torino non perché gliel'ho insegnata, ma perché ha percepito l'entusiasmo che emano per quella squadra. La passione è contagiosa, non impartita come una lezione.
Lo stesso vale per la vita: bisogna scegliere dove investire il tempo. Evitare discussioni inutili o distrazioni digitali significa guadagnare spazio per ciò che conta davvero: relazioni, crescita personale, studio, creatività. Anche il cervello ha bisogno di "allenamento": esercizi, studio, fatica—come quando si costruisce il corpo. La matematica, ad esempio, può sembrare difficile o noiosa, ma ogni esercizio sviluppa la mente, proprio come ogni ripetizione in palestra rafforza i muscoli.
Essere sinceri con i figli significa anche condividere i propri errori e le proprie esperienze: le difficoltà nello studio, nella musica, nella vita quotidiana. Raccontare la propria storia con onestà li aiuta a capire che sbagliare è normale e fa parte della crescita. Questo è il rispetto che meritano, soprattutto dagli adulti: i ragazzi vogliono essere presi sul serio, non infantilizzati. Dall'età di 12 anni in poi, hanno bisogno di contenuti autentici, profondi e concreti.
Il messaggio più importante per un bambino o un adolescente è sentirsi amato. Non dare mai per scontato che un figlio sappia quanto è desiderato e importante. Esprimerlo apertamente—"Sono felice che ci sei", "Hai reso la mia vita migliore"—costruisce sicurezza e fiducia, proteggendoli da sensazioni di isolamento o inadeguatezza.
La libertà è un dono fondamentale. Ai figli va data la possibilità di scegliere, anche se questo significa sbagliare. Possiamo condividere il nostro pensiero e la nostra opinione, ma alla fine dobbiamo rispettare le loro scelte. Pregare e sperare nella loro crescita è importante, ma non si può controllare la vita degli altri.
In sintesi: la vita educativa e spirituale funziona meglio quando c'è umiltà, passione vissuta, condivisione sincera, rispetto della libertà e amore chiaro e costante. Solo così i ragazzi possono crescere sicuri, appassionati e felici.
venerdì 17 ottobre 2025
Belli e Ribelli – Adolescenti inafferrabili | Don Maurizio Botta
Belli e Ribelli – Adolescenti inafferrabili
Sono passati dieci anni dal primo incontro intitolato Belli e Ribelli, e nel frattempo due esperienze hanno cambiato profondamente il mio modo di guardare agli adolescenti. La prima è stata l'insegnamento, alle scuole medie e superiori; la seconda, la nascita del libro Adolescenti inafferrabili, scritto con don Andrea Lonardo. È un libretto piccolo, ma nato da anni di fatica e da centinaia di incontri con ragazzi veri, in situazioni reali.
Parlare di qualcosa che si è scritto è sempre un po' imbarazzante, ma di questo libro sono orgoglioso, perché non nasce da teorie o da tavolino: nasce dall'ascolto, dal confronto, da parole scambiate con chi sta vivendo l'età più inquieta e più intensa della vita.
Ricordo quei momenti in cui, alla fine di un incontro, un ragazzo – magari proprio quello che non ti aspettavi – ti si avvicina, ti mette una mano sulla spalla e ti dice semplicemente "grazie". Piccoli gesti che valgono più di mille riconoscimenti.
martedì 14 ottobre 2025
You’ve got to be ballsy to have cerebral palsy | Devi avere fegato per vivere con la paralisi cerebrale.
Dilexi te. Breve commento.
Dilexi te. Esortazione apostolica di Leone XIV.
mercoledì 1 ottobre 2025
Il segreto di Buffett: la pazienza più che l’abilità.
