martedì 29 gennaio 2013

Ritratti di Benedetto XIV


In questo post ho riportato stralci di diversi libri che descrivono la figura di Benedetto XIV

Intervento di Lucetta Scaraffia nel libro “Ratzinger Teologo e Pontefice”

Nell’omelia prima del conclave (2005):

“Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

a seguire...

Riflessioni tratte dal libro “La mia vita” di Joseph Ratzinger



La sua opera.

Tutta la sua opera è rivolta non solo alla ristretta comunità degli specialisti, ma a tutti i suoi contemporanei – siano essi credenti o non credenti – e nasce dalle domande che l’epoca attuale sollecita.

Si tratta di testi scritti con un linguaggio limpido e chiaro, e quindi comprensibile anche ai non addetti ai lavori, i quali vengono trascinati nella lettura perché scoprono risposte a domande inevase da sempre, o che avvertivano confusamente, senza trovare la lucidità per porsele.

A detta di molti testimoni pare sia stato un ottimo professore. Un docente soprattutto aperto, che teneva sempre presenti i diversi punti di vista e le molte possibili interpretazioni di un argomento. Aveva un linguaggio bello e semplice: il linguaggio di un credente.

L avoro intellettuale parallelo a quello pastorale, volto a far conoscere Gesù.

Non ho mai cercato di creare un mio sistema, una mia particolare teologia.

Ha lavorato per offrire un aiuto per la comprensione della fede e per il giusto compimento della sua  fondamentale forma espressiva nella liturgia in continuità con la tradizione, a servizio della Chiesa, piuttosto che mirare alla fama scientifica e accademica.

Il nostro tempo è dato a ciascuno di noi come terreno sul quale dobbiamo stare e ci è proposto come compito che dobbiamo eseguire (Guardini).
Essere cattolico per mette di avere un punto di vista più ricco nei confronti della realtà, della storia, del pensiero, perché “ogni vero e reale credente è un vivo giudizio sul mondo” (Guardini)

Il teologo.

Probabilmente dai tempi di Leone Magno, quindi da oltre quindici secoli, non era mai stato chiamato al soglio di Pietro un uomo che, sul piano teologico, così profondamente avesse riflettuto sulla funzione
della Chiesa e della fede nel suo tempo, un sapiente che avesse cercato di capire sino in fondo il mondo
in cui si trova a vivere.

Non bastava che la Chiesa cattolica mantenesse il suo ruolo di custode fedele della tradizione; ci voleva un passo in più, un salto di lucidità per trovare il modo di spiegare al mondo contemporaneo il patrimonio della tradizione, e per farlo ci voleva un intellettuale che questo mondo lo comprendesse sino in fondo.

Ratzinger non è un teologo disincarnato, non è un intellettuale che vive solo per il pensiero.
“Non saprei indicare una prova della verità della fede più convincente della sincera e schietta umanità che la fede ha fatto maturare nei miei genitori e in molte altre persone che ho potuto incontrare”

Le sue posizioni sulla liturgia.

Ratzinger ricorda senza imbarazzo la posizione “progressista”, soprattutto sul piano della liturgia, che lo contrassegnava prima della partecipazione come esperto al concilio Vaticano II, e poi il suo ripensamento
quando vide quali effetti avevano questi cambiamenti nella vita della Chiesa.

 “la Scrittura è la testimonianza essenziale della rivelazione, ma la rivelazione è qualcosa di vivo, di più grande – perché sia tale essa deve giungere a destinazione e deve essere percepita, altrimenti essa non è divenuta ‘rivelazione’.  La rivelazione ha degli strumenti ma non è separabile dal Dio vivo e interpella sempre la persona viva a cui essa giunge”.

