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sabato 19 settembre 2026

Dialogo tra sue ragazzi sul Credo. #Cresima

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Marco: Tu sei cattolico, vero? Ma in cosa credono esattamente i cattolici?

Giosuè: Sì, sono cattolico. Per spiegarti in cosa credo posso partire dal Credo.

Marco: Dal Credo? Che cosa significa?

Giosuè: La parola credo significa: “io credo, quindi ritengo che sia vero”. Il Credo è una professione di fede che viene trasmessa fin dai primi discepoli scelti da Gesù.

Io credo: il significato del Credo. #Cresima

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Che cosa significa davvero dire “Io credo”?

Per un cristiano, credere non significa semplicemente avere un'opinione o sperare che qualcosa sia vero. Dire “io credo” significa affermare: ritengo che questo sia vero e scelgo di affidare a questa verità la mia vita.

È proprio da queste parole che nasce il Credo Apostolico, una professione di fede che affonda le sue radici nella predicazione dei primi discepoli scelti da Gesù. Recitarlo significa ripercorrere, una dopo l'altra, le verità fondamentali della fede cristiana.

mercoledì 16 settembre 2026

Parole di Madre Teresa di Calcutta

«Il frutto del silenzio è la preghiera;

il frutto della preghiera è la fede;
il frutto della fede è l’amore;
il frutto dell’amore è il servizio;
il frutto del servizio è la pace.»

«Non sapremo mai tutto il bene che può fare un semplice sorriso.»

«Non penso di avere qualità speciali. Il lavoro che svolgo è opera sua. Io sono come una piccola matita nelle sue mani. È lui che pensa, è lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo; la matita deve solo poter essere usata.»

«Quello che posso fare io, tu non puoi farlo; quello che puoi fare tu, io non posso farlo. Ma insieme possiamo fare qualcosa di bello per Dio.»

«Abbiamo il potere di essere in paradiso con Dio proprio ora, di essere felici con lui in questo momento. Ma essere felici con lui ora significa amare come lui ama, aiutare come lui aiuta, dare come lui dà, servire come lui serve e salvare come lui salva.»

«Non accontentiamoci di dare soltanto denaro. I poveri hanno bisogno delle nostre mani per servirli, hanno bisogno dei nostri cuori per amarli.»

fonti


“Il primato di Dio e la purezza della nostra vita, quando crollano quelli, con il tempo vengono giù anche gli altri” Flora Gualdani

in comunicazione

Sono onoratissima di ricevere e pubblicare in esclusiva il testo integrale del discorso con cui Flora Gualdani ha accolto il premio Cultura cattolica. Leggetelo tutto, magari un po’ per volta, e arrivate alla fine, perché in fondo trovate delle perle, come questa:

In conclusione, se dovessi riassumere il nostro compito nella società, direi così: davanti alla diffusa malattia delle “3S” cioè soldi, sesso e successo, cerchiamo di rispondere con la terapia delle “3P”, cioè povertà, purezza, piccolezza. Con dosi sempre abbondanti di preghiera. E’ una ricetta che porta frutto e dà futuro. Ve lo assicuro.
Mi permetto di dire che certe sofferenze della società derivano da una profonda crisi della Chiesa. Mi pare che siano stati decapitati il primo e sesto comandamento: il primato di Dio e la purezza della nostra vita. Quando crollano quelli, con il tempo vengono giù anche gli altri. Ma tutto parte da un problema di fede. Quando si ha paura ad annunciare verità impopolari, alla radice c’è un calo della nostra fede.

venerdì 11 settembre 2026

L'arte della buona battaglia (4) di Fabio Rosini

Invidia, vanagloria, superbia 


e il cammino verso l'umiltà

L'invidia è una rivalità nei confronti del prossimo che altera le relazioni e spesso si accompagna alla vanagloria, cioè alla ricerca dell'affermazione della propria immagine. Essa finisce per deformare la percezione di sé e può persino nascondersi dietro azioni apparentemente buone. Genera ostentazione, autocompiacimento e ricerca continua dell'approvazione altrui.

giovedì 10 settembre 2026

L'arte della buona battaglia (3) di Fabio Rosini

La tristezza e la gioia nella vita cristiana

Una delle tecniche tipiche del demonio consiste nell'assolutizzare oppure nel banalizzare la realtà. Per questo motivo è importante non ricordare mai i propri errori senza ricordare anche il perdono ricevuto, perché la misericordia di Dio è sempre più grande dei nostri peccati.

martedì 8 settembre 2026

L'arte della buona battaglia (2) di Fabio Rosini

La gola: la schiavitù del piacere e la perdita della libertà

La gola non riguarda soltanto il cibo, ma ogni forma di ingordigia e di desiderio insaziabile. È l'atteggiamento di chi vive inseguendo soddisfazioni immediate, compensazioni e piaceri che producono assuefazione e dipendenza. Tutto ciò che crea schiavitù rende la persona più infantile e meno libera.