Esploriamo come giocare con la neve può farti guadagnare molto denaro.
martedì 30 settembre 2025
Cristo è la nostra pace
sabato 27 settembre 2025
Le mille sfumature dell'apprendere: inclusione e armonia a scuola. #Novara
L'esperienza professionale come maestro rappresenta un luogo forte di appartenenza, un modo per sentirsi parte di qualcosa di importante. Fare il maestro ha un significato profondo e porta con sé l'orgoglio di una professione che lascia un segno indelebile.
mercoledì 24 settembre 2025
I 9 paradossi dell’investimento. #finanza
"Investire con successo significa avere tutti d'accordo con te… più tardi." – Jim Grant
mercoledì 10 settembre 2025
Io Credo - Giacomo Biffi
mercoledì 6 agosto 2025
Samaritani e costruttori di futuro. Antonio Trabacca.
martedì 5 agosto 2025
L'insieme ha bisogno di ciascuno. Sergio Massironi.
Questo atteggiamento ha radici profonde nel messaggio cristiano, soprattutto grazie all'impulso di figure come papa Francesco e il nuovo papa Leone, e si concretizza nella visione di un'umanità come famiglia. Da questa visione nasce la convinzione che il bene non è mai un'azione isolata, ma ha sempre un impatto sull'intero: "Ognuno dà la propria impronta all'intera umanità e anche i limiti, soprattutto i limiti, ci fanno incontrare".
lunedì 4 agosto 2025
Giovanni Paolo II Tor Vergata 2000
Credere in Cristo nel mondo contemporaneo è una scelta impegnativa, che può comportare contrasti con la mentalità dominante. Anche se non sempre è richiesto il martirio fisico, viene chiesta una testimonianza quotidiana, a volte difficile, fatta di fedeltà, coerenza e coraggio controcorrente. È una forma di "nuovo martirio", vissuto nella normalità della vita: nei rapporti affettivi, nell'amicizia, nella vocazione religiosa, nella solidarietà e nella promozione della dignità umana.
2. Fede come sfida quotidiana, non come rifugio
Nel mondo di oggi è difficile credere. Il contesto culturale e sociale non facilita la fede, ma con la grazia di Dio è possibile vivere questa sfida. La fede non è un ripiego, ma una chiamata a vivere in pienezza, affrontando la realtà con verità, purezza e amore.
3. Il Vangelo è la guida per la vita
Il Vangelo deve essere letto, meditato e vissuto. È lì che si incontra Gesù. Solo ascoltando la sua Parola nel silenzio, nella preghiera e con l'aiuto di guide spirituali, si può scoprire il senso profondo dell'esistenza e si trova la forza per seguirlo.
4. Gesù è la risposta al desiderio di felicità e autenticità
I sogni di felicità, di bellezza, di verità, di giustizia e radicalità che portiamo dentro, sono in realtà una ricerca di Cristo. Egli è la fonte del desiderio di autenticità, dell'anelito alla grandezza e al rifiuto della mediocrità. Gesù è colui che chiama ciascuno a diventare sé stesso nella verità.
5. La vita cristiana non si vive da soli
Nel cammino di fede nessuno è solo. La comunità cristiana — fatta di famiglie, educatori, sacerdoti e compagni di cammino — sostiene e accompagna ciascuno. Nella lotta contro il male, tanti altri condividono la stessa battaglia e trovano forza nella grazia di Dio.
6. I giovani sono "sentinelle del mattino"
Il Papa affida ai giovani un compito profetico: essere le sentinelle del mattino, cioè coloro che, all'alba del terzo millennio, vigilano, indicano la luce, preparano un futuro diverso. Dopo un secolo segnato da ideologie distruttive e guerre, essi sono chiamati a costruire un mondo di pace, giustizia, rispetto della vita e solidarietà. Dire "sì" a Cristo significa dire "sì" ai più alti ideali umani.
7. Il "sì" a Cristo apre la strada a un futuro umano e fraterno
Seguire Cristo non significa rinunciare alla propria umanità, ma realizzarla pienamente. È un atto di fiducia e libertà che orienta tutta la vita verso il bene. Il Papa incoraggia a non avere paura di questo impegno, perché Cristo accompagna, guida e sostiene in ogni circostanza.