Un altro momento in cui la sua posizione si staccò non solo da quella dei “progressisti”, ma dalla corrente
principale della Chiesa stessa, fu con la promulgazione, da parte di Paolo VI, del nuovo Missale Romanum, con il divieto quasi completo di usare quello precedente. In questa disposizione Ratzinger vide venire meno una provvidenziale attitudine della Chiesa, quella di “mai contrapporre un messale a un altro. Si è sempre trattato di un processo continuativo di crescita e di purificazione, in cui, però, la continuità non veniva mai distrutta”. Da questa modalità di cambiamento, troppo brusco, egli ritiene sia derivata l’attuale situazione critica della liturgia: “Per la vita della Chiesa è drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica, una riconciliazione liturgica”

Questa svolta che si fonda sulla continuità e sulla permanenza nell’amore per la Chiesa, che supera e sottopone al vaglio qualsiasi posizione ideologica.

Amore e difesa della Chiesa che non lo inducono mai, però, a un atteggiamento di chiusura difensiva
“L’università, l’umanità ha bisogno di domande. Laddove non vengono più poste domande, fino a quelle che toccano l’essenziale e vanno oltre ogni specializzazione, non riceviamo più nemmeno delle risposte. Solo se domandiamo e se con le nostre domande siamo radicali, così radicali come deve essere radicale la teologia, al di là di ogni specializzazione, possiamo sperare di ottenere delle risposte a queste domande
fondamentali che ci riguardano tutti. Innanzitutto, dobbiamo domandare. Chi non domanda non riceve
risposta. Ma, aggiungerei, per la teologia occorre, oltre il coraggio di domandare, anche l’umiltà di ascoltare le risposte che ci dà la fede cristiana, l’umiltà di percepire in queste risposte la loro ragionevolezza e di renderle in tal modo nuovamente accessibili al nostro tempo e a noi stessi. Così non solo si costituisce l’università, ma anche si aiuta l’umanità a vivere”

Il metodo storico e la Chiesa nella storia.

Gli scritti di Ratzinger non fuggono mai in una visione metafisica della realtà; i ragionamenti teologici e filosofici non sono mai sospesi a se stessi, ma poggiano sempre su una solida base storica.

Sono testi intrecciati alla storia innanzi tutto perché partono da domande del presente, cioè domande determinate da una particolare situazione storica, e allo stesso tempo sono sempre collegati al passato, alla tradizione di chi ci ha preceduti. Il passato è fonte di spiegazioni e di illuminazioni ma è anche il legame con
la dinamica della rivelazione, che agisce in un continuo che egli tiene sempre presente, come una via di conoscenza che cresce nel tempo.

Concreta forma storica della realtà cristiana è la Chiesa.

Differenza fra il suo pensiero e quello di Rahner: “Benché ci trovassimo d’accordo su molti punti e in molte aspirazioni, dal punto di vista teologico vivevamo su due pianeti diversi. Anch’egli, come me, era impegnato a favore di una riforma liturgica, di una nuova collocazione dell’esegesi nella Chiesa e nella teologia e di molte altre cose, ma le sue motivazioni erano parecchio diverse dalle mie. La sua (…) era una teologia speculativa e filosofica, in cui, alla fin fine, la Scrittura e i Padri non avevano poi una parte tanto importante, in cui, soprattutto, la dimensione storica era di scarsa importanza. Io, al contrario, proprio per la mia formazione ero stato segnato soprattutto dalla Scrittura e dai Padri, da un pensiero essenzialmente storico”

Ratzinger scrive che “il metodo storico – proprio per l’intrinseca natura della teologia e della fede – è e rimane una dimensione irrinunciabile” perché “la fede biblica (…) si fonda sulla storia che è accaduta
sulla superficie di questa terra”, ma al tempo stesso “credere che proprio come uomo egli era Dio e che
abbia fatto conoscere questo velatamente nelle parabole e tuttavia in un modo sempre più chiaro, va al
di là delle possibilità del metodo storico”.

La chiesa “non è un’organizzazione solo umana” e “deve difendere un deposito che non è suo, ne deve garantire l’annuncio e la trasmissione attraverso un Magistero che lo ripresenti in modo adeguato e autentico agli uomini di ogni tempo”

La donna e l’ideologia femminista.

