Nella cattedrale di Reggio Emilia, la diocesi dove tutto ebbe inizio, il vescovo Giacomo Morandi ha ricordato il tratto forse più caratteristico della vita di Ruini: la passione per la fede e per le ragioni della fede. Fin da giovane studente liceale, infatti, egli si dedicò senza timidezza a difendere il cristianesimo, approfondendone contenuti e fondamenti attraverso lo studio e la riflessione.
Eppure, proprio qui emerge uno degli aspetti più sorprendenti del suo testamento spirituale. L'uomo che per decenni ha confermato altri nella fede, che ha guidato la Chiesa italiana in anni decisivi e che è stato uno dei protagonisti più autorevoli del cattolicesimo contemporaneo, confessa con disarmante sincerità:
«Confesso anzitutto la pochezza della mia fede. (...) Nel segreto del mio cuore proprio sulla fede sono stato sempre tentato».
Parole che colpiscono profondamente. Non perché rivelino una debolezza inattesa, ma perché mostrano una verità spesso dimenticata: la fede non è il possesso tranquillo di una certezza conquistata una volta per tutte. È piuttosto una lotta, una scelta continuamente rinnovata, un affidarsi a Dio anche quando il dubbio bussa alla porta.
Monsignor Morandi ha individuato proprio in questa confessione la chiave per comprendere molte delle battaglie combattute da Ruini nel corso della sua vita. Egli era convinto che la più grande povertà dell'uomo non fosse economica o sociale, ma spirituale: la perdita della fede. Per questo non accettò mai l'idea che il cristianesimo dovesse diventare irrilevante nello spazio pubblico o rinchiudersi nella sola sfera privata.
La sua azione ecclesiale e culturale nacque dalla convinzione che Cristo dovesse rimanere al centro della vita personale e della società. Da qui il suo impegno nel promuovere il dialogo tra fede e cultura, il celebre "Progetto culturale", la valorizzazione del laicato e la presenza dei cattolici nei diversi ambiti della vita civile.
Anche Papa Leone XIV, nell'omelia pronunciata durante le esequie celebrate nella Basilica di San Pietro, ha ricordato il ruolo decisivo svolto da Ruini nella Chiesa italiana. Lo ha definito un "pastore saggio e sollecito", capace di affrontare con coraggio e discernimento le sfide del suo tempo.
Il Pontefice ha sottolineato come la radice della sua forza non fosse semplicemente nelle capacità organizzative o nell'intelligenza teologica, ma nella certezza che nulla può separare l'uomo dall'amore di Dio. Una convinzione che ha sostenuto Ruini nelle responsabilità più gravose e nelle prove più difficili.
Particolarmente significativa appare oggi anche la riflessione che il cardinale dedicò negli ultimi anni della sua vita ai temi di Dio e della vita eterna. Pur riconoscendo di aver forse dedicato troppo tempo allo studio e troppo poco alla preghiera, considerava quei lavori un piccolo contributo all'evangelizzazione.
Nel suo ultimo messaggio emerge con chiarezza una convinzione fondamentale: senza la resurrezione di Cristo il cristianesimo perde il suo significato più profondo. Citando san Paolo, Ruini scriveva:
«Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini».
Per lui il cuore della fede cristiana non era un sistema morale, una visione culturale o un progetto sociale. Era l'annuncio di un evento: la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, che hanno cambiato il destino dell'umanità e aperto la speranza della vita eterna.
Forse è proprio questa la lezione più attuale che Ruini lascia alla Chiesa e alla società contemporanea. In un tempo segnato dal relativismo, dall'incertezza e dalla difficoltà di credere, egli ricorda che la fede non è assenza di dubbi ma fedeltà dentro i dubbi. Non è presunzione di possedere tutta la verità, ma disponibilità a lasciarsi guidare dalla Verità.
La sua vicenda personale mostra che si può essere intellettualmente rigorosi senza perdere l'umiltà, culturalmente impegnati senza smarrire la dimensione spirituale, pubblicamente esposti senza dimenticare la propria fragilità.
Per questo le parole con cui mons. Morandi ha concluso il suo saluto assumono il valore di una consegna per tutti:
«Aiuti la nostra Chiesa a rendere ragione di quella speranza che Cristo ci ha donato una volta per sempre».
È la stessa speranza che ha sostenuto Camillo Ruini nelle sue battaglie, nei suoi dubbi, nella sua preghiera e nella sua attesa dell'incontro definitivo con Dio. Una speranza che, ancora oggi, continua a interrogare credenti e non credenti sul significato ultimo della vita e della storia.
https://www.iltimone.org/news/news/201910/mons-morandi-ruini-ci-aiuti-a-rendere-ragione-della-nostra-speranza.html
https://www.agensir.it/quotidiano/2026/6/19/card-camillo-ruini-pubblicato-il-testamento-spirituale-confesso-la-pochezza-della-mia-fede-sono-stato-sempre-tentato/
https://www.agensir.it/wp-content/uploads/2026/06/Testamento_spirituale_di_Camillo_Ruini.pdf
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