lunedì 27 gennaio 2014

Elemosina, preghiera, digiuno. #Quaresima.

Appunti di catechismo (tratto da una riflessione di Mons. Monari).

In quaresima le letture ci mettono davanti tre opere di misericordia: l'elemosina, la preghiera e il digiuno; sono i grandi filoni della conversione.

- L'elemosina è la conversione nel rapporto con gli altri; quindi il renderci responsabili del bisogno dell'altro, il non far finta che il bisogno dell'altro non ci sia.

- La preghiera è il ritrovare il giusto rapporto con Dio;
il Dio della nostra vita, è il Signore e la nostra vita deve fare riferimento a Lui. La preghiera ci riconduce continuamente a questo rapporto di fede e di obbedienza nei suoi confronti.

- Il digiuno vuole dire il giusto rapporto con noi stessi: imparare a non essere schiavi di niente e di nessuno.
Il cibo è il simbolo del bisogno fondamentale della vita umana. E' naturale, abbiamo bisogno di cibo per vivere; ma il rischio è che il cibo diventi il padrone della nostra vita. In realtà ci sono delle cose alle quali facciamo fatica a rinunciare e che, se vengono meno, causano in noi una grande tristezza o depressione. Ma noi siamo più grandi delle cose, siamo più importanti di una gratificazione o soddisfazione; bisogna imparare questa libertà. E allora toccherà a ciascuno vedere dentro la sua vita quali devono essere i cammini concreti di conversione. 

Una volta si facevano i "fioretti", i propositi quaresimali; se tu ti rendi conto che hai una schiavitù, per cui non puoi fare a meno di qualche cosa di secondario, prova a farne a meno per un po'. E' un segno, non è la conquista della libertà assoluta, però è un segno della consapevolezza di libertà, del fatto che tu sei più grande delle cose, e che puoi trovare la tua gioia non nell'avere questo o quello, ma semplicemente nell'essere te stesso e nel manifestarti per quello che sei.

Ciascuno dovrà rientrare in se stesso e chiedersi, davanti al Signore, quale sia il cammino che è più giusto fare, quale sia l'impegno, possibilmente concreto, che è più giusto prendere; ma bisogna che uno scelga quello centrale, più significativo e più importante.