“Omettere la donna nell’insieme della teologia significa negare la creazione e l’elezione (la storia della salvezza) e quindi sopprimere la rivelazione”

Perché, nelle donne di Israele si esprime, “nel più puro e più profondo dei modi, ciò che è creazione e ciò che è elezione, ciò che è ‘Israele’ quale popolo di Dio”. Per il teologo Maria esprime quindi la realtà della creazione e la fecondità della grazia: “Maria viene presentata come l’inizio e la concretezza personale della Chiesa”, tanto che la presenza della devozione mariana è “la regola per stabilire se sia completamente presente il contenuto cristologico”

“l’uguaglianza ontologica di uomo e donna. Sono un solo genere e hanno un’unica dignità”, a cui però aggiunge “l’interdipendenza reciproca” che si mostra “nella ferita che è presente in noi e che ci conduce l’uno incontro all’altra”;

Ratzinger ha preso le distanze dal processo di emancipazione femminile occidentale centrato sulla aeparazione fra sessualità e riproduzione, denunciando più volte la crisi morale in cui versa la civiltà dell’occidente.

E’ spezzato anzitutto il legame tra sessualità e matrimonio.
La sessualità è stata separata anche dalla procreazione.
La libido del singolo diventa il solo punto di riferimento possibile del sesso

Il gender.

La differenza dei sessi è un dono divino >> sostituzione della definizione biologica con un concetto astratto:
quello di gender, che si vuole considerare libero dalla realtà biologica del corpo per permettere la definizione della identità sessuale soltanto dal punto di vista culturale.
Deriva dei diritti tipica di una certa cultura progressista occidentale Ratzinger ha preso nettamente le distanze, e in questo modo ha aperto una possibilità di confronto positivo con le altre culture legate ad altre ispirazioni religiose.

La sessualità.

Il riconoscimento della dignità della donna costituisce uno dei fondamenti della tradizione cristiana.
La Chiesa ha qualcosa da dire in questo ambito perché nella tradizione cristiana la sessualità viene individuata non solo come un aspetto della natura umana, ma come il nodo fondamentale della vita: la dimensione cioè dove corpo e spirito si intrecciano.

E’ infatti nell’esperienza dell’amore – della quale fa parte anche la passione sessuale – che l’individuo acquisisce, senza bisogno di una mediazione discorsiva o logica, un sapere essenziale, quello del sacrificio e
del dono di sé. Solo staccandosi da sé, rinunciando a sé, rimettendo il proprio destino nelle mani di un
altro, abbandonandosi all’altro, il soggetto può infatti dare un senso alla sua esistenza. Il rapporto di
coppia si trasforma così, con il cristianesimo, da evento naturale e sociale in legame sacro.

“lotta per la vera forma dell’amore umano contro l’idolatria del sesso e dell’eros, dalla quale è venuta e viene tuttora una riduzione dell’uomo in schiavitù non minore da quella derivante dall’abuso di potere”

L’idea che liberare gli esseri umani da ogni proibizione nel comportamento sessuale avrebbe aperto le porte alla felicità e alla concordia fra gli esseri umani “fate l’amore, non fate la guerra” – è stata un’utopia smentita dall’aumento del numero dei divorzi, dai problemi delle famiglie spezzate e dal destino dei figli.

Si è cercato di togliere dal matrimonio tutto ciò che costituiva rinuncia e sacrificio, quanto sembrava incompatibile con il progetto di realizzazione individuale, e lo si è distrutto, o almeno lo si è svuotato del
suo vero significato.

Confronto con le religioni e la scienza.

Il papa ribadisce così che il dialogo con l’islam e con le altre religioni non può essere teologico o religioso, se non in senso largo, sui valori morali, ma deve essere un confronto di culture e di civiltà.
Benedetto XVI propone insomma, se si vuole davvero trovare una base d’intesa, di uscire dal dialogo religioso per mettere alla base del confronto i fondamenti umanistici, perché solo questi sono universali e comuni a tutti gli esseri umani

L’Europa, che si avvia a dimenticare di essere stata un continente cristiano, “sostiene che razionale è soltanto ciò che si può provare con degli esperimenti”, per cui “in un mondo basato sul calcolo, è il calcolo delle conseguenze che determina cosa bisogna considerare morale oppure no”. Si tratta poi di un mondo libero solo in apparenza, perché la tolleranza di tutte le opinioni tanto predicata è in realtà concessa “a condizione e nella misura in cui rispettino i criteri della cultura illuminista e si subordinino ad essa”