Chi vive dominato dalla gola finisce per dipendere dal piacere: non si nutre più per vivere, ma vive per nutrirsi; non utilizza le cose per il proprio bene, ma vive per goderne. In questo modo un piacere particolare viene assolutizzato e la vita stessa viene banalizzata. La società contemporanea, spesso sazia, comoda e tranquilla, rischia di vivere soltanto per l'istante presente, dimenticando l'eternità.

La gola è spesso una fuga dal dolore. Tuttavia, il piacere alienante mantiene la persona in una condizione infantile, mentre il dolore reale può diventare il luogo della crescita, della maturazione e dell'incontro con la verità di sé. Siamo nati per la luce e per l'amore: chi è dominato dalla voracità non può amare davvero, perché è continuamente impegnato a nutrire se stesso e non è capace di nutrire gli altri.

In opposizione alla gola la tradizione cristiana propone il dominio di sé, cioè la capacità di governare la propria persona. In quest'ottica il digiuno non è una frustrazione né un rifiuto del cibo, ma un orientamento verso un bene più grande. È uno spazio creato per Dio. È il bene, con la sua gioia, che ci libera dal male.

Il cibo non deve diventare una droga ma una cura, qualcosa che permetta di rimanere vigili e lucidi. Gesù stesso, sulla croce, rifiutò ciò che avrebbe potuto stordirlo. Allo stesso modo non possiamo entrare nella preghiera in uno stato di alterazione: occorre fare spazio a Dio attraverso una rinuncia, un'astinenza che renda possibile un'apertura più profonda. In questo senso il digiuno è sempre necessario per amare.

lunedì 7 settembre 2026

L'arte della buona battaglia (1) di Fabio Rosini

Il riferimento principale di questa riflessione è Evagrio Pontico, monaco del deserto del IV secolo, che ha tramandato importanti riflessioni sugli otto pensieri malvagi, detti loghismoi, considerati le radici delle tentazioni e delle schiavitù interiori dell'uomo.

Galati 5,1

«Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.»

Partendo dal richiamo di San Paolo, il tema centrale è la libertà cristiana e la lotta contro le tentazioni e i pensieri malvagi. Questi pensieri si insinuano nella mente e operano un inganno interiore. Dietro tale inganno vi è l'azione del nemico, identificato nella tradizione cristiana con Satana. L'opera del male si manifesta attraverso tentazioni e suggestioni che imprigionano ragionamenti e sentimenti in percorsi distruttivi.

domenica 6 settembre 2026

Lettera ai Cresimandi. Chiamati a vivere pienamente.

Giosuè e Benedetta,

 

Figli nostri, siete vicini al sacramento della Cresima e con questa lettera vorrei farvi capire chi è lo Spirito Santo attraverso la storia di Gesù. Pensare a Gesù può essere relativamente facile: è vissuto duemila anni fa, è stato una persona vera, ha camminato, parlato, incontrato uomini e donne, ha guarito, perdonato, insegnato ed è morto sulla croce.

 

Più difficile è pensare allo Spirito Santo, perché non lo vediamo e non ha sembianze umane. Eppure la Chiesa ci insegna che lo Spirito Santo non è una forza invisibile o un fantasma. È una Persona della Trinità, insieme al Padre e al Figlio. È Dio stesso che vive e agisce in noi. Per comprendere questo mistero possiamo partire proprio da Gesù.


venerdì 4 settembre 2026

LA PREGHIERA PER LA BUONA BATTAGLIA SPIRITUALE di Fabio Rosini


Abbi misericordia, o Signore,
della mia gola e delle mie voracità,
e concedimi il governo di me stesso.

Abbi misericordia, o Signore,
della mia lussuria,
e donami un pensiero limpido e sano.

Abbi misericordia, o Signore,
della mia avarizia,
e donami distacco dalle cose.

Abbi misericordia, o Signore,
della mia ira,
e donami la tua stessa misericordia.

Abbi misericordia, o Signore,
della mia tristezza,
e donami gratitudine.

Abbi misericordia, o Signore,
della mia accidia,
e donami di essere costante nel bene.

Abbi misericordia, o Signore,
della mia vanagloria che è invidia,
e donami comunione con i fratelli e le sorelle.

Abbi misericordia, o Signore,
della mia superbia e del mio orgoglio,
e donami l'umiltà, che è la verità.

Fra questi doni, soprattutto, donami l'umiltà della misericordia, perché da ogni mio peccato impari ad usare la tua pazienza e la tua tenerezza verso i fratelli e le sorelle.

Se, infatti, non mi apro ad aver misericordia, come chiederti misericordia?
Se non ho amore,
a che serve vincere i pensieri maligni?

Amen.