8. L'esempio di Maria e dei santi come modello
Infine, il Papa affida i giovani alla protezione di Maria, che ha detto "sì" a Dio con fiducia totale, e dei santi Pietro, Paolo e di tutti i testimoni della fede. La loro vita è testimonianza che il cammino cristiano è possibile e fecondo.
sabato 26 luglio 2025
Ciò che non va nel mondo. #Chesterton.
Rapporto sulla fede. #BenedettoXVI #Messori.
domenica 13 luglio 2025
La tua vita e la mia. don Alberto Ravagnani.
lunedì 7 luglio 2025
Chi sogna nuovi gerani? Guareschi
Gli appunti e i ricordi personali rappresentano una sorta di riserva spirituale da tenere in serbo per i momenti più difficili. In questo senso, la provincia assume il ruolo di riserva intellettuale, artistica e spirituale del Paese: è dalla mente, non dalla forza, che nascono le cose più autentiche e durature.
Il comunismo, nel tentativo di risolvere un problema, ne genera uno più grande: quello dell'annullamento della persona. Per questo, buon senso e coscienza diventano strumenti indispensabili. Dio è presente ovunque, e la croce è la bandiera che unisce tutti noi: la difesa dell'idea cristiana coincide con la lotta contro ogni forma di dittatura, a tutela dei valori spirituali della patria.
Dio ci ha donato una personalità e una coscienza: al momento della morte saremo soli davanti a Lui a rendere conto delle nostre azioni. È lo spirito a contare, e Dio saprà proteggerci. "Io bado molto alla mia coscienza." La coscienza è come una signora con cui bisogna tenere costantemente un appuntamento.
Obbedisco agli ordini della mia coscienza, in quanto padre di famiglia, italiano e cattolico. La politica deve essere fatta con il cervello, non con il fegato; essa non è fede, ma ragionamento. Dio non giudicherà i partiti, ma ogni uomo, per ciò che ha pensato e fatto. Egli ci ha dotati di coscienza e personalità, ed è quindi contro ogni forma di collettivismo.
Il benessere e il progresso hanno impoverito la vita spirituale: è molto più difficile essere semplici che complicati. "La televisione crea dal nulla valori e idoli per un generale abbassamento del livello intellettuale e spirituale della massa." La pubblicità ostacola la libera scelta dell'individuo, alimentando il conformismo. Ci hanno sottratto il tempo libero, e l'unica libertà concessa nella società dei consumi è fare ciò che fanno tutti gli altri. È un'ingiustizia: spersonalizzare l'individuo, ridurlo, per creare quel "cretino medio" su cui radio, TV e propaganda modellano i programmi.
2) LIBERTÀ e RESPONSABILITÀ
"Io sono per la Libertà." Difendere la libertà è un dovere, perché essa non muore: nessuno può portarci via ciò che abbiamo conquistato con la sofferenza. È essenziale insegnare ai figli il rispetto per la dignità personale. La libertà non è un luogo, ma uno stato d'animo: esiste ovunque viva un uomo che si senta davvero libero.
Assumersi le proprie responsabilità e agire in coerenza con la propria personalità è parte fondamentale della libertà. Essa comporta lotta, fede, sacrifici, fatica, studio, lavoro: tutto questo illuminato dall'intelligenza e da un fine. La libertà non si accorda con l'inerzia né con l'inettitudine.
La vera libertà si manifesta nel rispetto di sé stessi, degli altri e delle leggi fondamentali che regolano la convivenza secondo Dio e secondo i principi della civiltà. "Amerai il prossimo tuo come te stesso. Questa è la legge."
"Nel lager ho imparato come sia bello e virile, come sia civile dire pubblicamente cosa si pensa, specialmente quando ciò comporti un grave rischio."
3) LA VITA DELL'UOMO E DIO
"Prendo il grande vizio di lavorare e non me ne libererò più." L'atteggiamento giusto nella vita è essere sempre pronti, vivere con umiltà e riconoscenza. Anche la sofferenza, nella sua durezza, può essere dono: "La sofferenza è un acido che avvelena i muscoli e le ossa, ma ripulisce l'anima, e si vede tutto con altri occhi."
