martedì 3 settembre 2013

La fede non è tenebra, ma luce. Il vero illuminismo è nella fede.


Come ricorda l'enciclica sin dall'inizio (Lumen Fidei n.d.r.), il movimento di pensiero che iniziò con la modernità, volle chiamarsi "illuminismo", in contrasto alle "tenebre" cristiane e in particolare cattoliche. I tempi del predominio religioso furono definiti "secoli bui".

E' successo però che le fiaccole accese per guidare l'umanità verso i nuovi destini, portarono presto al Terrore rivoluzionario , alle stragi napoleoniche (due milioni di giovani europei, il futuro dell'Europa intera, sacrificati alle ambizioni del Còrso) e poi, via via, all'esito disastroso di tutti gli "ismi" creati per fugare le ombre cristiane: socialismo, comunismo, fascismo, nazionalsocialismo e, oggi, un liberismo e un libertinismo incontrollati di cui scontiamo le conseguenze.

E' dunque anche alla luce della storia che l'enciclica è stata volutamente chiamata, dalle prime due parole, "la luce della fede". Fede che non solo non è tenebra, come assicuravano coloro che accesero i Lumi settecenteschi, ma è in grado di rischiarare non solo l'umanità ma anche le vite dei singoli uomini. In  tutto il testo, poi, ritorna di continuo  la grande, doverosa preoccupazione di quel teologo post-moderno che è Joseph Ratzinger: ben prima che ai sentimenti, fare appello alla ragione, per mostrare che questa non solo non esclude la fede ma può aprire la strada verso di essa.

Le "ragioni per credere" sono ribadite con forza, seguendo, in fondo il detto pascaliano che la storia sembra davvero avere confermato: "La critica può sembrare allontanare dal Vangelo. Ma la critica della critica è sempre possibile e può ricondurvi".


Tratto da Corriere della Sera 6 luglio 2013 "
Virtù, ragione e un appello per i credenti. Quell'opera a "quattro mani" che corona il trittico di Benedetto". di Vittorio Messori.

http://www.et-et.it/articoli/2013/2013_07_06.html