“la scienza come tale non possa generare dell’ethos e che quindi una coscienza etica rinnovata non venga a costituirsi come prodotto di dibattiti scientifici”, dal momento che per effetto delle tecnoscienze “l’uomo diventa il prodotto e con questo si altera in modo fondamentale il suo rapporto con se stesso. Egli non è più un dono della natura o del Dio creatore; è prodotto suo proprio”

E’ venuto meno il concetto di natura

L’uomo nel suo intimo sa della volontà di Dio, che esista una comunione di sapere con Dio, profondamente inscritta in noi, che chiamiamo coscienza.

La fede – “che esprime un piano completamente diverso da quello del fare e del fattibile” – ha norme oggettive nella Scrittura e nel dogma.

Solo il ritorno alla fede può offrire un approdo di salvezza morale. “Niente può diventare retto, se noi non stiamo nel retto ordine con Dio”

* * *



Riflessioni tratte dal libro “La mia vita” di Joseph Ratzinger.

Un paio di anni fa ho letto la biografia di Ratzinger. In essa emergono le sue idee che poi sono state riprese durante il suo papato. Una vita spesa per la teologia, e un legame molto significativo con la propria famiglia. Ratzinger si sentiva chiamato ad una vita da accademico, ma poi venne nominato vescovo di Monaco… divenne cardinale e infine papa. Viva è la critica nei confronti del relativismo nato in epoca illuminista, e dell'uso ideologico della religione fatto dal marxismo. Ecco qualche appunto che ho preso durante la lettura:

La liturgia. Una realtà non inventata da qualcuno, un singolo. Quest'intreccio di testi e azioni è maturato nel corso dei secoli della fede della Chiesa. Dopo la pubblicazione del Nuovo messale Romano (Paolo VI) il vecchio venne vietato. Il nuovo era sicuramente più ricco e migliorato, ma si ebbe l'impressione della rottura della tradizione, come se la liturgia fosse un prodotto dell'intelligenza umana e non come un processo vivo e continuo. Quando la liturgia diventa "fai da te" si perde l'incontro col mistero, che non è un prodotto umano, ma è la nostra origine e sorgente di vita.

Il dramma del periodo post-conciliare, perché venne inteso come rottura e non come evoluzione. Dopo uno studio su san Bonaventura e sul significato della rivelazione, conclude che la rivelazione è un processo antecedente la Scrittura ma che continua anche dopo. L'idea di rivelazione implica che ci sia un soggetto che ne entra in possesso (se non si percepisce la rivelazione, non c'è rivelazione). La rivelazione si completa nell'unione tra Scrittura e Tradizione della Chiesa.
L'abate calabrese Gioacchino da Fiore (1100-1200) credeva che la storia si sarebbe sviluppata in tre fasi: il severo regno del padre AT, il regno del Figlio NT,  e il regno dello Spirito in cui si sarebbero compiute le promesse dei profeti e in cui ci sarebbe stato il pieno dominio della libertà e dell'amore.

La rivelazione sporge oltre la Scrittura, e questa sporgenza è la tradizione. La rivelazione, cioè il volgersi di Dio verso l'uomo, il suo venirgli incontro, è sempre più grande di quanto può essere espresso in parole umane, più grande anche delle parole della Scrittura.
La Scrittura è la testimonianza essenziale della rivelazione, ma la rivelazione è qualcosa di vivo, di più grande (perché sia tale essa deve giungere a destinazione e deve essere percepita, altrimenti essa non diventa rivelazione). Essa interpella sempre la persona viva a cui giunge.
Occorre lasciarsi plasmare dalla fede, per dare prova agli altri della verità convincente della fede.