La vita non va semplificata oltre misura: molte grandi sciagure sono nate dal tentativo di pianificare il mondo in modo troppo razionale. Sul vuoto non si costruisce nulla. Occorrono fede e pazienza.
L'uomo è l'essere più irragionevole del creato: Dio ha mandato il Figlio per salvarci, e l'abbiamo crocifisso. Nessuno ha mai mandato un salvatore per gli animali, che si comportano con maggiore ragionevolezza.
La vita, per l'uomo, è una salita: chi si impegna di più arriva più avanti e più in alto.
4) I CATTIVI EDUCATORI
I genitori spesso sono cattivi educatori, o per sentimentalismo, o per pigrizia. È molto più faticoso educare un figlio alla lotta per la vita, che mantenerlo in casa fino ai trent'anni come se fosse ancora un bambino. Costa meno regalargli un patrimonio che insegnargli come si conquista e si amministra. Il risultato è il figlio "vendicatore", che dovrà fare o avere ciò che i genitori non hanno fatto o avuto.
5) LA DONNA EMILIANA
La donna emiliana è schietta, vivace, formosa, non sofisticata: non necessariamente contadina, ma semplice e vera. La sua bellezza è "una questione di quantità".
domenica 29 giugno 2025
I genitori italiani, per la stragrande maggioranza, sono dei cattivi educatori. #Guareschi
venerdì 20 giugno 2025
I limiti della conoscenza scientifica
Gödel: limiti logico-matematici interni ai sistemi formali.
Heisenberg: limiti fisici nella misurabilità del mondo reale.
Popper: limiti epistemologici nella provabilità definitiva delle teorie.
Tutti contribuiscono a una visione realistica e critica della scienza: potente, ma non onnipotente.
giovedì 19 giugno 2025
La fede è luce, non oscurità
Morte e Miseria
Cristo ci ha liberati dalla morte e dal peccato attraverso la sua morte e risurrezione. Siamo arrivati fin qui per la sua Grazia, che ci ha guidati passo dopo passo. La sofferenza rimane una certezza che ancora ci attende; non possiamo illuderci di evitarla. La pace, se è vera, è fatta di gioia e dolore in parti uguali. Possiamo sperare di conoscere ancora gioie, ma dobbiamo accettare che non siano mai garantite.
La tua mamma, i bambini sperduti, i giovani malati: sono volti e storie che ci ricordano la fragilità della vita, la sua caducità. Di questa consapevolezza dobbiamo farne tesoro, come una luce che orienta il cammino. Eppure, la nostra società evita di pensare alla morte e alla sofferenza, ma nel farlo ha smarrito anche la speranza, e spesso cade nella disperazione. Solo l'amore resta, solo ciò che è stato vissuto con amore ha un valore che non si perde.
Per questo, preghiamo il Signore perché ci insegni le sue vie. Siamo chiamati a cambiare il nostro sguardo, perché solo così potrà cambiare anche la realtà attorno a noi. La vita è spesso una battaglia interiore, una guerra segreta combattuta contro l'orgoglio, contro ciò che ci separa dagli altri e da Dio. Ma dentro questa lotta possiamo scoprire la Misericordia, una Misericordia che si fa presente nella nostra storia attraverso Gesù.
Davanti ai grandi "perché" della vita, non siamo costretti a restare paralizzati nel dolore: possiamo scegliere di non fissare lo sguardo solo sulla miseria, ma di portare quella miseria – le nostre ferite, i torti subiti, i rancori, i rimorsi, i peccati – davanti a Cristo. Non possiamo permetterci di accumulare odio, di restare prigionieri del risentimento. L'incontro con Gesù è ciò che può trasformare la miseria in occasione di salvezza. E questa è la strada su cui siamo chiamati a camminare.