Il dramma del periodo post-conciliare… Alla fine degli anni 60, al posto dello schema teologico di Bultmann si sostituì quello marxista. Le facoltà di teologia divennero centro ideologico del marxismo, che tende a eliminare Dio , sostituendolo con la politica dell'uomo. Resta la speranza, ma al posto di Dio c'è il partito, e quindi il totalitarismo di un culto  ateistico. La chiesa veniva usata come strumento dell'ideologia.

La ragione umana da sola non può comprendere il mistero di Dio. Oggi è cresciuta la forza della scienza,ma non la nostra forza morale, perché la mentalità tecnica confina la morale nell'ambito soggettivo. Il moralismo politico se non tocca la sfera umana personale è inutile. Si pensi alle violenze accadute durante i cortei pacifisti.

La cultura illuminista mette al centro la parola libertà, nel bene e nel male. Ci si deve chiedere se l'unica cultura universale è quella illuminista, e se le proprie radici sono in se stessa o al di fuori di se. La religione deve essere accolta nella libertà. La cultura illuminista è però limitante, perché limita l'uomo al solo ambito razionale, escludendo la fede. E dov'è la libertà se c'è un limite?

L'illuminismo non è stato di per se un male, anzi, ha permesso allo stesso cristianesimo di meglio comprendersi tramite l'uso della ragione. Una delle cause della nascita dell'illuminismo è stato proprio il cristianesimo, perché era diventato troppo legato al potere (religione di stato). Il cristianesimo è la religione del logos, e questa parola va compresa.

Un albero senza radici si secca… Il relativismo non ammette verità assolute nella conoscenza e nella morale. Nell'illuminismo si è voluta creare una morale valida come se Dio non esistesse, al contrario l'uomo ha bisogno di essere illuminato dalla luce di Dio: la filosofia è l'amore per il sapere, è lo studio della realtà umana.

La comunità (la chiesa universale) ha origine nella fede nel Signore. La Chiesa non è un'organizzazione solo umana, ma deve custodire e annunciare un qualcosa che non è proprio. Questo mondo non è la nostra stabile dimora: qui e ora siamo in cammino.

La fede vive anche nelle situazioni di bisogno e di sofferenza: chi sta dalla parte di Dio non per forza avrà successo. I cinici sono spesso persone che la fortuna pare viziare. Ma per Dio il successo e la ricchezza materiale sono irrilevanti, e lo stare davanti a Dio porta alla salvezza. Come l'animale da tiro è il più vicino al contadino e compie per lui il lavoro, così anche noi, nel nostro umile servizio, siamo vicini a Dio, di cui siamo strumento.

La fede è il bene più alto e prezioso, proprio perché la verità è l'elemento fondamentale per la vita dell'uomo. La fede non può essere corrotta. La Parola è più indispensabile del cibo. Nella società di oggi conta meno l'anima e la Parola di Dio, mentre si da risalto al pane, al corpo. Il semplice comportarsi bene e amare il prossimo, di per se non contano nulla se non si crede in modo giusto.

La parola della Scrittura è attuale per la chiesa di ogni tempo, così come rimane attuale la possibilità dell'uomo di cadere in errore. Imparare a guardarsi dai falsi profeti... Motto: Verità nella carità (scriverà poi l'enciclica "Caritas in Veritate"). Non castigare ma correggere.

Il Cristianesimo è alla base dell'Europa. Il Cristianesimo è stato influenzato dalla cultura latina e greca. L'Europa è stata il continente cristiano, ma anche il continente del pensiero illuminista e della razionalità scientifica. Quest' ultima fa si che Dio venga escluso perché non razionale, non dimostrabile scientificamente. Quindi tutto di per se non è né bene né male (relativo, appunto). Chi sarebbe offeso dall'inserimento nella costituzione europea delle radici cristiane? I musulmani? Loro non sono minacciati dalle nostre basi morali cristiane, ma dal cinismo di una cultura secolarizzata (laica, mondana) che nega le proprie basi. Gli ebrei? Abbiamo le stesse radici che risalgono al monte Sinai.

Dobbiamo tutti essere animati da una sana inquietudine: portare a tutti la fede e l'amicizia con Cristo. La fede ci è stata donata perché arrivi anche agli altri. L'unica cosa che rimane in eterno è l'anima.